Il presente studio, come appare dal suo complessivo sviluppo, affronta l'analisi dell'actus formalis defectionis ab Ecclesia catholica all'interno dell'ordinamento canonico, nel tentativo di far luce sulle circostanze e le motivazioni che hanno segnato lo svolgersi della peculiare vicenda di questa perifrasi, ossia di questo istituto, se cosଠlo possiamo qualificare. La formulazione ਠstata introdotta, in seguito alla revisione codiciale, nei cann. 1086, 1117 e 1124 del Codice di Diritto Canonico del 1983, allo scopo di determinare alcune esenzioni in ambito matrimoniale concesse a coloro che avessero posto in essere l'atto formale di defezione dalla Chiesa cattolica: esenzione dall'impedimento di disparitas cultus (can. 1086), esenzione dalla osservanza della forma canonica (can. 1117), esenzione dalla necessità di richiedere la licenza dell'ordinario in caso di mixta religio (can. 1124). Quello che ad un primo sguardo puಠsembrare una disposizione legislativa di poco conto, non ha mancato di interrogare la dottrina canonistica, rivelando profili problematici e criticità non previste. Da un lato si ਠconstatata la difficile determinazione della sostanza e dei contenuti dello stesso atto formale di defezione, non adeguatamente specificati dalla normativa codiciale; dall'altra parte la natura stessa delle esenzioni ad esso collegate ha rivelato implicazioni assai rilevanti riguardo ai fondamenti stessi dell'istituto matrimoniale. In aggiunta a queste criticità che si sono manifestate nel periodo immediatamente successivo alla promulgazione del Codice, l'atto formale di defezione, nell'interazione con i diritti secolari e la normativa canonica di alcune Chiese particolari, ha generato situazioni di ancora maggiore complessità . Il lavoro della tesi ਠintrodotto da alcune premesse necessarie per poter pi๠adeguatamente affrontare il tema oggetto di interesse. La prima di queste premesse ਠcertamente la quaestio sull'appartenenza alla Chiesa cattolica, esaminata nelle sue tappe principali: a partire dall'assetto delineato dal Codex Iuris Canonici del 1917 e dalla Enciclica Mystici Corporis di Pio XII, per arrivare alla normativa attuale del Codice giovanneo-paolino, per poter comprendere il significato e la portata di un atto che si sostanzia nella dichiarazione di abbandono della fede da parte del fedele. La seconda premessa si fonda sulle evidenti implicazioni dell'atto formale di defezione dalla Chiesa con la libertà religiosa: si affronta, sinteticamente, la possibilità di configurare il diritto alla libertà religiosa come diritto del fedele in ambito intra-ecclesiale. Da ultimo si considerano le diverse forme di abbandono presenti nella normativa canonica vigente, al fine di poter operare pi๠coscientemente un confronto con la modalità di abbandono tramite atto formale. Successivamente si ਠrivolta l'attenzione all'inquadramento storico dell'argomento di nostro interesse. Si ਠosservato come esso si inserisca con decisione in una pi๠ampia dinamica, la quale coinvolge le statuizioni in merito all'esenzione dalla forma canonica ad validitatem sin dalla sua introduzione tramite il Decreto tridentino Tametsi. In seguito si tratta l'incipit della vicenda storica propria dell'actus formalis defectionis, ossia i lavori preparatori dei canoni ad esso collegati, con particolare attenzione alla ricostruzione del dibattito svoltosi sul punto tra i Consultori del coetus de matrimonio. La terza parte ਠdedicata all'approfondimento del vivace dibattito sorto in seno alla dottrina canonistica nel periodo successivo alla promulgazione del Codice del 1983, all'interno del quale si sono posti in luce due principali orientamenti ermeneutici: gli Autori che optano per un'interpretazione †œampia†� della normativa e gli Autori che prediligono un'interpretazione †œstretta†� della normativa. Questa sistematica nel presentare il dibattito, seppur con il rischio di semplificare eccessivamente le posizioni, rivela invero sia i pregi sia i difetti di ciascun orientamento ermeneutico; i primi sono maggiormente orientati al rispetto della volontà del fedele e alla tutela del suo ius connubii (tanto pi๠ampia sarà l'interpretazione tanti pi๠soggetti potranno beneficiare dell'esenzione), mentre i secondi si caratterizzano per una particolare attenzione alla certezza del diritto. Nel dibattito interviene il Pontificio Consigli per i testi legislativi tramite la pubblicazione nel 2006 di una lettera Circolare, documento analizzato e approfondito con attenzione, che presenta sia aspetti di notevole interesse sia aspetti assai problematici, tanto da determinare un'accentuazione della confusione normativa riguardo alla definizione della natura e della portata dell'actus formalis defectionis. Quale esempio della grande complessità che investe l'atto formale nella sua applicazione pratica si ਠscelto di proporre un focus sulla situazione della Chiesa tedesca, in cui le peculiari interazioni tra normativa canonica universale e particolare e diritto statuale hanno dato luogo ad uno scenario che a tutt'oggi non sembra aver trovato un assetto soddisfacente. L'ultima parte della tesi si concentra sul motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che nel 2010 dispone la cancellazione delle tre esenzioni legate all'atto formale di defezione, determinando perciಠla sua scomparsa dalla normativa codiciale. Dopo un doveroso resoconto delle difficoltà tecniche relative alla promulgazione della norma, una peculiare attenzione ਠrivolta alla ricostruzione delle ragioni della decisione, operata tramite un'analisi delle singole motivazioni addotte dal legislatore; ciಠsupportato da un utile sguardo alla fase della loro lunga gestazione che precede il sopracitato motu proprio, tramite l'esame dei resoconti delle Assemblee Plenarie del Pontificio Consiglio per i testi legislativi in cui tali motivazioni sono sostanzialmente maturate. Quest'ultima parte ਠcerto di grande interesse: esso permette di approcciare alcuni temi cardine del diritto matrimoniale canonico (tra cui ad esempio l'inseparabilità tra contratto e sacramento, o il valore e la funzione della forma canonica ad validitatem), seppur secondo la specifica ottica inerente all'actus formalis defectionis. Inoltre si rivela un utile strumento per una lettura sempre pi๠chiara del dibattito, che non puಠdirsi ancora concluso, in merito all'interpretazione della formulazione di nostro interesse, e che si rivela di fondamentale importanza data la concreta attualità nell'ambito di quei matrimoni contratti nella vigenza delle clausole, vigenza che si ਠprotratta per pi๠di venti anni.
L'atto formale di abbandono della Chiesa cattolica.
2014
Abstract
Il presente studio, come appare dal suo complessivo sviluppo, affronta l'analisi dell'actus formalis defectionis ab Ecclesia catholica all'interno dell'ordinamento canonico, nel tentativo di far luce sulle circostanze e le motivazioni che hanno segnato lo svolgersi della peculiare vicenda di questa perifrasi, ossia di questo istituto, se cosଠlo possiamo qualificare. La formulazione ਠstata introdotta, in seguito alla revisione codiciale, nei cann. 1086, 1117 e 1124 del Codice di Diritto Canonico del 1983, allo scopo di determinare alcune esenzioni in ambito matrimoniale concesse a coloro che avessero posto in essere l'atto formale di defezione dalla Chiesa cattolica: esenzione dall'impedimento di disparitas cultus (can. 1086), esenzione dalla osservanza della forma canonica (can. 1117), esenzione dalla necessità di richiedere la licenza dell'ordinario in caso di mixta religio (can. 1124). Quello che ad un primo sguardo puಠsembrare una disposizione legislativa di poco conto, non ha mancato di interrogare la dottrina canonistica, rivelando profili problematici e criticità non previste. Da un lato si ਠconstatata la difficile determinazione della sostanza e dei contenuti dello stesso atto formale di defezione, non adeguatamente specificati dalla normativa codiciale; dall'altra parte la natura stessa delle esenzioni ad esso collegate ha rivelato implicazioni assai rilevanti riguardo ai fondamenti stessi dell'istituto matrimoniale. In aggiunta a queste criticità che si sono manifestate nel periodo immediatamente successivo alla promulgazione del Codice, l'atto formale di defezione, nell'interazione con i diritti secolari e la normativa canonica di alcune Chiese particolari, ha generato situazioni di ancora maggiore complessità . Il lavoro della tesi ਠintrodotto da alcune premesse necessarie per poter pi๠adeguatamente affrontare il tema oggetto di interesse. La prima di queste premesse ਠcertamente la quaestio sull'appartenenza alla Chiesa cattolica, esaminata nelle sue tappe principali: a partire dall'assetto delineato dal Codex Iuris Canonici del 1917 e dalla Enciclica Mystici Corporis di Pio XII, per arrivare alla normativa attuale del Codice giovanneo-paolino, per poter comprendere il significato e la portata di un atto che si sostanzia nella dichiarazione di abbandono della fede da parte del fedele. La seconda premessa si fonda sulle evidenti implicazioni dell'atto formale di defezione dalla Chiesa con la libertà religiosa: si affronta, sinteticamente, la possibilità di configurare il diritto alla libertà religiosa come diritto del fedele in ambito intra-ecclesiale. Da ultimo si considerano le diverse forme di abbandono presenti nella normativa canonica vigente, al fine di poter operare pi๠coscientemente un confronto con la modalità di abbandono tramite atto formale. Successivamente si ਠrivolta l'attenzione all'inquadramento storico dell'argomento di nostro interesse. Si ਠosservato come esso si inserisca con decisione in una pi๠ampia dinamica, la quale coinvolge le statuizioni in merito all'esenzione dalla forma canonica ad validitatem sin dalla sua introduzione tramite il Decreto tridentino Tametsi. In seguito si tratta l'incipit della vicenda storica propria dell'actus formalis defectionis, ossia i lavori preparatori dei canoni ad esso collegati, con particolare attenzione alla ricostruzione del dibattito svoltosi sul punto tra i Consultori del coetus de matrimonio. La terza parte ਠdedicata all'approfondimento del vivace dibattito sorto in seno alla dottrina canonistica nel periodo successivo alla promulgazione del Codice del 1983, all'interno del quale si sono posti in luce due principali orientamenti ermeneutici: gli Autori che optano per un'interpretazione †œampia†� della normativa e gli Autori che prediligono un'interpretazione †œstretta†� della normativa. Questa sistematica nel presentare il dibattito, seppur con il rischio di semplificare eccessivamente le posizioni, rivela invero sia i pregi sia i difetti di ciascun orientamento ermeneutico; i primi sono maggiormente orientati al rispetto della volontà del fedele e alla tutela del suo ius connubii (tanto pi๠ampia sarà l'interpretazione tanti pi๠soggetti potranno beneficiare dell'esenzione), mentre i secondi si caratterizzano per una particolare attenzione alla certezza del diritto. Nel dibattito interviene il Pontificio Consigli per i testi legislativi tramite la pubblicazione nel 2006 di una lettera Circolare, documento analizzato e approfondito con attenzione, che presenta sia aspetti di notevole interesse sia aspetti assai problematici, tanto da determinare un'accentuazione della confusione normativa riguardo alla definizione della natura e della portata dell'actus formalis defectionis. Quale esempio della grande complessità che investe l'atto formale nella sua applicazione pratica si ਠscelto di proporre un focus sulla situazione della Chiesa tedesca, in cui le peculiari interazioni tra normativa canonica universale e particolare e diritto statuale hanno dato luogo ad uno scenario che a tutt'oggi non sembra aver trovato un assetto soddisfacente. L'ultima parte della tesi si concentra sul motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che nel 2010 dispone la cancellazione delle tre esenzioni legate all'atto formale di defezione, determinando perciಠla sua scomparsa dalla normativa codiciale. Dopo un doveroso resoconto delle difficoltà tecniche relative alla promulgazione della norma, una peculiare attenzione ਠrivolta alla ricostruzione delle ragioni della decisione, operata tramite un'analisi delle singole motivazioni addotte dal legislatore; ciಠsupportato da un utile sguardo alla fase della loro lunga gestazione che precede il sopracitato motu proprio, tramite l'esame dei resoconti delle Assemblee Plenarie del Pontificio Consiglio per i testi legislativi in cui tali motivazioni sono sostanzialmente maturate. Quest'ultima parte ਠcerto di grande interesse: esso permette di approcciare alcuni temi cardine del diritto matrimoniale canonico (tra cui ad esempio l'inseparabilità tra contratto e sacramento, o il valore e la funzione della forma canonica ad validitatem), seppur secondo la specifica ottica inerente all'actus formalis defectionis. Inoltre si rivela un utile strumento per una lettura sempre pi๠chiara del dibattito, che non puಠdirsi ancora concluso, in merito all'interpretazione della formulazione di nostro interesse, e che si rivela di fondamentale importanza data la concreta attualità nell'ambito di quei matrimoni contratti nella vigenza delle clausole, vigenza che si ਠprotratta per pi๠di venti anni.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/338160
URN:NBN:IT:BNCF-338160