Il presente lavoro ha una duplice finalità . Da un lato, esso mira a ricostruire l'istituto del recupero degli aiuti di Stato illegali in attuazione di una decisione della Commissione, attraverso l'analisi della prassi della Commissione e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Dall'altro, e grazie a tale ricostruzione, la tesi evidenzia alcune delle criticità del sistema di controllo sugli aiuti pubblici nell'Unione europea. Il lavoro prende perciಠle mosse, nella sua prima parte, da un'analisi critica della disciplina degli aiuti di Stato (Capitoli I e II), e pi๠in particolare, dei poteri della Commissione in materia di aiuti illegali (Capitolo III). Attraverso un esercizio di comparazione, la trattazione evidenzia le principali differenze con l'analoga disciplina antitrust, per quanto riguarda sia le prerogative della Commissione, sia la posizione delle imprese interessate. La prima parte della tesi dimostra come, nonostante la Commissione abbia una competenza esclusiva nel settore degli aiuti di Stato, essa non sia stata dotata degli strumenti pi๠adeguati nà© per prevenire la violazione dell'art. 108, terzo paragrafo, TFUE, nà© per reprimere i comportamenti che impediscono la corretta attuazione di una eventuale decisione di recupero. Sotto quest'ultimo profilo, la circostanza che le decisioni di recupero della Commissione devono essere attuate attraverso gli strumenti previsti dal diritto nazionale dello Stato destinatario della decisione, i quali non sono oggi minimamente armonizzati, costituisce un ulteriore punto di debolezza dell'attuale sistema di controllo sugli aiuti di Stato. A fronte di cià², la prima parte della tesi illustra come, verosimilmente a causa dell'inadeguatezza dei propri poteri in materia di aiuti di Stato, la Commissione abbia inaugurato con l'adozione del Piano d'azione del 2005 una nuova politica di controllo, incentrata principalmente sul sistematico avvio di procedure di infrazione per mancato recupero di aiuti illegali, ai sensi degli articoli 108, secondo paragrafo, TFUE e 260 TFUE. La seconda parte del lavoro analizza la portata dell'obbligo di recupero posto in capo a uno Stato da una decisione della Commissione, ex art. 14 del regolamento di procedura, sia da un punto di vista sostanziale (trattando le principali problematiche relative all'identificazione dei beneficiari e del quantum da recuperare), che procedurale (Capitolo IV). In particolare, attraverso l'analisi della prassi decisionale della Commissione e della giurisprudenza del Tribunale e della Corte di giustizia in materia, la tesi evidenzia che, rispetto alla questione della corretta determinazione dell'importo da recuperare, il Tribunale ha in pi๠occasioni riconosciuto il diritto del beneficiario a contestare dinnanzi alle competenti autorità nazionali l'importo richiestogli, ove questo non sia in linea con la finalità dell'obbligo di recupero di ripristinare la situazione concorrenziale antecedente all'illecita erogazione dell'aiuto. In un momento successivo, analizzando le questioni della definitività dei provvedimenti amministrativi e giurisdizionali contrari a una decisione di recupero e della sospensione dei procedimenti disposta dai giudici nazionali, si ਠperಠosservato come la Corte di giustizia vagli con particolare rigore la compatibilità delle procedure nazionali attraverso le quali il beneficiario puಠesercitare tale diritto, per verificare se esse possano garantire l'esecuzione immediata ed effettiva delle decisioni della Commissione. La recente esperienza italiana testimonia come, qualora l'applicazione data alle procedure nazionali da parte dei giudici nazionali non si dimostri efficace al fine di dare immediata e effettiva attuazione ad una decisione di recupero, gli Stati possano giungere a compiere delle modifiche ad hoc del loro diritto processuale per tentare di garantire la rapida esecuzione di tali decisioni, evitando cosଠil deferimento alla Corte di giustizia, ex art. 260 TFUE, e la conseguente condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie. In particolare, l'adozione del decreto-legge 8 aprile 2008 n. 59, nonchà© la dichiarazione della sua parziale illegittimità costituzionale da parte della Consulta, paiono dimostrare la delicatezza dell'esercizio di bilanciamento necessario per contemperare sul piano interno l'effettività del recupero e la tutela dei diritti di difesa dei beneficiari. Trattando delle pronuncia contro l'Italia dovuta al mancato recupero di incentivi fiscali diretti a favore di società partecipanti ad esposizioni all'estero si ਠnotato come, nel settore del recupero degli aiuti di Stato, la Corte di giustizia non paia perಠinteressata a fornire chiarimenti rispetto alla questione della tutela dei diritti di difesa dei beneficiari tenuti alla restituzione degli aiuti, la quale parrebbe meritare perಠmaggiore attenzione, come recentemente ricordato dalla Corte costituzionale al Legislatore italiano. Nella scarna giurisprudenza sulla condanna degli Stati al pagamento di sanzioni pecuniarie per la mancata attuazione di una decisione di recupero della Commissione (analizzata nel V Capitolo), la Corte ha chiaramente affermato il carattere particolarmente grave di tale inadempimento. Nonostante tale affermazione, sembra perಠlecito dubitare del reale effetto deterrente del ricorso per inadempimento per la mancata attuazione di una decisione di recupero, rispetto alla violazione degli obblighi posti dall'art. 108, terzo paragrafo, TFUE. La condanna al pagamento di multe da parte della Corte ਠsolo eventuale. Essa interviene solo a seguito di una precedente sentenza della Corte ai sensi dell'art. 108, secondo paragrafo, TFUE e costituisce una sorta di extrema ratio, attivabile dalla Commissione avverso gli inadempimenti protrattisi particolarmente a lungo nel tempo. In altre parole, l'attuale sistema europeo di controllo sugli aiuti di Stato non sembrerebbe idoneo a disincentivare, a seguito di una valutazione politica †œcosti-benefici†�, la violazione da parte degli Stati degli obblighi procedurali loro imposti dal Trattato. Alla luce di tali conclusioni, la tesi individua talune prospettive di riforma dell'attuale sistema nella proposta da parte della Commissione di un nuovo regolamento di procedura che preveda l'obbligo in capo agli Stati di istituire delle autorità indipendenti competenti limitatamente al recupero, nonchà© un'armonizzazione seppur minima delle procedure nazionali applicabili al recupero. In una prospettiva de iure condito, si ਠsostenuta inoltre l'opportunità che la Commissione orienti il suo utilizzo dello strumento della procedura di infrazione, finora concentrato sull'inadempimento ad una decisione di recupero ex art. 108, secondo paragrafo, TFUE, sul perseguimento, in base all'art. 258 TFUE, di violazioni "generali e persistenti" degli obblighi procedurali previsti dal Trattato.
Il recupero degli aiuti di Stato illegali tra giurisprudenza e prassi europea.
2013
Abstract
Il presente lavoro ha una duplice finalità . Da un lato, esso mira a ricostruire l'istituto del recupero degli aiuti di Stato illegali in attuazione di una decisione della Commissione, attraverso l'analisi della prassi della Commissione e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Dall'altro, e grazie a tale ricostruzione, la tesi evidenzia alcune delle criticità del sistema di controllo sugli aiuti pubblici nell'Unione europea. Il lavoro prende perciಠle mosse, nella sua prima parte, da un'analisi critica della disciplina degli aiuti di Stato (Capitoli I e II), e pi๠in particolare, dei poteri della Commissione in materia di aiuti illegali (Capitolo III). Attraverso un esercizio di comparazione, la trattazione evidenzia le principali differenze con l'analoga disciplina antitrust, per quanto riguarda sia le prerogative della Commissione, sia la posizione delle imprese interessate. La prima parte della tesi dimostra come, nonostante la Commissione abbia una competenza esclusiva nel settore degli aiuti di Stato, essa non sia stata dotata degli strumenti pi๠adeguati nà© per prevenire la violazione dell'art. 108, terzo paragrafo, TFUE, nà© per reprimere i comportamenti che impediscono la corretta attuazione di una eventuale decisione di recupero. Sotto quest'ultimo profilo, la circostanza che le decisioni di recupero della Commissione devono essere attuate attraverso gli strumenti previsti dal diritto nazionale dello Stato destinatario della decisione, i quali non sono oggi minimamente armonizzati, costituisce un ulteriore punto di debolezza dell'attuale sistema di controllo sugli aiuti di Stato. A fronte di cià², la prima parte della tesi illustra come, verosimilmente a causa dell'inadeguatezza dei propri poteri in materia di aiuti di Stato, la Commissione abbia inaugurato con l'adozione del Piano d'azione del 2005 una nuova politica di controllo, incentrata principalmente sul sistematico avvio di procedure di infrazione per mancato recupero di aiuti illegali, ai sensi degli articoli 108, secondo paragrafo, TFUE e 260 TFUE. La seconda parte del lavoro analizza la portata dell'obbligo di recupero posto in capo a uno Stato da una decisione della Commissione, ex art. 14 del regolamento di procedura, sia da un punto di vista sostanziale (trattando le principali problematiche relative all'identificazione dei beneficiari e del quantum da recuperare), che procedurale (Capitolo IV). In particolare, attraverso l'analisi della prassi decisionale della Commissione e della giurisprudenza del Tribunale e della Corte di giustizia in materia, la tesi evidenzia che, rispetto alla questione della corretta determinazione dell'importo da recuperare, il Tribunale ha in pi๠occasioni riconosciuto il diritto del beneficiario a contestare dinnanzi alle competenti autorità nazionali l'importo richiestogli, ove questo non sia in linea con la finalità dell'obbligo di recupero di ripristinare la situazione concorrenziale antecedente all'illecita erogazione dell'aiuto. In un momento successivo, analizzando le questioni della definitività dei provvedimenti amministrativi e giurisdizionali contrari a una decisione di recupero e della sospensione dei procedimenti disposta dai giudici nazionali, si ਠperಠosservato come la Corte di giustizia vagli con particolare rigore la compatibilità delle procedure nazionali attraverso le quali il beneficiario puಠesercitare tale diritto, per verificare se esse possano garantire l'esecuzione immediata ed effettiva delle decisioni della Commissione. La recente esperienza italiana testimonia come, qualora l'applicazione data alle procedure nazionali da parte dei giudici nazionali non si dimostri efficace al fine di dare immediata e effettiva attuazione ad una decisione di recupero, gli Stati possano giungere a compiere delle modifiche ad hoc del loro diritto processuale per tentare di garantire la rapida esecuzione di tali decisioni, evitando cosଠil deferimento alla Corte di giustizia, ex art. 260 TFUE, e la conseguente condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie. In particolare, l'adozione del decreto-legge 8 aprile 2008 n. 59, nonchà© la dichiarazione della sua parziale illegittimità costituzionale da parte della Consulta, paiono dimostrare la delicatezza dell'esercizio di bilanciamento necessario per contemperare sul piano interno l'effettività del recupero e la tutela dei diritti di difesa dei beneficiari. Trattando delle pronuncia contro l'Italia dovuta al mancato recupero di incentivi fiscali diretti a favore di società partecipanti ad esposizioni all'estero si ਠnotato come, nel settore del recupero degli aiuti di Stato, la Corte di giustizia non paia perಠinteressata a fornire chiarimenti rispetto alla questione della tutela dei diritti di difesa dei beneficiari tenuti alla restituzione degli aiuti, la quale parrebbe meritare perಠmaggiore attenzione, come recentemente ricordato dalla Corte costituzionale al Legislatore italiano. Nella scarna giurisprudenza sulla condanna degli Stati al pagamento di sanzioni pecuniarie per la mancata attuazione di una decisione di recupero della Commissione (analizzata nel V Capitolo), la Corte ha chiaramente affermato il carattere particolarmente grave di tale inadempimento. Nonostante tale affermazione, sembra perಠlecito dubitare del reale effetto deterrente del ricorso per inadempimento per la mancata attuazione di una decisione di recupero, rispetto alla violazione degli obblighi posti dall'art. 108, terzo paragrafo, TFUE. La condanna al pagamento di multe da parte della Corte ਠsolo eventuale. Essa interviene solo a seguito di una precedente sentenza della Corte ai sensi dell'art. 108, secondo paragrafo, TFUE e costituisce una sorta di extrema ratio, attivabile dalla Commissione avverso gli inadempimenti protrattisi particolarmente a lungo nel tempo. In altre parole, l'attuale sistema europeo di controllo sugli aiuti di Stato non sembrerebbe idoneo a disincentivare, a seguito di una valutazione politica †œcosti-benefici†�, la violazione da parte degli Stati degli obblighi procedurali loro imposti dal Trattato. Alla luce di tali conclusioni, la tesi individua talune prospettive di riforma dell'attuale sistema nella proposta da parte della Commissione di un nuovo regolamento di procedura che preveda l'obbligo in capo agli Stati di istituire delle autorità indipendenti competenti limitatamente al recupero, nonchà© un'armonizzazione seppur minima delle procedure nazionali applicabili al recupero. In una prospettiva de iure condito, si ਠsostenuta inoltre l'opportunità che la Commissione orienti il suo utilizzo dello strumento della procedura di infrazione, finora concentrato sull'inadempimento ad una decisione di recupero ex art. 108, secondo paragrafo, TFUE, sul perseguimento, in base all'art. 258 TFUE, di violazioni "generali e persistenti" degli obblighi procedurali previsti dal Trattato.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/337928
URN:NBN:IT:BNCF-337928