Lo studio e il lavoro di ricerca svolti nel corso del triennio di Dottorato hanno avuto come oggetto di analisi l'organizzazione intesa come ambiente e contesto di lavoro. Una sorta di rappresentazione socialmente diffusa paragona l'organizzazione ad una macchina complessa, dotata di specifici ingranaggi che per il raggiungimento complessivo degli scopi si muovono all'unisono rispondendo a precise regole di funzionamento interno. La rappresentazione appare consona soprattutto se lo scopo che sorregge la metafora ਠil trovare risposte esaustive al desiderio di funzionalità . Da una qualsiasi organizzazione infatti ci si aspetta di ricevere un risultato finale soddisfacente, in termini di prodotto o di servizi. Quando, perà², gli ingranaggi sono soggetti sociali, persone portatrici di valori personali e modi di pensare differenti, allora il desiderio di funzionalità ਠpassibile di interpretazioni diverse. Ci si chiede funzionale per chi o per cosa. Se poi il processo attraverso il quale prende forma l'organizzazione include una molteplicità diversificata di stakeholder, allora la funzionalità diventa ancora pi๠complessa nel tenere insieme le esigenze degli uni o degli altri, dovendo a monte trovare uno scopo comune che dia senso all'agire complessivo. Se si prova ad assecondare l'immagine della macchina l'idea ricade sul fatto che l'organizzazione puಠsenza dubbio essere ritenuta uno strumento efficace, che riesce a coordinare razionalmente gli sforzi di pi๠persone in vista di un risultato finale. Fermarsi, perà², in modo generico su questa considerazione puಠavere come conseguenza immediata il dar seguito ad una serie di problematiche, tra le quali emergono almeno due questioni fondamentali. La prima dà voce al presupposto secondo il quale le organizzazioni possono essere funzionanti in modo similare le une con le altre, suscettibili delle stesse criticità e governabili secondo meccanismi di controllo implementabili dall'esterno. Il rischio ਠquello di pensare che lo strumento sia a tutti gli effetti una entità in grado di durare nel tempo, attraverso norme reiterabili. In questo modo l'attenzione e l'interesse cadono sul funzionamento dei meccanismi in ragione di regole, come l'efficacia e l'efficienza, e non si considerano in primo luogo le reti comunicative, affettive e relazionali che muovono le persone che svolgono azioni e operano individualmente e in gruppo all'interno delle organizzazioni. Sono le persone che spesso compiono uno sforzo per garantire solidità e che talvolta assumono atteggiamenti che non rispondono alle regole desiderabili o prescritte per il funzionamento. La seconda questione induce a pensare che accentrare l'idea sull'entità puಠcontribuire a creare una profonda scissione tra gli individui e l'organizzazione stessa. Sarebbe come credere che le persone possano essere separate o ritenute secondarie agli stessi meccanismi di funzionamento. Nella vita quotidiana di ognuno di noi ਠcostante il rapportarsi con le organizzazioni, soprattutto quando sono lo specifico ambiente di lavoro, e in questo caso puಠessere davvero difficile descrivere e spiegare il comportamento quotidiano delle singole persone e dei gruppi prescindendo dalle modalità di rapporto che si hanno. Nel percorso di ricerca, ho ritenuto essenziale per una definizione di organizzazione il portare in primo piano i processi relazionali di tipo cognitivo, sociale e politico, osservando i comportamenti degli individui e dei gruppi che operano nell'organizzazione. Uscendo dagli schemi interpretativi generalmente diffusi e tesi a porre su uno stesso piano di osservazione le scuole e le aziende, ci si ਠavvalsi del costrutto paradigmatico della psicologia culturale nello studio delle organizzazioni, richiamando con l'aggettivo “culturale” il legame storico e teorico con la psicologia di derivazione vygotskijana. Una psicologia che con le sue contaminazioni con la teoria dell'attività e con le correnti etnometodologiche rappresenta un punto di vista sulle cose e mostra come le attività cognitive degli esseri umani sono sempre mediate dagli strumenti della cultura alla quale appartengono, tra questi il linguaggio inteso come azione sociale. Il discorso dunque che intercorre tra gli attori sociali diventa uno strumento indispensabile per comprendere e realizzare i processi di costruzione della realtà , per condividere aspettative e risolvere problemi nei contesti organizzativi. Motivo per il quale l'organizzare diventa una costruzione sociale di significati (Weick, 1969, 1995) che innescano processi di cambiamento (Kaneklin, Scaratti, 1998), di apprendimento trasformativo (Mezirow, 1991) e di consapevolezza di Sà© (Quaglino, 2005). La ricerca qualitativa: una coerente scelta di senso Lo studio delle relazioni tra gli individui, tra le persone e la propria comunità impegnata in processi di cambiamento e, ancora, lo studio delle interazioni che avvengono a livello organizzativo pone un'attenta considerazione sulle metodologie di ricerca a carattere qualitativo. Gli strumenti adoperati sono riconducibili al paradigma interpretativo-costruzionista nella convinzione che non esiste una realtà , ma molte, anche diverse tra loro e qualche volta in situazioni di conflitto, ma che in ogni caso sono socialmente costruite dalle persone che prendono parte attiva al processo di ricerca. Un punto focale della metodologia applicata ਠil ruolo che il ricercatore svolge. Della realtà che osserva egli ne ਠparte, deve essere riflessivamente consapevole che il proprio lavoro scientifico e di ricerca, al pari di quello delle comunità studiate, ਠsituato e regolato culturalmente da convenzioni. I resoconti di ricerca sono sempre “nostre costruzioni delle costruzioni di altre persone su cosa loro stiano facendo” (Geertz, 1973, pg. 9) e, quindi, sono resoconti provvisori, parziali e multivocali (Mantovani, 2003; Zucchermaglio, Alby, 2005; Zucchermaglio, 2006). Quello che diventa rilevante nell'atteggiamento che assume ਠil ricorso alla riflessività come elemento di monitoraggio di un percorso che deve necessariamente richiamare a sà© l'etica, perchà© non vi sia una mancanza di assunzione di responsabilità (Kaneklin 2010). Responsabilità verso l'oggetto della ricerca, verso i partecipanti, i contesti, i risultati e i rischi. I soggetti sociali, coloro che vivono in relazione con l'oggetto della ricerca, sono i partecipanti, e lo sono per il fatto stesso di generare i significati che consentono di comprendere il mondo in cui vivono. La conoscenza che quindi ne deriva ਠun processo interattivo, conversazionale, negoziale e situato in contesti socio-culturali dati. Su queste premesse si rivela essere un'ottima procedura sperimentale la Ricerca-Azione che si distingue per lo sforzo di riuscire a favorire equilibrio e simmetria nelle relazioni tra tutti i soggetti presenti nel campo. La R-A tenta di chiarire processualmente ruoli e responsabilità , si sforza di ripensare in termini di reciprocità il rapporto tra conoscenza e azione, cerca di sviluppare una riflessione sui processi di produzione della conoscenza, di produrre cambiamenti e acquisire conoscenze in rapporto all'oggetto di indagine. La R-A si sviluppa in modo ciclico e ricorsivo su conoscenze generate nella relazione e, quindi, assume come centrale per la conoscenza la relazione con l'altro, attingendo dai valori della democrazia e della partecipazione tradotti in prassi metodologica. La Ricerca-Azione Il lavoro di osservazione e analisi ਠstato svolto in una Scuola Secondaria del territorio di Macerata. Lo scopo ਠstato quello di analizzare le pratiche situate di lavoro, di osservare, studiare e comprendere le pratiche di costruzione sociale delle decisioni e il modo in cui gli attori sociali coordinano reciprocamente le loro attività .
L'organizzazione scolastica come luogo di narrazione del Sà©.
2013
Abstract
Lo studio e il lavoro di ricerca svolti nel corso del triennio di Dottorato hanno avuto come oggetto di analisi l'organizzazione intesa come ambiente e contesto di lavoro. Una sorta di rappresentazione socialmente diffusa paragona l'organizzazione ad una macchina complessa, dotata di specifici ingranaggi che per il raggiungimento complessivo degli scopi si muovono all'unisono rispondendo a precise regole di funzionamento interno. La rappresentazione appare consona soprattutto se lo scopo che sorregge la metafora ਠil trovare risposte esaustive al desiderio di funzionalità . Da una qualsiasi organizzazione infatti ci si aspetta di ricevere un risultato finale soddisfacente, in termini di prodotto o di servizi. Quando, perà², gli ingranaggi sono soggetti sociali, persone portatrici di valori personali e modi di pensare differenti, allora il desiderio di funzionalità ਠpassibile di interpretazioni diverse. Ci si chiede funzionale per chi o per cosa. Se poi il processo attraverso il quale prende forma l'organizzazione include una molteplicità diversificata di stakeholder, allora la funzionalità diventa ancora pi๠complessa nel tenere insieme le esigenze degli uni o degli altri, dovendo a monte trovare uno scopo comune che dia senso all'agire complessivo. Se si prova ad assecondare l'immagine della macchina l'idea ricade sul fatto che l'organizzazione puಠsenza dubbio essere ritenuta uno strumento efficace, che riesce a coordinare razionalmente gli sforzi di pi๠persone in vista di un risultato finale. Fermarsi, perà², in modo generico su questa considerazione puಠavere come conseguenza immediata il dar seguito ad una serie di problematiche, tra le quali emergono almeno due questioni fondamentali. La prima dà voce al presupposto secondo il quale le organizzazioni possono essere funzionanti in modo similare le une con le altre, suscettibili delle stesse criticità e governabili secondo meccanismi di controllo implementabili dall'esterno. Il rischio ਠquello di pensare che lo strumento sia a tutti gli effetti una entità in grado di durare nel tempo, attraverso norme reiterabili. In questo modo l'attenzione e l'interesse cadono sul funzionamento dei meccanismi in ragione di regole, come l'efficacia e l'efficienza, e non si considerano in primo luogo le reti comunicative, affettive e relazionali che muovono le persone che svolgono azioni e operano individualmente e in gruppo all'interno delle organizzazioni. Sono le persone che spesso compiono uno sforzo per garantire solidità e che talvolta assumono atteggiamenti che non rispondono alle regole desiderabili o prescritte per il funzionamento. La seconda questione induce a pensare che accentrare l'idea sull'entità puಠcontribuire a creare una profonda scissione tra gli individui e l'organizzazione stessa. Sarebbe come credere che le persone possano essere separate o ritenute secondarie agli stessi meccanismi di funzionamento. Nella vita quotidiana di ognuno di noi ਠcostante il rapportarsi con le organizzazioni, soprattutto quando sono lo specifico ambiente di lavoro, e in questo caso puಠessere davvero difficile descrivere e spiegare il comportamento quotidiano delle singole persone e dei gruppi prescindendo dalle modalità di rapporto che si hanno. Nel percorso di ricerca, ho ritenuto essenziale per una definizione di organizzazione il portare in primo piano i processi relazionali di tipo cognitivo, sociale e politico, osservando i comportamenti degli individui e dei gruppi che operano nell'organizzazione. Uscendo dagli schemi interpretativi generalmente diffusi e tesi a porre su uno stesso piano di osservazione le scuole e le aziende, ci si ਠavvalsi del costrutto paradigmatico della psicologia culturale nello studio delle organizzazioni, richiamando con l'aggettivo “culturale” il legame storico e teorico con la psicologia di derivazione vygotskijana. Una psicologia che con le sue contaminazioni con la teoria dell'attività e con le correnti etnometodologiche rappresenta un punto di vista sulle cose e mostra come le attività cognitive degli esseri umani sono sempre mediate dagli strumenti della cultura alla quale appartengono, tra questi il linguaggio inteso come azione sociale. Il discorso dunque che intercorre tra gli attori sociali diventa uno strumento indispensabile per comprendere e realizzare i processi di costruzione della realtà , per condividere aspettative e risolvere problemi nei contesti organizzativi. Motivo per il quale l'organizzare diventa una costruzione sociale di significati (Weick, 1969, 1995) che innescano processi di cambiamento (Kaneklin, Scaratti, 1998), di apprendimento trasformativo (Mezirow, 1991) e di consapevolezza di Sà© (Quaglino, 2005). La ricerca qualitativa: una coerente scelta di senso Lo studio delle relazioni tra gli individui, tra le persone e la propria comunità impegnata in processi di cambiamento e, ancora, lo studio delle interazioni che avvengono a livello organizzativo pone un'attenta considerazione sulle metodologie di ricerca a carattere qualitativo. Gli strumenti adoperati sono riconducibili al paradigma interpretativo-costruzionista nella convinzione che non esiste una realtà , ma molte, anche diverse tra loro e qualche volta in situazioni di conflitto, ma che in ogni caso sono socialmente costruite dalle persone che prendono parte attiva al processo di ricerca. Un punto focale della metodologia applicata ਠil ruolo che il ricercatore svolge. Della realtà che osserva egli ne ਠparte, deve essere riflessivamente consapevole che il proprio lavoro scientifico e di ricerca, al pari di quello delle comunità studiate, ਠsituato e regolato culturalmente da convenzioni. I resoconti di ricerca sono sempre “nostre costruzioni delle costruzioni di altre persone su cosa loro stiano facendo” (Geertz, 1973, pg. 9) e, quindi, sono resoconti provvisori, parziali e multivocali (Mantovani, 2003; Zucchermaglio, Alby, 2005; Zucchermaglio, 2006). Quello che diventa rilevante nell'atteggiamento che assume ਠil ricorso alla riflessività come elemento di monitoraggio di un percorso che deve necessariamente richiamare a sà© l'etica, perchà© non vi sia una mancanza di assunzione di responsabilità (Kaneklin 2010). Responsabilità verso l'oggetto della ricerca, verso i partecipanti, i contesti, i risultati e i rischi. I soggetti sociali, coloro che vivono in relazione con l'oggetto della ricerca, sono i partecipanti, e lo sono per il fatto stesso di generare i significati che consentono di comprendere il mondo in cui vivono. La conoscenza che quindi ne deriva ਠun processo interattivo, conversazionale, negoziale e situato in contesti socio-culturali dati. Su queste premesse si rivela essere un'ottima procedura sperimentale la Ricerca-Azione che si distingue per lo sforzo di riuscire a favorire equilibrio e simmetria nelle relazioni tra tutti i soggetti presenti nel campo. La R-A tenta di chiarire processualmente ruoli e responsabilità , si sforza di ripensare in termini di reciprocità il rapporto tra conoscenza e azione, cerca di sviluppare una riflessione sui processi di produzione della conoscenza, di produrre cambiamenti e acquisire conoscenze in rapporto all'oggetto di indagine. La R-A si sviluppa in modo ciclico e ricorsivo su conoscenze generate nella relazione e, quindi, assume come centrale per la conoscenza la relazione con l'altro, attingendo dai valori della democrazia e della partecipazione tradotti in prassi metodologica. La Ricerca-Azione Il lavoro di osservazione e analisi ਠstato svolto in una Scuola Secondaria del territorio di Macerata. Lo scopo ਠstato quello di analizzare le pratiche situate di lavoro, di osservare, studiare e comprendere le pratiche di costruzione sociale delle decisioni e il modo in cui gli attori sociali coordinano reciprocamente le loro attività .| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/339854
URN:NBN:IT:BNCF-339854