Oggetto e finalità : Parlare dei propri problemi con un'altra persona ਠun comportamento molto diffuso e ampiamente riscontrabile all'interno dei dialoghi quotidiani tra soggetti legati da rapporti di vario genere (famigliari, amici, colleghi, semplici conoscenti e, talvolta, estranei). Le prime indagini su tale fenomeno conversazionale sono da ricondurre alla Conversation Analysis. In particolare, Jefferson e Lee (1981/1992) si sono occupati del Troubles Talk, definendolo una sequenza-modello ricorrente, all'interno della quale ਠpossibile individuare i ruoli complementari assunti dai due interlocutori, il Troubles Teller e il Troubles Recipient: il primo espone un problema e il secondo, esprimendo la propria comprensione e partecipazione emotiva, stimola il proseguimento del racconto-sfogo da parte del Troubles Teller. Se la Conversation Analysis ha studiato il Troubles Talk da una prospettiva essenzialmente analitico-descrittiva, interessandosi, cioà¨, a tali conversazioni sotto l'aspetto della loro struttura e organizzazione interna, alcuni studi recenti sul Social Support (Goldsmith 1999, 2004; Goldsmith, MacGeorge 2000) si sono approcciati al fenomeno focalizzandosi sull'importanza di tali interazioni per il benessere individuale e relazionale e utilizzando una metodologia basata principalmente su somministrazione di questionari e su indagini sperimentali. Con “Social Support” sono da intendersi quei comportamenti verbali e non verbali prodotti con lo scopo di fornire assistenza ad altre persone che vengono percepite bisognose di sostegno soprattutto emotivo (Burleson, MacGeorge 2002). La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha esplorato empiricamente gli effetti del Social Support sul benessere individuale giungendo alla conclusione che il comportamento supportivo ricevuto da amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e persino da estranei ha notevoli effetti, sia diretti che indiretti, sul benessere fisiologico, cognitivo ed emotivo della persona (Cobb 1976; Cohen, Wills 1985; Cohen 1988; House et al. 1988; Gottlieb 1981, 1994, Cohen, Underwood, Gottlieb 2000; Cunningham, Barbee 2000; Uchino 2004). La revisione della letteratura permette di rilevare come, da un lato, gli studi nell'ambito della Conversation Analysis sul fenomeno del Troubles Talk non abbiano preso esplicitamente in considerazione gli effetti dei diversi interventi in termini di sostegno sociale, e, dall'altro, le ricerche nel contesto del Social Support non abbiano approfondito l'integrazione dei risultati degli studi sperimentali con quelli derivanti da analisi di corpora conversazionali. Il presente studio si inserisce proprio in questo gap, proponendosi di valutare se e fino a che punto i risultati dei due diversi indirizzi di indagine siano compatibili ed integrabili, seguendo una prospettiva teorico-metodologica elaborata all'interno del Centro di Ricerca in Psicologia della Comunicazione dell'Università di Macerata (Zuczkowski 2004; Riccioni, Zuczkowski 2005; Riccioni 2005, 2006, 2008; Zuczkowski, Riccioni 2010). Gli obiettivi di questa ricerca sono legati all'individuazione di specifiche strategie dialogiche che il Troubles Teller (o confidante) e il Troubles Recipient (o confidente) utilizzano per chiedere e fornire Sostegno Sociale. Per quanto concerne il primo, lo scopo ਠquello di identificare le modalità utilizzate nell'esporre la propria situazione problematica, per sollecitare o richiedere un intervento di supporto. Per quanto riguarda il secondo l'interesse si concentra su due fondamentali aspetti: in primo luogo, individuare le tipologie di supporto prevalentemente utilizzate e quelle che, a motivo di un numero maggiore di allineamenti osservati tra gli interagenti, risultano maggiormente funzionali a veicolare sostegno sociale, ipotizzando che, come sostenuto in letteratura (Weiss 1974; Burleson 1984b; Cutrona, Russell 1987; Gottlieb, Wagner 1991; Wills 1991; Burleson, Kunkel, Birch 1994; Cunningham, Barbee 2000; Xu, Burleson 2001; Burleson 2003; Burleson, MacGeorge 2003), il Sostegno Emotivo sia la tipologia di supporto pi๠efficace; in secondo luogo, determinare le caratteristiche e le condizioni che rendono il “dare consigli” una strategia funzionale di supporto, anche considerando come il consiglio sia il messaggio di supporto utilizzato pi๠di frequente dal confidente (Cutrona, Suhr 1994; Goldsmith, Dun 1997; Goldsmith 2004; Feng 2009). Metodologia: Il presente studio si basa su un'analisi qualitativa e quantitativa di un corpus composto da 25 conversazioni quotidiane, tutte appartenenti allo script dialogico del Troubles Talk, in cui il problema, che costituisce il focus condiviso dalle interlocutrici, concerne le difficoltà relazionali espresse dal Troubles Teller riguardo al rapporto con il proprio partner. Gli interlocutori coinvolti sono prevalentemente giovani studentesse universitarie, tutte parlanti native italiane, legate da vincoli di amicizia. Le sequenze conversazionali sono state analizzate sotto forma di tripletta, (Sinclair, Coulthard 1975; Mehan 1979) non necessariamente formata da turni adiacenti, cosଠcomposta: esposizione della situazione problematica da parte della confidante (primo turno); risposta supportiva da parte della confidente che assume un ruolo dialogico parziale (secondo turno); reazione al supporto da parte della confidante (terzo turno). Principali risultati: i risultati mostrano che la modalità utilizzata pi๠di frequente dalla confidante nell'esporre la propria situazione problematica ਠquella dello †˜sfogo': lo scopo del suo racconto non sembra essere tanto quello di ricevere pareri o supporto ma quello di scaricare la tensione emotiva connessa col problema. Questo si evince dal fatto che, analizzando le prime parti della tripletta, si riscontra una richiesta esplicita o sollecitazione di supporto solo nel 27% dei casi. Per quanto concerne il ruolo della confidente, la tipologia di supporto pi๠frequentemente utilizzata ਠil Sostegno Informativo (53%), in particolare nella forma del †˜dare consigli' (40%); seguono il Sostegno Emotivo (13%), quello della Rete Sociale (6%) e il Sostegno all'Autostima (4%). Totalmente assente il Sostegno Strumentale mentre emergono altre forme di supporto: il Sostegno Empatico (6%), il Sostegno di Alleanza (6%) e gli Interventi di tipo Oppositivo (11%). La tipologia di supporto pi๠funzionale, in termini conversazionali osservabili, ਠquella del Sostegno Emotivo: questo dato conferma gli studi empirici precedenti (Wills 1991; Burleson 1994b; Stroebe, Stroebe 1996; Helgeson, Cohen 1996; Rock, Underwood 2000). Per quanto riguarda il dare consigli come modalità di sostegno ਠemerso che non tutti i consigli sono ugualmente efficaci ma la loro capacità di supporto ਠstrettamente connessa con lo stile linguistico utilizzato dalla confidente (mitigazione vs. direttività ) e con la modalità con cui emerge nel corso del dialogo (consigli richiesti, non richiesti o sollecitati).
La comunicazione del Social Support: ruoli interazionali e tecniche dialogiche.
2014
Abstract
Oggetto e finalità : Parlare dei propri problemi con un'altra persona ਠun comportamento molto diffuso e ampiamente riscontrabile all'interno dei dialoghi quotidiani tra soggetti legati da rapporti di vario genere (famigliari, amici, colleghi, semplici conoscenti e, talvolta, estranei). Le prime indagini su tale fenomeno conversazionale sono da ricondurre alla Conversation Analysis. In particolare, Jefferson e Lee (1981/1992) si sono occupati del Troubles Talk, definendolo una sequenza-modello ricorrente, all'interno della quale ਠpossibile individuare i ruoli complementari assunti dai due interlocutori, il Troubles Teller e il Troubles Recipient: il primo espone un problema e il secondo, esprimendo la propria comprensione e partecipazione emotiva, stimola il proseguimento del racconto-sfogo da parte del Troubles Teller. Se la Conversation Analysis ha studiato il Troubles Talk da una prospettiva essenzialmente analitico-descrittiva, interessandosi, cioà¨, a tali conversazioni sotto l'aspetto della loro struttura e organizzazione interna, alcuni studi recenti sul Social Support (Goldsmith 1999, 2004; Goldsmith, MacGeorge 2000) si sono approcciati al fenomeno focalizzandosi sull'importanza di tali interazioni per il benessere individuale e relazionale e utilizzando una metodologia basata principalmente su somministrazione di questionari e su indagini sperimentali. Con “Social Support” sono da intendersi quei comportamenti verbali e non verbali prodotti con lo scopo di fornire assistenza ad altre persone che vengono percepite bisognose di sostegno soprattutto emotivo (Burleson, MacGeorge 2002). La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha esplorato empiricamente gli effetti del Social Support sul benessere individuale giungendo alla conclusione che il comportamento supportivo ricevuto da amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e persino da estranei ha notevoli effetti, sia diretti che indiretti, sul benessere fisiologico, cognitivo ed emotivo della persona (Cobb 1976; Cohen, Wills 1985; Cohen 1988; House et al. 1988; Gottlieb 1981, 1994, Cohen, Underwood, Gottlieb 2000; Cunningham, Barbee 2000; Uchino 2004). La revisione della letteratura permette di rilevare come, da un lato, gli studi nell'ambito della Conversation Analysis sul fenomeno del Troubles Talk non abbiano preso esplicitamente in considerazione gli effetti dei diversi interventi in termini di sostegno sociale, e, dall'altro, le ricerche nel contesto del Social Support non abbiano approfondito l'integrazione dei risultati degli studi sperimentali con quelli derivanti da analisi di corpora conversazionali. Il presente studio si inserisce proprio in questo gap, proponendosi di valutare se e fino a che punto i risultati dei due diversi indirizzi di indagine siano compatibili ed integrabili, seguendo una prospettiva teorico-metodologica elaborata all'interno del Centro di Ricerca in Psicologia della Comunicazione dell'Università di Macerata (Zuczkowski 2004; Riccioni, Zuczkowski 2005; Riccioni 2005, 2006, 2008; Zuczkowski, Riccioni 2010). Gli obiettivi di questa ricerca sono legati all'individuazione di specifiche strategie dialogiche che il Troubles Teller (o confidante) e il Troubles Recipient (o confidente) utilizzano per chiedere e fornire Sostegno Sociale. Per quanto concerne il primo, lo scopo ਠquello di identificare le modalità utilizzate nell'esporre la propria situazione problematica, per sollecitare o richiedere un intervento di supporto. Per quanto riguarda il secondo l'interesse si concentra su due fondamentali aspetti: in primo luogo, individuare le tipologie di supporto prevalentemente utilizzate e quelle che, a motivo di un numero maggiore di allineamenti osservati tra gli interagenti, risultano maggiormente funzionali a veicolare sostegno sociale, ipotizzando che, come sostenuto in letteratura (Weiss 1974; Burleson 1984b; Cutrona, Russell 1987; Gottlieb, Wagner 1991; Wills 1991; Burleson, Kunkel, Birch 1994; Cunningham, Barbee 2000; Xu, Burleson 2001; Burleson 2003; Burleson, MacGeorge 2003), il Sostegno Emotivo sia la tipologia di supporto pi๠efficace; in secondo luogo, determinare le caratteristiche e le condizioni che rendono il “dare consigli” una strategia funzionale di supporto, anche considerando come il consiglio sia il messaggio di supporto utilizzato pi๠di frequente dal confidente (Cutrona, Suhr 1994; Goldsmith, Dun 1997; Goldsmith 2004; Feng 2009). Metodologia: Il presente studio si basa su un'analisi qualitativa e quantitativa di un corpus composto da 25 conversazioni quotidiane, tutte appartenenti allo script dialogico del Troubles Talk, in cui il problema, che costituisce il focus condiviso dalle interlocutrici, concerne le difficoltà relazionali espresse dal Troubles Teller riguardo al rapporto con il proprio partner. Gli interlocutori coinvolti sono prevalentemente giovani studentesse universitarie, tutte parlanti native italiane, legate da vincoli di amicizia. Le sequenze conversazionali sono state analizzate sotto forma di tripletta, (Sinclair, Coulthard 1975; Mehan 1979) non necessariamente formata da turni adiacenti, cosଠcomposta: esposizione della situazione problematica da parte della confidante (primo turno); risposta supportiva da parte della confidente che assume un ruolo dialogico parziale (secondo turno); reazione al supporto da parte della confidante (terzo turno). Principali risultati: i risultati mostrano che la modalità utilizzata pi๠di frequente dalla confidante nell'esporre la propria situazione problematica ਠquella dello †˜sfogo': lo scopo del suo racconto non sembra essere tanto quello di ricevere pareri o supporto ma quello di scaricare la tensione emotiva connessa col problema. Questo si evince dal fatto che, analizzando le prime parti della tripletta, si riscontra una richiesta esplicita o sollecitazione di supporto solo nel 27% dei casi. Per quanto concerne il ruolo della confidente, la tipologia di supporto pi๠frequentemente utilizzata ਠil Sostegno Informativo (53%), in particolare nella forma del †˜dare consigli' (40%); seguono il Sostegno Emotivo (13%), quello della Rete Sociale (6%) e il Sostegno all'Autostima (4%). Totalmente assente il Sostegno Strumentale mentre emergono altre forme di supporto: il Sostegno Empatico (6%), il Sostegno di Alleanza (6%) e gli Interventi di tipo Oppositivo (11%). La tipologia di supporto pi๠funzionale, in termini conversazionali osservabili, ਠquella del Sostegno Emotivo: questo dato conferma gli studi empirici precedenti (Wills 1991; Burleson 1994b; Stroebe, Stroebe 1996; Helgeson, Cohen 1996; Rock, Underwood 2000). Per quanto riguarda il dare consigli come modalità di sostegno ਠemerso che non tutti i consigli sono ugualmente efficaci ma la loro capacità di supporto ਠstrettamente connessa con lo stile linguistico utilizzato dalla confidente (mitigazione vs. direttività ) e con la modalità con cui emerge nel corso del dialogo (consigli richiesti, non richiesti o sollecitati).| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/338963
URN:NBN:IT:BNCF-338963