La ricerca àƒ¨ finalizzata a inquadrare gli aspetti piàƒ¹ significativi della questione ࢠCittàƒÂ antiche, edilizia nuovaࢠin Italia, attraverso la disamina del dibattito teorico e delle prassi architettoniche a partire dalࢠultimo dopoguerra. Spostare nellࢠattualitàƒÂ i temi dibattuti nel complesso periodo della ricostruzione significa interrogare in modo insolito e volutamente artificiale i mutamenti in atto della scena contemporanea. Se il nucleo centrale della riflessione che ha dato luogo a tale dicotomia rifletteva una coscienza storicamente determinata della distanza tra presente e passato, àƒ¨ necessario domandarsi quale significato debba essere conferito oggi ai termini della questione per verificare se abbiano ancora un senso nel mutato orizzonte della nostra cultura, e per individuare quale possa essere il sistema di riferimento per un punto di vista attuale, sebbene parziale e relativo. Lࢠobiettivo pertanto àƒ¨ stato quello di investigare da un lato i presupposti teorici che hanno animato tale dibattito, dallࢠaltro di analizzare le forme attraverso cui oggi, in architettura, si esprime il rapporto tra tradizione e innovazione. Le conclusioni della tesi tendono a evidenziare quanto sia imprescindibile per il nostro Paese, forse piàƒ¹ che per altri, il processo di integrazione del nuovo nei contesti storico-artistici urbani, ponendo lࢠaccento sulla fusione e sulla necessitàƒÂ di interventi che riescano ad associare nuovi linguaggi formali e nuove tecnologie, al passo coi tempi e ad integrazione di una giàƒÂ tanto ricca stratificazione artistica e tecnica. Al fine di collegare i diversi percorsi di riflessione legati al tema, la ricerca si àƒ¨ articolata in tre parti. Nel primo capitolo sono stati chiariti i concetti chiave intorno ai quali si àƒ¨ sviluppato il dibattito sullࢠincontro antico-nuovo a partire dal dopoguerra fino agli inizi degli anni ࢠ70. Lo scopo di tale indagine non sta certamente nel voler esaurire nella brevitàƒÂ della sua trattazione la complessitàƒÂ dellࢠargomento, quanto piuttosto di rintracciare le radici culturali del dibattito antico-nuovo, evidenziando come le argomentazioni di allora non esaurirono il nodo teorico nàƒ© contribuirono a risolverlo, bensàƒ¬ solo a spostarlo o a rimandarlo. Pur riconoscendone una forte vivacitàƒÂ culturale, nel dibattito del dopoguerra non sempre furono adeguatamente considerati i temi di connessione fra nuovi edifici e struttura urbana antica, a vantaggio invece di teorie risolte spesso in termini solo estetici e formali. Nel secondo capitolo sono state inquadrate alcune questioni specifiche del rapporto tra tradizione e modernitàƒÂ , attraverso la narrazione di interventi allࢠinterno dei centri storici italiani maggiormente rappresentativi del patrimonio artistico nazionale. In particolare, àƒ¨ stata affrontata la relazione concettuale tra memoria storica e futuro della memoria stessa, per poi concentrare lࢠattenzione sulle necessitàƒÂ intrinseche alla progettazione e dellࢠimpossibilitàƒÂ di definire modalitàƒÂ uniche dࢠintervento. Questi temi inevitabilmente conducono a riflettere sulle esigenze di rinnovamento della cittàƒÂ , intesa come il risultato di una sequenza di contrasti e trasformazioni, costituita da un insieme di elementi giàƒÂ storicizzati e da altri dichiaratamente moderni. Da qui la volontàƒÂ di ricondurre il rapporto con la cittàƒÂ storica allࢠinterno della progettazione, dove la questione non àƒ¨ piàƒ¹ posta solo dal punto di vista della relazione tra vecchio e nuovo, ma della necessaria modificazione che si produce con ogni intervento dࢠarchitettura. Da questa analisi àƒ¨ emersa anche una sostanziale incertezza. Quando si affronta lࢠargomento dellࢠincontro tra architettura contemporanea e centri storici, infatti, sembra che la dialettica conservazione-innovazione implichi esclusivamente la difesa dellࢠantico minacciato dallࢠinvadenza del nuovo. Questo àƒ¨ senza dubbio un polo saliente della questione. Ma ve nà¢ àƒ¨ anche un secondo, che spesso viene trascurato: lࢠaffermazione dei valori architettonici contemporanei insidiati da pregiudizi culturali e difficoltàƒÂ amministrative locali. La storia dei progetti negati o stravolti dalle Soprintendenze, a favore talvolta di falsi ambientati, dimostra ancora una volta come la difficoltàƒÂ maggiore non sia tanto quella di costruire allࢠinterno dei centri storici ma di adeguarsi alle regole proprie di quegli organi istituzionali. Nel terzo capitolo, infine, lࢠattenzione si àƒ¨ concentrata su interventi specifici realizzati negli ultimi venticinque anni nelle sette maggiori cittàƒÂ dࢠarte italiane: Venezia, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma e Napoli. Mentre il dibattito approfondisce temi che poco influenzano la prassi quotidiana, si assiste alla sostituzione del patrimonio storico con architetture assai spesso prive di qualitàƒÂ . I progetti presi in esame, realizzati o in fase di realizzazione, si propongono come terreno di verifica per gli sviluppi concreti del dibattito sullࢠinserimento del nuovo nellࢠantico, e consentono di verificare quale qualitàƒÂ producono (se la producono). Tale panoramica consente inoltre di notare le difficoltàƒÂ di un approccio interpretativo comune che giunga a leggere lࢠorganismo architettonico nella sua dimensione urbana a prescindere dalla coscienza del progettista. Simili riflessioni portano a concludere che un esito coerente del dibattito sarebbe quello di riportare lࢠarchitettura a una sua dimensione etica, allontanandola e liberandola dai moralismi che lࢠhanno contaminata nel corso del Novecento. Meditando sulle riflessioni di Jacques Deridda, potrei dire che forse lࢠunica soluzione alla questione del rapporto antico/nuovo, possa essere ritrovata solo nella volontàƒÂ di Maintenant lࢠarchitecture. Non nel senso di ora, o di oggi, come precisa il filosofo francese, ma inteso nella sua forma riflessiva di se maintenir, nel senso di andare avanti, progredire verso un ࢠdiscorso amorosoࢠtra Antico e Nuovo, coscienti che la storia deve muovere dalla consapevolezza che la vita àƒ¨ in continuo movimento.
Architettura contemporanea in contesti storici italiani. Dalla centralità del dibattito sulle preesistenze ambientali alle esperienze attuali
2008
Abstract
La ricerca àƒ¨ finalizzata a inquadrare gli aspetti piàƒ¹ significativi della questione ࢠCittàƒÂ antiche, edilizia nuovaࢠin Italia, attraverso la disamina del dibattito teorico e delle prassi architettoniche a partire dalࢠultimo dopoguerra. Spostare nellࢠattualitàƒÂ i temi dibattuti nel complesso periodo della ricostruzione significa interrogare in modo insolito e volutamente artificiale i mutamenti in atto della scena contemporanea. Se il nucleo centrale della riflessione che ha dato luogo a tale dicotomia rifletteva una coscienza storicamente determinata della distanza tra presente e passato, àƒ¨ necessario domandarsi quale significato debba essere conferito oggi ai termini della questione per verificare se abbiano ancora un senso nel mutato orizzonte della nostra cultura, e per individuare quale possa essere il sistema di riferimento per un punto di vista attuale, sebbene parziale e relativo. Lࢠobiettivo pertanto àƒ¨ stato quello di investigare da un lato i presupposti teorici che hanno animato tale dibattito, dallࢠaltro di analizzare le forme attraverso cui oggi, in architettura, si esprime il rapporto tra tradizione e innovazione. Le conclusioni della tesi tendono a evidenziare quanto sia imprescindibile per il nostro Paese, forse piàƒ¹ che per altri, il processo di integrazione del nuovo nei contesti storico-artistici urbani, ponendo lࢠaccento sulla fusione e sulla necessitàƒÂ di interventi che riescano ad associare nuovi linguaggi formali e nuove tecnologie, al passo coi tempi e ad integrazione di una giàƒÂ tanto ricca stratificazione artistica e tecnica. Al fine di collegare i diversi percorsi di riflessione legati al tema, la ricerca si àƒ¨ articolata in tre parti. Nel primo capitolo sono stati chiariti i concetti chiave intorno ai quali si àƒ¨ sviluppato il dibattito sullࢠincontro antico-nuovo a partire dal dopoguerra fino agli inizi degli anni ࢠ70. Lo scopo di tale indagine non sta certamente nel voler esaurire nella brevitàƒÂ della sua trattazione la complessitàƒÂ dellࢠargomento, quanto piuttosto di rintracciare le radici culturali del dibattito antico-nuovo, evidenziando come le argomentazioni di allora non esaurirono il nodo teorico nàƒ© contribuirono a risolverlo, bensàƒ¬ solo a spostarlo o a rimandarlo. Pur riconoscendone una forte vivacitàƒÂ culturale, nel dibattito del dopoguerra non sempre furono adeguatamente considerati i temi di connessione fra nuovi edifici e struttura urbana antica, a vantaggio invece di teorie risolte spesso in termini solo estetici e formali. Nel secondo capitolo sono state inquadrate alcune questioni specifiche del rapporto tra tradizione e modernitàƒÂ , attraverso la narrazione di interventi allࢠinterno dei centri storici italiani maggiormente rappresentativi del patrimonio artistico nazionale. In particolare, àƒ¨ stata affrontata la relazione concettuale tra memoria storica e futuro della memoria stessa, per poi concentrare lࢠattenzione sulle necessitàƒÂ intrinseche alla progettazione e dellࢠimpossibilitàƒÂ di definire modalitàƒÂ uniche dࢠintervento. Questi temi inevitabilmente conducono a riflettere sulle esigenze di rinnovamento della cittàƒÂ , intesa come il risultato di una sequenza di contrasti e trasformazioni, costituita da un insieme di elementi giàƒÂ storicizzati e da altri dichiaratamente moderni. Da qui la volontàƒÂ di ricondurre il rapporto con la cittàƒÂ storica allࢠinterno della progettazione, dove la questione non àƒ¨ piàƒ¹ posta solo dal punto di vista della relazione tra vecchio e nuovo, ma della necessaria modificazione che si produce con ogni intervento dࢠarchitettura. Da questa analisi àƒ¨ emersa anche una sostanziale incertezza. Quando si affronta lࢠargomento dellࢠincontro tra architettura contemporanea e centri storici, infatti, sembra che la dialettica conservazione-innovazione implichi esclusivamente la difesa dellࢠantico minacciato dallࢠinvadenza del nuovo. Questo àƒ¨ senza dubbio un polo saliente della questione. Ma ve nà¢ àƒ¨ anche un secondo, che spesso viene trascurato: lࢠaffermazione dei valori architettonici contemporanei insidiati da pregiudizi culturali e difficoltàƒÂ amministrative locali. La storia dei progetti negati o stravolti dalle Soprintendenze, a favore talvolta di falsi ambientati, dimostra ancora una volta come la difficoltàƒÂ maggiore non sia tanto quella di costruire allࢠinterno dei centri storici ma di adeguarsi alle regole proprie di quegli organi istituzionali. Nel terzo capitolo, infine, lࢠattenzione si àƒ¨ concentrata su interventi specifici realizzati negli ultimi venticinque anni nelle sette maggiori cittàƒÂ dࢠarte italiane: Venezia, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma e Napoli. Mentre il dibattito approfondisce temi che poco influenzano la prassi quotidiana, si assiste alla sostituzione del patrimonio storico con architetture assai spesso prive di qualitàƒÂ . I progetti presi in esame, realizzati o in fase di realizzazione, si propongono come terreno di verifica per gli sviluppi concreti del dibattito sullࢠinserimento del nuovo nellࢠantico, e consentono di verificare quale qualitàƒÂ producono (se la producono). Tale panoramica consente inoltre di notare le difficoltàƒÂ di un approccio interpretativo comune che giunga a leggere lࢠorganismo architettonico nella sua dimensione urbana a prescindere dalla coscienza del progettista. Simili riflessioni portano a concludere che un esito coerente del dibattito sarebbe quello di riportare lࢠarchitettura a una sua dimensione etica, allontanandola e liberandola dai moralismi che lࢠhanno contaminata nel corso del Novecento. Meditando sulle riflessioni di Jacques Deridda, potrei dire che forse lࢠunica soluzione alla questione del rapporto antico/nuovo, possa essere ritrovata solo nella volontàƒÂ di Maintenant lࢠarchitecture. Non nel senso di ora, o di oggi, come precisa il filosofo francese, ma inteso nella sua forma riflessiva di se maintenir, nel senso di andare avanti, progredire verso un ࢠdiscorso amorosoࢠtra Antico e Nuovo, coscienti che la storia deve muovere dalla consapevolezza che la vita àƒ¨ in continuo movimento.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/336836
URN:NBN:IT:BNCF-336836