Scopo del presente lavoro ਠquello di vagliare lo sviluppo che la tematica del tempo ha nell'opera di Edith Stein, soprattutto nella sua ultima fase, e di verificare la fecondità ontologica dell'approccio adottato sulla base dei risultati ottenuti. A tal fine, occorrerà , dapprima, precisare il ruolo che la Stein attribuisce alla temporalità nell'ambito del suo pensiero, vale a dire la sua stretta connessione con la chiarificazione metafisica del senso dell'essere; successivamente giustificare la legittimità del ricorso alla speculazione metafisica, in un contesto, quale quello filosofico-culturale attuale, in cui prevale il riferimento ad un post-ismo, designato prima come post-moderno e, pi๠recentemente, come post-metafisico. La questione di fondo, in sostanza, ਠse tale clima di post-ismo vada letto come un dato di fatto, un presupposto imprescindibile, da cui partire per poter rileggere ed interpretare in senso nuovo i dati, nel senso di fenomeni, che emergono progressivamente dal “letto” del continuo fluire del reale, dimentichi del passato e protesi totalmente verso il futuro, privi di qualsiasi radicamento, e quindi, del nutrimento necessario alla “crescita” e allo “sviluppo” vitale (per usare una tautologia, dal momento che il processo dello sviluppo in quanto tale ਠlegato al dispiegamento della vita) del maestoso albero dell'essere, che pure, sempre, in continuazione si presenta nelle sue diverse forme, ignaro del post-ismo che, di volta in volta, gli si voglia giustapporre; o se, invece, non sia preferibile tentare di rivitalizzare l'alveo del pensiero filosofico, ormai deprivato dei riferimenti essenziali alle sue origini, tramite una salutare “iniezione” di metafisica, che, contrariamente ad un pensiero diffuso, a partire da Kant, che la vuole una disciplina ormai morta e incapace di fornire un qualsiasi utile contributo alla discussione attuale, si configura come sommamente necessaria, poichà© in grado di ridestare l'attenzione, e, quindi, l'intenzionamento filosofico per la “questione delle questioni”, vale a dire, appunto, quella dell'essere e della sua teleologia pi๠o meno manifesta, trascurando la quale si finisce col perdere di vista la necessità dell'adozione di un criterio nella valutazione della realtà , e della direzione da imprimere ad essa nell'azione. Il propendere per l'una o per l'altra tesi non deriva tanto da una presa di posizione a-priori nei confronti della contemporaneità , quanto piuttosto dalla valutazione degli esiti antivitalistici prodotti dall'affermazione e dalla diffusione di certa cultura “nichilista”, fin nei pi๠nascosti recessi della realtà , responsabili dell'indebolimento dell'umanità . Non si possono nascondere, inoltre, le difficoltà che si celano dietro l'utilizzo di termini come “essere”, “vita” e “tempo”, che racchiudono uno spettro semantico estremamente denso e stratificato. Un'ultima precisazione da fare, prima di procedere allo svolgimento dei nodi problematici fin qui presentati, ਠquella inerente il senso in cui vada inteso il termine “metafisica”, ed il suo rapporto con il filosofare dell'uomo del XXI secolo. Tale rapporto non va letto nel senso di una mera giustapposizione di concetti antichi alla situazione attuale, cosa che, tradendo il senso stesso del fare metafisica - che consiste piuttosto originariamente in un allargamento di confini, come suggerito dalla parola stessa: ???? ?? ??????, “oltre le cose fisiche”, oltre ciಠche cade immediatamente sotto il nostro sguardo - andrebbe ad ingabbiare la trama del reale, pi๠che a districarla e portarne alla luce l'intima teleologia. Come si vedrà , invece, la metafisica stessa risulterà rivitalizzata fin nelle sue radici dal dialogo con alcune correnti filosofiche contemporanee, tra le quali un posto privilegiato ਠoccupato dalla fenomenologia, senza dimenticare, perà², il ruolo fondamentale svolto da Heidegger, e, quindi, dall'esistenzialismo, nella riapertura del dibattito metafisico in epoca contemporanea, a prescindere dagli esiti nichilistici del suo pensiero. Infine, sarà nostro preciso compito giustificare la scelta della tematica della temporalità quale nodo cruciale da sciogliere per la risoluzione, se di essa si puಠparlare, della “questione delle questioni”, ovvero quella metafisica. La scelta del tema del tempo, infatti, ਠdovuta ad un'urgenza propria dell'epoca post-metafisica che stiamo attraversando, che già nella sua stessa definizione esige il riferimento ad un “post”, ovvero ad una determinazione temporale. Ciಠche emerge, d'altronde, dall'analisi fenomenologica in generale, ਠche proprio intorno alla questione della temporalità si gioca il rivivere di una metafisica intesa in senso positivo, come metafisica feconda, ovvero metafisica per la vita. Tempo e vita sono, infatti, due questioni essenziali e interdipendenti nell'ambito della faticosa ricostruzione metafisica attuata dalla Stein, sulla scorta del rinnovato interesse per la sfera di esistenza suscitato da Martin Heidegger. L'approccio steiniano alla tematica del tempo dell'essere consiste specificatamente nella messa a fuoco dell'apertura del tempo all'eternità , tramite la scoperta della fecondità del tempo, che si manifesta, proprio nel tempo e con il tempo della vita, nell'esistenza umana. àˆ la qualità di “fecondità ” dell'essere, che la Stein riesce a far emergere in virt๠di una descrizione fenomenologica pura, cioਠadeguatamente epochizzata e, percià², depurata da preconcetti naturalistici, scientifici, ideologici, dell'esistenza umana, a risultare portatrice della chiave ermeneutica, in grado di istituire quella relazione positiva tra essere e tempo, che Heidegger non era riuscito a cogliere, nonostante avesse introdotto importanti spunti analitici, a causa del “dissolvimento del senso nella comprensione” da lui operato, ovvero dell'abbandono del rigore fenomenologico a vantaggio di un'ermeneutica non pi๠ontologicamente ancorata. Tale ermeneutica del tempo dell'essere, nella sua fecondità , puಠderivare alla Stein dalla presa di coscienza della specificità del pensiero al femminile, che, pi๠volentieri di quello al maschile, presta attenzione alla vita, quale fattore ontologico di provenienza esistenziale. Di qui, potrebbe essere scaturita anche l'originale modalità del rapporto con l'opera di Heidegger, mai escludente, ma sempre integrante.
Il dispiegamento vitale dell'essere in Edith Stein. Tra temporalità ed eternità .
2013
Abstract
Scopo del presente lavoro ਠquello di vagliare lo sviluppo che la tematica del tempo ha nell'opera di Edith Stein, soprattutto nella sua ultima fase, e di verificare la fecondità ontologica dell'approccio adottato sulla base dei risultati ottenuti. A tal fine, occorrerà , dapprima, precisare il ruolo che la Stein attribuisce alla temporalità nell'ambito del suo pensiero, vale a dire la sua stretta connessione con la chiarificazione metafisica del senso dell'essere; successivamente giustificare la legittimità del ricorso alla speculazione metafisica, in un contesto, quale quello filosofico-culturale attuale, in cui prevale il riferimento ad un post-ismo, designato prima come post-moderno e, pi๠recentemente, come post-metafisico. La questione di fondo, in sostanza, ਠse tale clima di post-ismo vada letto come un dato di fatto, un presupposto imprescindibile, da cui partire per poter rileggere ed interpretare in senso nuovo i dati, nel senso di fenomeni, che emergono progressivamente dal “letto” del continuo fluire del reale, dimentichi del passato e protesi totalmente verso il futuro, privi di qualsiasi radicamento, e quindi, del nutrimento necessario alla “crescita” e allo “sviluppo” vitale (per usare una tautologia, dal momento che il processo dello sviluppo in quanto tale ਠlegato al dispiegamento della vita) del maestoso albero dell'essere, che pure, sempre, in continuazione si presenta nelle sue diverse forme, ignaro del post-ismo che, di volta in volta, gli si voglia giustapporre; o se, invece, non sia preferibile tentare di rivitalizzare l'alveo del pensiero filosofico, ormai deprivato dei riferimenti essenziali alle sue origini, tramite una salutare “iniezione” di metafisica, che, contrariamente ad un pensiero diffuso, a partire da Kant, che la vuole una disciplina ormai morta e incapace di fornire un qualsiasi utile contributo alla discussione attuale, si configura come sommamente necessaria, poichà© in grado di ridestare l'attenzione, e, quindi, l'intenzionamento filosofico per la “questione delle questioni”, vale a dire, appunto, quella dell'essere e della sua teleologia pi๠o meno manifesta, trascurando la quale si finisce col perdere di vista la necessità dell'adozione di un criterio nella valutazione della realtà , e della direzione da imprimere ad essa nell'azione. Il propendere per l'una o per l'altra tesi non deriva tanto da una presa di posizione a-priori nei confronti della contemporaneità , quanto piuttosto dalla valutazione degli esiti antivitalistici prodotti dall'affermazione e dalla diffusione di certa cultura “nichilista”, fin nei pi๠nascosti recessi della realtà , responsabili dell'indebolimento dell'umanità . Non si possono nascondere, inoltre, le difficoltà che si celano dietro l'utilizzo di termini come “essere”, “vita” e “tempo”, che racchiudono uno spettro semantico estremamente denso e stratificato. Un'ultima precisazione da fare, prima di procedere allo svolgimento dei nodi problematici fin qui presentati, ਠquella inerente il senso in cui vada inteso il termine “metafisica”, ed il suo rapporto con il filosofare dell'uomo del XXI secolo. Tale rapporto non va letto nel senso di una mera giustapposizione di concetti antichi alla situazione attuale, cosa che, tradendo il senso stesso del fare metafisica - che consiste piuttosto originariamente in un allargamento di confini, come suggerito dalla parola stessa: ???? ?? ??????, “oltre le cose fisiche”, oltre ciಠche cade immediatamente sotto il nostro sguardo - andrebbe ad ingabbiare la trama del reale, pi๠che a districarla e portarne alla luce l'intima teleologia. Come si vedrà , invece, la metafisica stessa risulterà rivitalizzata fin nelle sue radici dal dialogo con alcune correnti filosofiche contemporanee, tra le quali un posto privilegiato ਠoccupato dalla fenomenologia, senza dimenticare, perà², il ruolo fondamentale svolto da Heidegger, e, quindi, dall'esistenzialismo, nella riapertura del dibattito metafisico in epoca contemporanea, a prescindere dagli esiti nichilistici del suo pensiero. Infine, sarà nostro preciso compito giustificare la scelta della tematica della temporalità quale nodo cruciale da sciogliere per la risoluzione, se di essa si puಠparlare, della “questione delle questioni”, ovvero quella metafisica. La scelta del tema del tempo, infatti, ਠdovuta ad un'urgenza propria dell'epoca post-metafisica che stiamo attraversando, che già nella sua stessa definizione esige il riferimento ad un “post”, ovvero ad una determinazione temporale. Ciಠche emerge, d'altronde, dall'analisi fenomenologica in generale, ਠche proprio intorno alla questione della temporalità si gioca il rivivere di una metafisica intesa in senso positivo, come metafisica feconda, ovvero metafisica per la vita. Tempo e vita sono, infatti, due questioni essenziali e interdipendenti nell'ambito della faticosa ricostruzione metafisica attuata dalla Stein, sulla scorta del rinnovato interesse per la sfera di esistenza suscitato da Martin Heidegger. L'approccio steiniano alla tematica del tempo dell'essere consiste specificatamente nella messa a fuoco dell'apertura del tempo all'eternità , tramite la scoperta della fecondità del tempo, che si manifesta, proprio nel tempo e con il tempo della vita, nell'esistenza umana. àˆ la qualità di “fecondità ” dell'essere, che la Stein riesce a far emergere in virt๠di una descrizione fenomenologica pura, cioਠadeguatamente epochizzata e, percià², depurata da preconcetti naturalistici, scientifici, ideologici, dell'esistenza umana, a risultare portatrice della chiave ermeneutica, in grado di istituire quella relazione positiva tra essere e tempo, che Heidegger non era riuscito a cogliere, nonostante avesse introdotto importanti spunti analitici, a causa del “dissolvimento del senso nella comprensione” da lui operato, ovvero dell'abbandono del rigore fenomenologico a vantaggio di un'ermeneutica non pi๠ontologicamente ancorata. Tale ermeneutica del tempo dell'essere, nella sua fecondità , puಠderivare alla Stein dalla presa di coscienza della specificità del pensiero al femminile, che, pi๠volentieri di quello al maschile, presta attenzione alla vita, quale fattore ontologico di provenienza esistenziale. Di qui, potrebbe essere scaturita anche l'originale modalità del rapporto con l'opera di Heidegger, mai escludente, ma sempre integrante.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337744
URN:NBN:IT:BNCF-337744