Della riflessione filosofica del barone d'Holbach (1723-1789), padre e principe della cultura atea moderna, finanziatore e grande collaboratore dell'Encyclopà©die, pubblicista della migliore letteratura clandestina di inizio Settecento, definito come l'indiscusso maà®tre d'hà´tel de la philosophie grazie alla nutrita fauna di intellettuali che per trent'anni si riunirono nel suo salotto parigino in rue Saint-Roch, l'Italia si interessa ben poco. Delle quattordici opere filosofiche immesse dal barone sul mercato editoriale tra il 1761 e il 1776 , tramite il canale della stampa e diffusione clandestina -dati i contenuti altamente eterodossi che mai avrebbero ricevuto l'imprimatur tipico delle pubblicazioni ufficiali ed “allineate”- l'Italia, in ben duecento cinquant'anni, ਠriuscita a tradurne e pubblicarne soltanto otto. Nessuna opera politica del barone ਠstata mai tradotta in italiano nà© la sua opera pi๠importante di filosofia morale, ovvero La Morale universelle ou les devoirs de l'homme fondà©s sur sa nature (1776) e, cosa ben pi๠stupefacente, nessuna opera filosofica anticristiana, eccezion fatta per le Lettere a Eugà©nie apparse in traduzione italiana nel 2009, ਠmai riuscita a varcare le soglie di una qualsiasi casa editrice. Il motivo di questa condanna all'oblio della riflessione holbacchiana risiede proprio nella produzione anticristiana che copre gli anni che vanno dal 1761 al 1770 e nell'elaborazione del primo sistema materialistico ed ateistico di interpretazione della realtà presente nel Systà¨me de la nature (1770), culminante nella prima e “scandalosa” difesa senza riserve dell'ateo virtuoso. Il Systà¨me, infatti, oltre a concludere la dura requisitoria intrapresa contro la contagion sacrà©e e a presentare la formulazione pi๠coerente ad articolata di ciಠche si suol chiamare “materialismo”, elabora e fonda sull'ateismo stesso - considerato come l'esito pi๠coerente di un'indagine scientifica del datum naturale †" una morale integralmente naturale, distruggendo, cosà¬, definitivamente, una secolare tradizione filosofica e religiosa che aveva indicato come sinonimi, tra di loro, ateismo ed assenza di virtà¹. Oltrepassando, anzi, capovolgendo totalmente il pur “progressista” Bayle - per il quale l'ateo poteva esser virtuoso nonostante i suo princà¬pi, grazie cioਠad una “felice” e naturale incoerenza tra il piano delle opinioni e quello della condotta, l'ateo, proprio in quanto tale, ਠnecessariamente virtuoso: i princà¬pi speculativi di cui si avvale possiedono, infatti, un carattere determinante sia in materia di conoscenza della distinzione tra bene e male sia in ambito di azione morale. Questo studio si propone, quindi, di analizzare proprio i due momenti destruens e costruens del mandato filosofico holbacchiano che, se da una parte hanno provocato l'esclusione del pensatore dal novero dei grandi ed importanti filosofi canonizzati dalla storiografia ufficiale, dall'altro ne hanno sancito la particolarità stessa dell'esperienza filosofica. L'analisi della riflessione holbacchiana ਠstata articolata in quattro grandi parti che corrispondono ai quattro capitoli che compongono la ricerca. 1. Le matrici filosofiche clandestine della lotta alla “contagion sacrà©e”. Il primo capitolo ਠstata dedicato alla ricostruzione di quel particolarissimo contesto culturale che ha indirizzato, informato ed orientato la critica holbacchiana alla religione organizzata: ovvero il mondo della letteratura filosofica clandestina francese di inizio Settecento. àˆ proprio da questa cultura “sommersa” e serpeggiante, dai suoi protagonisti e dai loro manoscritti che il barone ha tratto, infatti, gran parte degli argomenti utilizzati nella sua requisitoria contro l'erreur sacrà©e. Le riflessioni di Mirabaud, Du Marsais, Frà©ret, Meslier, Boulanger, Burigny, assieme a quella dei free thinkers inglesi, costituiscono le genuine matrici filosofiche clandestine dell'ateismo etico holbacchiano. 2. La Contagion sacrà©e: la critica antireligiosa holbacchiana. Dopo aver mutuato da questa variegata cultura filosofica sommersa, i temi chiave e le argomentazioni principali riguardanti la critica alla religione organizzata, specificatamente cristiana, lo studio si ਠconcentrato interamente sulla requisitoria destruens del barone attraverso l'analisi di una particolare trilogia di opere indirizzate contro l'erreur sacrà©e e cioਠLe Christianisme dà©voilà© (1761), La Contagion sacrà©e e le Lettres à Eugà©nie (edite entrambe nel 1768). Attraverso l'esposizione dei contenuti delle tre opere sopra citate, si ਠesaminato, che cosa e come della tradizione materialistica clandestina dell'inizio del XVIII secolo sia stato ripreso, filtrato ed integrato nella riflessione filosofica holbacchiana, ma soprattutto in che cosa sia consistita l'originalità del barone rispetto alle suggestioni delle sue fonti. 3. «Les principes de l'athà©isme, ou le Systà¨me de la nature». Tra la lotta alla contagion sacrà©e e la definitiva rivincita dell'apà´tre de la nature, si ਠritenuto indispensabile accennare brevemente alla prospettiva materialistica holbacchiana: essa, infatti, non funge semplicemente da anello di congiunzione tra i due momenti, ma giustifica e fonda l'intero impianto su cui il barone passa ad elaborare i contenuti del suo sistema ateistico. àˆ proprio dal materialismo deterministico esposto nel Systà¨me e dalla conseguente nuova immagine antropologica dell'uomo che il barone passa a dedurre, scientificamente, i princà¬pi naturali delle azioni dell'uomo in società , in una parola, i doveri della morale umana. 4. Fenomenologia dell'ateismo. L'ultimo capitolo della ricerca si ਠconcentrato quindi sull'esposizione e l'analisi, attraverso gli ultimi capitoli del secondo tomo del Systà¨me de la nature, del frutto pi๠originale e “scomodo” del pensiero holbacchiano: l'ateismo etico. Nel Systà¨me, infatti, il barone, oltre a risolvere certe oscillazioni di pensiero riguardanti alcuni temi caratterizzanti la sua critica religiosa, espone compiutamente il valore, lo scopo e i fondamenti della sua “innominabile” prospettiva. Attraverso una vera e propria fenomenologia dell'ateismo, d'Holbach non solo realizza quella rivoluzione morale “mancata” dai clandestini della generazione precedente, sostituendo all'equivoca morale teologica la saine morale naturale - fondata su basi rigorosamente naturali e razionali - ma, cosa ben pi๠importante, fornisce al pensiero filosofico occidentale il primo vero sistema ateistico d'interpretazione della realtà , conseguenza necessaria e logica, di un naturalisme bien dà©và©loppà©. L'ateismo etico holbacchiano non rappresenta semplicemente il frutto pi๠originale dell'intero impegno filosofico del barone ma costituisce, proprio a causa delle argomentazioni che lo sorreggono, un problema euristico cui occorre prestare attenzione. Permettere a d'Holbach di esprimersi e di interrogare ancora la contemporaneità significa iniziare a prestare ascolto a quel pensiero “diverso” e “sotterraneo” che ha accompagnato, fin dall'inizio, l'esperienza filosofica del mondo occidentale e che ha costituito, attraverso i suoi contributi, una parte davvero rilevante di quelle “radici culturali” che hanno informato e che ancora contraddistinguono il nostro universo culturale.
Paul-Henri Thiry d'Holbach: la contagion sacrà©e e il suo antidoto: l'ateismo etico.
2012
Abstract
Della riflessione filosofica del barone d'Holbach (1723-1789), padre e principe della cultura atea moderna, finanziatore e grande collaboratore dell'Encyclopà©die, pubblicista della migliore letteratura clandestina di inizio Settecento, definito come l'indiscusso maà®tre d'hà´tel de la philosophie grazie alla nutrita fauna di intellettuali che per trent'anni si riunirono nel suo salotto parigino in rue Saint-Roch, l'Italia si interessa ben poco. Delle quattordici opere filosofiche immesse dal barone sul mercato editoriale tra il 1761 e il 1776 , tramite il canale della stampa e diffusione clandestina -dati i contenuti altamente eterodossi che mai avrebbero ricevuto l'imprimatur tipico delle pubblicazioni ufficiali ed “allineate”- l'Italia, in ben duecento cinquant'anni, ਠriuscita a tradurne e pubblicarne soltanto otto. Nessuna opera politica del barone ਠstata mai tradotta in italiano nà© la sua opera pi๠importante di filosofia morale, ovvero La Morale universelle ou les devoirs de l'homme fondà©s sur sa nature (1776) e, cosa ben pi๠stupefacente, nessuna opera filosofica anticristiana, eccezion fatta per le Lettere a Eugà©nie apparse in traduzione italiana nel 2009, ਠmai riuscita a varcare le soglie di una qualsiasi casa editrice. Il motivo di questa condanna all'oblio della riflessione holbacchiana risiede proprio nella produzione anticristiana che copre gli anni che vanno dal 1761 al 1770 e nell'elaborazione del primo sistema materialistico ed ateistico di interpretazione della realtà presente nel Systà¨me de la nature (1770), culminante nella prima e “scandalosa” difesa senza riserve dell'ateo virtuoso. Il Systà¨me, infatti, oltre a concludere la dura requisitoria intrapresa contro la contagion sacrà©e e a presentare la formulazione pi๠coerente ad articolata di ciಠche si suol chiamare “materialismo”, elabora e fonda sull'ateismo stesso - considerato come l'esito pi๠coerente di un'indagine scientifica del datum naturale †" una morale integralmente naturale, distruggendo, cosà¬, definitivamente, una secolare tradizione filosofica e religiosa che aveva indicato come sinonimi, tra di loro, ateismo ed assenza di virtà¹. Oltrepassando, anzi, capovolgendo totalmente il pur “progressista” Bayle - per il quale l'ateo poteva esser virtuoso nonostante i suo princà¬pi, grazie cioਠad una “felice” e naturale incoerenza tra il piano delle opinioni e quello della condotta, l'ateo, proprio in quanto tale, ਠnecessariamente virtuoso: i princà¬pi speculativi di cui si avvale possiedono, infatti, un carattere determinante sia in materia di conoscenza della distinzione tra bene e male sia in ambito di azione morale. Questo studio si propone, quindi, di analizzare proprio i due momenti destruens e costruens del mandato filosofico holbacchiano che, se da una parte hanno provocato l'esclusione del pensatore dal novero dei grandi ed importanti filosofi canonizzati dalla storiografia ufficiale, dall'altro ne hanno sancito la particolarità stessa dell'esperienza filosofica. L'analisi della riflessione holbacchiana ਠstata articolata in quattro grandi parti che corrispondono ai quattro capitoli che compongono la ricerca. 1. Le matrici filosofiche clandestine della lotta alla “contagion sacrà©e”. Il primo capitolo ਠstata dedicato alla ricostruzione di quel particolarissimo contesto culturale che ha indirizzato, informato ed orientato la critica holbacchiana alla religione organizzata: ovvero il mondo della letteratura filosofica clandestina francese di inizio Settecento. àˆ proprio da questa cultura “sommersa” e serpeggiante, dai suoi protagonisti e dai loro manoscritti che il barone ha tratto, infatti, gran parte degli argomenti utilizzati nella sua requisitoria contro l'erreur sacrà©e. Le riflessioni di Mirabaud, Du Marsais, Frà©ret, Meslier, Boulanger, Burigny, assieme a quella dei free thinkers inglesi, costituiscono le genuine matrici filosofiche clandestine dell'ateismo etico holbacchiano. 2. La Contagion sacrà©e: la critica antireligiosa holbacchiana. Dopo aver mutuato da questa variegata cultura filosofica sommersa, i temi chiave e le argomentazioni principali riguardanti la critica alla religione organizzata, specificatamente cristiana, lo studio si ਠconcentrato interamente sulla requisitoria destruens del barone attraverso l'analisi di una particolare trilogia di opere indirizzate contro l'erreur sacrà©e e cioਠLe Christianisme dà©voilà© (1761), La Contagion sacrà©e e le Lettres à Eugà©nie (edite entrambe nel 1768). Attraverso l'esposizione dei contenuti delle tre opere sopra citate, si ਠesaminato, che cosa e come della tradizione materialistica clandestina dell'inizio del XVIII secolo sia stato ripreso, filtrato ed integrato nella riflessione filosofica holbacchiana, ma soprattutto in che cosa sia consistita l'originalità del barone rispetto alle suggestioni delle sue fonti. 3. «Les principes de l'athà©isme, ou le Systà¨me de la nature». Tra la lotta alla contagion sacrà©e e la definitiva rivincita dell'apà´tre de la nature, si ਠritenuto indispensabile accennare brevemente alla prospettiva materialistica holbacchiana: essa, infatti, non funge semplicemente da anello di congiunzione tra i due momenti, ma giustifica e fonda l'intero impianto su cui il barone passa ad elaborare i contenuti del suo sistema ateistico. àˆ proprio dal materialismo deterministico esposto nel Systà¨me e dalla conseguente nuova immagine antropologica dell'uomo che il barone passa a dedurre, scientificamente, i princà¬pi naturali delle azioni dell'uomo in società , in una parola, i doveri della morale umana. 4. Fenomenologia dell'ateismo. L'ultimo capitolo della ricerca si ਠconcentrato quindi sull'esposizione e l'analisi, attraverso gli ultimi capitoli del secondo tomo del Systà¨me de la nature, del frutto pi๠originale e “scomodo” del pensiero holbacchiano: l'ateismo etico. Nel Systà¨me, infatti, il barone, oltre a risolvere certe oscillazioni di pensiero riguardanti alcuni temi caratterizzanti la sua critica religiosa, espone compiutamente il valore, lo scopo e i fondamenti della sua “innominabile” prospettiva. Attraverso una vera e propria fenomenologia dell'ateismo, d'Holbach non solo realizza quella rivoluzione morale “mancata” dai clandestini della generazione precedente, sostituendo all'equivoca morale teologica la saine morale naturale - fondata su basi rigorosamente naturali e razionali - ma, cosa ben pi๠importante, fornisce al pensiero filosofico occidentale il primo vero sistema ateistico d'interpretazione della realtà , conseguenza necessaria e logica, di un naturalisme bien dà©và©loppà©. L'ateismo etico holbacchiano non rappresenta semplicemente il frutto pi๠originale dell'intero impegno filosofico del barone ma costituisce, proprio a causa delle argomentazioni che lo sorreggono, un problema euristico cui occorre prestare attenzione. Permettere a d'Holbach di esprimersi e di interrogare ancora la contemporaneità significa iniziare a prestare ascolto a quel pensiero “diverso” e “sotterraneo” che ha accompagnato, fin dall'inizio, l'esperienza filosofica del mondo occidentale e che ha costituito, attraverso i suoi contributi, una parte davvero rilevante di quelle “radici culturali” che hanno informato e che ancora contraddistinguono il nostro universo culturale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337732
URN:NBN:IT:BNCF-337732