L'avvento della terapia antiretrovirale ha trasformato l'infezione da HIV in una patologia di tipo cronico, rendendo possibile la manifestazione di comorbidità  HIV-relate. Particolare importanza rivestono le lesioni a carico del compartimento osseo, infatti i soggetti sieropositivi hanno un rischio maggiore di sviluppare osteopenia e osteoporosi, rispetto alla popolazione sana. Numerosi lavori hanno dimostrato come sia il virus HIV che la terapia antivirale siano in grado di determinare l'alterazione di questo bilancia, attraverso un'azione negativa diretta sulle cellule della linea osteoblastica. Per quanto riguarda il compartimento osteoclastico, invece, le indicazioni presenti in letteratura sono poche e spesso contrastanti. La prima parte di questo elaborato si ਠquindi focalizzata sullo studio dell'effetto indotto dal virus e dalla terapia antiretrovirale sulle cellule della linea osteoclastica in un modello sperimentale in vitro. I risultati ottenuti mostrano che in presenza del virus e della terapia si osserva un'intensificazione dell'attività  osteoclastica, con conseguente riduzione della densità  di massa ossea. Tuttavia, nonostante gli indubbi successi della cART la terapia non si ਠdimostrata in grado di eradicare l'infezione. Questo scenario ha aperto la strada allo sviluppo di nuove molecole ad azione antiretrovirale in grado di bloccare l'ingresso del virus attraverso il contatto sessuale: in particolare, alcuni studi si sono focalizzati sull'utilizzo di composti da impiegare a livello delle mucose genitali, con lo scopo di contrastare, o almeno ridurre, la trasmissione di HIV-1. In tal senso si ਠindirizzata la seconda parte della tesi, volta a valutare l'efficacia di una molecola di nuova concezione, un mini CD4 chiamato M48U1, da solo o in combinazione con farmaci tradizionali, nel ridurre o prevenire l'infezione di HIV-1. Dai dati emersi ਠpossibile osservare una consistente riduzione della trasmissione dell'infezione sia su un modello in vitro che su un modello ex vivo.

HIV e terapia antiretrovirale: effetti sulla densita di massa ossea in soggetti sieropositivi e strategie preventive innovative

2016

Abstract

L'avvento della terapia antiretrovirale ha trasformato l'infezione da HIV in una patologia di tipo cronico, rendendo possibile la manifestazione di comorbidità  HIV-relate. Particolare importanza rivestono le lesioni a carico del compartimento osseo, infatti i soggetti sieropositivi hanno un rischio maggiore di sviluppare osteopenia e osteoporosi, rispetto alla popolazione sana. Numerosi lavori hanno dimostrato come sia il virus HIV che la terapia antivirale siano in grado di determinare l'alterazione di questo bilancia, attraverso un'azione negativa diretta sulle cellule della linea osteoblastica. Per quanto riguarda il compartimento osteoclastico, invece, le indicazioni presenti in letteratura sono poche e spesso contrastanti. La prima parte di questo elaborato si ਠquindi focalizzata sullo studio dell'effetto indotto dal virus e dalla terapia antiretrovirale sulle cellule della linea osteoclastica in un modello sperimentale in vitro. I risultati ottenuti mostrano che in presenza del virus e della terapia si osserva un'intensificazione dell'attività  osteoclastica, con conseguente riduzione della densità  di massa ossea. Tuttavia, nonostante gli indubbi successi della cART la terapia non si ਠdimostrata in grado di eradicare l'infezione. Questo scenario ha aperto la strada allo sviluppo di nuove molecole ad azione antiretrovirale in grado di bloccare l'ingresso del virus attraverso il contatto sessuale: in particolare, alcuni studi si sono focalizzati sull'utilizzo di composti da impiegare a livello delle mucose genitali, con lo scopo di contrastare, o almeno ridurre, la trasmissione di HIV-1. In tal senso si ਠindirizzata la seconda parte della tesi, volta a valutare l'efficacia di una molecola di nuova concezione, un mini CD4 chiamato M48U1, da solo o in combinazione con farmaci tradizionali, nel ridurre o prevenire l'infezione di HIV-1. Dai dati emersi ਠpossibile osservare una consistente riduzione della trasmissione dell'infezione sia su un modello in vitro che su un modello ex vivo.
2016
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