Conservato presso il Fondo Brancacciano della Biblioteca Nazionale di Napoli, il manoscritto “De' pittori, scultori, architetti, minatori et ricamatori napolitani e regnicoli”, stilato a Roma da Camillo Tutini nella seconda metà  del XVII secolo, costituisce il punto centrale della presente tesi. Attraverso l'edizione critica dei tre esemplari ad oggi noti si ਠtentato di ricostruire a ritroso le eventuali fonti consultate dall'erudito, appartenenti sia al genere della letteratura periegetica napoletana sia a quello delle biografie d'artisti; in particolare il ritrovamento di un appunto ha messo in luce una consultazione diretta delle Vite giuntine di Vasari. La tesi affronta, inoltre, il problema di una ricostruzione della biografia di Tutini, l'approccio dell'erudito alle arti figurative, il contesto e le dinamiche in cui ha avuto origine il “De' pittori”, il rapporto e l'intreccio con i manoscritti di Bartolomeo Chioccarello. àˆ emerso principalmente l'articolato rapporto dell'erudito con l'ambiente culturale romano; quest'ultimo, infatti, avrebbe influenzato in modo decisivo Camillo Tutini nella redazione delle Vite d'artisti meridionali, che sono da interpretare non tanto in chiave antivasariana quanto piuttosto come una risposta alle Vite di Giovanni Baglione (1642).

"De' pittori, scultori, architetti, minatori et ricamatori napolitani e regnicoli". Le Vite d'artisti di Camillo Tutini (ms. del 1664)

2017

Abstract

Conservato presso il Fondo Brancacciano della Biblioteca Nazionale di Napoli, il manoscritto “De' pittori, scultori, architetti, minatori et ricamatori napolitani e regnicoli”, stilato a Roma da Camillo Tutini nella seconda metà  del XVII secolo, costituisce il punto centrale della presente tesi. Attraverso l'edizione critica dei tre esemplari ad oggi noti si ਠtentato di ricostruire a ritroso le eventuali fonti consultate dall'erudito, appartenenti sia al genere della letteratura periegetica napoletana sia a quello delle biografie d'artisti; in particolare il ritrovamento di un appunto ha messo in luce una consultazione diretta delle Vite giuntine di Vasari. La tesi affronta, inoltre, il problema di una ricostruzione della biografia di Tutini, l'approccio dell'erudito alle arti figurative, il contesto e le dinamiche in cui ha avuto origine il “De' pittori”, il rapporto e l'intreccio con i manoscritti di Bartolomeo Chioccarello. àˆ emerso principalmente l'articolato rapporto dell'erudito con l'ambiente culturale romano; quest'ultimo, infatti, avrebbe influenzato in modo decisivo Camillo Tutini nella redazione delle Vite d'artisti meridionali, che sono da interpretare non tanto in chiave antivasariana quanto piuttosto come una risposta alle Vite di Giovanni Baglione (1642).
2017
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/345813
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-345813