Al centro del lavoro àƒ¨ stato lo studio delle origini dellࢠepica romanza e del genere delle chansons de geste, a partire in particolare dal frammento di 661 versi in antico-francese contenuto nel ms. II.181 della KBR di Bruxelles (compilato nei primi anni del XIII secolo in area anglonormanna) e denominato solitamente Gormund et Isembart. La prima parte della tesi si concentra sullࢠedizione critica del poema, con un testo determinato da nuovi criteri rispetto alle edizioni precedenti. Lࢠedizione di Bayot (1914), come molte del suo tempo, seguiva criteri oggi pressochàƒ© inaccettabili, in quanto prevedeva un impressionante numero di interventi dellࢠeditore al fine di regolarizzare il testo alla norma grafica, grammaticale e prosodica scelta a tavolino dal filologo: unࢠimpostazione resa ancora piàƒ¹ invasiva dallࢠunicitàƒ testimoniale che caratterizza il nostro testo. Le altre due edizioni del Gormund et Isembart, quella di Yorio Otaka nel 1987 e quella di Bruno Panvini nel 1990, si sono rivelate poi inadeguate per ragioni differenti: la prima era una passiva trascrizione del manoscritto, priva di criticitàƒ e di un apparato esplicativo di quelle poche scelte autonome; la seconda seguiva fedelmente, eccettuati pochi punti, il testo di Bayot, rivelandosi alla fine piàƒ¹ unࢠedizione commentata che una nuova forma testuale. Il nuovo testo critico si caratterizza per una ragionata conservativitàƒ delle lezioni offerte dal manoscritto, evitando ogni regolarizzazione e limitandosi a intervenire laddove sia evidente un errore grammaticale, un vizio prosodico o una lacuna di senso. In particolare lo spoglio linguistico e la critica dei fenomeni individuati giustifica come anglonormanne molte delle apparenti irregolaritàƒ grafiche e allo stesso tempo induce a riconoscere uno stadio linguistico soggiacente la scripta insulare. Proprio la riflessione su alcune lezioni apparentemente erronee e sugli aspetti linguistici che potevano giustificare la conservazione di quelle, ha permesso di formulare alcune ipotesi sulla datazione (seconda metàƒ dellࢠXI secolo) e sulla localizzazione del testo, e soprattutto di individuare un bacino regionale entro cui si sarebbe potuta forgiare la lingua delle prime chansons de geste: il basso corso della Loira, un romboide che ha per apici da una parte Orlàƒ©ans e Angers (a est e a ovest, collegati dal fiume) e dallࢠaltra area Chartres e Poitiers (a nord e a sud). In parte questo risultato coincide con le impressioni ottenute dagli studiosi precedenti, ma allo stesso tempo si arricchisce di nuove prospettive e di nuovi dati (in particolare, il ruolo dei pittavinismi nella prima produzione epica). La natura della metrica del testo qua editato (lࢠuso di octosyllabes al posto del piàƒ¹ consueto ࢠper lࢠepica francese ࢠdàƒ©casyllabe) ha richiesto una riflessione sul rapporto tra le maniere di versificazione ottosillabiche e decasillabiche nel quadro delle origini delle chansons. Lࢠanalisi di alcuni emistichi del Gormund et Isembart ha potuto attenuare lࢠipotesi di un origine del verso di dieci sillabe da quello di otto attraverso una vera e propria riscrittura dei singoli poemi; inoltre si àƒ¨ cercato di dimostrare la convivenza nelle competenze del compositore del poema di entrambe le maniere compositive, per cui certe formule dellࢠoctosyllabe presupporrebbero schemi metrici a dieci sillabe, rovesciando cosàƒ¬ lࢠipotesi della genesi del decasillabo a partire da un allungamento del verso piàƒ¹ breve. La seconda parte del lavoro parte dai risultati ottenuti in sede ecdotica per ricostruire la tradizione culturale in cui sorge il poema, in particolare focalizzando lo studio sulla figura del personaggio Gormund. Ricorrendo ad alcuni strumenti teorici (le riflessioni sul personaggio del Saussure inedito; lࢠapplicazione delle classificazioni politetiche di Rodney Needham), si àƒ¨ cercato di espandere le possibili matrici culturali alla base della creazione del personaggio, individuando potenziali prototipi non nella storia e a partire da semplici somiglianze onomastiche, bensàƒ¬ tramite i tratti mitici che la tradizione narrativa attribuisce a Gormund: la principale fonte di comparazione àƒ¨ la memoria che il Medioevo francese ci tramanda sulla figura del pirata vichingo Hasting, le cui radici ࢠdalle rive della Loira, esattamente dove viene ipotizzata la composizione del testo ࢠsi spingono verso le saghe scandinave. Infine, lࢠultimo capitolo del lavoro ha per obiettivo una ricostruzione delle origini del genere delle chansons de geste, una poetica storica che individui il sorgere di tradizioni narrative e compositive allࢠinterno del quadro dellࢠXI secolo, a partire da una proto-epica precedente di cui ci restano solo pochissimi frammenti, ma insistendo anche sulla rottura provocata dalla riorganizzazione di questi materiali allࢠinterno delle nuove forme epiche dellࢠXI secolo, presumibilmente sempre sulle rive della Loira. Il capitolo in particolare si sofferma sulle tesi di Joàƒ«l Grisward, il quale avrebbe individuato radici indoeuropee nelle strutture narrative dei testi epici francesi: queste ipotesi vengono ampiamente discusse, ne vengono sottolineate alcune aporie, senza peràƒ² che sia rigettato completamente il ruolo dei materiali folklorici nella formazione della materia narrativa su cui si basa lࢠepica romanza, la quale tenderebbe non tanto alla conservazione dei materiali precedenti, quanto alla loro deformazione e al loro inserimento nelle strutture di un cronotopo ?carolingio?.
Gormund et Isembart e le origini delle chansons de geste (con una nuova edizione del testo).
2013
Abstract
Al centro del lavoro àƒ¨ stato lo studio delle origini dellࢠepica romanza e del genere delle chansons de geste, a partire in particolare dal frammento di 661 versi in antico-francese contenuto nel ms. II.181 della KBR di Bruxelles (compilato nei primi anni del XIII secolo in area anglonormanna) e denominato solitamente Gormund et Isembart. La prima parte della tesi si concentra sullࢠedizione critica del poema, con un testo determinato da nuovi criteri rispetto alle edizioni precedenti. Lࢠedizione di Bayot (1914), come molte del suo tempo, seguiva criteri oggi pressochàƒ© inaccettabili, in quanto prevedeva un impressionante numero di interventi dellࢠeditore al fine di regolarizzare il testo alla norma grafica, grammaticale e prosodica scelta a tavolino dal filologo: unࢠimpostazione resa ancora piàƒ¹ invasiva dallࢠunicitàƒ testimoniale che caratterizza il nostro testo. Le altre due edizioni del Gormund et Isembart, quella di Yorio Otaka nel 1987 e quella di Bruno Panvini nel 1990, si sono rivelate poi inadeguate per ragioni differenti: la prima era una passiva trascrizione del manoscritto, priva di criticitàƒ e di un apparato esplicativo di quelle poche scelte autonome; la seconda seguiva fedelmente, eccettuati pochi punti, il testo di Bayot, rivelandosi alla fine piàƒ¹ unࢠedizione commentata che una nuova forma testuale. Il nuovo testo critico si caratterizza per una ragionata conservativitàƒ delle lezioni offerte dal manoscritto, evitando ogni regolarizzazione e limitandosi a intervenire laddove sia evidente un errore grammaticale, un vizio prosodico o una lacuna di senso. In particolare lo spoglio linguistico e la critica dei fenomeni individuati giustifica come anglonormanne molte delle apparenti irregolaritàƒ grafiche e allo stesso tempo induce a riconoscere uno stadio linguistico soggiacente la scripta insulare. Proprio la riflessione su alcune lezioni apparentemente erronee e sugli aspetti linguistici che potevano giustificare la conservazione di quelle, ha permesso di formulare alcune ipotesi sulla datazione (seconda metàƒ dellࢠXI secolo) e sulla localizzazione del testo, e soprattutto di individuare un bacino regionale entro cui si sarebbe potuta forgiare la lingua delle prime chansons de geste: il basso corso della Loira, un romboide che ha per apici da una parte Orlàƒ©ans e Angers (a est e a ovest, collegati dal fiume) e dallࢠaltra area Chartres e Poitiers (a nord e a sud). In parte questo risultato coincide con le impressioni ottenute dagli studiosi precedenti, ma allo stesso tempo si arricchisce di nuove prospettive e di nuovi dati (in particolare, il ruolo dei pittavinismi nella prima produzione epica). La natura della metrica del testo qua editato (lࢠuso di octosyllabes al posto del piàƒ¹ consueto ࢠper lࢠepica francese ࢠdàƒ©casyllabe) ha richiesto una riflessione sul rapporto tra le maniere di versificazione ottosillabiche e decasillabiche nel quadro delle origini delle chansons. Lࢠanalisi di alcuni emistichi del Gormund et Isembart ha potuto attenuare lࢠipotesi di un origine del verso di dieci sillabe da quello di otto attraverso una vera e propria riscrittura dei singoli poemi; inoltre si àƒ¨ cercato di dimostrare la convivenza nelle competenze del compositore del poema di entrambe le maniere compositive, per cui certe formule dellࢠoctosyllabe presupporrebbero schemi metrici a dieci sillabe, rovesciando cosàƒ¬ lࢠipotesi della genesi del decasillabo a partire da un allungamento del verso piàƒ¹ breve. La seconda parte del lavoro parte dai risultati ottenuti in sede ecdotica per ricostruire la tradizione culturale in cui sorge il poema, in particolare focalizzando lo studio sulla figura del personaggio Gormund. Ricorrendo ad alcuni strumenti teorici (le riflessioni sul personaggio del Saussure inedito; lࢠapplicazione delle classificazioni politetiche di Rodney Needham), si àƒ¨ cercato di espandere le possibili matrici culturali alla base della creazione del personaggio, individuando potenziali prototipi non nella storia e a partire da semplici somiglianze onomastiche, bensàƒ¬ tramite i tratti mitici che la tradizione narrativa attribuisce a Gormund: la principale fonte di comparazione àƒ¨ la memoria che il Medioevo francese ci tramanda sulla figura del pirata vichingo Hasting, le cui radici ࢠdalle rive della Loira, esattamente dove viene ipotizzata la composizione del testo ࢠsi spingono verso le saghe scandinave. Infine, lࢠultimo capitolo del lavoro ha per obiettivo una ricostruzione delle origini del genere delle chansons de geste, una poetica storica che individui il sorgere di tradizioni narrative e compositive allࢠinterno del quadro dellࢠXI secolo, a partire da una proto-epica precedente di cui ci restano solo pochissimi frammenti, ma insistendo anche sulla rottura provocata dalla riorganizzazione di questi materiali allࢠinterno delle nuove forme epiche dellࢠXI secolo, presumibilmente sempre sulle rive della Loira. Il capitolo in particolare si sofferma sulle tesi di Joàƒ«l Grisward, il quale avrebbe individuato radici indoeuropee nelle strutture narrative dei testi epici francesi: queste ipotesi vengono ampiamente discusse, ne vengono sottolineate alcune aporie, senza peràƒ² che sia rigettato completamente il ruolo dei materiali folklorici nella formazione della materia narrativa su cui si basa lࢠepica romanza, la quale tenderebbe non tanto alla conservazione dei materiali precedenti, quanto alla loro deformazione e al loro inserimento nelle strutture di un cronotopo ?carolingio?.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/339855
URN:NBN:IT:BNCF-339855