Il carme II,2,3 (Ad Vitalianum) di Gregorio di Nazianzo rientra nella classificazione di "epistola poetica" insieme a quei componimenti che gli editori maurini riunirono sotto l'etichetta di Poemata quae spectant ad alios. Il Nazianzeno scrive per conto di un figlio sventurato - l'io loquens - che ਠstato cacciato da casa, insieme al fratello, dall'iroso genitore Vitaliano. Il figlio - grazie agli esametri di Gregorio - chiede al padre di placare l'ira, mostrando la sua misericordia, cosଠda consentire ai figli il rientro e la riammissione nella casa paterna. Il carme affronta, dunque, un particolare, ma fondamentale aspetto delle dinamiche familiari, cioਠlo scontro generazionale tra padre e figlio, che lo stesso Gregorio aveva vissuto in prima persona. La tesi si articola in una introduzione, in cui si mettono a fuoco le molteplici problematiche di cui la poesia ਠlatrice, corredata da un'analisi metrico-stilistica; nella traduzione in italiano, redatta sull'edizione critica del testo curata dal Prof. Roberto Palla che migliora quello finora noto e sfigurato da mende di una certa entità ; e in un dettagliato commento che mette in luce, grazie al reperimento di una fitta serie di loci paralleli biblici e classici, le peculiarità del pensiero e della dizione del Padre cappadoce dispiegati nel carme che si presenta, dunque, come l'intersezione di una serie di temi e problemi che coinvolgono svariati aspetti dell'attività , non solo letteraria del Nazianzeno. L'analisi del testo ਠstata condotta attraverso tre angolazioni che contemplano a) la "realtà " della vicenda; b) la costruzione letteraria del carme che si regge †" ed ਠla terza angolazione - c) sull'imponente articolazione retorica. In particolare, sebbene non possediamo elementi certi per confermare o negare, in maniera assoluta, l'effettiva consistenza evenemenziale della vicenda familiare sottesa al carme, data anzitutto l'assenza di riferimenti, allusioni, o richiami, in altri luoghi dell'opera del Nazianzeno al dissidio familiare, all'esistenza e al destino dei figli di Vitaliano, il confronto tra i dati che emergono dall'epistolario - Vitaliano risulta destinatario di tre brevi missive da parte del Cappadoce (epist. 75,193,194) - e da carm. II,2,3 rivelano alcune connessioni interessanti. Parallelamente, sebbene, come ਠstato affermato, per la tematica presentata (un figlio abdicatus che si rivolge al proprio genitore per ottenere la riconciliazione) e la complessa struttura retorica, il carme si avvicini sensibilmente ad una declamatio, adattata in chiave cristiana, la scelta del codice proprio della poesia esametrica tradisce le forme della poesia didattica: anche se qui c'ਠuna poesia scritta “per altri”, l'esposizione in prima persona rivela un modello di scrittura autobiografica (la posizione del Nazianzeno ਠtutta in favore dei figli e la voce autoriale ਠspesso non distinguibile da quella dell'io loquens) e in Gregorio poesia autobiografica e poesia didattica sono spesso legate. La rielaborazione retorica, inoltre, amplifica e, in un certo senso, drammatizza i toni della disputa familiare che travalica, cosà¬, la sfera della contingenza quotidiana per proiettarsi in una dimensione di rispecchiamento di paradigmi biblici ma anche classici in vista di una presentazione letterariamente “alta”. In tale prospettiva, sebbene la collocazione cronologica del carme non sia del tutto assodata, c'ਠda ritenere, anche grazie alla tradizione manoscritta, che esso si collochi negli ultimi anni di vita di Gregorio, dopo il suo ritorno, nel 381, nella natia Cappadocia. Il puntuale commento si propone di portare in luce il quadro stilisticamente molto articolato della poesia, che si avvale di un ipotesto fatto di citazioni e allusioni omeriche, nonchà© di locuzioni che attingono con ampiezza alla poesia lirica, alla tragedia e ad autori dell'età ellenistica, e che intreccia un alto numero di riferimenti mitologici ad altrettanti paralleli scritturistici, insieme ad un ampio ventaglio di figure retoriche. Il componimento risulta cadenzato da motivi ricorrenti che ne tessono la trama e ne costituiscono le fondamenta, come la menzione del vitium, l'ira, che affligge il destinatario, e le suppliche che l'io loquens rivolge al genitore affinchà© lo deponga e manifesti, invece, sulla scorta dell'esempio divino, pietas nei confronti dei figli: tali apostrofi ed interrogative retoriche donano espressività e vivacità al dettato, conferendo un'impressione di spontaneità e di oralità legata ad una occasione performativa. Tuttavia l'impostazione formale e retorica avvicina la poesia al genere della declamatio e dell'etopea che, basandosi su eventi del mito o comunque fittizi, si configurerebbe come un esercizio scolastico, arricchito dall'intersezione con i generi dell' epithalamium e del paraclausithyron. Una nota rilevante ਠcostituita dall'alternanza di exempla biblici e mitologici che vengono condensati dal poeta in quelli che sono stati definiti dei “fixed clusters”, sezioni “mitiche” e “bibliche” che formano gruppi chiusi e ben ordinati con una loro articolazione interna e una certa autonomia, connessi e strettamente legati da un fil rouge che giustifica e motiva la loro presenza. In particolare, una di queste sezioni mitologiche, fondata sull'allusione a quattro exempla con chiaro valore negativo e apotropaico (Narciso, Medea, Agave e Penteo e Atteone) potrebbe fornire una possibile chiave di lettura del carme: se tali exempla sono, infatti, accomunati dal tema della visione e dello sguardo, rifiutato o negato, l'io loquens, dunque, chiamandoli in causa, spera che la sua vicenda familiare non venga ad essi assimilata, scongiurandone un epilogo nefasto. Lo sguardo che il genitore Vitaliano nega ai suoi figli marginalizzati dalla vita sociale cui avrebbero diritto (ed ਠqui che sta la consonanza tra gli exempla mitologici e la vicenda in questione) si traduce anche in una assenza di comunicazione e nella rassegnazione di rimandare solo ad una prospettiva post mortem la riconciliazione familiare.
Gregorio Nazianzeno, carm. II, 2, 3: introduzione, traduzione e commento.
2012
Abstract
Il carme II,2,3 (Ad Vitalianum) di Gregorio di Nazianzo rientra nella classificazione di "epistola poetica" insieme a quei componimenti che gli editori maurini riunirono sotto l'etichetta di Poemata quae spectant ad alios. Il Nazianzeno scrive per conto di un figlio sventurato - l'io loquens - che ਠstato cacciato da casa, insieme al fratello, dall'iroso genitore Vitaliano. Il figlio - grazie agli esametri di Gregorio - chiede al padre di placare l'ira, mostrando la sua misericordia, cosଠda consentire ai figli il rientro e la riammissione nella casa paterna. Il carme affronta, dunque, un particolare, ma fondamentale aspetto delle dinamiche familiari, cioਠlo scontro generazionale tra padre e figlio, che lo stesso Gregorio aveva vissuto in prima persona. La tesi si articola in una introduzione, in cui si mettono a fuoco le molteplici problematiche di cui la poesia ਠlatrice, corredata da un'analisi metrico-stilistica; nella traduzione in italiano, redatta sull'edizione critica del testo curata dal Prof. Roberto Palla che migliora quello finora noto e sfigurato da mende di una certa entità ; e in un dettagliato commento che mette in luce, grazie al reperimento di una fitta serie di loci paralleli biblici e classici, le peculiarità del pensiero e della dizione del Padre cappadoce dispiegati nel carme che si presenta, dunque, come l'intersezione di una serie di temi e problemi che coinvolgono svariati aspetti dell'attività , non solo letteraria del Nazianzeno. L'analisi del testo ਠstata condotta attraverso tre angolazioni che contemplano a) la "realtà " della vicenda; b) la costruzione letteraria del carme che si regge †" ed ਠla terza angolazione - c) sull'imponente articolazione retorica. In particolare, sebbene non possediamo elementi certi per confermare o negare, in maniera assoluta, l'effettiva consistenza evenemenziale della vicenda familiare sottesa al carme, data anzitutto l'assenza di riferimenti, allusioni, o richiami, in altri luoghi dell'opera del Nazianzeno al dissidio familiare, all'esistenza e al destino dei figli di Vitaliano, il confronto tra i dati che emergono dall'epistolario - Vitaliano risulta destinatario di tre brevi missive da parte del Cappadoce (epist. 75,193,194) - e da carm. II,2,3 rivelano alcune connessioni interessanti. Parallelamente, sebbene, come ਠstato affermato, per la tematica presentata (un figlio abdicatus che si rivolge al proprio genitore per ottenere la riconciliazione) e la complessa struttura retorica, il carme si avvicini sensibilmente ad una declamatio, adattata in chiave cristiana, la scelta del codice proprio della poesia esametrica tradisce le forme della poesia didattica: anche se qui c'ਠuna poesia scritta “per altri”, l'esposizione in prima persona rivela un modello di scrittura autobiografica (la posizione del Nazianzeno ਠtutta in favore dei figli e la voce autoriale ਠspesso non distinguibile da quella dell'io loquens) e in Gregorio poesia autobiografica e poesia didattica sono spesso legate. La rielaborazione retorica, inoltre, amplifica e, in un certo senso, drammatizza i toni della disputa familiare che travalica, cosà¬, la sfera della contingenza quotidiana per proiettarsi in una dimensione di rispecchiamento di paradigmi biblici ma anche classici in vista di una presentazione letterariamente “alta”. In tale prospettiva, sebbene la collocazione cronologica del carme non sia del tutto assodata, c'ਠda ritenere, anche grazie alla tradizione manoscritta, che esso si collochi negli ultimi anni di vita di Gregorio, dopo il suo ritorno, nel 381, nella natia Cappadocia. Il puntuale commento si propone di portare in luce il quadro stilisticamente molto articolato della poesia, che si avvale di un ipotesto fatto di citazioni e allusioni omeriche, nonchà© di locuzioni che attingono con ampiezza alla poesia lirica, alla tragedia e ad autori dell'età ellenistica, e che intreccia un alto numero di riferimenti mitologici ad altrettanti paralleli scritturistici, insieme ad un ampio ventaglio di figure retoriche. Il componimento risulta cadenzato da motivi ricorrenti che ne tessono la trama e ne costituiscono le fondamenta, come la menzione del vitium, l'ira, che affligge il destinatario, e le suppliche che l'io loquens rivolge al genitore affinchà© lo deponga e manifesti, invece, sulla scorta dell'esempio divino, pietas nei confronti dei figli: tali apostrofi ed interrogative retoriche donano espressività e vivacità al dettato, conferendo un'impressione di spontaneità e di oralità legata ad una occasione performativa. Tuttavia l'impostazione formale e retorica avvicina la poesia al genere della declamatio e dell'etopea che, basandosi su eventi del mito o comunque fittizi, si configurerebbe come un esercizio scolastico, arricchito dall'intersezione con i generi dell' epithalamium e del paraclausithyron. Una nota rilevante ਠcostituita dall'alternanza di exempla biblici e mitologici che vengono condensati dal poeta in quelli che sono stati definiti dei “fixed clusters”, sezioni “mitiche” e “bibliche” che formano gruppi chiusi e ben ordinati con una loro articolazione interna e una certa autonomia, connessi e strettamente legati da un fil rouge che giustifica e motiva la loro presenza. In particolare, una di queste sezioni mitologiche, fondata sull'allusione a quattro exempla con chiaro valore negativo e apotropaico (Narciso, Medea, Agave e Penteo e Atteone) potrebbe fornire una possibile chiave di lettura del carme: se tali exempla sono, infatti, accomunati dal tema della visione e dello sguardo, rifiutato o negato, l'io loquens, dunque, chiamandoli in causa, spera che la sua vicenda familiare non venga ad essi assimilata, scongiurandone un epilogo nefasto. Lo sguardo che il genitore Vitaliano nega ai suoi figli marginalizzati dalla vita sociale cui avrebbero diritto (ed ਠqui che sta la consonanza tra gli exempla mitologici e la vicenda in questione) si traduce anche in una assenza di comunicazione e nella rassegnazione di rimandare solo ad una prospettiva post mortem la riconciliazione familiare.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337740
URN:NBN:IT:BNCF-337740