A Camerino una tradizione assistenziale di tipo moderno risaliva già al XV secolo, dato che esistevano nella città alcuni piccoli ospedali gestiti da varie confraternite; si deve al duca Giulio Cesare da Varano la riunione di questi ospedali in un istituto che prese il nome di Santa Maria della Misericordia o della Pietà , o anche Ospedale Maggiore. Agli inizi del XVIII secolo l'opera ospedaliera aveva un'unica amministrazione che si occupava dei malati e degli esposti. Gli infermi, soprattutto poveri, erano riuniti in un unico edificio. Il pagamento della retta si richiedeva solo a quei malati che erano nelle possibilità di sostenerlo, mentre i meno abbienti venivano curati gratuitamente. Nel periodo considerato le entrate dell'Ospedale derivavano, oltre che dagli antichi possedimento di terre, anche da varie prestazioni perpetue di eredità , tra cui le principali erano quelle Urbani e Mora che fruttavano una cospicua entrata annua. A Camerino, nel secolo XVIII e nella prima metà del secolo XIX, si verificà², in significativa continuità con tali precedenti, la costituzione di altri organismi assistenziali ed elemosinieri. Fra tutte la pi๠importante era l'Opera pia Ferretti, fondata nel 1774, la quale aveva una notevole capacità assistenziale: il suo patrimonio era destinato a opere di culto e di beneficenza, oltre che alla creazione di un apposito istituto caritativo per il ricovero temporaneo di poveri e mendicanti, nonchà© di una scuola. Il numero progressivamente crescente di coloro che ricorrevano alle prestazioni dell'Ospedale e la scarsità delle entrate a disposizione determinarono quasi un dissesto finanziario dell'ente, che nei primi anni dell'Ottocento si trovಠnuovamente in difficoltà nel far fronte alle crescenti spese a causa soprattutto degli sconvolgimenti del periodo francese e al tempo stesso dell'abolizione delle esenzioni di cui godeva (decretata dal Governo della Repubblica Romana e del Regno Italico, ma poi mantenuta dal restaurato Governo pontificio), alla quale si aggiunsero le difficoltà provocate dalla carestia del 1816. Si avviಠdunque, sia pure fra incertezze e contraddizioni, il passaggio a una realtà assistenziale di tipo moderno, ormai di †œpubblica beneficenza†�, sotto la direzione della Congregazione di carità e delle amministrazioni pontificie che ne avrebbero ereditato la struttura. Da ciಠla necessità di estendere a questo †œramo essenziale†� della pubblica amministrazione una mentalità tendente a burocratizzare i sistemi di gestione e renderli uniformi, come in tutto il territorio del Regno d'Italia napoleonico. Occorreva stabilire quindi regolamenti che avessero la caratteristica di occuparsi analiticamente di ogni singolo momento dell'agire amministrativo: dall'elezione dei funzionari alle loro prerogative, dalla contabilità alle procedure, dai concorsi per il personale ai bandi di asta, superando l'eccessivo frazionamento delle funzioni in diversi istituti. Con l'unione delle Marche al Regno d'Italia nel 1808, di notevole importanza appare ovviamente la tendenza a sostituire alla preponderanza delle figure religiose una maggiore e quasi esclusiva partecipazione delle forze laiche, sia per affermare i diritti di controllo dello Stato sia per allargare la base del consenso al nuovo Governo appena instaurato. Di fronte perಠalla problematicità dei controlli e a un campo di applicazione eccessivamente ristretto, il decreto del 21 dicembre 1807 segna una svolta perchà©, trasferendo le competenze dal Ministero per il Culto al Ministero dell'Interno, affidಠun ruolo di particolare importanza ai prefetti che diventarono l'elemento di raccordo tra il Governo e le strutture periferiche, tenendo anche presente che le Congregazioni di Carità vennero istituite in tutti i Comuni dove esistevano istituti di pubblica beneficenza (e con l'ulteriore provvedimento del 25 novembre 1808 ai restanti Comuni). Le difficoltà finanziarie delle amministrazioni e soprattutto di quelle ospedaliere †" particolarmente evidenti nel caso dell'Ospedale della Pietà di Camerino †" rendevano ancor pi๠necessario un coinvolgimento locale accompagnato da un effettivo e incisivo controllo centrale. Il quadro normativo fissಠconseguentemente la composizione delle Congregazioni di Carità †" espressione di quelle à©lite locali, nelle Marche di estrazione nobiliare ed ecclesiastica, da cui provenivano gli amministratori delle opere pie †" e nei capoluoghi di Dipartimento, come Macerata, e di Distretto, come Camerino, la presidenza fu affidata al prefetto e al viceprefetto. Se dunque si avvià², sia pure fra incertezze e contraddizioni, il passaggio a una realtà assistenziale di tipo nuovo †" in un quadro giuridico comunque diverso dal passato, sotto la direzione prima delle Congregazioni di Carità e poi delle amministrazioni pontificie che ne avrebbero ereditato la struttura †" tale processo puಠessere visto come il risultato sia della lunga evoluzione precedente sia del necessario processo di modernizzazione dello Stato. Rimasero †" in un contesto che lo rendeva appunto possibile e auspicabile †" molti elementi di continuità con il passato per quanto riguardava i criteri di intervento e il costante impegno del gruppo dirigente cittadino, che garantiva in ultima analisi la tenuta delle istituzioni in un momento di crisi economica e sociale, aggravata dalla carestia ed epidemia del 1815-1817. La struttura dell'assistenza, nello Stato pontificio come nelle altre realtà della penisola, rimaneva in ogni caso incentrata sulla carità tradizionale delle opere pie, il sostegno municipale e la filantropia privata, con una sostanziale continuità fra Rivoluzione e Restaurazione, senza impossibili ritorni all'antico regime, pur nella successiva ricostituzione di autonome amministrazioni e nel favore ovviamente accordato agli istituti religiosi. Appare dunque con chiarezza come le singole amministrazioni di Camerino †" nella fase di continuità istituzionale seguente al 1816 †" ereditassero sia la tradizionale rete di rapporti e di sostegni della società camerte sia le innovazioni amministrative del periodo del Regno Italico. L'obiettivo era perಠdestinato, almeno in parte, a mutare, poichà© occorreva rispondere a bisogni emergenti che colpivano gli strati pi๠deboli della popolazione, come nel caso emblematico degli esposti assistiti dall'Ospedale della Pietà e in quello dell'istruzione popolare, in assenza perಠdi nuove risorse e di strumenti d'intervento che si sarebbero precisati molto pi๠tardi. I profili degli amministratori, l'iter decisionale dei diversi provvedimenti, la mappatura dei progetti e delle realizzazioni permettono di comprendere pi๠a fondo le dinamiche sociali della †œpiccola patria†� di Camerino.
Istituzioni sociali ed educative a Camerino nell'ottocento.
2013
Abstract
A Camerino una tradizione assistenziale di tipo moderno risaliva già al XV secolo, dato che esistevano nella città alcuni piccoli ospedali gestiti da varie confraternite; si deve al duca Giulio Cesare da Varano la riunione di questi ospedali in un istituto che prese il nome di Santa Maria della Misericordia o della Pietà , o anche Ospedale Maggiore. Agli inizi del XVIII secolo l'opera ospedaliera aveva un'unica amministrazione che si occupava dei malati e degli esposti. Gli infermi, soprattutto poveri, erano riuniti in un unico edificio. Il pagamento della retta si richiedeva solo a quei malati che erano nelle possibilità di sostenerlo, mentre i meno abbienti venivano curati gratuitamente. Nel periodo considerato le entrate dell'Ospedale derivavano, oltre che dagli antichi possedimento di terre, anche da varie prestazioni perpetue di eredità , tra cui le principali erano quelle Urbani e Mora che fruttavano una cospicua entrata annua. A Camerino, nel secolo XVIII e nella prima metà del secolo XIX, si verificà², in significativa continuità con tali precedenti, la costituzione di altri organismi assistenziali ed elemosinieri. Fra tutte la pi๠importante era l'Opera pia Ferretti, fondata nel 1774, la quale aveva una notevole capacità assistenziale: il suo patrimonio era destinato a opere di culto e di beneficenza, oltre che alla creazione di un apposito istituto caritativo per il ricovero temporaneo di poveri e mendicanti, nonchà© di una scuola. Il numero progressivamente crescente di coloro che ricorrevano alle prestazioni dell'Ospedale e la scarsità delle entrate a disposizione determinarono quasi un dissesto finanziario dell'ente, che nei primi anni dell'Ottocento si trovಠnuovamente in difficoltà nel far fronte alle crescenti spese a causa soprattutto degli sconvolgimenti del periodo francese e al tempo stesso dell'abolizione delle esenzioni di cui godeva (decretata dal Governo della Repubblica Romana e del Regno Italico, ma poi mantenuta dal restaurato Governo pontificio), alla quale si aggiunsero le difficoltà provocate dalla carestia del 1816. Si avviಠdunque, sia pure fra incertezze e contraddizioni, il passaggio a una realtà assistenziale di tipo moderno, ormai di †œpubblica beneficenza†�, sotto la direzione della Congregazione di carità e delle amministrazioni pontificie che ne avrebbero ereditato la struttura. Da ciಠla necessità di estendere a questo †œramo essenziale†� della pubblica amministrazione una mentalità tendente a burocratizzare i sistemi di gestione e renderli uniformi, come in tutto il territorio del Regno d'Italia napoleonico. Occorreva stabilire quindi regolamenti che avessero la caratteristica di occuparsi analiticamente di ogni singolo momento dell'agire amministrativo: dall'elezione dei funzionari alle loro prerogative, dalla contabilità alle procedure, dai concorsi per il personale ai bandi di asta, superando l'eccessivo frazionamento delle funzioni in diversi istituti. Con l'unione delle Marche al Regno d'Italia nel 1808, di notevole importanza appare ovviamente la tendenza a sostituire alla preponderanza delle figure religiose una maggiore e quasi esclusiva partecipazione delle forze laiche, sia per affermare i diritti di controllo dello Stato sia per allargare la base del consenso al nuovo Governo appena instaurato. Di fronte perಠalla problematicità dei controlli e a un campo di applicazione eccessivamente ristretto, il decreto del 21 dicembre 1807 segna una svolta perchà©, trasferendo le competenze dal Ministero per il Culto al Ministero dell'Interno, affidಠun ruolo di particolare importanza ai prefetti che diventarono l'elemento di raccordo tra il Governo e le strutture periferiche, tenendo anche presente che le Congregazioni di Carità vennero istituite in tutti i Comuni dove esistevano istituti di pubblica beneficenza (e con l'ulteriore provvedimento del 25 novembre 1808 ai restanti Comuni). Le difficoltà finanziarie delle amministrazioni e soprattutto di quelle ospedaliere †" particolarmente evidenti nel caso dell'Ospedale della Pietà di Camerino †" rendevano ancor pi๠necessario un coinvolgimento locale accompagnato da un effettivo e incisivo controllo centrale. Il quadro normativo fissಠconseguentemente la composizione delle Congregazioni di Carità †" espressione di quelle à©lite locali, nelle Marche di estrazione nobiliare ed ecclesiastica, da cui provenivano gli amministratori delle opere pie †" e nei capoluoghi di Dipartimento, come Macerata, e di Distretto, come Camerino, la presidenza fu affidata al prefetto e al viceprefetto. Se dunque si avvià², sia pure fra incertezze e contraddizioni, il passaggio a una realtà assistenziale di tipo nuovo †" in un quadro giuridico comunque diverso dal passato, sotto la direzione prima delle Congregazioni di Carità e poi delle amministrazioni pontificie che ne avrebbero ereditato la struttura †" tale processo puಠessere visto come il risultato sia della lunga evoluzione precedente sia del necessario processo di modernizzazione dello Stato. Rimasero †" in un contesto che lo rendeva appunto possibile e auspicabile †" molti elementi di continuità con il passato per quanto riguardava i criteri di intervento e il costante impegno del gruppo dirigente cittadino, che garantiva in ultima analisi la tenuta delle istituzioni in un momento di crisi economica e sociale, aggravata dalla carestia ed epidemia del 1815-1817. La struttura dell'assistenza, nello Stato pontificio come nelle altre realtà della penisola, rimaneva in ogni caso incentrata sulla carità tradizionale delle opere pie, il sostegno municipale e la filantropia privata, con una sostanziale continuità fra Rivoluzione e Restaurazione, senza impossibili ritorni all'antico regime, pur nella successiva ricostituzione di autonome amministrazioni e nel favore ovviamente accordato agli istituti religiosi. Appare dunque con chiarezza come le singole amministrazioni di Camerino †" nella fase di continuità istituzionale seguente al 1816 †" ereditassero sia la tradizionale rete di rapporti e di sostegni della società camerte sia le innovazioni amministrative del periodo del Regno Italico. L'obiettivo era perಠdestinato, almeno in parte, a mutare, poichà© occorreva rispondere a bisogni emergenti che colpivano gli strati pi๠deboli della popolazione, come nel caso emblematico degli esposti assistiti dall'Ospedale della Pietà e in quello dell'istruzione popolare, in assenza perಠdi nuove risorse e di strumenti d'intervento che si sarebbero precisati molto pi๠tardi. I profili degli amministratori, l'iter decisionale dei diversi provvedimenti, la mappatura dei progetti e delle realizzazioni permettono di comprendere pi๠a fondo le dinamiche sociali della †œpiccola patria†� di Camerino.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/335726
URN:NBN:IT:BNCF-335726