La ricerca si articola in due parti distinte ma strettamente legate: una prima parte (Tomo I e Tomo III, tavole fuori testo) dedicata allo studio dellࢠAnfiteatro di Sabratha ed una seconda parte (Tomo II) costituita dal catalogo degli anfiteatri dellࢠAfrica Proconsolare. Tomo I. Il grande edificio di Sabratha si erge alla periferia orientale dellࢠantica cittàƒÂ , in unࢠarea dove si segnala la presenza mausolei e latomie. Lࢠedificio riprende probabilmente lࢠorientamento della vicina ed importante via litoranea che collegava Alessandria con Cartagine. La storia degli studi (Capitolo I). In gran parte spogliato in antico, il monumento sembra essere stato stranamente ignorato dai viaggiatori e dagli studiosi che nel XVIII e XIX secolo visitano le rovine di Sabratha - ࢠTripoli Vecchioࢠ. La prima testimonianza certa (breve descrizione e disegno di una veduta dࢠinsieme) si deve al principe di Toscana Luigi Salvatore dࢠAsburgo Lorena, nel 1873. Le ricerche archeologiche allࢠAnfiteatro vengono avviate da Renato Bartoccini nel marzo del 1924 e si protraggono sino al 1926. A questo periodo fanno riferimento i Giornali di Scavo dei quali alcuni stralci sono riportati nellࢠAppendice 1. Nel 1927 vede la luce la Guida di Sabratha dello stesso Bartoccini, nella quale viene fornita oltre alla prima descrizione esaustiva dellࢠAnfiteatro anche una pianta schematica del monumento. Dopo un lungo periodo di oblio, soltanto nel 1953, sotto la direzione di Ernesto Vergara Caffarelli ed in seguito dal 1966 al 1969, sotto la guida del prof. Antonino Di Vita, vengono intrapresi nuovi lavori di scavo e restauro allࢠAnfiteatro. Alle indagini dei primi del ࢠ900 e degli anni ࢠ50 e ࢠ60 fanno riferimento le foto dࢠarchivio raccolte nellࢠAppendice 2, in gran parte custodite nellࢠimportante archivio del ࢠCentro per la documentazione e lo studio dellࢠarcheologica dellࢠAfrica SettentrionaleࢠdellࢠUniversitàƒÂ  di Macerata. Il monumento àƒ¨ inserito da Lachaux, Golvin e Bomgardner nei loro cataloghi: la loro proposta di datazione àƒ¨ quella di un generico II secolo d.C. mentre la capacitàƒÂ  àƒ¨ stimata tra 15600 e 20700 spettatori. Le nuove indagini. Le nuove ricerche allࢠAnfiteatro di Sabratha, fortemente volute dal prof. Antonino Di Vita, hanno preso lࢠavvio nel 2010 con diverse campagne di rilievo (Capitolo II), scavo e studio del monumento. Il rilievo strumentale realizzato con il laser scanner 3D dalla ditta ࢠServizi di ingegneriaࢠdi Foligno àƒ¨ stato integrato con il rilievo diretto e la caratterizzazione delle strutture per la realizzazione di piante e sezioni in scala 1:100 e 1:50. I 3 saggi aperti lungo il perimetro esterno del settore SE del monumento hanno permesso di comprendere lࢠarticolazione della facciata e delle sue fondazioni ed inoltre hanno fornito dati interessanti per la datazione della spoliazione del monumento. Nel Capitolo III, dedicato allࢠanalisi delle strutture esistenti, vengono prese in considerazione le singole parti dellࢠedificio ancora visibili (lࢠarena, gli accessi allࢠarena, il muro del podio e la cavea). Questa parte descrittiva àƒ¨ corredata dal catalogo degli elementi architettonici (Capitolo IV), dallࢠesame dei Saggi archeologici (Capitolo V) e dal catalogo epigrafico (Capitolo VI). Una cospicua parte dello studio àƒ¨ dedicata allࢠanalisi, ai confronti e alle ipotesi ricostruttive (Capitolo VII). Il grande edificio sembra essere modulato sulla base del cubito punico (del valore di 51,48 cm). Lo schema costruttivo sotteso al progetto risulta essere un ovale tracciato con una variante del metodo del ࢠtriangolo pitagoricoࢠ. Le parti non conservate dellࢠedificio come il podium, i settori superiori della cavea e la facciata, completamente spogliati in antico, sono stati ricostruiti sulla base degli elementi noti, sulla scorta di considerazioni geometrico -dimensionali e grazie ai confronti con gli edifici meglio conservati. Sulla base dellࢠipotesi ricostruttiva ed utilizzando un metodo di stima analitico, tenendo conto di un locus medio pari a 45 cm, per lࢠAnfiteatro di Sabratha si propone una capienza pari a circa 16000 spettatori. In mancanza di piàƒ¹ precisi dati archeologici ed epigrafici la proposta di datazione dellࢠedificio puàƒ² avanzarsi al momento solo su base formale e comparativa: la presenza di marchi di cava che si ritrovano anche nel Teatro, le considerazioni fatte in merito alla iscrizione IRT 117 che cita i munera di G. Flavio Pudente, lࢠevoluzione urbanistica ed architettonica della cittàƒÂ  di Sabratha e del suo status giuridico spingono ad avanzare due diverse ed egualmente motivate ipotesi di datazione: la tarda etàƒÂ  flavia oppure il regno di Antonino Pio. La committenza di un edificio grande e dispendioso come lࢠAnfiteatro di Sabratha non puàƒ² non essere pubblica. Tomo II. Per comprendere come il monumento sabrathense si inserisca nel piàƒ¹ ampio panorama degli anfiteatri dellࢠAfrica Proconsolare, si àƒ¨ ritenuto opportuno effettuare un nuovo censimento e redigere un aggiornato catalogo: la ricognizione ha permesso di rintracciare sul terreno anche alcuni monumenti dati ormai per persi o male identificati o addirittura mai prima dࢠora individuati, per un totale di 40 anfiteatri. Lࢠanalisi degli altri anfiteatri della provincia, ha inoltre consentito di acquisire un gran numero di dati utili per la ricostruzione dellࢠedificio sabrathense. Tomo III. Tavole fuori testo. Le 20 tavole illustrano in modo esaustivo il nuovo rilievo del monumento presentando piante e sezioni a scala adeguata ed inoltre lࢠipotesi ricostruttiva dellࢠAnfiteatro. La ricerca mette in luce gli aspetti piàƒ¹ significativi del grande edificio sabrathense, che risulta essere il terzo per grandezza tra gli anfiteatri ancora visibili nellࢠAfrica Proconsolare dopo quelli di Cartagine e di Thysdrus. Lo studio rivela le peculiaritàƒÂ  del modello progettuale che si distacca da un archetipo consolidato di diretta derivazione italica e nel quale lࢠuso esclusivo del cubito per il proporzionamento di ogni singola parte e per lࢠintero progetto spinge a ritenere che non solo la manodopera fosse locale, ma che forse anche il progettista potesse appartenere ad un ambito culturale non estraneo alla peculiare temperie tripolitana. Resta da comprendere perchàƒ© Sabratha, la cui popolazione Gilbert - Charles Picard pari a 15-20000 persone, abbia voluto dotarsi di un edificio capace di contenere la quasi totalitàƒÂ  dei suoi abitanti. La risposta va forse cercata nel ruolo che il centro commerciale tripolitano aveva come ࢠcapolineaࢠdelle carovane che, attraversando il Sahara, facevano giungere sulle rive del Mediterraneo i prodotti e gli schiavi dal cuore dellࢠAfrica. Forse in concomitanza dellࢠarrivo delle carovane, quando la cittàƒÂ  ospitava un immenso e vivace mercato, il monumento poteva accogliere non solo i cittadini, i ricchi possidenti delle ville nei dintorni e gli abitanti delle campagne, ma anche gli uomini delle carovane, i negoziatori, i mercanti e tutta la variegata umanitàƒÂ  che accompagnava questi eventi.

L'anfiteatro di Sabratha.

2013

Abstract

La ricerca si articola in due parti distinte ma strettamente legate: una prima parte (Tomo I e Tomo III, tavole fuori testo) dedicata allo studio dellࢠAnfiteatro di Sabratha ed una seconda parte (Tomo II) costituita dal catalogo degli anfiteatri dellࢠAfrica Proconsolare. Tomo I. Il grande edificio di Sabratha si erge alla periferia orientale dellࢠantica cittàƒÂ , in unࢠarea dove si segnala la presenza mausolei e latomie. Lࢠedificio riprende probabilmente lࢠorientamento della vicina ed importante via litoranea che collegava Alessandria con Cartagine. La storia degli studi (Capitolo I). In gran parte spogliato in antico, il monumento sembra essere stato stranamente ignorato dai viaggiatori e dagli studiosi che nel XVIII e XIX secolo visitano le rovine di Sabratha - ࢠTripoli Vecchioࢠ. La prima testimonianza certa (breve descrizione e disegno di una veduta dࢠinsieme) si deve al principe di Toscana Luigi Salvatore dࢠAsburgo Lorena, nel 1873. Le ricerche archeologiche allࢠAnfiteatro vengono avviate da Renato Bartoccini nel marzo del 1924 e si protraggono sino al 1926. A questo periodo fanno riferimento i Giornali di Scavo dei quali alcuni stralci sono riportati nellࢠAppendice 1. Nel 1927 vede la luce la Guida di Sabratha dello stesso Bartoccini, nella quale viene fornita oltre alla prima descrizione esaustiva dellࢠAnfiteatro anche una pianta schematica del monumento. Dopo un lungo periodo di oblio, soltanto nel 1953, sotto la direzione di Ernesto Vergara Caffarelli ed in seguito dal 1966 al 1969, sotto la guida del prof. Antonino Di Vita, vengono intrapresi nuovi lavori di scavo e restauro allࢠAnfiteatro. Alle indagini dei primi del ࢠ900 e degli anni ࢠ50 e ࢠ60 fanno riferimento le foto dࢠarchivio raccolte nellࢠAppendice 2, in gran parte custodite nellࢠimportante archivio del ࢠCentro per la documentazione e lo studio dellࢠarcheologica dellࢠAfrica SettentrionaleࢠdellࢠUniversitàƒÂ  di Macerata. Il monumento àƒ¨ inserito da Lachaux, Golvin e Bomgardner nei loro cataloghi: la loro proposta di datazione àƒ¨ quella di un generico II secolo d.C. mentre la capacitàƒÂ  àƒ¨ stimata tra 15600 e 20700 spettatori. Le nuove indagini. Le nuove ricerche allࢠAnfiteatro di Sabratha, fortemente volute dal prof. Antonino Di Vita, hanno preso lࢠavvio nel 2010 con diverse campagne di rilievo (Capitolo II), scavo e studio del monumento. Il rilievo strumentale realizzato con il laser scanner 3D dalla ditta ࢠServizi di ingegneriaࢠdi Foligno àƒ¨ stato integrato con il rilievo diretto e la caratterizzazione delle strutture per la realizzazione di piante e sezioni in scala 1:100 e 1:50. I 3 saggi aperti lungo il perimetro esterno del settore SE del monumento hanno permesso di comprendere lࢠarticolazione della facciata e delle sue fondazioni ed inoltre hanno fornito dati interessanti per la datazione della spoliazione del monumento. Nel Capitolo III, dedicato allࢠanalisi delle strutture esistenti, vengono prese in considerazione le singole parti dellࢠedificio ancora visibili (lࢠarena, gli accessi allࢠarena, il muro del podio e la cavea). Questa parte descrittiva àƒ¨ corredata dal catalogo degli elementi architettonici (Capitolo IV), dallࢠesame dei Saggi archeologici (Capitolo V) e dal catalogo epigrafico (Capitolo VI). Una cospicua parte dello studio àƒ¨ dedicata allࢠanalisi, ai confronti e alle ipotesi ricostruttive (Capitolo VII). Il grande edificio sembra essere modulato sulla base del cubito punico (del valore di 51,48 cm). Lo schema costruttivo sotteso al progetto risulta essere un ovale tracciato con una variante del metodo del ࢠtriangolo pitagoricoࢠ. Le parti non conservate dellࢠedificio come il podium, i settori superiori della cavea e la facciata, completamente spogliati in antico, sono stati ricostruiti sulla base degli elementi noti, sulla scorta di considerazioni geometrico -dimensionali e grazie ai confronti con gli edifici meglio conservati. Sulla base dellࢠipotesi ricostruttiva ed utilizzando un metodo di stima analitico, tenendo conto di un locus medio pari a 45 cm, per lࢠAnfiteatro di Sabratha si propone una capienza pari a circa 16000 spettatori. In mancanza di piàƒ¹ precisi dati archeologici ed epigrafici la proposta di datazione dellࢠedificio puàƒ² avanzarsi al momento solo su base formale e comparativa: la presenza di marchi di cava che si ritrovano anche nel Teatro, le considerazioni fatte in merito alla iscrizione IRT 117 che cita i munera di G. Flavio Pudente, lࢠevoluzione urbanistica ed architettonica della cittàƒÂ  di Sabratha e del suo status giuridico spingono ad avanzare due diverse ed egualmente motivate ipotesi di datazione: la tarda etàƒÂ  flavia oppure il regno di Antonino Pio. La committenza di un edificio grande e dispendioso come lࢠAnfiteatro di Sabratha non puàƒ² non essere pubblica. Tomo II. Per comprendere come il monumento sabrathense si inserisca nel piàƒ¹ ampio panorama degli anfiteatri dellࢠAfrica Proconsolare, si àƒ¨ ritenuto opportuno effettuare un nuovo censimento e redigere un aggiornato catalogo: la ricognizione ha permesso di rintracciare sul terreno anche alcuni monumenti dati ormai per persi o male identificati o addirittura mai prima dࢠora individuati, per un totale di 40 anfiteatri. Lࢠanalisi degli altri anfiteatri della provincia, ha inoltre consentito di acquisire un gran numero di dati utili per la ricostruzione dellࢠedificio sabrathense. Tomo III. Tavole fuori testo. Le 20 tavole illustrano in modo esaustivo il nuovo rilievo del monumento presentando piante e sezioni a scala adeguata ed inoltre lࢠipotesi ricostruttiva dellࢠAnfiteatro. La ricerca mette in luce gli aspetti piàƒ¹ significativi del grande edificio sabrathense, che risulta essere il terzo per grandezza tra gli anfiteatri ancora visibili nellࢠAfrica Proconsolare dopo quelli di Cartagine e di Thysdrus. Lo studio rivela le peculiaritàƒÂ  del modello progettuale che si distacca da un archetipo consolidato di diretta derivazione italica e nel quale lࢠuso esclusivo del cubito per il proporzionamento di ogni singola parte e per lࢠintero progetto spinge a ritenere che non solo la manodopera fosse locale, ma che forse anche il progettista potesse appartenere ad un ambito culturale non estraneo alla peculiare temperie tripolitana. Resta da comprendere perchàƒ© Sabratha, la cui popolazione Gilbert - Charles Picard pari a 15-20000 persone, abbia voluto dotarsi di un edificio capace di contenere la quasi totalitàƒÂ  dei suoi abitanti. La risposta va forse cercata nel ruolo che il centro commerciale tripolitano aveva come ࢠcapolineaࢠdelle carovane che, attraversando il Sahara, facevano giungere sulle rive del Mediterraneo i prodotti e gli schiavi dal cuore dellࢠAfrica. Forse in concomitanza dellࢠarrivo delle carovane, quando la cittàƒÂ  ospitava un immenso e vivace mercato, il monumento poteva accogliere non solo i cittadini, i ricchi possidenti delle ville nei dintorni e gli abitanti delle campagne, ma anche gli uomini delle carovane, i negoziatori, i mercanti e tutta la variegata umanitàƒÂ  che accompagnava questi eventi.
2013
it
Tesi di Dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/338931
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-338931