I mutamenti di regime registrati nei paesi dell'Europa centro-orientale alla fine degli anni †˜80, e l'avvio verso la transizione democratica, ਠstato trattato successivamente da autorevole dottrina, spesso avendo in mente democrazie ormai sovrane e tese a rimanere tali. Eppure, la scommessa sugli esiti dei nuovi progetti costituzionali e sulla loro capacità  di restaurare e far funzionare effettivamente i rispettivi ordinamenti, secondo il modello di riferimento scelto, il modello del costituzionalismo occidentale, rappresenta ancora oggi una scommessa aperta. Pi๠volte ਠstata sottolineata, in considerazione delle diverse realtà  socio-politiche di riferimento, la difficile forma che la democrazia ha assunto in alcuni paesi di recente democratizzazione. E' stato rilevato infatti che il successo delle nuove costituzioni adottate negli ordinamenti in trasformazione, pi๠che da una lettura dei testi, tesa a capire il disegno costituzionale dei nuovi regimi, dipende dall'effettiva realizzazione e istituzionalizzazione degli equilibri fra gli organi costituzionali di vertice. Si sono registrati casi ove la rispettiva scelta del parlamentarismo, in virt๠della forza politica dei partiti ma soprattutto grazie alla dottrina della sovranità  del Parlamento, ha oscurato il significato del principio di separazione e bilanciamento dei poteri, consentendo il travestimento del ruolo prevalente assunto dal partito dominante, penetrato nell'esecutivo e controllandolo a sua volta. Si ਠposto quindi il problema del ruolo del Parlamento quale organo centrale dell'ordinamento e sovraordinato agli altri organi costituzionali. Cosଠcome non sono mancate voci preoccupate già  nei primi anni della transizione alla democrazia, restii a raccomandare l'adozione della regola di maggioranza, in considerazione delle sue possibili derive nel dispotismo maggioritario, soprattutto in ordinamenti dove il consolidamento della democrazia ਠancora in corso, dovendo percorrere una lunga strada, come si ਠstoricamente dimostrato. L'accenno ai suddetti rilievi di studi e opinioni, sembra dunque pi๠che attuale, in considerazione dei recenti sviluppi segnalati nei paesi dell'area dell'Europa centro-orientale, fra i quali interessa in via primaria l'Albania e i relativi sviluppi, che costituiscono anche l'oggetto del presente lavoro di ricerca. L'Albania ਠuno di quei ordinamenti che nel processo intrapreso di cambiamento del regime, non poteva contare su esperienze precedenti importanti e continuative di democrazia . Di cui anche l'interrogativo sull'effettività  dei nuovi principi e regole introdotte inizialmente nel nuovo sistema. Nemmeno ha potuto contare della piattaforma normativa internazionale iniziata nel 1975 con gli Accordi di Helsinki che poneva le basi per un miglioramento delle relazioni tra il blocco comunista e quello occidentale, soprattutto in tema di tutela dei diritti umani e delle minoranze, in quanto non firmataria. Nonostante ciಠi primi cambiamenti rinvenibili in Albania, all'inizio degli anni '90, e successivamente tradotti in una vera e propria transizione verso la democrazia, hanno risentito dell'innegabile influenza di diversi organismi internazionali interessati alle sue sorti, quali la Comunità  europea, il Consiglio d'Europa, la Commissione per la Democrazia attraverso il Diritto del Consiglio d'Europa, l'Ufficio per le istituzioni democratiche dell'OSCE, in tema di Stato di diritto, democrazia, tutela dei diritti e delle libertà ; e il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, su questioni che riguardavano i nuovi indirizzi politici economici e finanziari che avrebbero ispirato i nuovi testi costituzionali. Si trattava quindi di un influenza che si presentava come assistenza e guida nella fase transizionale da un regime all'altro, e tramite inviti ad aderire ai diversi atti normativi e organismi internazionali. In questo senso rileva verificare il quadro giuridico nel quale si ਠrealizzato il processo costituente in Albania, le sue fasi, l'eventuale efficacia dei nuovi principi recepiti nell'ordinamento, cosଠcome le modalità  in cui ਠstato esercitato il potere costituente in Albania, quale potere originario fondante la nuova convivenza civile, o quale fedele trascrizione e ricezione di principi e regole esperimentati con successo altrove. L'intento ਠquello di percorrere l'iter dei mutamenti realizzati sul piano istituzionale nell'ordinamento albanese dagli anni '90, fino ad oggi, anche alla luce di alcuni importanti emendamenti costituzionali adottati nel 2008, che hanno travolto il fragile equilibrio fra i poteri, e la visione di un passato ventennale in cui si ਠtentato di ricostruire un ordinamento all'insegna del costituzionalismo, del periodo pre-costituzionale (1991-1998) e post-costituzionale (dall'avvento della Costituzione del 1998 in poi). La Costituzione del 1998 si apre con la frase “Qui comincia il futuro”, riferendosi appunto alle sfide affrontate nei primi 7 anni della transizione, in nome di un futuro realmente democratico (almeno nelle intenzioni), anche se la realtà  odierna pone una serie di domande sulla strada che ancora deve essere percorsa mentre si ripropongono ancora una volta fenomeni di marginalizzazione estrema dell'opposizione, di violazione delle norme costituzionali, e del reale potere di chi sostiene i numeri giusti per dettare legge. Dal punto di vista temporale l'analisi parte da un periodo caratterizzato dalla volontà  di riformare il paese, a partire dalla ristrutturazione del sistema istituzionale, e che include entrambe le fasi pre-costituzionale e post-costituzionale. In questo senso si propone di analizzare il grado di realizzazione delle prescrizioni costituzionali in riferimento ai principi del costituzionalismo, allo Stato di diritto, alla separazione ed equilibrio tra i poteri, al pluralismo politico, in un ottica almeno apparentemente parlamentare e ricostruire l'evoluzione della forma di governo. La premessa a questo lavoro ਠcostituita dalla ricostruzione degli eventi storici del periodo della transizione, periodo in cui si ਠrealizzata la caduta del sistema totalitario e l'avvio verso un sistema istituzionale ispirata al costituzionalismo, per poi analizzare i rapporti e l'interazione tra i principali organi costituzionali ossia l'Assemblea, il Governo, il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, quali principali protagonisti in termini di determinazione, realizzazione e mantenimento della forma di governo predisposta dall'ordinamento. Il lavoro verrà  condotto attraverso lo studio della dottrina albanese ed estera in merito, ma soprattutto attraverso l'elaborazione, l'analisi e l'interpretazione sistematica dei relativi testi normativi in riferimento ai rapporti intercorsi tra i suddetti soggetti costituzionali.

L'evoluzione della forma di governo in Albania dopo la caduta del regime totalitario (1991-2012).

2013

Abstract

I mutamenti di regime registrati nei paesi dell'Europa centro-orientale alla fine degli anni †˜80, e l'avvio verso la transizione democratica, ਠstato trattato successivamente da autorevole dottrina, spesso avendo in mente democrazie ormai sovrane e tese a rimanere tali. Eppure, la scommessa sugli esiti dei nuovi progetti costituzionali e sulla loro capacità  di restaurare e far funzionare effettivamente i rispettivi ordinamenti, secondo il modello di riferimento scelto, il modello del costituzionalismo occidentale, rappresenta ancora oggi una scommessa aperta. Pi๠volte ਠstata sottolineata, in considerazione delle diverse realtà  socio-politiche di riferimento, la difficile forma che la democrazia ha assunto in alcuni paesi di recente democratizzazione. E' stato rilevato infatti che il successo delle nuove costituzioni adottate negli ordinamenti in trasformazione, pi๠che da una lettura dei testi, tesa a capire il disegno costituzionale dei nuovi regimi, dipende dall'effettiva realizzazione e istituzionalizzazione degli equilibri fra gli organi costituzionali di vertice. Si sono registrati casi ove la rispettiva scelta del parlamentarismo, in virt๠della forza politica dei partiti ma soprattutto grazie alla dottrina della sovranità  del Parlamento, ha oscurato il significato del principio di separazione e bilanciamento dei poteri, consentendo il travestimento del ruolo prevalente assunto dal partito dominante, penetrato nell'esecutivo e controllandolo a sua volta. Si ਠposto quindi il problema del ruolo del Parlamento quale organo centrale dell'ordinamento e sovraordinato agli altri organi costituzionali. Cosଠcome non sono mancate voci preoccupate già  nei primi anni della transizione alla democrazia, restii a raccomandare l'adozione della regola di maggioranza, in considerazione delle sue possibili derive nel dispotismo maggioritario, soprattutto in ordinamenti dove il consolidamento della democrazia ਠancora in corso, dovendo percorrere una lunga strada, come si ਠstoricamente dimostrato. L'accenno ai suddetti rilievi di studi e opinioni, sembra dunque pi๠che attuale, in considerazione dei recenti sviluppi segnalati nei paesi dell'area dell'Europa centro-orientale, fra i quali interessa in via primaria l'Albania e i relativi sviluppi, che costituiscono anche l'oggetto del presente lavoro di ricerca. L'Albania ਠuno di quei ordinamenti che nel processo intrapreso di cambiamento del regime, non poteva contare su esperienze precedenti importanti e continuative di democrazia . Di cui anche l'interrogativo sull'effettività  dei nuovi principi e regole introdotte inizialmente nel nuovo sistema. Nemmeno ha potuto contare della piattaforma normativa internazionale iniziata nel 1975 con gli Accordi di Helsinki che poneva le basi per un miglioramento delle relazioni tra il blocco comunista e quello occidentale, soprattutto in tema di tutela dei diritti umani e delle minoranze, in quanto non firmataria. Nonostante ciಠi primi cambiamenti rinvenibili in Albania, all'inizio degli anni '90, e successivamente tradotti in una vera e propria transizione verso la democrazia, hanno risentito dell'innegabile influenza di diversi organismi internazionali interessati alle sue sorti, quali la Comunità  europea, il Consiglio d'Europa, la Commissione per la Democrazia attraverso il Diritto del Consiglio d'Europa, l'Ufficio per le istituzioni democratiche dell'OSCE, in tema di Stato di diritto, democrazia, tutela dei diritti e delle libertà ; e il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, su questioni che riguardavano i nuovi indirizzi politici economici e finanziari che avrebbero ispirato i nuovi testi costituzionali. Si trattava quindi di un influenza che si presentava come assistenza e guida nella fase transizionale da un regime all'altro, e tramite inviti ad aderire ai diversi atti normativi e organismi internazionali. In questo senso rileva verificare il quadro giuridico nel quale si ਠrealizzato il processo costituente in Albania, le sue fasi, l'eventuale efficacia dei nuovi principi recepiti nell'ordinamento, cosଠcome le modalità  in cui ਠstato esercitato il potere costituente in Albania, quale potere originario fondante la nuova convivenza civile, o quale fedele trascrizione e ricezione di principi e regole esperimentati con successo altrove. L'intento ਠquello di percorrere l'iter dei mutamenti realizzati sul piano istituzionale nell'ordinamento albanese dagli anni '90, fino ad oggi, anche alla luce di alcuni importanti emendamenti costituzionali adottati nel 2008, che hanno travolto il fragile equilibrio fra i poteri, e la visione di un passato ventennale in cui si ਠtentato di ricostruire un ordinamento all'insegna del costituzionalismo, del periodo pre-costituzionale (1991-1998) e post-costituzionale (dall'avvento della Costituzione del 1998 in poi). La Costituzione del 1998 si apre con la frase “Qui comincia il futuro”, riferendosi appunto alle sfide affrontate nei primi 7 anni della transizione, in nome di un futuro realmente democratico (almeno nelle intenzioni), anche se la realtà  odierna pone una serie di domande sulla strada che ancora deve essere percorsa mentre si ripropongono ancora una volta fenomeni di marginalizzazione estrema dell'opposizione, di violazione delle norme costituzionali, e del reale potere di chi sostiene i numeri giusti per dettare legge. Dal punto di vista temporale l'analisi parte da un periodo caratterizzato dalla volontà  di riformare il paese, a partire dalla ristrutturazione del sistema istituzionale, e che include entrambe le fasi pre-costituzionale e post-costituzionale. In questo senso si propone di analizzare il grado di realizzazione delle prescrizioni costituzionali in riferimento ai principi del costituzionalismo, allo Stato di diritto, alla separazione ed equilibrio tra i poteri, al pluralismo politico, in un ottica almeno apparentemente parlamentare e ricostruire l'evoluzione della forma di governo. La premessa a questo lavoro ਠcostituita dalla ricostruzione degli eventi storici del periodo della transizione, periodo in cui si ਠrealizzata la caduta del sistema totalitario e l'avvio verso un sistema istituzionale ispirata al costituzionalismo, per poi analizzare i rapporti e l'interazione tra i principali organi costituzionali ossia l'Assemblea, il Governo, il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, quali principali protagonisti in termini di determinazione, realizzazione e mantenimento della forma di governo predisposta dall'ordinamento. Il lavoro verrà  condotto attraverso lo studio della dottrina albanese ed estera in merito, ma soprattutto attraverso l'elaborazione, l'analisi e l'interpretazione sistematica dei relativi testi normativi in riferimento ai rapporti intercorsi tra i suddetti soggetti costituzionali.
2013
it
Tesi di Dottorato
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-338947