Nella presente tesi di dottorato ci si ਠinnanzitutto occupati di indagare alcune possibili fonti storico-culturali delle laude di Iacopone da Todi. In particolare, si ਠtenuto conto del peso delle correnti gioachimite, che sono nate sulla spinta delle opere esegetiche dell'abate Gioacchino da Fiore e, intorno alla metà  del XIII secolo, si sono poi sviluppate negli ambienti francescani, soprattutto presso la frangia degli Spirituali. A una prima analisi, infatti, si potrebbe supporre che il gioachimismo abbia rinforzato la componente maggiormente polemica nei confronti della Chiesa ufficiale e abbia cosଠaumentato, all'interno dell'Ordine francescano, aspettative escatologiche legate alla speranza di una riorganizzazione della cristianità . La ricerca sull'influenza esercitata dal gioachimismo su Iacopone, tradizionalmente vicino alla corrente Spirituale, ha perಠmostrato come non si diano influssi e comunanze particolarmente significativi. Cionondimeno, si sono invece riconosciuti degli interessanti punti di contatto tra l'opera poetica di Iacopone e la vera e propria produzione esegetica di Gioacchino, che si distingue dal gioachimismo per una complessità  concettuale decisamente maggiore. Nello specifico, l'attenzione della presente ricerca si ਠconcentrata sui rapporti interdiscorsivi tra l'opera poetica di Iacopone †" rappresentata in particolare dalle laude Fede, spen e caritate, Omo che po' la sua lengua domare, Un arbore ਠda Deo plantato (che ho definito “laude a struttura arborea”, in quanto il poeta si avvale qui di metafore arboree per esplicitare un discorso didattico-dottrinale improntato a una visione mistica del rapporto con Dio) †" e i lavori di impianto esegetico-teologico di Gioacchino da Fiore †" soprattutto il Psalterium decem chordarum. La tesi ਠstata dunque strutturata in tre capitoli. Il primo costituisce un'analisi di tipo linguistico, critico-letterario e teorico delle tre laude iacoponiche considerate. Tale analisi si ਠresa necessaria per definire sia le modalità  tecniche con le quali i testi sono stati composti sia le modalità  narrative e didattiche utilizzate da Iacopone. Inoltre, dal punto di vista linguistico e semantico, questo approccio ha fornito la possibilità  di riconoscere all'interno dei testi una serie di ricorrenze lessicali e concettuali che contribuiscono a definire la dimensione speculativa delle tre laude nonchà© a stabilire alcune loro caratteristiche salienti, tra cui l'originalità  dell'approccio iacoponico alla trattazione del rapporto tra testo e immagine, intesa quest'ultima come un elemento funzionale alla comprensione e all'introiezione del testo. Il problema della trattazione dell'immagine in Iacopone acquista poi una pregnanza concettuale nel momento in cui ci si sposta dal problema del rapporto testo / immagine a quello del rapporto immagine / forma, dove quest'ultima ਠintesa prevalentemente come “forma del divino”. Si puಠdunque affermare che il fulcro di queste laude consista nel tentativo da parte del poeta di fornire al lettore una definizione della “forma di Dio” che sia prevalentemente rivolta al discorso mistico. Il secondo capitolo della tesi tratta pi๠specificamente del rapporto tra le tre laude summenzionate e il Psalterium decem chordarum, testo dove Gioacchino, seppure in modo molto diverso, tratta anche lui del rapporto testo / immagine e di quello immagine / forma, occupandosene perಠnel contesto di un problema teologico molto complesso, quello trinitario (che comunque lo stesso Iacopone non manca di tenere presente nelle proprie laude, che non a caso sono sempre suddivise in strutture ternarie). Nel presente capitolo vengono altresଠaffrontati diversi problemi filologici legati ai precedenti tentativi, compiuti in ambito critico, di accomunare le opere di Iacopone e Gioacchino. A tal proposito, si cercherà  di mostrare come tali tentativi si siano in realtà  concentrati solo su aspetti comuni di tipo formale, in particolare sull'utilizzo da parte di entrambi gli autori di modelli che possono essere fatti risalire al De coelesti hierarchia dello Pseudo-Dionigi Areopagita e alla teoria della hierarchizatio. Sulla base di tutte queste valutazioni, il terzo capitolo si propone di vagliare attraverso un'analisi interdiscorsiva alcune ipotesi alternative a proposito delle comunanze tra Iacopone e Gioacchino, sempre perಠtenendo fermi alcuni elementi fondamentali, tra cui la figura di Bonaventura da Bagnoregio, che puಠessere considerato come il principale ricettore di alcune idee di matrice gioachiniana che sarebbero poi state recepite anche da Iacopone. In questo senso, si ਠperಠcercato di ridimensionare alcuni aspetti, come quello della dottrina della hierarchizatio, a cui Bonaventura si richiama nelle Collationes in Hexaà«meron, e ad accentuare invece gli elementi legati al problema della “forma di Dio”, presenti nell'Itinerarium mentis in Deum. A questo punto, richiamarsi alla figura di Agostino, e in particolare al De Trinitate, ਠsembrato un passo naturale. Si ਠtuttavia constatato che, mentre esistono ricchi filoni di ricerca per quanto riguarda sia i rapporti tra Gioacchino e Agostino sia quelli tra Bonaventura e Agostino, la critica iacoponica si ਠinvece raramente soffermata sul rapporto tra Iacopone e il filosofo d'Ippona. Ciಠsembra costituire una lacuna nella letteratura critica riguardante il poeta di Todi; l'aver messo in luce questo fatto ਠun importante risultato della presente ricerca. La triade memoria / intelletto / volontà  di matrice agostiniana, teorizzata nel De Trinitate e fondamentale anche nell'Itinerarium mentis in Deum, costituisce la pietra angolare per affrontare il problema iacoponico del rapporto tra testo, immagine e “forma di Dio”. Essa permette non solo di mantenere un legame dialettico tra Iacopone, Gioacchino e Bonaventura, ma di avvalersi altresଠdi un sostrato culturale molto forte, dato dal modello agostiniano, su cui poter pi๠facilmente dipanare il problema del rapporto immagine / forma in Iacopone. Attraverso la suddetta triade, infatti, Agostino avvia un tentativo di definizione della Trinità  che tiene ben ferma la funzione dell'immagine in rapporto al testo. Si tratta dello stesso tipo di dialettica che si sviluppa anche in Iacopone e che ci porta altresଠa definire un altro punto di arrivo molto importante di questa ricerca: la sostanziale inseparabilità  delle laude arboree (e pi๠in generale delle laude che fanno largo uso di immagini) dalle laude a contenuto pi๠prettamente mistico. Si viene cosଠa creare un fitto legame interdiscorsivo all'interno del laudario iacoponico, entro il quale diventa in effetti possibile riconoscere un forte tessuto connettivo improntato sia su un'articolata elaborazione semantica, sia su una solida base filosofica e di cultura “alta”, rappresentata proprio da Agostino.

Forma e immagine in Iacopone da Todi. Sulle laude arboree e possibili modelli.

2014

Abstract

Nella presente tesi di dottorato ci si ਠinnanzitutto occupati di indagare alcune possibili fonti storico-culturali delle laude di Iacopone da Todi. In particolare, si ਠtenuto conto del peso delle correnti gioachimite, che sono nate sulla spinta delle opere esegetiche dell'abate Gioacchino da Fiore e, intorno alla metà  del XIII secolo, si sono poi sviluppate negli ambienti francescani, soprattutto presso la frangia degli Spirituali. A una prima analisi, infatti, si potrebbe supporre che il gioachimismo abbia rinforzato la componente maggiormente polemica nei confronti della Chiesa ufficiale e abbia cosଠaumentato, all'interno dell'Ordine francescano, aspettative escatologiche legate alla speranza di una riorganizzazione della cristianità . La ricerca sull'influenza esercitata dal gioachimismo su Iacopone, tradizionalmente vicino alla corrente Spirituale, ha perಠmostrato come non si diano influssi e comunanze particolarmente significativi. Cionondimeno, si sono invece riconosciuti degli interessanti punti di contatto tra l'opera poetica di Iacopone e la vera e propria produzione esegetica di Gioacchino, che si distingue dal gioachimismo per una complessità  concettuale decisamente maggiore. Nello specifico, l'attenzione della presente ricerca si ਠconcentrata sui rapporti interdiscorsivi tra l'opera poetica di Iacopone †" rappresentata in particolare dalle laude Fede, spen e caritate, Omo che po' la sua lengua domare, Un arbore ਠda Deo plantato (che ho definito “laude a struttura arborea”, in quanto il poeta si avvale qui di metafore arboree per esplicitare un discorso didattico-dottrinale improntato a una visione mistica del rapporto con Dio) †" e i lavori di impianto esegetico-teologico di Gioacchino da Fiore †" soprattutto il Psalterium decem chordarum. La tesi ਠstata dunque strutturata in tre capitoli. Il primo costituisce un'analisi di tipo linguistico, critico-letterario e teorico delle tre laude iacoponiche considerate. Tale analisi si ਠresa necessaria per definire sia le modalità  tecniche con le quali i testi sono stati composti sia le modalità  narrative e didattiche utilizzate da Iacopone. Inoltre, dal punto di vista linguistico e semantico, questo approccio ha fornito la possibilità  di riconoscere all'interno dei testi una serie di ricorrenze lessicali e concettuali che contribuiscono a definire la dimensione speculativa delle tre laude nonchà© a stabilire alcune loro caratteristiche salienti, tra cui l'originalità  dell'approccio iacoponico alla trattazione del rapporto tra testo e immagine, intesa quest'ultima come un elemento funzionale alla comprensione e all'introiezione del testo. Il problema della trattazione dell'immagine in Iacopone acquista poi una pregnanza concettuale nel momento in cui ci si sposta dal problema del rapporto testo / immagine a quello del rapporto immagine / forma, dove quest'ultima ਠintesa prevalentemente come “forma del divino”. Si puಠdunque affermare che il fulcro di queste laude consista nel tentativo da parte del poeta di fornire al lettore una definizione della “forma di Dio” che sia prevalentemente rivolta al discorso mistico. Il secondo capitolo della tesi tratta pi๠specificamente del rapporto tra le tre laude summenzionate e il Psalterium decem chordarum, testo dove Gioacchino, seppure in modo molto diverso, tratta anche lui del rapporto testo / immagine e di quello immagine / forma, occupandosene perಠnel contesto di un problema teologico molto complesso, quello trinitario (che comunque lo stesso Iacopone non manca di tenere presente nelle proprie laude, che non a caso sono sempre suddivise in strutture ternarie). Nel presente capitolo vengono altresଠaffrontati diversi problemi filologici legati ai precedenti tentativi, compiuti in ambito critico, di accomunare le opere di Iacopone e Gioacchino. A tal proposito, si cercherà  di mostrare come tali tentativi si siano in realtà  concentrati solo su aspetti comuni di tipo formale, in particolare sull'utilizzo da parte di entrambi gli autori di modelli che possono essere fatti risalire al De coelesti hierarchia dello Pseudo-Dionigi Areopagita e alla teoria della hierarchizatio. Sulla base di tutte queste valutazioni, il terzo capitolo si propone di vagliare attraverso un'analisi interdiscorsiva alcune ipotesi alternative a proposito delle comunanze tra Iacopone e Gioacchino, sempre perಠtenendo fermi alcuni elementi fondamentali, tra cui la figura di Bonaventura da Bagnoregio, che puಠessere considerato come il principale ricettore di alcune idee di matrice gioachiniana che sarebbero poi state recepite anche da Iacopone. In questo senso, si ਠperಠcercato di ridimensionare alcuni aspetti, come quello della dottrina della hierarchizatio, a cui Bonaventura si richiama nelle Collationes in Hexaà«meron, e ad accentuare invece gli elementi legati al problema della “forma di Dio”, presenti nell'Itinerarium mentis in Deum. A questo punto, richiamarsi alla figura di Agostino, e in particolare al De Trinitate, ਠsembrato un passo naturale. Si ਠtuttavia constatato che, mentre esistono ricchi filoni di ricerca per quanto riguarda sia i rapporti tra Gioacchino e Agostino sia quelli tra Bonaventura e Agostino, la critica iacoponica si ਠinvece raramente soffermata sul rapporto tra Iacopone e il filosofo d'Ippona. Ciಠsembra costituire una lacuna nella letteratura critica riguardante il poeta di Todi; l'aver messo in luce questo fatto ਠun importante risultato della presente ricerca. La triade memoria / intelletto / volontà  di matrice agostiniana, teorizzata nel De Trinitate e fondamentale anche nell'Itinerarium mentis in Deum, costituisce la pietra angolare per affrontare il problema iacoponico del rapporto tra testo, immagine e “forma di Dio”. Essa permette non solo di mantenere un legame dialettico tra Iacopone, Gioacchino e Bonaventura, ma di avvalersi altresଠdi un sostrato culturale molto forte, dato dal modello agostiniano, su cui poter pi๠facilmente dipanare il problema del rapporto immagine / forma in Iacopone. Attraverso la suddetta triade, infatti, Agostino avvia un tentativo di definizione della Trinità  che tiene ben ferma la funzione dell'immagine in rapporto al testo. Si tratta dello stesso tipo di dialettica che si sviluppa anche in Iacopone e che ci porta altresଠa definire un altro punto di arrivo molto importante di questa ricerca: la sostanziale inseparabilità  delle laude arboree (e pi๠in generale delle laude che fanno largo uso di immagini) dalle laude a contenuto pi๠prettamente mistico. Si viene cosଠa creare un fitto legame interdiscorsivo all'interno del laudario iacoponico, entro il quale diventa in effetti possibile riconoscere un forte tessuto connettivo improntato sia su un'articolata elaborazione semantica, sia su una solida base filosofica e di cultura “alta”, rappresentata proprio da Agostino.
2014
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Tesi di Dottorato
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-335728