la redazione della tesi vuole offrire una riflessione sul trattamento delle architetture allo stato di rudere, ripercorrendo le fasi del dibattito sul restauro archeologico e analizzando gli interventi di anastilosi e reintegrazione realizzati in Sicilia tra la fine del Settecento e la seconda metàƒÂ del Novecento. Il restauro dei monumenti in Sicilia inizia il suo cammino il 1 agosto 1778, con la nomina dei due Regi Custodi, il principe di Biscari, Ignazio Paternàƒ² Castello e il principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli. Il territorio siciliano àƒ¨ diviso in due parti: quello occidentale, identificabile con i territori di Palermo e di Agrigento e quello orientale identificabile con i territori di Catania, Siracusa e Messina. I due principi, considerati tra le piàƒ¹ illustri figure della cultura letteraria siciliana del tempo, sono chiamati a redigere i due Plani delle antichitàƒÂ delle due Valli, ovvero a catalogare tutti gli edifici classici esistenti nellࢠisola, indicando le eventuali proposte per la loro conservazione. I due Plani, nel dibattito sul restauro archeologico tra Settecento e Ottocento, si impongono per lࢠattualitàƒÂ delle argomentazioni e per la modernitàƒÂ dellࢠapproccio metodologico al manufatto antico: la conoscenza àƒ¨ da perseguire mediante lࢠesecuzione di ricerche archeologiche, la predisposizione di rilievi e la realizzazione di restauri nei casi in cui essi siano realmente necessari e indispensabili. I primi interventi di restauro nei monumenti archeologici della Sicilia, sono svolti in maniera empirica ed assoggettati alla sola sensibilitàƒÂ e cultura degli operatori. La totale mancanza di concrete esperienze e di trattazioni specifiche sullࢠargomento e il diffondersi tra gli intellettuali siciliani, della consapevolezza di essere depositari di una cultura che poteva vantare lࢠillustre contributo dei greci, favorisce unࢠintensa attivitàƒÂ sperimentale nei monumenti antichi, dettata soprattutto dal desiderio di incrementare la notorietàƒÂ della Sicilia e di accrescere la visibilitàƒÂ della storia, riproponendo il monumento in tutta la sua grandezza ed interezza originaria. Un desiderio che conduce a compromettere lࢠautenticitàƒÂ del monumento attraverso reintegrazioni e sostituzioni delle parti eccessivamente degradate e interventi di liberazione dalle stratificazioni ritenute inconciliabili con la purezza stilistica del ࢠmodelloࢠ. Con il XIX secolo la disciplina archeologica diventa piàƒ¹ metodica nellࢠattivitàƒÂ di scavo, piàƒ¹ rigorosa nella documentazione grafica, piàƒ¹ precisa nellࢠinterpretazione dei dati. La cultura del Tour contribuisce a diffondere unࢠidea di rudere superiore in bellezza al monumento ricostruito e le à,«ruineà,» diventano delle opere dࢠarte incompiute; esse sono giàƒÂ di per sàƒ© à,«parlantià,» e non necessitano di interventi di ricomposizione. Con la conferenza di Atene, lo ࢠspettacolo sublimeࢠdella dissoluzione delle architetture, àƒ¨ sostituito dal desiderio di ritorno allࢠࢠarchetipo perdutoࢠe dalla reintegrazione della ࢠforma primitivaࢠdel monumento: lࢠintervento di anastilosi non aumenta il valore archeologico del rudere ma la ricomposizione dei frammenti originari, andati dispersi, ne aumenta il valore estetico e la comprensione. Nellࢠintervento di anastilosi àƒ¨ vista una à,«finalitàƒÂ didatticaà,» volta ad una maggiore fruizione dellࢠopera che, completata nelle sue parti mancanti, rende il reperto archeologico comprensibile in senso architettonico, da tutti i segmenti di pubblico a cui esso àƒ¨ rivolto. Il calcestruzzo di cemento, à,«il materiale modernoà,» che trova largo impiego nelle reintegrazioni dei primi dei primi interventi del Novecento, grazie alla maggiore facilitàƒÂ di lavorazione e alla sua resa formale inconfondibile con gli antichi materiali, in breve tempo àƒ¨ sostituito da conglomerati di cemento e graniglia dello stesso materiale del monumento, per dissimularne lࢠaspetto che àƒ¨ considerato à,«stridente e offensivo anche dal punto di vista cromaticoà,». Lࢠapproccio scientifico della ricerca archeologica cede cosàƒ¬ alle lusinghe della seducente immagine compiuta del monumento che privilegia la rappresentazione fisica della classicitàƒÂ , fruibile esteticamente, sino al rischio della pura invenzione scenografica.
Anastilosi e reintegrazioni nei monumenti archeologici della Sicilia (secoli XVIII-XX)
2006
Abstract
la redazione della tesi vuole offrire una riflessione sul trattamento delle architetture allo stato di rudere, ripercorrendo le fasi del dibattito sul restauro archeologico e analizzando gli interventi di anastilosi e reintegrazione realizzati in Sicilia tra la fine del Settecento e la seconda metàƒÂ del Novecento. Il restauro dei monumenti in Sicilia inizia il suo cammino il 1 agosto 1778, con la nomina dei due Regi Custodi, il principe di Biscari, Ignazio Paternàƒ² Castello e il principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli. Il territorio siciliano àƒ¨ diviso in due parti: quello occidentale, identificabile con i territori di Palermo e di Agrigento e quello orientale identificabile con i territori di Catania, Siracusa e Messina. I due principi, considerati tra le piàƒ¹ illustri figure della cultura letteraria siciliana del tempo, sono chiamati a redigere i due Plani delle antichitàƒÂ delle due Valli, ovvero a catalogare tutti gli edifici classici esistenti nellࢠisola, indicando le eventuali proposte per la loro conservazione. I due Plani, nel dibattito sul restauro archeologico tra Settecento e Ottocento, si impongono per lࢠattualitàƒÂ delle argomentazioni e per la modernitàƒÂ dellࢠapproccio metodologico al manufatto antico: la conoscenza àƒ¨ da perseguire mediante lࢠesecuzione di ricerche archeologiche, la predisposizione di rilievi e la realizzazione di restauri nei casi in cui essi siano realmente necessari e indispensabili. I primi interventi di restauro nei monumenti archeologici della Sicilia, sono svolti in maniera empirica ed assoggettati alla sola sensibilitàƒÂ e cultura degli operatori. La totale mancanza di concrete esperienze e di trattazioni specifiche sullࢠargomento e il diffondersi tra gli intellettuali siciliani, della consapevolezza di essere depositari di una cultura che poteva vantare lࢠillustre contributo dei greci, favorisce unࢠintensa attivitàƒÂ sperimentale nei monumenti antichi, dettata soprattutto dal desiderio di incrementare la notorietàƒÂ della Sicilia e di accrescere la visibilitàƒÂ della storia, riproponendo il monumento in tutta la sua grandezza ed interezza originaria. Un desiderio che conduce a compromettere lࢠautenticitàƒÂ del monumento attraverso reintegrazioni e sostituzioni delle parti eccessivamente degradate e interventi di liberazione dalle stratificazioni ritenute inconciliabili con la purezza stilistica del ࢠmodelloࢠ. Con il XIX secolo la disciplina archeologica diventa piàƒ¹ metodica nellࢠattivitàƒÂ di scavo, piàƒ¹ rigorosa nella documentazione grafica, piàƒ¹ precisa nellࢠinterpretazione dei dati. La cultura del Tour contribuisce a diffondere unࢠidea di rudere superiore in bellezza al monumento ricostruito e le à,«ruineà,» diventano delle opere dࢠarte incompiute; esse sono giàƒÂ di per sàƒ© à,«parlantià,» e non necessitano di interventi di ricomposizione. Con la conferenza di Atene, lo ࢠspettacolo sublimeࢠdella dissoluzione delle architetture, àƒ¨ sostituito dal desiderio di ritorno allࢠࢠarchetipo perdutoࢠe dalla reintegrazione della ࢠforma primitivaࢠdel monumento: lࢠintervento di anastilosi non aumenta il valore archeologico del rudere ma la ricomposizione dei frammenti originari, andati dispersi, ne aumenta il valore estetico e la comprensione. Nellࢠintervento di anastilosi àƒ¨ vista una à,«finalitàƒÂ didatticaà,» volta ad una maggiore fruizione dellࢠopera che, completata nelle sue parti mancanti, rende il reperto archeologico comprensibile in senso architettonico, da tutti i segmenti di pubblico a cui esso àƒ¨ rivolto. Il calcestruzzo di cemento, à,«il materiale modernoà,» che trova largo impiego nelle reintegrazioni dei primi dei primi interventi del Novecento, grazie alla maggiore facilitàƒÂ di lavorazione e alla sua resa formale inconfondibile con gli antichi materiali, in breve tempo àƒ¨ sostituito da conglomerati di cemento e graniglia dello stesso materiale del monumento, per dissimularne lࢠaspetto che àƒ¨ considerato à,«stridente e offensivo anche dal punto di vista cromaticoà,». Lࢠapproccio scientifico della ricerca archeologica cede cosàƒ¬ alle lusinghe della seducente immagine compiuta del monumento che privilegia la rappresentazione fisica della classicitàƒÂ , fruibile esteticamente, sino al rischio della pura invenzione scenografica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/336045
URN:NBN:IT:BNCF-336045