Il presente lavoro di tesi si propone di indagare la natura dei rapporti tra teatro e educazione nell'orizzonte di una pedagogia fondamentale di fenomenologico-ermeneutico. Coerentemente con lo stile di razionalitàƒ cui faccio riferimento, la riflessione saràƒ articolata in tre momenti, i quali rivelano altrettanti tratti essenziali del sapere pedagogico scientifico e guardano alla pedagogia come scienza progettuale, teoretica, poietico-prassica. Lo scopo della prima parte del lavoro (à,«Le ferite educative nel tempo presenteà,») àƒ¨ quello di determinare l'oggetto proprio dell'istanza pratica, riconducendolo a uno o piàƒ¹ bisogni originari che in questa epoca presentano i caratteri dell'emergenza educativa. La proposta àƒ¨ quella di accostarsi all'universo degli adolescenti e dei postadolescenti, attraverso una lettura del disagio volta a determinare quegli aspetti che ne disegnano i tratti ricorrenti e caratterizzanti. Mi riferiràƒ² in prima istanza al profilo emergente della condizione adolescenziale nell'Occidente contemporaneo, per tentare di individuarne in un secondo momento la struttura e il senso. Nella seconda parte dell'elaborato (à,«Senso del teatro nellࢠagire educativoà,») l'attenzione si sposta invece sull'istanza poietica, quindi sul tentativo di determinare il fenomeno teatro e il suo senso educativo. Nel corso della riflessione ulteriore o educativa in senso proprio non àƒ¨ solo il teatro a essere riconosciuto come strutturalmente educativo, ma anche un particolare aspetto di quell'universo relazionale, che proporràƒ² di chiamare vissuto teatrale. L'esperienza teatrale non si esaurisce infatti nella messinscena, ma àƒ¨ frutto di una storia, dell'intreccio di relazioni che sviluppano in modo esemplare alcune istanze che determinano tanto i fenomeni teatrali, quanto i fenomeni educativi. Affermare che esiste un nesso strutturale tra teatro e educazione, equivale ad affermare che il teatro ci rivela qualcosa di quei fenomeni umani che chiamiamo educativi, siccome i fenomeni umani che chiamiamo educativi ci rivelano qualcosa del fenomeno teatro. Proporràƒ² di chiamare antropologia pedagogica del teatro quel campo di studi che mette a tema e problematizza il rapporto esistente tra fenomeni educativi e fenomeni teatrali nelle loro manifestazioni autentiche. Riferirsi a un'antropologia pedagogica del teatro capovolge i principali modelli che regolano i rapporti tra teatro e educazione in ambito pedagogico-didattico: tutt'oggi, il significato autentico di uno dei due termini viene sacrificato in funzione dell'altro; oppure, un fenomeno àƒ¨ divenuto strumento per la piena realizzazione dell'altro. Nella terza e ultima parte della tesi (à,«Vissuto teatrale e prassi educative oggià,») vengono presentati alcuni orientamenti metodologici, sviluppati a partire dalla domanda sul senso educativo del teatro nell'Occidente contemporaneo. Il fine àƒ¨ quello di proporre una teoria generale del metodo fondata su ciàƒ² che determina il fenomeno teatro in quanto tale (innestata quindi nella riflessione sul senso) e adeguata a dialogare con i bisogni determinati come oggetto dell'istanza pratica. L'incontro dialettico tra contingenze e desideri educativi si apre alla progettualitàƒ nella presentazione di un percorso che considera il laboratorio teatrale come possibile luogo di co-significazione in cui sperimentare le possibilitàƒ di acquisizione della competenza storico-esistenziale (Bellingreri, 2007). Si tratta di una proposta che mette al centro della dimensione laboratoriale il vissuto teatrale come quasi-testo (Bellingreri, 2005); la sua co-significazione attraverso il dialogo esistenziale; la sua ricostruzione attraverso l'autobiografia. Le prassi attuative di questa proposta inedita riconquistano il senso educativo e pedagogico del teatro drammatico (in particolar modo al teatro di parola) e fanno propria la lezione sui sistemi innati di rappresentazione della realtàƒ (Bruner, 1973); sul dialogo esistenziale cosàƒ¬ come prospettato dalla logoterapia (Frankl, 1969); sulla metodo di lavoro e terapia di gruppo denominato Themenzentrierte Interaktion (Cohn, 1975). Il modello non ha la pretesa di essere esaustivo, nàƒ© risolutivo: rappresenta solo una delle infinite declinazioni prassiche della riflessione pedagogica in senso proprio. Il lavoro viene perfezionato da un'appendice (à,«Memoria dellࢠesperienza: Trame esistenziali, buone pratiche, spunti operativià,»), che raccoglie i diari stilati da alcuni giovani protagonisti di percorsi teatrali ritenuti paradigmatici; le pratiche sperimentate in contesti scolastici, extrascolastici e universitari; e tutto ciàƒ² che nell'elaborazione del discorso ha costituito il sostrato fertile di un procedere manifestante-riflessivo.

Per un'antropologia pedagogica del teatro. Senso e metodo del vissuto teatrale nell'educazione contemporanea.

2014

Abstract

Il presente lavoro di tesi si propone di indagare la natura dei rapporti tra teatro e educazione nell'orizzonte di una pedagogia fondamentale di fenomenologico-ermeneutico. Coerentemente con lo stile di razionalitàƒ cui faccio riferimento, la riflessione saràƒ articolata in tre momenti, i quali rivelano altrettanti tratti essenziali del sapere pedagogico scientifico e guardano alla pedagogia come scienza progettuale, teoretica, poietico-prassica. Lo scopo della prima parte del lavoro (à,«Le ferite educative nel tempo presenteà,») àƒ¨ quello di determinare l'oggetto proprio dell'istanza pratica, riconducendolo a uno o piàƒ¹ bisogni originari che in questa epoca presentano i caratteri dell'emergenza educativa. La proposta àƒ¨ quella di accostarsi all'universo degli adolescenti e dei postadolescenti, attraverso una lettura del disagio volta a determinare quegli aspetti che ne disegnano i tratti ricorrenti e caratterizzanti. Mi riferiràƒ² in prima istanza al profilo emergente della condizione adolescenziale nell'Occidente contemporaneo, per tentare di individuarne in un secondo momento la struttura e il senso. Nella seconda parte dell'elaborato (à,«Senso del teatro nellࢠagire educativoà,») l'attenzione si sposta invece sull'istanza poietica, quindi sul tentativo di determinare il fenomeno teatro e il suo senso educativo. Nel corso della riflessione ulteriore o educativa in senso proprio non àƒ¨ solo il teatro a essere riconosciuto come strutturalmente educativo, ma anche un particolare aspetto di quell'universo relazionale, che proporràƒ² di chiamare vissuto teatrale. L'esperienza teatrale non si esaurisce infatti nella messinscena, ma àƒ¨ frutto di una storia, dell'intreccio di relazioni che sviluppano in modo esemplare alcune istanze che determinano tanto i fenomeni teatrali, quanto i fenomeni educativi. Affermare che esiste un nesso strutturale tra teatro e educazione, equivale ad affermare che il teatro ci rivela qualcosa di quei fenomeni umani che chiamiamo educativi, siccome i fenomeni umani che chiamiamo educativi ci rivelano qualcosa del fenomeno teatro. Proporràƒ² di chiamare antropologia pedagogica del teatro quel campo di studi che mette a tema e problematizza il rapporto esistente tra fenomeni educativi e fenomeni teatrali nelle loro manifestazioni autentiche. Riferirsi a un'antropologia pedagogica del teatro capovolge i principali modelli che regolano i rapporti tra teatro e educazione in ambito pedagogico-didattico: tutt'oggi, il significato autentico di uno dei due termini viene sacrificato in funzione dell'altro; oppure, un fenomeno àƒ¨ divenuto strumento per la piena realizzazione dell'altro. Nella terza e ultima parte della tesi (à,«Vissuto teatrale e prassi educative oggià,») vengono presentati alcuni orientamenti metodologici, sviluppati a partire dalla domanda sul senso educativo del teatro nell'Occidente contemporaneo. Il fine àƒ¨ quello di proporre una teoria generale del metodo fondata su ciàƒ² che determina il fenomeno teatro in quanto tale (innestata quindi nella riflessione sul senso) e adeguata a dialogare con i bisogni determinati come oggetto dell'istanza pratica. L'incontro dialettico tra contingenze e desideri educativi si apre alla progettualitàƒ nella presentazione di un percorso che considera il laboratorio teatrale come possibile luogo di co-significazione in cui sperimentare le possibilitàƒ di acquisizione della competenza storico-esistenziale (Bellingreri, 2007). Si tratta di una proposta che mette al centro della dimensione laboratoriale il vissuto teatrale come quasi-testo (Bellingreri, 2005); la sua co-significazione attraverso il dialogo esistenziale; la sua ricostruzione attraverso l'autobiografia. Le prassi attuative di questa proposta inedita riconquistano il senso educativo e pedagogico del teatro drammatico (in particolar modo al teatro di parola) e fanno propria la lezione sui sistemi innati di rappresentazione della realtàƒ (Bruner, 1973); sul dialogo esistenziale cosàƒ¬ come prospettato dalla logoterapia (Frankl, 1969); sulla metodo di lavoro e terapia di gruppo denominato Themenzentrierte Interaktion (Cohn, 1975). Il modello non ha la pretesa di essere esaustivo, nàƒ© risolutivo: rappresenta solo una delle infinite declinazioni prassiche della riflessione pedagogica in senso proprio. Il lavoro viene perfezionato da un'appendice (à,«Memoria dellࢠesperienza: Trame esistenziali, buone pratiche, spunti operativià,»), che raccoglie i diari stilati da alcuni giovani protagonisti di percorsi teatrali ritenuti paradigmatici; le pratiche sperimentate in contesti scolastici, extrascolastici e universitari; e tutto ciàƒ² che nell'elaborazione del discorso ha costituito il sostrato fertile di un procedere manifestante-riflessivo.
2014
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Tesi di Dottorato
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