Il patrimonio castellano in Sicilia vanta oltre trecento manufatti che afferiscono principalmente a tre tipologie: bizantino-araba, evoluzione del castrum su cui si innesta il tipo normanno; federiciana, modulata su criteri compositivi; aragonese, in spiccato rapporto col territorio. Abbandonati o variamente reimpiegati in Etàƒ Moderna, essi vanno incontro, dalla seconda metàƒ dellࢠOttocento ad oggi, ad una riscoperta che avvia, sulla secolare stratificazione, significativi ma poco studiati interventi. Pertanto lࢠobiettivo della tesi àƒ¨ contribuire alla conoscenza dei restauri del patrimonio castellano in Sicilia, eseguiti fra la seconda metàƒ dellࢠOttocento e la fine del Novecento. Attraverso la valutazione di istanze e orientamenti culturali, prassi operativa, linee dࢠintervento, cultura del Restauro, si àƒ¨ suddiviso lࢠarco temporale della ricerca in ambiti storico-culturali caratterizzati da coordinate concettuali e operative utili ad individuare alcuni interventi-tipo e studiare approfonditamente, tra questi, i piàƒ¹ significativi o emblematici. Lࢠanalisi del singolo esempio, fondata su indagine dࢠarchivio bibliografia e sopralluoghi, valuta: a) contesto culturale, committenza e architetto; b) la complessa decodifica dello stato di fatto, spesso non attestato, tramite lࢠanalisi delle fonti storiche, iconografiche, bibliografiche, e archivistiche; c) restauro, inteso come approccio operativo, rapporto con le stratificazioni, esiti dellࢠintervento. La ricerca individua un primo ambito storico-culturale nel secondo Ottocento. In un clima di Gothic revival e ripristino dellࢠarchitettura normanna, lࢠaristocrazia locale avvia il restauro dei castelli di famiglia e li trasforma in residenze, al fine di celebrare il casato ed evocare il medioevo normanno. Lࢠoperazione, non sempre priva di riferimenti colti, modifica il volto del manufatto. Il restauro (1872-80) dalle ࢠopere avanzateࢠdel castello di Erice, di fondazione classica, diretto dal conte A. Pepoli (1848-1910) esemplifica il fenomeno riscontrato: riconoscimento del monumento, istanza autocelebrativa, corrispondenza di committente e architetto, ripristino del manufatto, progettazione di giardino pittoresco e dependance eclettica. Un secondo ambito, caratterizzato dai primi studi castellologici e da nuove scientifiche e conservative posizioni della cultura nazionale del Restauro, si individua nel primo Novecento. La giovanissima soprintendenza guida con interesse le prime indagini ed operazioni di consolidamento e liberazione, scongiurando demolizioni e usi incongrui. Un particolare intervento, condotto sul castello aragonese a Mussomeli (1909-11) da E. Armàƒ² (1867-1924), che aderisce a nuovi approcci conservativi, àƒ¨ volto al solo restauro del monumento senza contemplarne un riuso. Il rudere àƒ¨ approfonditamente indagato, documentato, consolidato e integrato, in linea con le normative nazionali. Fra rari casi significativi vanno ricordati il ripristino (dal 1932) del catanese Castello Ursino, destinato a museo e supervisionato da F. Valenti (1868-1953), e il restauro dei ruderi di Acicastello (dal 1940) diretto da P. Gazzola (1908-79) che anticipa nuove tendenze. Il terzo ambito prende corpo nella seconda metàƒ del Novecento, contrassegnato dallࢠavvio della castellologia siciliana, da numerosi interventi e da alcune problematiche: la presenza del demanio militare, la rinnovata fruizione del bene, la ricerca di congrue destinazioni dࢠuso. I restauri, in mutevole contatto col dibattito disciplinare, attestano varie tendenze, dalla selezione critica dei valori, alla demolizione, fino alla conservazione allo stato di rudere. Lࢠintervento nel federiciano Castel Maniace a Siracusa, pianificato da G. Giaccone nel 1951, riproposto e avviato da G. De Angelis dࢠOssat nel 1977 attraversa il passaggio fra diversi indirizzi e conferma dette problematiche. Alla luce della ricerca si puàƒ² affermare che nellࢠetàƒ contemporanea si assiste ad una nuova fase della storia del castello, in cui il Restauro àƒ¨ un decisivo protagonista e riveste un ruolo determinate nella gestione, conservazione e rifunzionalizzazione della stratificata architettura. Nellࢠattuale panorama degli studi castellologici siciliani, lࢠindagine illustra un momento decisivo, tuttavia non sufficientemente sondato, ovvero la stagione dei restauri condotti con nuove consapevolezze ed obiettivi di salvaguardia, dallࢠindubbio riflesso sul volto storicizzato del patrimonio castellano isolano. Senza pretendere di essere esaustivo, lo studio conduce una prima lettura storico-critica del dato, ne individua ambiti e sviluppi, offre un quadro generale di riferimento e fornisce un indirizzo sistematico per ulteriori indispensabili indagini del vasto soggetto. Inoltre, alla luce delle attuali criticitàƒ e potenzialitàƒ , si propone come base per un futuro programma strutturato di conoscenza, volto alla conservazione valorizzata di uno specifico, problematico e alquanto sostenibile patrimonio culturale e territoriale.
IL RESTAURO DEI CASTELLI IN SICILIA TRA XIX E XX SECOLO Orientamenti culturali e prassi in tre casi studio
2013
Abstract
Il patrimonio castellano in Sicilia vanta oltre trecento manufatti che afferiscono principalmente a tre tipologie: bizantino-araba, evoluzione del castrum su cui si innesta il tipo normanno; federiciana, modulata su criteri compositivi; aragonese, in spiccato rapporto col territorio. Abbandonati o variamente reimpiegati in Etàƒ Moderna, essi vanno incontro, dalla seconda metàƒ dellࢠOttocento ad oggi, ad una riscoperta che avvia, sulla secolare stratificazione, significativi ma poco studiati interventi. Pertanto lࢠobiettivo della tesi àƒ¨ contribuire alla conoscenza dei restauri del patrimonio castellano in Sicilia, eseguiti fra la seconda metàƒ dellࢠOttocento e la fine del Novecento. Attraverso la valutazione di istanze e orientamenti culturali, prassi operativa, linee dࢠintervento, cultura del Restauro, si àƒ¨ suddiviso lࢠarco temporale della ricerca in ambiti storico-culturali caratterizzati da coordinate concettuali e operative utili ad individuare alcuni interventi-tipo e studiare approfonditamente, tra questi, i piàƒ¹ significativi o emblematici. Lࢠanalisi del singolo esempio, fondata su indagine dࢠarchivio bibliografia e sopralluoghi, valuta: a) contesto culturale, committenza e architetto; b) la complessa decodifica dello stato di fatto, spesso non attestato, tramite lࢠanalisi delle fonti storiche, iconografiche, bibliografiche, e archivistiche; c) restauro, inteso come approccio operativo, rapporto con le stratificazioni, esiti dellࢠintervento. La ricerca individua un primo ambito storico-culturale nel secondo Ottocento. In un clima di Gothic revival e ripristino dellࢠarchitettura normanna, lࢠaristocrazia locale avvia il restauro dei castelli di famiglia e li trasforma in residenze, al fine di celebrare il casato ed evocare il medioevo normanno. Lࢠoperazione, non sempre priva di riferimenti colti, modifica il volto del manufatto. Il restauro (1872-80) dalle ࢠopere avanzateࢠdel castello di Erice, di fondazione classica, diretto dal conte A. Pepoli (1848-1910) esemplifica il fenomeno riscontrato: riconoscimento del monumento, istanza autocelebrativa, corrispondenza di committente e architetto, ripristino del manufatto, progettazione di giardino pittoresco e dependance eclettica. Un secondo ambito, caratterizzato dai primi studi castellologici e da nuove scientifiche e conservative posizioni della cultura nazionale del Restauro, si individua nel primo Novecento. La giovanissima soprintendenza guida con interesse le prime indagini ed operazioni di consolidamento e liberazione, scongiurando demolizioni e usi incongrui. Un particolare intervento, condotto sul castello aragonese a Mussomeli (1909-11) da E. Armàƒ² (1867-1924), che aderisce a nuovi approcci conservativi, àƒ¨ volto al solo restauro del monumento senza contemplarne un riuso. Il rudere àƒ¨ approfonditamente indagato, documentato, consolidato e integrato, in linea con le normative nazionali. Fra rari casi significativi vanno ricordati il ripristino (dal 1932) del catanese Castello Ursino, destinato a museo e supervisionato da F. Valenti (1868-1953), e il restauro dei ruderi di Acicastello (dal 1940) diretto da P. Gazzola (1908-79) che anticipa nuove tendenze. Il terzo ambito prende corpo nella seconda metàƒ del Novecento, contrassegnato dallࢠavvio della castellologia siciliana, da numerosi interventi e da alcune problematiche: la presenza del demanio militare, la rinnovata fruizione del bene, la ricerca di congrue destinazioni dࢠuso. I restauri, in mutevole contatto col dibattito disciplinare, attestano varie tendenze, dalla selezione critica dei valori, alla demolizione, fino alla conservazione allo stato di rudere. Lࢠintervento nel federiciano Castel Maniace a Siracusa, pianificato da G. Giaccone nel 1951, riproposto e avviato da G. De Angelis dࢠOssat nel 1977 attraversa il passaggio fra diversi indirizzi e conferma dette problematiche. Alla luce della ricerca si puàƒ² affermare che nellࢠetàƒ contemporanea si assiste ad una nuova fase della storia del castello, in cui il Restauro àƒ¨ un decisivo protagonista e riveste un ruolo determinate nella gestione, conservazione e rifunzionalizzazione della stratificata architettura. Nellࢠattuale panorama degli studi castellologici siciliani, lࢠindagine illustra un momento decisivo, tuttavia non sufficientemente sondato, ovvero la stagione dei restauri condotti con nuove consapevolezze ed obiettivi di salvaguardia, dallࢠindubbio riflesso sul volto storicizzato del patrimonio castellano isolano. Senza pretendere di essere esaustivo, lo studio conduce una prima lettura storico-critica del dato, ne individua ambiti e sviluppi, offre un quadro generale di riferimento e fornisce un indirizzo sistematico per ulteriori indispensabili indagini del vasto soggetto. Inoltre, alla luce delle attuali criticitàƒ e potenzialitàƒ , si propone come base per un futuro programma strutturato di conoscenza, volto alla conservazione valorizzata di uno specifico, problematico e alquanto sostenibile patrimonio culturale e territoriale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/341194
URN:NBN:IT:BNCF-341194