Il V secolo d. C. fu per la Gallia un'epoca di profondi mutamenti politici, sociali e culturali, determinati dall'inarrestabile pressione di genti barbare sull'impero, dal loro progressivo insediamento sul suolo romano e dal conseguente e graduale allentarsi dei rapporti con il potere centrale. In questa cornice storica, in cui si notano i segnali dell'imminente caduta dell'impero, si colloca la figura di Sidonio Apollinare, raffinato letterato ed esponente di spicco della nobiltà  galloromana: questi visse in pieno quei tempi calamitosi, divenendo protagonista ed osservatore d'eccezione dello scontro epocale tra Romanitas e Barbaritas. Sidonio, tuttavia, non assistette indifferente al tramonto definitivo di un mondo, non guardಠsoccombere impotente la natia Alvernia, lacrimabilis praeda populorum (epist. 3, 4, 1), ma dopo l'ingresso nei ranghi ufficiali del clero, si calಠcon coraggio e convinzione nel ruolo di †œvescovo-senatore†�, animando la resistenza del suo popolo contro gli invasori. La Chiesa non rappresentà², perà², il solo baluardo di fronte all'avanzare dei barbari: al progressivo insediamento in Gallia di popolazioni germaniche, Sidonio oppose altresଠla forza delle litterae, unico vero indizio di nobilitas dacchà© erano venuti meno gli onori tradizionali, unico discrimen rispetto alla massa indistinta dei barbari (epist. 8, 2, 2). Attuando dunque una sorta di resistenza letteraria, Sidonio fece della cultura uno scudo volto ad impedire la penetrazione dell'elemento estraneo e a salvaguardare l'esistenza dell'aristocrazia galloromana, che riconosceva nella secolare tradizione culturale latina la propria identità . Cosଠle opere dell'Alvernate †" un corpus di ventiquattro carmina e nove libri di Epistulae †" accolgono generosamente l'eredità  della tradizione letteraria, che traspare anzitutto dal folto numero di reminiscenze di autori antichi. Oltre agli echi letterari, poi, gli scritti sidoniani si distinguono per una doctrina insistentemente esibita, per le copiose preziosità  lessicali, per un'estrema e quasi stucchevole elaborazione formale, elementi che solo la ristretta ed esclusiva cerchia aristocratica poteva intendere ed apprezzare. Di quelle pagine intrise di retorica la dotta à©lite galloromana si compiaceva, perchà© vi rinveniva in qualche modo lo splendore e la ricchezza della nobilitas, sempre pi๠minacciata dalla dilagante barbarie. Il presente lavoro intende indagare tali aspetti attraverso l'esame di alcune epistole sidoniane. Nella realizzazione del mio assunto ho potuto beneficiare dei numerosi studi apparsi negli ultimi anni, espressione del deciso revival che ha investito questo Autore. Nell'ambito dell'epistolario, un nutrito gruppo di contributi ਠdedicato a lettere aventi come oggetto tematiche specifiche, ma pi๠recentemente si ਠimposta la tendenza ad approntare commenti puntuali e sistematici dei singoli libri: ad inaugurare questo genere di contributi ਠstata Helga Kà¶hler, che ha esaminato l'intero libro primo (Heidelberg 1995); dopo di lei David Amherdt (Bern 2001), Filomena Giannotti (Siena 2007) e Johannes van Waarden (Leuven 2010) hanno rivolto le proprie attenzioni rispettivamente ai libri quarto, terzo e settimo. Con la trattazione seguente intendo inserirmi nel solco di questa tradizione di studi e proporre un commento di epist. 5, 1-13 (delle 21 complessive). La scelta del libro ਠmotivata principalmente dal fatto che esso, pi๠degli altri, si presentava come terra solo in parte battuta, non essendo stato fino ad ora oggetto di scrupolose attenzioni. La trattazione ਠarticolata come segue: ad un capitolo introduttivo che offre una ricostruzione sintetica della biografia, delle opere e dello stile dell'Autore, segue, per ciascuna delle tredici epistole, il testo allestito criticamente dall'editore francese Loyen (Paris 1960), quindi la traduzione italiana, ad oggi mancante, e che costituisce un utile supporto per l'esegesi, infine il commento, preceduto da informazioni rituali sulla datazione, sul destinatario e sulle circostanze che hanno determinato la composizione della lettera. Quanto alla cronologia delle singole missive, non sempre determinabile, mi sono attenuta essenzialmente a Loyen, cui si deve la datazione pi๠credibile della maggior parte di esse. Il commento mira in particolar modo a studiare la singola epistola in rapporto alla realtà  storico-culturale nella quale si colloca, senza tuttavia rinunciare ad un'indagine puntuale della prosa sidoniana, condotta a livello sia lessicale sia stilistico-formale, nonchà© all'individuazione delle modalità  di imitazione e recupero degli autori precedenti. Tra questi figurano prepotentemente i classici, ma non mancano gli scrittori cristiani: la produzione epistolare, infatti, per la gran parte posteriore all'entrata dell'Autore nella gerarchia ecclesiastica, risulta depositaria di una tradizione classica ormai contaminata con i frutti pi๠maturi della cultura cristiana, in un'epoca in cui le due realtà , quindi, non sono pi๠in conflitto fra loro, ma, eredi di una matrice comune, definiscono congiuntamente l'identità  dei galloromani, in contrapposizione a quella dei barbari. Le epistole sidoniane, allora, pur essendo il riflesso della disgregazione dell'impero e di un'aetas mundi iam senescentis (epist. 8, 6, 3), mostrano tutta la forza di uno strenuo difensore della Romanitas, che «marchait à  la tàªte de la phalange qui avait mission de ranimer la flambeau des lettres» (Germain, Essai littà©raire et historique sur Apollinaris Sidonius, Montpellier 1840, p. 129). Tanto pi๠orgoglioso di essere Romano quanto pi๠l'impero si sgretolava, Sidonio Apollinare, senza in alcun modo rifugiarsi nella torre d'avorio di studi intesi come alternativa a dolorose realtà , fece dell'amore appassionato per la tradizione letteraria un'arma con cui combattere le insidie del presente.

Sidonio Apollinare, difensore della "romanitas". Epistulae 5, 1-13: saggio di commento.

2014

Abstract

Il V secolo d. C. fu per la Gallia un'epoca di profondi mutamenti politici, sociali e culturali, determinati dall'inarrestabile pressione di genti barbare sull'impero, dal loro progressivo insediamento sul suolo romano e dal conseguente e graduale allentarsi dei rapporti con il potere centrale. In questa cornice storica, in cui si notano i segnali dell'imminente caduta dell'impero, si colloca la figura di Sidonio Apollinare, raffinato letterato ed esponente di spicco della nobiltà  galloromana: questi visse in pieno quei tempi calamitosi, divenendo protagonista ed osservatore d'eccezione dello scontro epocale tra Romanitas e Barbaritas. Sidonio, tuttavia, non assistette indifferente al tramonto definitivo di un mondo, non guardಠsoccombere impotente la natia Alvernia, lacrimabilis praeda populorum (epist. 3, 4, 1), ma dopo l'ingresso nei ranghi ufficiali del clero, si calಠcon coraggio e convinzione nel ruolo di †œvescovo-senatore†�, animando la resistenza del suo popolo contro gli invasori. La Chiesa non rappresentà², perà², il solo baluardo di fronte all'avanzare dei barbari: al progressivo insediamento in Gallia di popolazioni germaniche, Sidonio oppose altresଠla forza delle litterae, unico vero indizio di nobilitas dacchà© erano venuti meno gli onori tradizionali, unico discrimen rispetto alla massa indistinta dei barbari (epist. 8, 2, 2). Attuando dunque una sorta di resistenza letteraria, Sidonio fece della cultura uno scudo volto ad impedire la penetrazione dell'elemento estraneo e a salvaguardare l'esistenza dell'aristocrazia galloromana, che riconosceva nella secolare tradizione culturale latina la propria identità . Cosଠle opere dell'Alvernate †" un corpus di ventiquattro carmina e nove libri di Epistulae †" accolgono generosamente l'eredità  della tradizione letteraria, che traspare anzitutto dal folto numero di reminiscenze di autori antichi. Oltre agli echi letterari, poi, gli scritti sidoniani si distinguono per una doctrina insistentemente esibita, per le copiose preziosità  lessicali, per un'estrema e quasi stucchevole elaborazione formale, elementi che solo la ristretta ed esclusiva cerchia aristocratica poteva intendere ed apprezzare. Di quelle pagine intrise di retorica la dotta à©lite galloromana si compiaceva, perchà© vi rinveniva in qualche modo lo splendore e la ricchezza della nobilitas, sempre pi๠minacciata dalla dilagante barbarie. Il presente lavoro intende indagare tali aspetti attraverso l'esame di alcune epistole sidoniane. Nella realizzazione del mio assunto ho potuto beneficiare dei numerosi studi apparsi negli ultimi anni, espressione del deciso revival che ha investito questo Autore. Nell'ambito dell'epistolario, un nutrito gruppo di contributi ਠdedicato a lettere aventi come oggetto tematiche specifiche, ma pi๠recentemente si ਠimposta la tendenza ad approntare commenti puntuali e sistematici dei singoli libri: ad inaugurare questo genere di contributi ਠstata Helga Kà¶hler, che ha esaminato l'intero libro primo (Heidelberg 1995); dopo di lei David Amherdt (Bern 2001), Filomena Giannotti (Siena 2007) e Johannes van Waarden (Leuven 2010) hanno rivolto le proprie attenzioni rispettivamente ai libri quarto, terzo e settimo. Con la trattazione seguente intendo inserirmi nel solco di questa tradizione di studi e proporre un commento di epist. 5, 1-13 (delle 21 complessive). La scelta del libro ਠmotivata principalmente dal fatto che esso, pi๠degli altri, si presentava come terra solo in parte battuta, non essendo stato fino ad ora oggetto di scrupolose attenzioni. La trattazione ਠarticolata come segue: ad un capitolo introduttivo che offre una ricostruzione sintetica della biografia, delle opere e dello stile dell'Autore, segue, per ciascuna delle tredici epistole, il testo allestito criticamente dall'editore francese Loyen (Paris 1960), quindi la traduzione italiana, ad oggi mancante, e che costituisce un utile supporto per l'esegesi, infine il commento, preceduto da informazioni rituali sulla datazione, sul destinatario e sulle circostanze che hanno determinato la composizione della lettera. Quanto alla cronologia delle singole missive, non sempre determinabile, mi sono attenuta essenzialmente a Loyen, cui si deve la datazione pi๠credibile della maggior parte di esse. Il commento mira in particolar modo a studiare la singola epistola in rapporto alla realtà  storico-culturale nella quale si colloca, senza tuttavia rinunciare ad un'indagine puntuale della prosa sidoniana, condotta a livello sia lessicale sia stilistico-formale, nonchà© all'individuazione delle modalità  di imitazione e recupero degli autori precedenti. Tra questi figurano prepotentemente i classici, ma non mancano gli scrittori cristiani: la produzione epistolare, infatti, per la gran parte posteriore all'entrata dell'Autore nella gerarchia ecclesiastica, risulta depositaria di una tradizione classica ormai contaminata con i frutti pi๠maturi della cultura cristiana, in un'epoca in cui le due realtà , quindi, non sono pi๠in conflitto fra loro, ma, eredi di una matrice comune, definiscono congiuntamente l'identità  dei galloromani, in contrapposizione a quella dei barbari. Le epistole sidoniane, allora, pur essendo il riflesso della disgregazione dell'impero e di un'aetas mundi iam senescentis (epist. 8, 6, 3), mostrano tutta la forza di uno strenuo difensore della Romanitas, che «marchait à  la tàªte de la phalange qui avait mission de ranimer la flambeau des lettres» (Germain, Essai littà©raire et historique sur Apollinaris Sidonius, Montpellier 1840, p. 129). Tanto pi๠orgoglioso di essere Romano quanto pi๠l'impero si sgretolava, Sidonio Apollinare, senza in alcun modo rifugiarsi nella torre d'avorio di studi intesi come alternativa a dolorose realtà , fece dell'amore appassionato per la tradizione letteraria un'arma con cui combattere le insidie del presente.
2014
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