L'impianto della tesi si basa su alcune questioni nodali e argomentate proposte di soluzione: la crisi e il ridimensionamento dello Stato sociale in larga parte dell'Occidente pi๠avanzato, dovuto alle molte trasformazioni dell'economia internazionale successive alla crisi del 1973; la †˜controrivoluzione' neoliberista; la serie di importanti riforme che, dai primi anni novanta del secolo scorso, investono i singoli modelli nazionali di Stato sociale (i cui costi crescenti vengono considerati non pi๠sostenibili); lo sforzo profuso, a livello di Comunità europea, per giungere ad un unico “Modello sociale europeo”. All'origine di ogni questione c'à¨, naturalmente, la controversa relazione tra dimensione dello Stato sociale e crescita economica, relazione che ha innescato un vivace dibattito teorico, rivelando insospettati auspici di ritorno al passato e, comunque, producendo mutamenti sul piano politico-ideologico, nonchà© pratico. L'analisi affronta, sinteticamente, i seguenti punti: - i fattori †" endogeni ed esogeni †" all'origine delle trasformazioni economiche degli anni settanta-ottanta che hanno minato la tenuta dei sistemi nazionali di protezione sociale; - l'affermazione del neoliberismo nella Gran Bretagna degli anni di governo della Thatcher e negli Stati Uniti della presidenza Reagan, con le loro politiche volte a delegittimare e a smantellare lo Stato sociale keynesiano; - l'articolazione, di conseguenza, dei nuovi sistemi di Welfare nei Paesi dell'Europa occidentale e di quelli dell'Europa centro-orientale; - l'analisi contestuale delle riforme che, nei pi๠significativi settori della società (sanità , pensioni, lavoro, famiglia) hanno teso sempre pi๠a spostare il rischio dalla gestione collettiva a quella individuale; - i risultati pi๠importanti, sul piano economico e sociale, di tali riforme, attraverso l'analisi dei dati di spesa complessiva, che fanno emergere il netto ridimensionamento dei costi del Welfare (nei singoli Stati) nel quinquennio 1995-2000; - infine, gli effetti dell'integrazione economica europea sulle realtà nazionali di Stato sociale e la ricostruzione delle tappe fondamentali per una vera e propria “Europa sociale”, a partire dallo schema virtuoso delineato nel “Trattato di Roma” del 1957, fino ai vari, e per lo pi๠infruttuosi, interventi dell'Unione negli anni novanta.
Crisi e riforma dello Stato sociale in Europa. La dimensione nazionale e le prospettive comunitarie (1970-2010)
2010
Abstract
L'impianto della tesi si basa su alcune questioni nodali e argomentate proposte di soluzione: la crisi e il ridimensionamento dello Stato sociale in larga parte dell'Occidente pi๠avanzato, dovuto alle molte trasformazioni dell'economia internazionale successive alla crisi del 1973; la †˜controrivoluzione' neoliberista; la serie di importanti riforme che, dai primi anni novanta del secolo scorso, investono i singoli modelli nazionali di Stato sociale (i cui costi crescenti vengono considerati non pi๠sostenibili); lo sforzo profuso, a livello di Comunità europea, per giungere ad un unico “Modello sociale europeo”. All'origine di ogni questione c'à¨, naturalmente, la controversa relazione tra dimensione dello Stato sociale e crescita economica, relazione che ha innescato un vivace dibattito teorico, rivelando insospettati auspici di ritorno al passato e, comunque, producendo mutamenti sul piano politico-ideologico, nonchà© pratico. L'analisi affronta, sinteticamente, i seguenti punti: - i fattori †" endogeni ed esogeni †" all'origine delle trasformazioni economiche degli anni settanta-ottanta che hanno minato la tenuta dei sistemi nazionali di protezione sociale; - l'affermazione del neoliberismo nella Gran Bretagna degli anni di governo della Thatcher e negli Stati Uniti della presidenza Reagan, con le loro politiche volte a delegittimare e a smantellare lo Stato sociale keynesiano; - l'articolazione, di conseguenza, dei nuovi sistemi di Welfare nei Paesi dell'Europa occidentale e di quelli dell'Europa centro-orientale; - l'analisi contestuale delle riforme che, nei pi๠significativi settori della società (sanità , pensioni, lavoro, famiglia) hanno teso sempre pi๠a spostare il rischio dalla gestione collettiva a quella individuale; - i risultati pi๠importanti, sul piano economico e sociale, di tali riforme, attraverso l'analisi dei dati di spesa complessiva, che fanno emergere il netto ridimensionamento dei costi del Welfare (nei singoli Stati) nel quinquennio 1995-2000; - infine, gli effetti dell'integrazione economica europea sulle realtà nazionali di Stato sociale e la ricostruzione delle tappe fondamentali per una vera e propria “Europa sociale”, a partire dallo schema virtuoso delineato nel “Trattato di Roma” del 1957, fino ai vari, e per lo pi๠infruttuosi, interventi dell'Unione negli anni novanta.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337099
URN:NBN:IT:BNCF-337099