Il lavoro ਠfocalizzato su Benedetto Croce interprete del Novecento e della sua crisi, a partire da un peculiare punto di osservazione, costituito dalle posizioni assunte dal pensatore in ambito d'arte e in particolare dalla sua critica all'arte contemporanea. Nelle manifestazioni artistiche infatti, agli occhi di Croce, che †" scrive †" per le sue «diagnosi e prognosi letterarie» viene soprannominato dai letterati napoletani il «Don Antonio Cardarelli della letteratura», si riflette la patologia di cui l'Europa si ਠammalata. Il mondo novecentesco ਠormai privo di punti di riferimento e di spinta morale, ਠsbilanciato verso la vitalità e ha perso il proprio «centro», come sta scritto nella Storia d'Italia e in non poche pagine di critica letteraria. Si tratta di un tema che ricorre in altri grandi interpreti del Novecento, come Thomas Mann, la cui vicinanza di pensieri a Croce ਠtestimoniata dalla nota dedica dantesca della Storia d'Europa. Anche Hans Sedlmayr, il noto storico dell'arte austriaco allievo di Julius von Schlosser (molto amico di Croce), considera l'arte come il «pi๠sensibile di tutti i sismografi alle scosse interiori» e registra una perdita del centro. Questo il titolo della sua pi๠famosa opera (Verlust der Mitte, 1948) in cui l'arte contemporanea ਠvista come simbolo prioritario del caos novecentesco, conducendo a un'analisi considerata peraltro in maniera simpatetica da un pensatore poliedrico come Ernesto de Martino in alcune pagine tarde contenute nell'opera postuma sulla Fine del mondo. La Frage intorno alla quale la tesi ruota poggia su una proposta interpretativa della figura di Croce lontana dagli stereotipi tradizionali, situandosi piuttosto in linea con i pi๠aggiornati risultati della ricerca sul filosofo †œnapoletano†�, che ne accentuano la problematicità e le tensioni interne, anche e soprattutto a fronte del progressivo intorbidarsi dell'orizzonte storico e culturale in cui Croce fu destinato a spendere la sua lunga vita. La tesi, articolata in quattro capitoli, parte da una ricostruzione del ruolo dell'estetica nella riflessione crociana; si volge poi ad una ricognizione delle posizioni assunte dal filosofo nei riguardi degli scrittori da lui considerati come esponenti della «crisi» (a partire da D'Annunzio e dai decadenti francesi), a cui vengono da lui contrapposti i poeti «dai muscoli d'acciaio» (come Carducci e Goethe); per poi concentrarsi sul rapporto tra arte e storia, indagato anche storiograficamente a partire dall'interpretazione crociana del barocco come età di decadenza, cui si lega la polemica crociana verso il romanticismo e il decadentismo. La parte conclusiva, dedicata a De Martino, Croce e Sedlmayr, ragiona sul problema della «perdita del centro». Le fonti utilizzate nel corso del lavoro sono stati gli scritti crociani di estetica, la tetralogia storica, le opere di carattere politico e morale legate al tema della finis Europae e alla fase pi๠inquieta del suo pensiero e la letteratura secondaria legata a questi temi. Particolare rilevanza nello svolgimento della ricerca hanno avuto poi i fascicoli della «Critica» (1903-1944) e dei «Quaderni della Critica» (1945-1951), che sono stati, a partire dal secondo anno di corso, analizzati e schedati integralmente.
Patologia dello spirito e perdita del centro. Crisi del Novecento e crisi dell'arte nella riflessione di Benedetto Croce
2017
Abstract
Il lavoro ਠfocalizzato su Benedetto Croce interprete del Novecento e della sua crisi, a partire da un peculiare punto di osservazione, costituito dalle posizioni assunte dal pensatore in ambito d'arte e in particolare dalla sua critica all'arte contemporanea. Nelle manifestazioni artistiche infatti, agli occhi di Croce, che †" scrive †" per le sue «diagnosi e prognosi letterarie» viene soprannominato dai letterati napoletani il «Don Antonio Cardarelli della letteratura», si riflette la patologia di cui l'Europa si ਠammalata. Il mondo novecentesco ਠormai privo di punti di riferimento e di spinta morale, ਠsbilanciato verso la vitalità e ha perso il proprio «centro», come sta scritto nella Storia d'Italia e in non poche pagine di critica letteraria. Si tratta di un tema che ricorre in altri grandi interpreti del Novecento, come Thomas Mann, la cui vicinanza di pensieri a Croce ਠtestimoniata dalla nota dedica dantesca della Storia d'Europa. Anche Hans Sedlmayr, il noto storico dell'arte austriaco allievo di Julius von Schlosser (molto amico di Croce), considera l'arte come il «pi๠sensibile di tutti i sismografi alle scosse interiori» e registra una perdita del centro. Questo il titolo della sua pi๠famosa opera (Verlust der Mitte, 1948) in cui l'arte contemporanea ਠvista come simbolo prioritario del caos novecentesco, conducendo a un'analisi considerata peraltro in maniera simpatetica da un pensatore poliedrico come Ernesto de Martino in alcune pagine tarde contenute nell'opera postuma sulla Fine del mondo. La Frage intorno alla quale la tesi ruota poggia su una proposta interpretativa della figura di Croce lontana dagli stereotipi tradizionali, situandosi piuttosto in linea con i pi๠aggiornati risultati della ricerca sul filosofo †œnapoletano†�, che ne accentuano la problematicità e le tensioni interne, anche e soprattutto a fronte del progressivo intorbidarsi dell'orizzonte storico e culturale in cui Croce fu destinato a spendere la sua lunga vita. La tesi, articolata in quattro capitoli, parte da una ricostruzione del ruolo dell'estetica nella riflessione crociana; si volge poi ad una ricognizione delle posizioni assunte dal filosofo nei riguardi degli scrittori da lui considerati come esponenti della «crisi» (a partire da D'Annunzio e dai decadenti francesi), a cui vengono da lui contrapposti i poeti «dai muscoli d'acciaio» (come Carducci e Goethe); per poi concentrarsi sul rapporto tra arte e storia, indagato anche storiograficamente a partire dall'interpretazione crociana del barocco come età di decadenza, cui si lega la polemica crociana verso il romanticismo e il decadentismo. La parte conclusiva, dedicata a De Martino, Croce e Sedlmayr, ragiona sul problema della «perdita del centro». Le fonti utilizzate nel corso del lavoro sono stati gli scritti crociani di estetica, la tetralogia storica, le opere di carattere politico e morale legate al tema della finis Europae e alla fase pi๠inquieta del suo pensiero e la letteratura secondaria legata a questi temi. Particolare rilevanza nello svolgimento della ricerca hanno avuto poi i fascicoli della «Critica» (1903-1944) e dei «Quaderni della Critica» (1945-1951), che sono stati, a partire dal secondo anno di corso, analizzati e schedati integralmente.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/345881
URN:NBN:IT:BNCF-345881