La tesi affronta il problema delle riviste del costruttivismo nella loro duplice veste di prodotti editoriali all'insegna del rinnovamento e di strumenti di diffusione dei nuovi ideali artistici in un contesto internazionale di scambi. La ricerca della Francioli, superando la tradizionale concezione di un costruttivismo quale linguaggio riferibile all'ambiente culturale della Russia post-rivoluzionaria e successivamente esportato nei paesi europei in chiave deideologizzata, si ispira invece alle pi๠recenti teorie fondate su un modello interpretativo multicentrico. La problematica eterogeneità  della produzione artistica che contraddistingue la storia del movimento costruttivista ਠstata affrontata dalla candidata al di fuori di schemi precostituiti, mediante un capillare lavoro di ricerca basato su fonti e documenti d'archivio e secondo un orientamento sia sincronico che diacronico. Pi๠nello specifico, nella prima parte della tesi viene analizzata la rete internazionale delle riviste costruttiviste, con particolare riguardo al caso del periodico «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», mentre nella seconda l'attenzione ਠinvece focalizzata sulle vicende del costruttivismo belga e della rivista che puಠconsiderarsi il suo organo di comunicazione, «7 Arts». Sulla base di una valutazione del coefficiente di adesione ai principi costruttivisti da parte delle varie redazioni dei periodici, la Francioli ha individuato tre diverse tipologie di pubblicazioni: 1. le riviste di stampo genericamente modernista, interessate solo occasionalmente alla promozione dell'estetica costruttivista; 2. i periodici che, pur nati in un diverso contesto culturale, si sono successivamente trasformati in organi di stampa del movimento; 3. le riviste fondate sugli ideali costruttivisti veri e propri. Alla terza categoria puಠessere appunto ricondotta la rivista «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», un caso esemplare dell'editoria periodica legata al movimento. La rivista curata da I'lija Ehrenburg e El Lisickij, già  oggetto di studio come caso precoce ed esemplare della diffusione del costruttivismo in Europa, ਠstato qui sottoposta ad una minuziosa revisione critica relativamente ai contenuti degli articoli ivi pubblicati e alla componente grafica. Grazie a tale indagine, che colma alcune lacune della precedente bibliografia sull'argomento, la Francioli ha corretto la tradizionale rappresentazione dei redattori della rivista quali ambasciatori delle sperimentazioni artistiche sovietiche in Occidente, sottolineando al contrario lo scambio intellettuale intercorso tra i due curatori e la loro fascinazione per il razionalismo modernista di matrice occidentale. Dal caso di studio rappresentato da «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», la dottoranda ha preso le mosse per approfondire la storia del costruttivismo in aree dell'Europa Occidentale trascurate dalla critica, nelle quali il movimento si ਠaffermato grazie all'attività  di artisti e di intellettuali spesso ritenuti dei semplici epigoni. Tale ਠil caso degli artisti belgi riunitisi intorno alla redazione di «7 Arts» che, pur mantenendosi in una sfera autonoma, presentano significative analogie con le ricerche promosse da El Lisickij ed Ehrenburg. Strutturato sull'estetica impegnata di Jean-Marie Guyau (ma anche sull'art social di Edmond Picard ed Octave Maus e sulle teorie di Elie Faure) e legato all'influsso di un art nouveau aggiornato alla luce del postcubismo, il costruttivismo belga †" chiarisce la Francioli †" non puಠtuttavia essere assimilato alla sola plastique pure. Benchà© quest'ultima rivesta comunque un ruolo importante in seno a «7 Arts», tale periodico sostiene, sulla scorta delle esigenze nate negli anni della ricostruzione postbellica, il rilancio di una produzione artistica dalla reale valenza sociale. Nonostante sia stato tradizionalmente presentato come un periodico modernista di impronta eclettica, la Francioli sottolinea invece come «7 Arts» si caratterizzi per una sostanziale autonomia nel contesto internazionale del costruttivismo: fin dal 1919-1920, infatti, i futuri redattori del settimanale si erano mostrati precocemente consapevoli del valore artistico del medium grafico e della tipografia intesi come strumenti finalizzati a diffondere un'idea di rinnovamento sia sociale che culturale. In linea con la moderna estetica della serialità , il gruppo †˜7 Arts' propugna una nuova concezione della rivista come oggetto artistico, costruito come un'opera architettonica in accordo con i principi razionalisti e funzionalisti del costruttivismo. Grazie al reperimento di documenti d'archivio inediti, la Francioli ha convincentemente proposto una revisione critica della vicenda editoriale della rivista, giungendo a una nuova interpretazione del suo ruolo all'interno della cultura modernista internazionale e, pi๠specificamente, nell'ambito del panorama editoriale ispirato al costruttivismo: «7 Arts» si adopera infatti su due fronti, aggiornando il pubblico belga sulle novità  artistiche internazionali e al tempo stesso promuovendo, a livello europeo, l'opera degli artisti che avevano introdotto in Belgio l'estetica del costruttivismo.

Le riviste dell'utopia. Il caso del settimanale belga «7 Arts» nella rete internazionale dei periodici costruttivisti

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2013

Abstract

La tesi affronta il problema delle riviste del costruttivismo nella loro duplice veste di prodotti editoriali all'insegna del rinnovamento e di strumenti di diffusione dei nuovi ideali artistici in un contesto internazionale di scambi. La ricerca della Francioli, superando la tradizionale concezione di un costruttivismo quale linguaggio riferibile all'ambiente culturale della Russia post-rivoluzionaria e successivamente esportato nei paesi europei in chiave deideologizzata, si ispira invece alle pi๠recenti teorie fondate su un modello interpretativo multicentrico. La problematica eterogeneità  della produzione artistica che contraddistingue la storia del movimento costruttivista ਠstata affrontata dalla candidata al di fuori di schemi precostituiti, mediante un capillare lavoro di ricerca basato su fonti e documenti d'archivio e secondo un orientamento sia sincronico che diacronico. Pi๠nello specifico, nella prima parte della tesi viene analizzata la rete internazionale delle riviste costruttiviste, con particolare riguardo al caso del periodico «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», mentre nella seconda l'attenzione ਠinvece focalizzata sulle vicende del costruttivismo belga e della rivista che puಠconsiderarsi il suo organo di comunicazione, «7 Arts». Sulla base di una valutazione del coefficiente di adesione ai principi costruttivisti da parte delle varie redazioni dei periodici, la Francioli ha individuato tre diverse tipologie di pubblicazioni: 1. le riviste di stampo genericamente modernista, interessate solo occasionalmente alla promozione dell'estetica costruttivista; 2. i periodici che, pur nati in un diverso contesto culturale, si sono successivamente trasformati in organi di stampa del movimento; 3. le riviste fondate sugli ideali costruttivisti veri e propri. Alla terza categoria puಠessere appunto ricondotta la rivista «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», un caso esemplare dell'editoria periodica legata al movimento. La rivista curata da I'lija Ehrenburg e El Lisickij, già  oggetto di studio come caso precoce ed esemplare della diffusione del costruttivismo in Europa, ਠstato qui sottoposta ad una minuziosa revisione critica relativamente ai contenuti degli articoli ivi pubblicati e alla componente grafica. Grazie a tale indagine, che colma alcune lacune della precedente bibliografia sull'argomento, la Francioli ha corretto la tradizionale rappresentazione dei redattori della rivista quali ambasciatori delle sperimentazioni artistiche sovietiche in Occidente, sottolineando al contrario lo scambio intellettuale intercorso tra i due curatori e la loro fascinazione per il razionalismo modernista di matrice occidentale. Dal caso di studio rappresentato da «VeŠ¡?'/Objet/Gegenstand», la dottoranda ha preso le mosse per approfondire la storia del costruttivismo in aree dell'Europa Occidentale trascurate dalla critica, nelle quali il movimento si ਠaffermato grazie all'attività  di artisti e di intellettuali spesso ritenuti dei semplici epigoni. Tale ਠil caso degli artisti belgi riunitisi intorno alla redazione di «7 Arts» che, pur mantenendosi in una sfera autonoma, presentano significative analogie con le ricerche promosse da El Lisickij ed Ehrenburg. Strutturato sull'estetica impegnata di Jean-Marie Guyau (ma anche sull'art social di Edmond Picard ed Octave Maus e sulle teorie di Elie Faure) e legato all'influsso di un art nouveau aggiornato alla luce del postcubismo, il costruttivismo belga †" chiarisce la Francioli †" non puಠtuttavia essere assimilato alla sola plastique pure. Benchà© quest'ultima rivesta comunque un ruolo importante in seno a «7 Arts», tale periodico sostiene, sulla scorta delle esigenze nate negli anni della ricostruzione postbellica, il rilancio di una produzione artistica dalla reale valenza sociale. Nonostante sia stato tradizionalmente presentato come un periodico modernista di impronta eclettica, la Francioli sottolinea invece come «7 Arts» si caratterizzi per una sostanziale autonomia nel contesto internazionale del costruttivismo: fin dal 1919-1920, infatti, i futuri redattori del settimanale si erano mostrati precocemente consapevoli del valore artistico del medium grafico e della tipografia intesi come strumenti finalizzati a diffondere un'idea di rinnovamento sia sociale che culturale. In linea con la moderna estetica della serialità , il gruppo †˜7 Arts' propugna una nuova concezione della rivista come oggetto artistico, costruito come un'opera architettonica in accordo con i principi razionalisti e funzionalisti del costruttivismo. Grazie al reperimento di documenti d'archivio inediti, la Francioli ha convincentemente proposto una revisione critica della vicenda editoriale della rivista, giungendo a una nuova interpretazione del suo ruolo all'interno della cultura modernista internazionale e, pi๠specificamente, nell'ambito del panorama editoriale ispirato al costruttivismo: «7 Arts» si adopera infatti su due fronti, aggiornando il pubblico belga sulle novità  artistiche internazionali e al tempo stesso promuovendo, a livello europeo, l'opera degli artisti che avevano introdotto in Belgio l'estetica del costruttivismo.
2013
Italiano
costruttivismo
riviste
7 Arts
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/340372
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