Dopo l'abolizione dell'uso del bromuro di metile nel 2005 e del 1,3-dicloropropene nel 2009 ed il continuo bando dei trattamenti chimici sanitificanti del terreno, sempre di pi๠si stanno cercando soluzioni alternative all'impiego dei composti chimici. Attualmente, nelle zone di grossa produzione orticola come l'areale campano, siciliano e pugliese, l'attenzione si sta spostando verso un rimedio biologico al problema: l'innesto. La tecnica dell'innesto, già utilizzata per gli alberi da frutto, per le cucurbitacee e per le solanacee pomodoro e melanzana, si sta diffondendo negli ultimissimi anni anche in altre ortive di pregio quali il peperone. Un obiettivo prioritario della ricerca ਠdiventato quindi lo sviluppo di portainnesti ibridi come strumenti complementari ed integrativi a tutti gli altri mezzi di trattamento della coltura. A questo scopo la sperimentazione condotta durante questo dottorato di ricerca ਠstata finalizzata alla dimostrazione che l'uso del portainnesto nella coltivazione del peperone permette di assolvere alle funzioni di resistenza a stress biotici, produttività e adattamento ambientale. Tutto il lavoro ਠstato incentrato nell'attuazione di un approccio sperimentale nuovo, olistico e a larga scala che ha permesso di valutare direttamente negli areali di produzione pi๠importanti del centro Italia i tre fondamentali aspetti del portainnesto precedentemente elencati. Dai risultati ਠinfatti emerso che il portainnesto puಠessere anche in peperone un'alternativa biologica alla fumigazione del terreno; i migliori genotipi, infatti, hanno dimostrato una elevata resistenza ai maggiori patogeni tellurici dell'areale laziale e campano quali Meloidogyne incognita e Phytophthora capsici. I nosti risultati hanno altresଠevidenziato che in terreni infetti il portainnesto garantisce la sopravvivenza al nesto, e una produzione agronomicamente accettabile superiore di oltre il 40% rispetto ai controlli non innestati; in terreni non infetti. Inoltre, l'innestato ਠriuscito, con la spinta vegetativa del portainnesto, ad essere pi๠precoce e a produrre fino al 28% in pi๠rispetto alle varietà di controllo non innestate. E' possibile che si stabilisca un'interazione nesto-portainnesto dipendente dalle varietà di nesto; questa puಠincidere notevolmente sull'architettura, l'altezza, la precocità , e la fruttificazione del nesto stesso. Il lavoro svolto attraverso reincroci ha consentito di produrre popolazioni BC3F1 con resistenze multiple (a Fusarium solani, M. incognita e P. capsici), dimostrando che le strategie classiche di miglioramento genetico sono ancora oggi valide. Queste popolazioni potranno garantire ai futuri portainnesti un pi๠ampio spettro di resistenza ai patogeni tellurici.
Costituzione e valutazione di portainnesti ibridi di peperone (Capsicum spp. L.) resistenti a fitopatie del terreno
2014
Abstract
Dopo l'abolizione dell'uso del bromuro di metile nel 2005 e del 1,3-dicloropropene nel 2009 ed il continuo bando dei trattamenti chimici sanitificanti del terreno, sempre di pi๠si stanno cercando soluzioni alternative all'impiego dei composti chimici. Attualmente, nelle zone di grossa produzione orticola come l'areale campano, siciliano e pugliese, l'attenzione si sta spostando verso un rimedio biologico al problema: l'innesto. La tecnica dell'innesto, già utilizzata per gli alberi da frutto, per le cucurbitacee e per le solanacee pomodoro e melanzana, si sta diffondendo negli ultimissimi anni anche in altre ortive di pregio quali il peperone. Un obiettivo prioritario della ricerca ਠdiventato quindi lo sviluppo di portainnesti ibridi come strumenti complementari ed integrativi a tutti gli altri mezzi di trattamento della coltura. A questo scopo la sperimentazione condotta durante questo dottorato di ricerca ਠstata finalizzata alla dimostrazione che l'uso del portainnesto nella coltivazione del peperone permette di assolvere alle funzioni di resistenza a stress biotici, produttività e adattamento ambientale. Tutto il lavoro ਠstato incentrato nell'attuazione di un approccio sperimentale nuovo, olistico e a larga scala che ha permesso di valutare direttamente negli areali di produzione pi๠importanti del centro Italia i tre fondamentali aspetti del portainnesto precedentemente elencati. Dai risultati ਠinfatti emerso che il portainnesto puಠessere anche in peperone un'alternativa biologica alla fumigazione del terreno; i migliori genotipi, infatti, hanno dimostrato una elevata resistenza ai maggiori patogeni tellurici dell'areale laziale e campano quali Meloidogyne incognita e Phytophthora capsici. I nosti risultati hanno altresଠevidenziato che in terreni infetti il portainnesto garantisce la sopravvivenza al nesto, e una produzione agronomicamente accettabile superiore di oltre il 40% rispetto ai controlli non innestati; in terreni non infetti. Inoltre, l'innestato ਠriuscito, con la spinta vegetativa del portainnesto, ad essere pi๠precoce e a produrre fino al 28% in pi๠rispetto alle varietà di controllo non innestate. E' possibile che si stabilisca un'interazione nesto-portainnesto dipendente dalle varietà di nesto; questa puಠincidere notevolmente sull'architettura, l'altezza, la precocità , e la fruttificazione del nesto stesso. Il lavoro svolto attraverso reincroci ha consentito di produrre popolazioni BC3F1 con resistenze multiple (a Fusarium solani, M. incognita e P. capsici), dimostrando che le strategie classiche di miglioramento genetico sono ancora oggi valide. Queste popolazioni potranno garantire ai futuri portainnesti un pi๠ampio spettro di resistenza ai patogeni tellurici.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/341442
URN:NBN:IT:BNCF-341442