Questa ricerca documenta i legami tra le istituzioni politiche italiane e il corso forzoso, attraverso il Regio decreto del 1° maggio 1866, che fa seguito alla Legge Scialoja del 30 aprile 1866, la nomina della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso e la Relazione finale del 28 novembre 1868. Soffermandosi in particolare sulla lenta e contraddittoria evoluzione rappresentativa delle istituzioni politiche (Cammarano, 2011; Candeloro, 1968; Mill, 1861, ed. 1946; Ragionieri, 1967; Villari, 1854-1903) e sulle cause e le conseguenze del corso forzoso (Bonghi, 1868; De Cesare, 1867; Ferrara, 1866; Ferraris, 1879; Scialoja, 1867). Per riflettere in chiave critica su una dinamica che ho ricostruito, considerando: 1) il conflitto tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica romana; 2) i legami del «Governo del Re», con l'«Empire libà©ral»; 3) l'unificazione monetaria; 4) la guerra civile tra l'esercito italiano e i briganti meridionali; 5) l'esperienza delle Commissioni parlamentari d'inchiesta nel Regno Unito; 6) la centralizzazione amministrativa italiana; 7) il gravissimo disavanzo finanziario; 8) l'instabilità dei governi della Destra e del partito di Corte; 9) la «guerra per Venezia»; 10) l'orientamento ministeriale dei nuovi deputati eletti in Veneto dopo l'annessione; 11) il «trasformismo istituzionale» della Camera dei deputati; 12) l'inadeguatezza della Sinistra; 13) la liquidazione dell'asse ecclesiastico; 14) la tassa sul macinato; 15) il monopolio sui tabacchi; 16) la centralizzazione bancaria e il formarsi del sistema creditizio. Da qui, l'esame delle ragioni e degli effetti del corso forzoso: dall'unificazione monetaria, amministrativa e tributaria, al passivo del bilancio dello Stato e dalla vittoria della monarchia, alla costituzionalizzazione della «Sinistra militare» e democratico radicale. Attraverso le presidenze del Consiglio di Ricasoli, Minghetti e Farini, per la Destra, e di Rattazzi, La Marmora e Menabrea, per il partito di Corte (Astuto, 2009; Colombo, 1999; Id., 2001 b; Id. 2003; Martucci, 1999; Id., 2002). Il contestuale ridimensionamento della presidenza del Consiglio, che Cavour aveva rafforzato sin dal Connubio con Rattazzi, andando oltre la lettera dello Statuto, ਠcosଠscandito dalla Convenzione di settembre, dalla scissione della Permanente piemontese e dalla crescente importanza dei ministri delle Finanze: Pietro Bastogi, Quintino Sella, Antonio Scialoja e Francesco Ferrara, con il breve intermezzo di Agostino Depretis. Mentre la nascente opinione pubblica nazionale esercita la sua funzione critica, anche attraverso un nuovo giornale economico, Il Sole, tra i cui finanziatori c'ਠErcole Lualdi, uno dei componenti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso. Il Sole propone tra l'altro di concedere l'emissione delle banconote in corso forzoso a una pluralità di banche, di farle controllare e di garantirle con il deposito consolidato presso lo Stato, di liberalizzare le coltivazioni e le manifatture di tabacco, con l'immediata cessazione del monopolio del governo, di abolire le dogane e il dazio delle città e di costruire dock e magazzini generali. Senza tuttavia riuscire a modificare la politica della Destra che, alla fine della «guerra per Venezia», amministra con Sella, Lampertico e Messedaglia, le province di Belluno, Vicenza e Verona, assicurando la transizione dalla sovranità austriaca, a quella italiana, ma ਠpenalizzata dall'inefficienza della burocrazia e dalle anomalie e illegalità del corso forzoso. Prima di esaminare gli Atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso, la ricerca ripercorre poi in breve i lavori della precedente Commissione parlamentare d'inchiesta sul brigantaggio (Camera dei deputati, Atti parlamentari, leg. VIII, sessione II, doc. n. 58; Massari e Castagnola, 1863; Il Dovere, I, nn. 19, 20, 21 e 22 e 23, agosto 1863; Villari 1861-1875, ed. 1979; Molfese, 1983). Traendo conferma del fatto che nell'Italia di Vittorio Emanuele II, la semplice attivazione di una Commissione parlamentare inquirente crea serie difficoltà al potere legislativo, già limitato dal vincolo di subordinazione alla Corona, previsto dallo Statuto. Nominando la Commissione parlamentare d'inchiesta sul brigantaggio, la Camera dei deputati dà infatti all'opposizione di Sinistra l'opportunità di far valere le sue capacità di controllo e di denuncia, ma permette per converso al «Governo del Re» di accentuare gli aspetti autoritari e repressivi del suo intervento nel meridione (Martucci, 1999). Da qui, la mia riflessione sulle inchieste parlamentari inglesi, incentrate sui temi finanziari, sin dal Restriction Act del 3 maggio 1797, e sulla ricezione italiana del Trattato parlamentare di Erskine May (Arcoleo, 1881; Bonghi, 1869; Devincenzi, 1866; Erskine May, 1888; Todd, 1886). L'analisi delle politiche monetarie e finanziarie nei primi anni dell'Italia unita introduce quindi l'esame degli Atti dell'inchiesta sul corso forzoso, raccolti dalle presidenze di Filippo Cordova e di Fedele Lampertico (Arbib, 1902, p. 299; Camera dei deputati, 1868, I, II e III; Cilibrizzi, 1925 Lampertico, 1884; Rossi, A., 1868). Traendo un'altra conferma. In questo caso del fatto che il direttore Carlo Bombrini finalizza il monopolio sul corso forzoso, ad affermare la supremazia della Banca Nazionale sugli altri Istituti bancari italiani, in particolare sul Banco di Napoli e sul Banco di Sicilia, per favorire i capitali immobiliari e le infrastrutture ferroviarie (Luzzatto, 19682; Scialoja, 1867; Supino, 1895). La ricerca fa tuttavia emergere soprattutto alcune significative novità . Gli Atti documentano infatti che la Banca Nazionale nel Regno d'Italia agisce in continuità con la Banca Nazionale negli Stati sardi, nata a sua volta dall'unione tra la Banca di Genova e la Banca di Torino e diretta dallo stesso Bombrini, durante il governo Cavour, prima dell'unificazione nazionale (Romeo, 1999). Quando il Banco di Napoli e la Banca Toscana adeguavano i loro rispettivi giri d'affari al programma di accentramento politico-amministrativo perseguito dalla Destra. In secondo luogo, gli Atti documentano che la Relazione del presidente Cordova, presentata il 25 luglio 1868, propone di limitare per la prima volta la circolazione forzosa a settecento milioni e di incentivare il piccolo commercio, disponendo la stampa di sei milioni di banconote da una lira. Per comporre le divergenze con il ministro delle Finanze Luigi G. Cambray Digny, poi sanate proprio dalla Legge Cordova. Infine, gli Atti documentano che la Relazione finale, presentata dal nuovo presidente Lampertico, eletto in sostituzione di Cordova, deceduto dopo un infarto, esprime soltanto gli orientamenti della maggioranza della Commissione parlamentare d'inchiesta, formata per la Destra, dal presidente Cordova, e da Alessandro Rossi, che presenta anche l'allegato progetto di legge per l'abolizione del corso forzoso, e per la Sinistra, da Lualdi e da Federico Seismit-Doda, favorevoli all'immediato ripristino del corso legale. Registrando l'opposizione della Destra di Angelo Messedaglia e di Quintino Sella, con un voto «cui poscia accedette» il nuovo presidente Lampertico, «che nella votazione era assente» (Camera dei deputati, 1868, I, Conclusioni, p. 403, n. 1). La Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso semplifica dunque, insieme al contrasto tra la Destra e la Sinistra, il dualismo interno alla Destra, tra il rigorismo di Sella e Messedaglia e il liberismo caritatevole di Lampertico e dei cattolici liberali vicini a Marco Minghetti. Nell'ambito di un «trasformismo istituzionale» che, durante i governi Menabrea-Cambray Digny, accomuna la Destra e il partito di Corte ed ਠscandito dagli ingenti e ripetuti prestiti bancari, dal dibattito sulla vendita delle ferrovie e dalle imposte indirette (Allegrezza, 2007; Carocci, 2002; Jemolo, 1974; Marongiu, 1995; Romanelli, 1974; Sabbatucci, 2003; Supino, 1929, I edizione 1895).
Istituzioni politiche e corso forzoso nell'Italia di Vittorio Emanuele II. La Commissione parlamentare d'inchiesta del 1868.
2013
Abstract
Questa ricerca documenta i legami tra le istituzioni politiche italiane e il corso forzoso, attraverso il Regio decreto del 1° maggio 1866, che fa seguito alla Legge Scialoja del 30 aprile 1866, la nomina della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso e la Relazione finale del 28 novembre 1868. Soffermandosi in particolare sulla lenta e contraddittoria evoluzione rappresentativa delle istituzioni politiche (Cammarano, 2011; Candeloro, 1968; Mill, 1861, ed. 1946; Ragionieri, 1967; Villari, 1854-1903) e sulle cause e le conseguenze del corso forzoso (Bonghi, 1868; De Cesare, 1867; Ferrara, 1866; Ferraris, 1879; Scialoja, 1867). Per riflettere in chiave critica su una dinamica che ho ricostruito, considerando: 1) il conflitto tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica romana; 2) i legami del «Governo del Re», con l'«Empire libà©ral»; 3) l'unificazione monetaria; 4) la guerra civile tra l'esercito italiano e i briganti meridionali; 5) l'esperienza delle Commissioni parlamentari d'inchiesta nel Regno Unito; 6) la centralizzazione amministrativa italiana; 7) il gravissimo disavanzo finanziario; 8) l'instabilità dei governi della Destra e del partito di Corte; 9) la «guerra per Venezia»; 10) l'orientamento ministeriale dei nuovi deputati eletti in Veneto dopo l'annessione; 11) il «trasformismo istituzionale» della Camera dei deputati; 12) l'inadeguatezza della Sinistra; 13) la liquidazione dell'asse ecclesiastico; 14) la tassa sul macinato; 15) il monopolio sui tabacchi; 16) la centralizzazione bancaria e il formarsi del sistema creditizio. Da qui, l'esame delle ragioni e degli effetti del corso forzoso: dall'unificazione monetaria, amministrativa e tributaria, al passivo del bilancio dello Stato e dalla vittoria della monarchia, alla costituzionalizzazione della «Sinistra militare» e democratico radicale. Attraverso le presidenze del Consiglio di Ricasoli, Minghetti e Farini, per la Destra, e di Rattazzi, La Marmora e Menabrea, per il partito di Corte (Astuto, 2009; Colombo, 1999; Id., 2001 b; Id. 2003; Martucci, 1999; Id., 2002). Il contestuale ridimensionamento della presidenza del Consiglio, che Cavour aveva rafforzato sin dal Connubio con Rattazzi, andando oltre la lettera dello Statuto, ਠcosଠscandito dalla Convenzione di settembre, dalla scissione della Permanente piemontese e dalla crescente importanza dei ministri delle Finanze: Pietro Bastogi, Quintino Sella, Antonio Scialoja e Francesco Ferrara, con il breve intermezzo di Agostino Depretis. Mentre la nascente opinione pubblica nazionale esercita la sua funzione critica, anche attraverso un nuovo giornale economico, Il Sole, tra i cui finanziatori c'ਠErcole Lualdi, uno dei componenti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso. Il Sole propone tra l'altro di concedere l'emissione delle banconote in corso forzoso a una pluralità di banche, di farle controllare e di garantirle con il deposito consolidato presso lo Stato, di liberalizzare le coltivazioni e le manifatture di tabacco, con l'immediata cessazione del monopolio del governo, di abolire le dogane e il dazio delle città e di costruire dock e magazzini generali. Senza tuttavia riuscire a modificare la politica della Destra che, alla fine della «guerra per Venezia», amministra con Sella, Lampertico e Messedaglia, le province di Belluno, Vicenza e Verona, assicurando la transizione dalla sovranità austriaca, a quella italiana, ma ਠpenalizzata dall'inefficienza della burocrazia e dalle anomalie e illegalità del corso forzoso. Prima di esaminare gli Atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso, la ricerca ripercorre poi in breve i lavori della precedente Commissione parlamentare d'inchiesta sul brigantaggio (Camera dei deputati, Atti parlamentari, leg. VIII, sessione II, doc. n. 58; Massari e Castagnola, 1863; Il Dovere, I, nn. 19, 20, 21 e 22 e 23, agosto 1863; Villari 1861-1875, ed. 1979; Molfese, 1983). Traendo conferma del fatto che nell'Italia di Vittorio Emanuele II, la semplice attivazione di una Commissione parlamentare inquirente crea serie difficoltà al potere legislativo, già limitato dal vincolo di subordinazione alla Corona, previsto dallo Statuto. Nominando la Commissione parlamentare d'inchiesta sul brigantaggio, la Camera dei deputati dà infatti all'opposizione di Sinistra l'opportunità di far valere le sue capacità di controllo e di denuncia, ma permette per converso al «Governo del Re» di accentuare gli aspetti autoritari e repressivi del suo intervento nel meridione (Martucci, 1999). Da qui, la mia riflessione sulle inchieste parlamentari inglesi, incentrate sui temi finanziari, sin dal Restriction Act del 3 maggio 1797, e sulla ricezione italiana del Trattato parlamentare di Erskine May (Arcoleo, 1881; Bonghi, 1869; Devincenzi, 1866; Erskine May, 1888; Todd, 1886). L'analisi delle politiche monetarie e finanziarie nei primi anni dell'Italia unita introduce quindi l'esame degli Atti dell'inchiesta sul corso forzoso, raccolti dalle presidenze di Filippo Cordova e di Fedele Lampertico (Arbib, 1902, p. 299; Camera dei deputati, 1868, I, II e III; Cilibrizzi, 1925 Lampertico, 1884; Rossi, A., 1868). Traendo un'altra conferma. In questo caso del fatto che il direttore Carlo Bombrini finalizza il monopolio sul corso forzoso, ad affermare la supremazia della Banca Nazionale sugli altri Istituti bancari italiani, in particolare sul Banco di Napoli e sul Banco di Sicilia, per favorire i capitali immobiliari e le infrastrutture ferroviarie (Luzzatto, 19682; Scialoja, 1867; Supino, 1895). La ricerca fa tuttavia emergere soprattutto alcune significative novità . Gli Atti documentano infatti che la Banca Nazionale nel Regno d'Italia agisce in continuità con la Banca Nazionale negli Stati sardi, nata a sua volta dall'unione tra la Banca di Genova e la Banca di Torino e diretta dallo stesso Bombrini, durante il governo Cavour, prima dell'unificazione nazionale (Romeo, 1999). Quando il Banco di Napoli e la Banca Toscana adeguavano i loro rispettivi giri d'affari al programma di accentramento politico-amministrativo perseguito dalla Destra. In secondo luogo, gli Atti documentano che la Relazione del presidente Cordova, presentata il 25 luglio 1868, propone di limitare per la prima volta la circolazione forzosa a settecento milioni e di incentivare il piccolo commercio, disponendo la stampa di sei milioni di banconote da una lira. Per comporre le divergenze con il ministro delle Finanze Luigi G. Cambray Digny, poi sanate proprio dalla Legge Cordova. Infine, gli Atti documentano che la Relazione finale, presentata dal nuovo presidente Lampertico, eletto in sostituzione di Cordova, deceduto dopo un infarto, esprime soltanto gli orientamenti della maggioranza della Commissione parlamentare d'inchiesta, formata per la Destra, dal presidente Cordova, e da Alessandro Rossi, che presenta anche l'allegato progetto di legge per l'abolizione del corso forzoso, e per la Sinistra, da Lualdi e da Federico Seismit-Doda, favorevoli all'immediato ripristino del corso legale. Registrando l'opposizione della Destra di Angelo Messedaglia e di Quintino Sella, con un voto «cui poscia accedette» il nuovo presidente Lampertico, «che nella votazione era assente» (Camera dei deputati, 1868, I, Conclusioni, p. 403, n. 1). La Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso semplifica dunque, insieme al contrasto tra la Destra e la Sinistra, il dualismo interno alla Destra, tra il rigorismo di Sella e Messedaglia e il liberismo caritatevole di Lampertico e dei cattolici liberali vicini a Marco Minghetti. Nell'ambito di un «trasformismo istituzionale» che, durante i governi Menabrea-Cambray Digny, accomuna la Destra e il partito di Corte ed ਠscandito dagli ingenti e ripetuti prestiti bancari, dal dibattito sulla vendita delle ferrovie e dalle imposte indirette (Allegrezza, 2007; Carocci, 2002; Jemolo, 1974; Marongiu, 1995; Romanelli, 1974; Sabbatucci, 2003; Supino, 1929, I edizione 1895).| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337927
URN:NBN:IT:BNCF-337927