Il presente studio ha come obbiettivo lo sviluppo di composti di origine naturale come potenziali farmaci antitumorali, attraverso la definizione dei loro specifici target cellulari e molecolari su diversi modelli cellulari ad alta predittivitàƒ . Gli isotiocianati, contenuti nei vegetali appartenenti alla famiglia delle Crucifereae, sono dotati di una comprovata capacitàƒ di inibire la formazione di tumori in modelli animali preventivamente trattati con cancerogeni. Questa attivitàƒ àƒ¨ riconducibile principalmente alla modulazione degli enzimi coinvolti nellࢠattivazione/detossificazione di xenobiotici e ad effetti citostatici e citossici, osservati su numerose linee cellulari. Un isotiocianato particolarmente promettente àƒ¨ il sulforafane (SFN). La ricerca condotta durante il periodo di dottorato si àƒ¨, quindi, focalizzata sullࢠisotiocianato SFN e in particolare sulla sua capacitàƒ di modulare specifici eventi cellulari e molecolari coinvolti nel processo di leucemogenesi. Inizialmente àƒ¨ stato indagato il potenziale citostatico e citotossico del SFN su una linea cellulare T linfoblastoide (cellule Jurkat), con particolare attenzione agli effetti sulla proliferazione cellulare, allࢠinduzione di apoptosi/necrosi e allࢠanalisi di alcuni dei meccanismi molecolari coinvolti negli effetti citostatici e citotossici dellࢠisotiocianato ( livelli proteici di p53, bax e bcl-2). Successivamente, poichàƒ© requisiti fondamentali di un antitumorale sono selettivitàƒ dࢠazione e scarsa tossicitàƒ , àƒ¨ stato indagato il potenziale citostatico e citotossico dellࢠisotiocianato SFN sulla controparte non trasformata delle cellule leucemiche T linfoblastoidi, analizzando gli stessi eventi studiati su cellule tumorali e alcuni dei meccanismi molecolari coinvolti (livelli proteici di ciclina D2, ciclina D3, chinasi ciclina dipendente (CDK) 4 e CDK6 ). Il SFN si àƒ¨ dimostrato in grado di indurre apoptosi sulle cellule Jurkat e di inibirne la proliferazione, mediante un blocco in fase G2/M del ciclo cellulare e un incremento dei livelli di p53 e bax. Il SFN àƒ¨ in grado di indurre effetti citostatici e citotossici anche su linfociti T non trasformati. Tuttavia, le dosi necessarie per esibire tali effetti sono ben piàƒ¹ elevate di quelle attive su cellule leucemiche. Una tappa importante nello sviluppo di un farmaco antitumorale àƒ¨, la definizione, dove possibile, dei suoi effetti in un modello ex vivo, altamente predittivo di quella che saràƒ la risposta farmacologica in vivo. Sono stati quindi valutati gli effetti del SFN su colture primarie di blasti provenienti da pazienti affetti da diversi tipi di leucemia , sia mieloide che linfoblastica. Il SFN non sembra possedere alcuna attivitàƒ su campioni da pazienti affetti da LLC, mentre un importante attivitàƒ proapoptotica si registra nei campioni da pazienti affetti da LMA, dove lࢠeffetto del SFN àƒ¨ sorprendentemente marcato anche su campioni da pazienti multiresistenti. Lࢠattivitàƒ dellࢠisotiocianato sui campioni da pazienti affetti da LLA àƒ¨ decisamente piàƒ¹ marcata sul campione da paziente affetto da LLA a cellule B, mentre sul campione di Leucemia Acuta Bifenotipica lࢠeffetto proapoptotico del SFN si registra dopo tempi di trattamento brevi piuttosto che dopo tempi di trattamento piàƒ¹ lunghi. In conclusione, i risultati ottenuti evidenziano che il SFN possiede unࢠinteressante attivitàƒ antileucemica in vitro e, dato di particolare rilevanza, anche ex vivo.
Isotiocianati come potenziali farmaci antileucemici: identificazione in vitro ed ex vivo del profilo molecolare e cellulare
2008
Abstract
Il presente studio ha come obbiettivo lo sviluppo di composti di origine naturale come potenziali farmaci antitumorali, attraverso la definizione dei loro specifici target cellulari e molecolari su diversi modelli cellulari ad alta predittivitàƒ . Gli isotiocianati, contenuti nei vegetali appartenenti alla famiglia delle Crucifereae, sono dotati di una comprovata capacitàƒ di inibire la formazione di tumori in modelli animali preventivamente trattati con cancerogeni. Questa attivitàƒ àƒ¨ riconducibile principalmente alla modulazione degli enzimi coinvolti nellࢠattivazione/detossificazione di xenobiotici e ad effetti citostatici e citossici, osservati su numerose linee cellulari. Un isotiocianato particolarmente promettente àƒ¨ il sulforafane (SFN). La ricerca condotta durante il periodo di dottorato si àƒ¨, quindi, focalizzata sullࢠisotiocianato SFN e in particolare sulla sua capacitàƒ di modulare specifici eventi cellulari e molecolari coinvolti nel processo di leucemogenesi. Inizialmente àƒ¨ stato indagato il potenziale citostatico e citotossico del SFN su una linea cellulare T linfoblastoide (cellule Jurkat), con particolare attenzione agli effetti sulla proliferazione cellulare, allࢠinduzione di apoptosi/necrosi e allࢠanalisi di alcuni dei meccanismi molecolari coinvolti negli effetti citostatici e citotossici dellࢠisotiocianato ( livelli proteici di p53, bax e bcl-2). Successivamente, poichàƒ© requisiti fondamentali di un antitumorale sono selettivitàƒ dࢠazione e scarsa tossicitàƒ , àƒ¨ stato indagato il potenziale citostatico e citotossico dellࢠisotiocianato SFN sulla controparte non trasformata delle cellule leucemiche T linfoblastoidi, analizzando gli stessi eventi studiati su cellule tumorali e alcuni dei meccanismi molecolari coinvolti (livelli proteici di ciclina D2, ciclina D3, chinasi ciclina dipendente (CDK) 4 e CDK6 ). Il SFN si àƒ¨ dimostrato in grado di indurre apoptosi sulle cellule Jurkat e di inibirne la proliferazione, mediante un blocco in fase G2/M del ciclo cellulare e un incremento dei livelli di p53 e bax. Il SFN àƒ¨ in grado di indurre effetti citostatici e citotossici anche su linfociti T non trasformati. Tuttavia, le dosi necessarie per esibire tali effetti sono ben piàƒ¹ elevate di quelle attive su cellule leucemiche. Una tappa importante nello sviluppo di un farmaco antitumorale àƒ¨, la definizione, dove possibile, dei suoi effetti in un modello ex vivo, altamente predittivo di quella che saràƒ la risposta farmacologica in vivo. Sono stati quindi valutati gli effetti del SFN su colture primarie di blasti provenienti da pazienti affetti da diversi tipi di leucemia , sia mieloide che linfoblastica. Il SFN non sembra possedere alcuna attivitàƒ su campioni da pazienti affetti da LLC, mentre un importante attivitàƒ proapoptotica si registra nei campioni da pazienti affetti da LMA, dove lࢠeffetto del SFN àƒ¨ sorprendentemente marcato anche su campioni da pazienti multiresistenti. Lࢠattivitàƒ dellࢠisotiocianato sui campioni da pazienti affetti da LLA àƒ¨ decisamente piàƒ¹ marcata sul campione da paziente affetto da LLA a cellule B, mentre sul campione di Leucemia Acuta Bifenotipica lࢠeffetto proapoptotico del SFN si registra dopo tempi di trattamento brevi piuttosto che dopo tempi di trattamento piàƒ¹ lunghi. In conclusione, i risultati ottenuti evidenziano che il SFN possiede unࢠinteressante attivitàƒ antileucemica in vitro e, dato di particolare rilevanza, anche ex vivo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/347073
URN:NBN:IT:BNCF-347073