Lo studio si ਠproposto di indagare la politica ecclesiastica perseguita nel Regno di Napoli durante il Decennio Francese attraverso l'analisi bibliografica di testi di repertorio e pi๠recenti, e un'accurata ricerca archivistica su fondi in gran parte poco esplorati, relativi al Ministero del Culto, organo istituzionale preposto alla gestione dei rapporti Stato-Chiesa. La documentazione prodotta da questo particolare comparto dell'amministrazione statale costituisce una preziosissima fonte d'informazioni, utile per comprendere non solo l'evoluzione del Ministero del Culto all'interno di una pi๠generale riforma dello Stato, attuatasi tanto nel Regno di Napoli, quanto nel Regno d'Italia ed in tutti i territori entrati nella sfera del Grand Empire, ma anche, per non dire soprattutto, per toccare con mano i problemi che il Governo si trovಠad affrontare in campo ecclesiastico e i relativi interventi messi in atto, dalla soppressione dei monasteri all'istituzione delle scuole gratuite nella capitale, dai provvedimenti per ridurre il numero degli ecclesiastici a quelli per la riforma dei seminari, dai rilievi statistici per “misurare” la qualità  e la quantità  delle parrocchie, dei canonicati e delle chiese recettizie ai controlli sulla residenza dei vescovi e dei parroci, dall'introduzione del Codice Napoleone alle istruzioni relative sia al matrimonio civile che al divorzio. Gli ecclesiastici quali canali di mediazione sociale costituivano un ganglio troppo importante per l'amministrazione dello Stato. Ne conseguiva che anche tutto ciಠche riguardava il loro ministero pastorale doveva essere attentamente filtrato e in qualche modo guidato dall'alto, dal Governo. Non mancarono resistenze ma anche appoggi; i vescovi che si dichiararono propensi a favorire il regime napoleonico, furono chiamati in causa nel vasto lavoro di rinnovamento di strutture ormai obsolete, che avevano continuato ad avere un senso fino a quando era stato in piedi il sistema feudale. Veri attori di questo “dramma” furono dunque, da una parte, i vari ministri del Culto, Luigi Serra di Cassano, Luigi Nicola Pignatelli, Giuseppe Zurlo e Francesco Ricciardi e dall'altra i vescovi. Relazioni e interrelazioni fra centro e periferia e quindi fra Governo e Vescovi e fra questi ultimi e il clero e infine i fedeli, sono stati oggetto particolare e approfondito dell'indagine. La ricerca ha una chiara collocazione geografica, ma l'analisi non ha avuto come unico punto di riferimento il Regno di Napoli. Lo studio di un organo istituzionale, quale fu il ministero preposto alla gestione del culto, infatti, ਠstato inquadrato in un'ottica comparativa, soprattutto per chiarire l'intensità  dei rapporti che si istaurarono tra la Francia e le realtà  ad essa collegate.

Il Ministero del Culto e l'episcopato meridionale: la politica ecclesiastica nel Regno di Napoli durante il Decennio francese

2009

Abstract

Lo studio si ਠproposto di indagare la politica ecclesiastica perseguita nel Regno di Napoli durante il Decennio Francese attraverso l'analisi bibliografica di testi di repertorio e pi๠recenti, e un'accurata ricerca archivistica su fondi in gran parte poco esplorati, relativi al Ministero del Culto, organo istituzionale preposto alla gestione dei rapporti Stato-Chiesa. La documentazione prodotta da questo particolare comparto dell'amministrazione statale costituisce una preziosissima fonte d'informazioni, utile per comprendere non solo l'evoluzione del Ministero del Culto all'interno di una pi๠generale riforma dello Stato, attuatasi tanto nel Regno di Napoli, quanto nel Regno d'Italia ed in tutti i territori entrati nella sfera del Grand Empire, ma anche, per non dire soprattutto, per toccare con mano i problemi che il Governo si trovಠad affrontare in campo ecclesiastico e i relativi interventi messi in atto, dalla soppressione dei monasteri all'istituzione delle scuole gratuite nella capitale, dai provvedimenti per ridurre il numero degli ecclesiastici a quelli per la riforma dei seminari, dai rilievi statistici per “misurare” la qualità  e la quantità  delle parrocchie, dei canonicati e delle chiese recettizie ai controlli sulla residenza dei vescovi e dei parroci, dall'introduzione del Codice Napoleone alle istruzioni relative sia al matrimonio civile che al divorzio. Gli ecclesiastici quali canali di mediazione sociale costituivano un ganglio troppo importante per l'amministrazione dello Stato. Ne conseguiva che anche tutto ciಠche riguardava il loro ministero pastorale doveva essere attentamente filtrato e in qualche modo guidato dall'alto, dal Governo. Non mancarono resistenze ma anche appoggi; i vescovi che si dichiararono propensi a favorire il regime napoleonico, furono chiamati in causa nel vasto lavoro di rinnovamento di strutture ormai obsolete, che avevano continuato ad avere un senso fino a quando era stato in piedi il sistema feudale. Veri attori di questo “dramma” furono dunque, da una parte, i vari ministri del Culto, Luigi Serra di Cassano, Luigi Nicola Pignatelli, Giuseppe Zurlo e Francesco Ricciardi e dall'altra i vescovi. Relazioni e interrelazioni fra centro e periferia e quindi fra Governo e Vescovi e fra questi ultimi e il clero e infine i fedeli, sono stati oggetto particolare e approfondito dell'indagine. La ricerca ha una chiara collocazione geografica, ma l'analisi non ha avuto come unico punto di riferimento il Regno di Napoli. Lo studio di un organo istituzionale, quale fu il ministero preposto alla gestione del culto, infatti, ਠstato inquadrato in un'ottica comparativa, soprattutto per chiarire l'intensità  dei rapporti che si istaurarono tra la Francia e le realtà  ad essa collegate.
2009
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