Premessa L'interrogativo che ha orientato la nostra ricerca origina dalla constatazione di un fenomeno, sui cui finora molto si ਠdetto, ma in realtà poco si ਠindagato. In un testo fondamentale sulle funzioni del Credo e le sue implicazioni socio-culturali, J. C. Schmitt afferma ad un certo punto, in riferimento alle credenze sulla magia e sulle seguaci notturne di Diana, che il processo che conduce da i non credenda (ovvero le illusioni demoniache) ai credenda (ovvero la realtà degli atti diabolici) debba essere ancora ampiamente investigato. Normalmente la critica constata che sul finire del sec. XIII si sia verificata una svolta epistemologica che trova poi pratica e piena applicazione nella futura caccia alle streghe. Ora, lungi da noi voler cedere a una tentazione storicistica che conduce alla istituzione di nessi evolutivi deterministici di certi fenomeni, ci preme indagare, all'interno di un milieu particolare (la corte Plantageneta) proprio la trasformazione dello statuto ontologico di alcuni particolari esseri meravigliosi, i quali, non all'interno di un ambiente strettamente ecclesiastico-monastico, bensଠproprio in un contesto laico-curiale subiscono una lettura, che in un certo senso funzionerà da cassa di risonanza per certe credenze in cui gli elementi dell'immaginario collettivo risulteranno modificati o perfino rafforzati proprio dall'apporto dei differenti immaginari individuali degli autori mediolatini. La questione dell'illusorietà o della realtà di certi fenomeni o di certi esseri (atti diabolici, fate, streghe) ਠdirimente per comprendere le poliedriche dinamiche della formazione dei composti culturali, essa si colloca, inoltre, in un momento storico ben preciso e di questo momento riflette angosce, paure, inquietudini. Obiettivo principale del nostro studio ਠl'analisi delle dinamiche culturali che regolano le operazioni di rieleborazione e di riscrittura di alcuni nuclei mitici di lunga durata, in un'ottica non tanto di scavo archeologico, teso a comporre una mappa dei retaggi e delle sopravvivenze, quanto di interazione tra immaginari individuali e collettivi, a loro volta determinati dai contesti storici. Il processo che conduce alla sostanzializzazione di alcuni mirabilia/phantasiae presenti nelle opere mediolatine dei secoli XI-XIII si inserisce all'interno di un panorama pi๠ampio, che Schmitt ha definito «oggettivazione dei fantasmi» (in riferimento ai numerosi racconti di revenants e di codificazione del terzo regno oltremondano, il Purgatorio), percorso da radicali mutamenti epistemologici e filosofici (la desacralizzazione della natura e l'affermazione di una filosofia della natura che confluirà nella codificazione della doppia verità , fisica e metafisica, della Scolastica); da profondi rivolgimenti storico-religiosi (la consacrazione del dogma della transustanziazione nella sua variante †˜materialistica'; la diffusione delle eresie e la lotta conseguente intrapresa dalla Chiesa e dai poteri laici). L'irruzione del meraviglioso nella letteratura mediolatina e romanza dei secoli XII-XIII ਠstata spesso interpretata come indice di apertura e di †˜tolleranza' da parte delle à©lite culturali nei confronti della letteratura †˜folklorica'. Il meraviglioso, secondo la definizione di Le Goff collocato in posizione intermedia tra il miracolo e il magico, diverrebbe dunque l'indice di un'autonomia della cultura dei laici, che nel roman e nella narrativa breve trovano la propria legittimazione ideologico-sociale. Le raccolte di mirabilia, inoltre, sempre secondo le acquisizioni della critica francese, manifesterebbero un approccio proto-scientifico da parte dei loro autori, etnologi e folkloristi ante-litteram. La consolidata lettura della critica francese, tuttavia, non resiste sempre all'analisi dettagliata dei testi e, se continua a costituire un pilastro dell'ermeneutica del meraviglioso medievale, necessita, a nostro avviso, di essere integrata e, a tratti, modificata. Dalla lettura diretta dei testi, infatti, emergono altre direttrici, che implicano spostamenti semantici significativi e che possiamo sinteticamente ricondurre a tre questioni fondamentali: la pulsione didascalica secondo il principio dell'educere dilectando; la certificazione dei fenomeni meravigliosi oculata fide, secondo un procedimento proprio della scrittura storiografica; l'incarnazione di phantasiae, ovvero di creature dallo statuto tradizionalmente illusorio. Ognuno di questi poli genera una serie di conseguenze che incidono sugli assetti gnoseologici. La vocazione didattica comporta una sorta di affermazione del principio di superiorità nei confronti della letteratura profana volgare, il cui statuto fittizio ਠchiarito e ribadito fin dalla sua fondazione; la certificazione di verità contrappone i mirabilia reali alle merveilles romanzesche, riposando, inoltre, su una conoscenza diretta dei luoghi visitati o dei testimoni ascoltati, cosଠda porre le basi di alcuni tratti costituitivi della successiva letteratura di viaggio in volgare; il processo di incarnazione procede di pari passo con la demonizzazione di alcune creature, disvelando un'efficacia reale delle potenze maligne che si accrescerà nel corso dei secoli. Il risultato di questa operazione ਠlo slittamento ontologico dello statuto fantasmatico di alcuni mirabilia, i quali una volta oggettivati contribuiscono al passaggio dai non credenda ai credenda, ridisegnando i confini dell'operatività degli esseri malefici all'interno del mondo naturale. Il quadro appena tratteggiato non emerge, tuttavia, nei secoli XII-XIII, dalla riflessione teologica ufficiale, la quale, comunque preoccupata di contenere le tentazioni demoniache, resta sostanzialemente fedele alla concezione agostiniana del male difettivo, ovvero inteso come non-essere; bensଠaffiora da un corpus di testi che posti a cavallo tra il divertissement letterario e l'edificazione, meglio rispondono ad un'operazione di mediazione tra differenti livelli di cultura e quindi di propagazione di †˜nuovi' modelli. I mirabilia incarnati esemplificano quel processo di interazione transculturale tipico della cultura dell'età di mezza, un'interazione che garantisce la relazione e l'incontro tra l'immaginario collettivo e l'immaginario individuale dei singoli autori. Il milieu all'interno del quale si elabora questo progetto di ibridazione e di crossing-over, sul finire del secolo XII, ਠsicuramente la corte Plantageneta di Enrico II. La nostra analisi ha cercato, a questo proposito, di porre in rilievo il complesso programma culturale del sovrano, il quale, se da un lato patrocina un'operazione di mitopoiesi letteraria, attraverso la nascita della letteratura romanzesca arturiana, dall'altro sostiene una produzione mediolatina che trasforma le antiche collettanee di portenta in registrazione storiografica e fededegna degli stessi. In questo modo si crea un'atmosfera meravigliosa attorno alla figura storica del sovrano, la cui idealizzazione viene rafforzata anche grazie alle azioni del suo alter-ego immaginario Artà¹. I testi mediolatini consacrati ai mirabilia si impongono, dunque, quali testi-snodo che intercettano, a livello psicologico e antropologico, mutamenti e inquietudini e che inaugurano, sul versante pi๠strettamente letterario, stilemi retorici e strutture compositive in seguito confluenti nelle scritture odeporiche. Il corpus di testi esaminati si compone essenzialmente delle opere di tre autori canonici nel campo del meraviglioso medievale: De nugis curialium di Walter Map; Topographia Hibernica, Itinerarium Kambriae, Descriptio Kambriae di Giraldo di Cambria, gli Otia Imperialia di Gervasio di Tilbury. Nonostante siano testi già ampiamente investigati dalla critica, la lettura comparativa/contrastiva condotta, da un lato, con altri testi latini coevi, storici e/o enciclopedici, dall'altro con la riflessione teologica, ci ha consentito di individuare e di isolare i meccanismi di formazione di un mirabile sostanzializzato e oggettivato.
Mirabilia e merveille: le trasformazioni del meraviglioso in alcuni testi mediolatini e in alcune relazioni di viaggio gallo-romanze nei secoli XIII-XIV.
2013
Abstract
Premessa L'interrogativo che ha orientato la nostra ricerca origina dalla constatazione di un fenomeno, sui cui finora molto si ਠdetto, ma in realtà poco si ਠindagato. In un testo fondamentale sulle funzioni del Credo e le sue implicazioni socio-culturali, J. C. Schmitt afferma ad un certo punto, in riferimento alle credenze sulla magia e sulle seguaci notturne di Diana, che il processo che conduce da i non credenda (ovvero le illusioni demoniache) ai credenda (ovvero la realtà degli atti diabolici) debba essere ancora ampiamente investigato. Normalmente la critica constata che sul finire del sec. XIII si sia verificata una svolta epistemologica che trova poi pratica e piena applicazione nella futura caccia alle streghe. Ora, lungi da noi voler cedere a una tentazione storicistica che conduce alla istituzione di nessi evolutivi deterministici di certi fenomeni, ci preme indagare, all'interno di un milieu particolare (la corte Plantageneta) proprio la trasformazione dello statuto ontologico di alcuni particolari esseri meravigliosi, i quali, non all'interno di un ambiente strettamente ecclesiastico-monastico, bensଠproprio in un contesto laico-curiale subiscono una lettura, che in un certo senso funzionerà da cassa di risonanza per certe credenze in cui gli elementi dell'immaginario collettivo risulteranno modificati o perfino rafforzati proprio dall'apporto dei differenti immaginari individuali degli autori mediolatini. La questione dell'illusorietà o della realtà di certi fenomeni o di certi esseri (atti diabolici, fate, streghe) ਠdirimente per comprendere le poliedriche dinamiche della formazione dei composti culturali, essa si colloca, inoltre, in un momento storico ben preciso e di questo momento riflette angosce, paure, inquietudini. Obiettivo principale del nostro studio ਠl'analisi delle dinamiche culturali che regolano le operazioni di rieleborazione e di riscrittura di alcuni nuclei mitici di lunga durata, in un'ottica non tanto di scavo archeologico, teso a comporre una mappa dei retaggi e delle sopravvivenze, quanto di interazione tra immaginari individuali e collettivi, a loro volta determinati dai contesti storici. Il processo che conduce alla sostanzializzazione di alcuni mirabilia/phantasiae presenti nelle opere mediolatine dei secoli XI-XIII si inserisce all'interno di un panorama pi๠ampio, che Schmitt ha definito «oggettivazione dei fantasmi» (in riferimento ai numerosi racconti di revenants e di codificazione del terzo regno oltremondano, il Purgatorio), percorso da radicali mutamenti epistemologici e filosofici (la desacralizzazione della natura e l'affermazione di una filosofia della natura che confluirà nella codificazione della doppia verità , fisica e metafisica, della Scolastica); da profondi rivolgimenti storico-religiosi (la consacrazione del dogma della transustanziazione nella sua variante †˜materialistica'; la diffusione delle eresie e la lotta conseguente intrapresa dalla Chiesa e dai poteri laici). L'irruzione del meraviglioso nella letteratura mediolatina e romanza dei secoli XII-XIII ਠstata spesso interpretata come indice di apertura e di †˜tolleranza' da parte delle à©lite culturali nei confronti della letteratura †˜folklorica'. Il meraviglioso, secondo la definizione di Le Goff collocato in posizione intermedia tra il miracolo e il magico, diverrebbe dunque l'indice di un'autonomia della cultura dei laici, che nel roman e nella narrativa breve trovano la propria legittimazione ideologico-sociale. Le raccolte di mirabilia, inoltre, sempre secondo le acquisizioni della critica francese, manifesterebbero un approccio proto-scientifico da parte dei loro autori, etnologi e folkloristi ante-litteram. La consolidata lettura della critica francese, tuttavia, non resiste sempre all'analisi dettagliata dei testi e, se continua a costituire un pilastro dell'ermeneutica del meraviglioso medievale, necessita, a nostro avviso, di essere integrata e, a tratti, modificata. Dalla lettura diretta dei testi, infatti, emergono altre direttrici, che implicano spostamenti semantici significativi e che possiamo sinteticamente ricondurre a tre questioni fondamentali: la pulsione didascalica secondo il principio dell'educere dilectando; la certificazione dei fenomeni meravigliosi oculata fide, secondo un procedimento proprio della scrittura storiografica; l'incarnazione di phantasiae, ovvero di creature dallo statuto tradizionalmente illusorio. Ognuno di questi poli genera una serie di conseguenze che incidono sugli assetti gnoseologici. La vocazione didattica comporta una sorta di affermazione del principio di superiorità nei confronti della letteratura profana volgare, il cui statuto fittizio ਠchiarito e ribadito fin dalla sua fondazione; la certificazione di verità contrappone i mirabilia reali alle merveilles romanzesche, riposando, inoltre, su una conoscenza diretta dei luoghi visitati o dei testimoni ascoltati, cosଠda porre le basi di alcuni tratti costituitivi della successiva letteratura di viaggio in volgare; il processo di incarnazione procede di pari passo con la demonizzazione di alcune creature, disvelando un'efficacia reale delle potenze maligne che si accrescerà nel corso dei secoli. Il risultato di questa operazione ਠlo slittamento ontologico dello statuto fantasmatico di alcuni mirabilia, i quali una volta oggettivati contribuiscono al passaggio dai non credenda ai credenda, ridisegnando i confini dell'operatività degli esseri malefici all'interno del mondo naturale. Il quadro appena tratteggiato non emerge, tuttavia, nei secoli XII-XIII, dalla riflessione teologica ufficiale, la quale, comunque preoccupata di contenere le tentazioni demoniache, resta sostanzialemente fedele alla concezione agostiniana del male difettivo, ovvero inteso come non-essere; bensଠaffiora da un corpus di testi che posti a cavallo tra il divertissement letterario e l'edificazione, meglio rispondono ad un'operazione di mediazione tra differenti livelli di cultura e quindi di propagazione di †˜nuovi' modelli. I mirabilia incarnati esemplificano quel processo di interazione transculturale tipico della cultura dell'età di mezza, un'interazione che garantisce la relazione e l'incontro tra l'immaginario collettivo e l'immaginario individuale dei singoli autori. Il milieu all'interno del quale si elabora questo progetto di ibridazione e di crossing-over, sul finire del secolo XII, ਠsicuramente la corte Plantageneta di Enrico II. La nostra analisi ha cercato, a questo proposito, di porre in rilievo il complesso programma culturale del sovrano, il quale, se da un lato patrocina un'operazione di mitopoiesi letteraria, attraverso la nascita della letteratura romanzesca arturiana, dall'altro sostiene una produzione mediolatina che trasforma le antiche collettanee di portenta in registrazione storiografica e fededegna degli stessi. In questo modo si crea un'atmosfera meravigliosa attorno alla figura storica del sovrano, la cui idealizzazione viene rafforzata anche grazie alle azioni del suo alter-ego immaginario Artà¹. I testi mediolatini consacrati ai mirabilia si impongono, dunque, quali testi-snodo che intercettano, a livello psicologico e antropologico, mutamenti e inquietudini e che inaugurano, sul versante pi๠strettamente letterario, stilemi retorici e strutture compositive in seguito confluenti nelle scritture odeporiche. Il corpus di testi esaminati si compone essenzialmente delle opere di tre autori canonici nel campo del meraviglioso medievale: De nugis curialium di Walter Map; Topographia Hibernica, Itinerarium Kambriae, Descriptio Kambriae di Giraldo di Cambria, gli Otia Imperialia di Gervasio di Tilbury. Nonostante siano testi già ampiamente investigati dalla critica, la lettura comparativa/contrastiva condotta, da un lato, con altri testi latini coevi, storici e/o enciclopedici, dall'altro con la riflessione teologica, ci ha consentito di individuare e di isolare i meccanismi di formazione di un mirabile sostanzializzato e oggettivato.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337750
URN:NBN:IT:BNCF-337750