Il presente lavoro mette in evidenza il ruolo della classe forense siciliana nella qualificazione giuridica del fenomeno criminale mafioso all'indomani dell'unità d'Italia. Nell'arco cronologico compreso tra il secondo Ottocento e il primo decennio del secolo XX, proliferarono le interpretazioni del fenomeno definito “associazione di malfattori” e, in fase pi๠avanzata, “associazione a delinquere”. L'Archivio di Stato di Palermo, la sezione Fondi Antichi della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, Alberto Bombace e il Fondo Pitrਠdella Biblioteca della Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo custodiscono preziose fonti relative a quattro processi celebratisi presso la Corte d'Assise del capoluogo siciliano. Con specifico riferimento al tema della difesa di parte civile, restituiscono inoltre i resoconti stenografici del processo c.d. Notarbartolo svoltosi a Bologna nel 1902. Il metodo retorico, la strategia difensiva, la tecnica argomentativa utilizzata dagli avvocati siciliani, che assunsero il patrocinio di soggetti legati alle prime organizzazioni criminali della mafia, sono tutti elementi che danno una precisa fisionomia a una classe forense dotata di una spiccata identità , che aveva in comune con gli altri modelli delle diverse regioni del Regno l'appartenenza a determinati establishment sociali. Gli avvocati siciliani, come emerge dallo spoglio degli atti parlamentari, ebbero del resto un ruolo decisivo nella costruzione dell'Italia unita, specie in quel particolarissimo momento di congiuntura nel quale, con la Destra al potere, la minoranza della Sinistra trovava la propria roccaforte proprio nei deputati della Sicilia. Il lavoro esamina le strategie retoriche di questi avvocati che prestarono il loro volto alla «difesa della mafia». Di grande interesse ਠl'analisi delle fasi salienti della celebrazione dell'arringa, accomunate tra loro dal ricorso a precisi calchi retorici; l'individuazione e il discernimento dei rilievi di carattere procedurale, celanti a loro volta critiche al sistema giuridico esistente e moniti alla politica del tempo; il rilievo delle categorie giuridiche difensive enucleabili e sintetizzabili in uno studio comparativo. I momenti dibattimentali del processo mettono cosଠin risalto alcuni tratti peculiari del fenomeno mafioso. Accadeva ad esempio che un procedimento intellettivo a contrario, che aveva cura di negare l'esistenza di una associazione criminale caratterizzata da un vincolo della mafia, finisse di fatto col provarla, attraverso l'alta densità di elementi sintomatici enucleati. Un focus sul banco degli avvocati di parte civile, permette infine di dimostrare la circolarità del meccanismo difensivo adottato e l'alto grado di elaborazione, cui la classe forense siciliana era già pervenuta sul finire dell'Ottocento, intorno alla comprensione del fenomeno della mafia.
La difesa della mafia. Giuristi in Sicilia nei processi di mafia tra Otto e Novecento.
2014
Abstract
Il presente lavoro mette in evidenza il ruolo della classe forense siciliana nella qualificazione giuridica del fenomeno criminale mafioso all'indomani dell'unità d'Italia. Nell'arco cronologico compreso tra il secondo Ottocento e il primo decennio del secolo XX, proliferarono le interpretazioni del fenomeno definito “associazione di malfattori” e, in fase pi๠avanzata, “associazione a delinquere”. L'Archivio di Stato di Palermo, la sezione Fondi Antichi della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, Alberto Bombace e il Fondo Pitrਠdella Biblioteca della Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo custodiscono preziose fonti relative a quattro processi celebratisi presso la Corte d'Assise del capoluogo siciliano. Con specifico riferimento al tema della difesa di parte civile, restituiscono inoltre i resoconti stenografici del processo c.d. Notarbartolo svoltosi a Bologna nel 1902. Il metodo retorico, la strategia difensiva, la tecnica argomentativa utilizzata dagli avvocati siciliani, che assunsero il patrocinio di soggetti legati alle prime organizzazioni criminali della mafia, sono tutti elementi che danno una precisa fisionomia a una classe forense dotata di una spiccata identità , che aveva in comune con gli altri modelli delle diverse regioni del Regno l'appartenenza a determinati establishment sociali. Gli avvocati siciliani, come emerge dallo spoglio degli atti parlamentari, ebbero del resto un ruolo decisivo nella costruzione dell'Italia unita, specie in quel particolarissimo momento di congiuntura nel quale, con la Destra al potere, la minoranza della Sinistra trovava la propria roccaforte proprio nei deputati della Sicilia. Il lavoro esamina le strategie retoriche di questi avvocati che prestarono il loro volto alla «difesa della mafia». Di grande interesse ਠl'analisi delle fasi salienti della celebrazione dell'arringa, accomunate tra loro dal ricorso a precisi calchi retorici; l'individuazione e il discernimento dei rilievi di carattere procedurale, celanti a loro volta critiche al sistema giuridico esistente e moniti alla politica del tempo; il rilievo delle categorie giuridiche difensive enucleabili e sintetizzabili in uno studio comparativo. I momenti dibattimentali del processo mettono cosଠin risalto alcuni tratti peculiari del fenomeno mafioso. Accadeva ad esempio che un procedimento intellettivo a contrario, che aveva cura di negare l'esistenza di una associazione criminale caratterizzata da un vincolo della mafia, finisse di fatto col provarla, attraverso l'alta densità di elementi sintomatici enucleati. Un focus sul banco degli avvocati di parte civile, permette infine di dimostrare la circolarità del meccanismo difensivo adottato e l'alto grado di elaborazione, cui la classe forense siciliana era già pervenuta sul finire dell'Ottocento, intorno alla comprensione del fenomeno della mafia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/338333
URN:NBN:IT:BNCF-338333