In effetti, la storia del Piano del lavoro va letta piàƒ¹ alla luce del movimento che attorno ad esso si generàƒ², nel mondo del lavoro, nella politica, nelle varie istituzioni territoriali, che alla luce degli esiti macroeconomici che alle iniziative del Piano sono riconducibili. Si àƒ¨ molto insistito, nelle ricostruzioni dell'esperienza del Piano del lavoro, sulla ࢠmano tesaࢠdi Di Vittorio al governo De Gasperi e sull'esperienza degli scioperi a rovescio, con cui i contadini occupavano le terre abbandonate e le lavoravano, riportandola sovente ad una dimensione culturale poco inerente al contesto storico dei primi anni Cinquanta. Il Piano del lavoro si inserisce a pieno titolo nell'orizzonte di quella corrente economica, fortemente presente e fortemente minoritaria nel contesto italiano, che avrebbe voluto un impegno costante dello Stato nella programmazione e, in alcuni casi, nella pianificazione economica. La proposta lanciata a Genova da Di Vittorio si collocava a metàƒ strada tra Pasquale Saraceno e il nuovo corso lanciato dal PCI al suo VI congresso. Con il Piano del lavoro la CGIL di Di Vittorio iniziava ad assumere una fisionomia nuova, iniziava a realizzare una autonoma soggettivitàƒ politica: non sindacato schiacciato sulla rivendicazione salariale e con una connotazione quasi corporativa, ma neanche mera propaggine del partito, sua cinghia di trasmissione. La CGIL ambiva a porsi come soggetto di rappresentanza di tutto il mondo del lavoro, compreso il mondo della disoccupazione inteso come contesto di lavoratori non lavoranti, abile a discutere direttamente e in prima pers

La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952)

2013

Abstract

In effetti, la storia del Piano del lavoro va letta piàƒ¹ alla luce del movimento che attorno ad esso si generàƒ², nel mondo del lavoro, nella politica, nelle varie istituzioni territoriali, che alla luce degli esiti macroeconomici che alle iniziative del Piano sono riconducibili. Si àƒ¨ molto insistito, nelle ricostruzioni dell'esperienza del Piano del lavoro, sulla ࢠmano tesaࢠdi Di Vittorio al governo De Gasperi e sull'esperienza degli scioperi a rovescio, con cui i contadini occupavano le terre abbandonate e le lavoravano, riportandola sovente ad una dimensione culturale poco inerente al contesto storico dei primi anni Cinquanta. Il Piano del lavoro si inserisce a pieno titolo nell'orizzonte di quella corrente economica, fortemente presente e fortemente minoritaria nel contesto italiano, che avrebbe voluto un impegno costante dello Stato nella programmazione e, in alcuni casi, nella pianificazione economica. La proposta lanciata a Genova da Di Vittorio si collocava a metàƒ strada tra Pasquale Saraceno e il nuovo corso lanciato dal PCI al suo VI congresso. Con il Piano del lavoro la CGIL di Di Vittorio iniziava ad assumere una fisionomia nuova, iniziava a realizzare una autonoma soggettivitàƒ politica: non sindacato schiacciato sulla rivendicazione salariale e con una connotazione quasi corporativa, ma neanche mera propaggine del partito, sua cinghia di trasmissione. La CGIL ambiva a porsi come soggetto di rappresentanza di tutto il mondo del lavoro, compreso il mondo della disoccupazione inteso come contesto di lavoratori non lavoranti, abile a discutere direttamente e in prima pers
2013
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