La disciplina della tassazione ai fini delle imposte sui redditi dei proventi derivanti dalle attività  illecite (art. 14, comma 4, l. 357/93 integrato dall'art. 1, comma 141, l. 208/2015 e dall'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006), introdotta sull'onda di esigenze contingenti e non priva di conseguenti criticità  sotto il profilo dell'inquadramento sistematico, incontra il persistente interesse della dottrina e della giurisprudenza. La formulazione dell'art 14, comma 4, della l. 537/93, supera le incertezze di dottrina (sebbene sussistono alcune ricostruzioni orientate in senso contrario) e giurisprudenza in merito all'imposizione dei proventi illeciti ed indirizza l'interprete (effetto ancora pi๠evidente qualora si accolga la tesi della natura di interpretazione autentica della norma), in quanto il precetto normativo prevede che devono intendersi ricompresi nelle categorie di reddito di cui all'art. 6, comma 1, del TUIR i redditi derivanti da fatti, atti o attività  qualificabili come illecito civile, amministrativo e penale. Ai fini della presente trattazione, si ਠscelto di affrontare - come primo momento di riflessione - il tema dei proventi illeciti attraverso un percorso di analisi finalizzato alla ricerca della disciplina applicabile in altre esperienze giuridiche, assumendo come sistemi di riferimento alcuni Stati dell'Unione Europea (Francia, Germania e Spagna) ed altri Paesi di common law come gli Stati Uniti attraverso l'esame dei singoli ordinamenti in ordine ai principi costituzionali di riferimento in materia tributaria, procedendo ad un inquadramento generale dell'imposta sul reddito e delle modalità  di rilevanza fiscale dei proventi derivanti dalle attività  illecite. I risultati del lavoro sviluppato sulla base del confronto tra alcuni degli ordinamenti maggiormente rappresentativi di common law e civil law permettono di individuare i principali punti di differenza della disciplina fiscale interna rispetto alle altre esperienze esaminate e di aprire una riflessione delle contingenti criticità  del sistema di imposizione sul reddito della ricchezza derivante dalle attività  illecite e, soprattutto, del †œprocesso di coordinamento†�, in via interpretativa, tra l'art. 14, comma 4, l. 537/93 e l'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006. Nell'ordinamento tributario interno assume particolare rilievo un approfondimento rispetto all'impatto dell'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006 sul piano della prassi amministrativa e della giurisprudenza in ragione della portata della disposizione che incide sul meccanismo delineato dall'art. 14, comma 4, l. 537/93, poichà© considera, †œcomunque†�, come reddito (da inquadrare all'interno della categoria ex art. 6, comma 1, lett. f †" redditi diversi) quei proventi illeciti non classificabili in altre categorie reddituali. L'ultima parte del lavoro, frutto di una duplice esperienza all'estero, dedica un'analisi particolareggiata al fenomeno della tassazione reddituale dei proventi illeciti nell'ordinamento spagnolo, in quanto la soluzione ermeneutica che discende dalla †œscelta†� del legislatore spagnolo sembra poter assumere una valenza illuminante anche nella prospettiva dell'ordinamento italiano.

Contributo ad una revisione dello studio della rilevanza reddituale dei proventi illeciti

2018

Abstract

La disciplina della tassazione ai fini delle imposte sui redditi dei proventi derivanti dalle attività  illecite (art. 14, comma 4, l. 357/93 integrato dall'art. 1, comma 141, l. 208/2015 e dall'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006), introdotta sull'onda di esigenze contingenti e non priva di conseguenti criticità  sotto il profilo dell'inquadramento sistematico, incontra il persistente interesse della dottrina e della giurisprudenza. La formulazione dell'art 14, comma 4, della l. 537/93, supera le incertezze di dottrina (sebbene sussistono alcune ricostruzioni orientate in senso contrario) e giurisprudenza in merito all'imposizione dei proventi illeciti ed indirizza l'interprete (effetto ancora pi๠evidente qualora si accolga la tesi della natura di interpretazione autentica della norma), in quanto il precetto normativo prevede che devono intendersi ricompresi nelle categorie di reddito di cui all'art. 6, comma 1, del TUIR i redditi derivanti da fatti, atti o attività  qualificabili come illecito civile, amministrativo e penale. Ai fini della presente trattazione, si ਠscelto di affrontare - come primo momento di riflessione - il tema dei proventi illeciti attraverso un percorso di analisi finalizzato alla ricerca della disciplina applicabile in altre esperienze giuridiche, assumendo come sistemi di riferimento alcuni Stati dell'Unione Europea (Francia, Germania e Spagna) ed altri Paesi di common law come gli Stati Uniti attraverso l'esame dei singoli ordinamenti in ordine ai principi costituzionali di riferimento in materia tributaria, procedendo ad un inquadramento generale dell'imposta sul reddito e delle modalità  di rilevanza fiscale dei proventi derivanti dalle attività  illecite. I risultati del lavoro sviluppato sulla base del confronto tra alcuni degli ordinamenti maggiormente rappresentativi di common law e civil law permettono di individuare i principali punti di differenza della disciplina fiscale interna rispetto alle altre esperienze esaminate e di aprire una riflessione delle contingenti criticità  del sistema di imposizione sul reddito della ricchezza derivante dalle attività  illecite e, soprattutto, del †œprocesso di coordinamento†�, in via interpretativa, tra l'art. 14, comma 4, l. 537/93 e l'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006. Nell'ordinamento tributario interno assume particolare rilievo un approfondimento rispetto all'impatto dell'art. 36, comma 34 bis, D.L. 223/2006 sul piano della prassi amministrativa e della giurisprudenza in ragione della portata della disposizione che incide sul meccanismo delineato dall'art. 14, comma 4, l. 537/93, poichà© considera, †œcomunque†�, come reddito (da inquadrare all'interno della categoria ex art. 6, comma 1, lett. f †" redditi diversi) quei proventi illeciti non classificabili in altre categorie reddituali. L'ultima parte del lavoro, frutto di una duplice esperienza all'estero, dedica un'analisi particolareggiata al fenomeno della tassazione reddituale dei proventi illeciti nell'ordinamento spagnolo, in quanto la soluzione ermeneutica che discende dalla †œscelta†� del legislatore spagnolo sembra poter assumere una valenza illuminante anche nella prospettiva dell'ordinamento italiano.
2018
Italiano
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/350129
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-350129