La tesi di dottorato si muove nello spazio delimitato dallࢠagire di due drammaturghi, Gabriele DࢠAnnunzio e Luigi Pirandello, dimostrando il loro contributo al rinnovamento del teatro italiano, tanto nel processo di scrittura quanto in un modo nuovo di mettere in scena e intendere la recitazione. Lࢠarco temporale preso in considerazione àƒ¨ quello dei primi decenni del Novecento, a partire dai primi allestimenti dannunziani, per arrivare alla magia dellࢠArsenale delle apparizioni di Pirandello-Cotrone nella messinscena di Renato Simoni a Boboli nel 1937. La vitalitàƒÂ  del teatro italiano in questo periodo, per tanti insospettata, viene messa in rapporto anche con le novitàƒÂ  tecnologiche che vanno ad arricchire la straordinaria tradizione artigianale italiana, contribuendo al necessario ammodernamento in alcuni ambiti. In particolare il passaggio epocale dai lumi a gas alla luce elettrica determina nella messinscena, ma anche nella scrittura drammaturgica, un impatto straordinariamente innovativo. Ne risulta un momento della storia del teatro che vede spunti eccezionalmente propulsivi a contrasto con la persistenza di vecchie tradizioni e modalitàƒÂ  di allestimento. Vengono elaborate teorie e realizzate esperienze sceniche emblematiche che contribuiscono a modificare la percezione del teatro italiano di inizio Novecento, segnando tappe importanti nel processo di rinnovamento dello stesso. Tali spettacoli si contraddistinguono per allestimenti innovativi e per la sempre maggiore consapevolezza della necessitàƒÂ  di concepire lo spettacolo come unitàƒÂ  di elementi scenici, in unࢠottica di moderna regia. In tale contesto la ricerca dimostra la possibilitàƒÂ  di retrodatare lࢠinizio del Novecento teatrale italiano dal 1915, anno della pubblicazione del manifesto Il teatro futurista sintetico, a prima ancora dellࢠincipit naturale del secolo, evidenziando lࢠimportanza del lavoro del drammaturgo-regista che si apre ai bisogni e alle possibilitàƒÂ  della scena. Si crea cosàƒ¬ una relazione fondamentale, con andamento bidirezionale, tra la scrittura drammaturgica e la sua traduzione scenica. La specificitàƒÂ  di questo studio sta nel particolare punto di osservazione scelto: la luce ࢠe conseguentemente il colore ࢠcome mezzo tecnico in grado di contribuire in maniera sensibile al rinnovamento della drammaturgia e delle scene, se utilizzata in modo creativo come strumento per fare arte. Attraverso la luce si cerca di cogliere i germi e, dove presenti, i frutti dellࢠevolversi della messa in scena, allargando la visione a contesti piàƒ¹ ampi e rintracciando contatti e collegamenti con realtàƒÂ  simili nel resto dellࢠEuropa. La prima parte della ricerca àƒ¨ dedicata allࢠelemento ࢠluceࢠ, prendendo in considerazione ࢠcon un approccio comparatistico, caratteristico dello stesso dottorato ࢠfino a qual punto anche attraverso il romanzo si sia spinta nellࢠimmaginario umano lࢠidea dellࢠelettricitàƒÂ  e delle sue potenzialitàƒÂ , mentre ancora le sue applicazioni erano ai primordi. Vengono ripercorse lࢠevoluzione delle fonti di luce per il teatro a partire dal XV secolo e le soluzioni trovate nei diversi secoli alle problematiche poste dai differenti tipi di illuminazione. Si affronta poi il progetto teatrale di Gabriele DࢠAnnunzio, al quale si riconosce un preciso ruolo dࢠavanguardia. Le sue riflessioni ed esperienze sullࢠilluminotecnica aprono la strada alle possibilitàƒÂ  di un ࢠruolo attivoࢠdella luce, come teorizzato da Adolphe Appia. La terza parte àƒ¨ dedicata alle esperienze teatrali degli anni Dieci e Venti, dalla riflessione sulla luce e il colore di Achille Ricciardi al teatro futurista, alla sperimentazione di Anton Giulio Bragaglia. La luce elettrica diviene cosàƒ¬ il mezzo per realizzare il nuovo teatro e creare atmosfere, personaggi e scene di luce. Lࢠultimo capitolo àƒ¨ dedicato a Luigi Pirandello e nello specifico alla sua capacitàƒÂ  di agire nel teatro e per il teatro con risultati che segnano un sicuro punto di arrivo e di svolta nella drammaturgia e nella messinscena.

Drammaturgia e regia della luce nel teatro italiano di primo Novecento

2018

Abstract

La tesi di dottorato si muove nello spazio delimitato dallࢠagire di due drammaturghi, Gabriele DࢠAnnunzio e Luigi Pirandello, dimostrando il loro contributo al rinnovamento del teatro italiano, tanto nel processo di scrittura quanto in un modo nuovo di mettere in scena e intendere la recitazione. Lࢠarco temporale preso in considerazione àƒ¨ quello dei primi decenni del Novecento, a partire dai primi allestimenti dannunziani, per arrivare alla magia dellࢠArsenale delle apparizioni di Pirandello-Cotrone nella messinscena di Renato Simoni a Boboli nel 1937. La vitalitàƒÂ  del teatro italiano in questo periodo, per tanti insospettata, viene messa in rapporto anche con le novitàƒÂ  tecnologiche che vanno ad arricchire la straordinaria tradizione artigianale italiana, contribuendo al necessario ammodernamento in alcuni ambiti. In particolare il passaggio epocale dai lumi a gas alla luce elettrica determina nella messinscena, ma anche nella scrittura drammaturgica, un impatto straordinariamente innovativo. Ne risulta un momento della storia del teatro che vede spunti eccezionalmente propulsivi a contrasto con la persistenza di vecchie tradizioni e modalitàƒÂ  di allestimento. Vengono elaborate teorie e realizzate esperienze sceniche emblematiche che contribuiscono a modificare la percezione del teatro italiano di inizio Novecento, segnando tappe importanti nel processo di rinnovamento dello stesso. Tali spettacoli si contraddistinguono per allestimenti innovativi e per la sempre maggiore consapevolezza della necessitàƒÂ  di concepire lo spettacolo come unitàƒÂ  di elementi scenici, in unࢠottica di moderna regia. In tale contesto la ricerca dimostra la possibilitàƒÂ  di retrodatare lࢠinizio del Novecento teatrale italiano dal 1915, anno della pubblicazione del manifesto Il teatro futurista sintetico, a prima ancora dellࢠincipit naturale del secolo, evidenziando lࢠimportanza del lavoro del drammaturgo-regista che si apre ai bisogni e alle possibilitàƒÂ  della scena. Si crea cosàƒ¬ una relazione fondamentale, con andamento bidirezionale, tra la scrittura drammaturgica e la sua traduzione scenica. La specificitàƒÂ  di questo studio sta nel particolare punto di osservazione scelto: la luce ࢠe conseguentemente il colore ࢠcome mezzo tecnico in grado di contribuire in maniera sensibile al rinnovamento della drammaturgia e delle scene, se utilizzata in modo creativo come strumento per fare arte. Attraverso la luce si cerca di cogliere i germi e, dove presenti, i frutti dellࢠevolversi della messa in scena, allargando la visione a contesti piàƒ¹ ampi e rintracciando contatti e collegamenti con realtàƒÂ  simili nel resto dellࢠEuropa. La prima parte della ricerca àƒ¨ dedicata allࢠelemento ࢠluceࢠ, prendendo in considerazione ࢠcon un approccio comparatistico, caratteristico dello stesso dottorato ࢠfino a qual punto anche attraverso il romanzo si sia spinta nellࢠimmaginario umano lࢠidea dellࢠelettricitàƒÂ  e delle sue potenzialitàƒÂ , mentre ancora le sue applicazioni erano ai primordi. Vengono ripercorse lࢠevoluzione delle fonti di luce per il teatro a partire dal XV secolo e le soluzioni trovate nei diversi secoli alle problematiche poste dai differenti tipi di illuminazione. Si affronta poi il progetto teatrale di Gabriele DࢠAnnunzio, al quale si riconosce un preciso ruolo dࢠavanguardia. Le sue riflessioni ed esperienze sullࢠilluminotecnica aprono la strada alle possibilitàƒÂ  di un ࢠruolo attivoࢠdella luce, come teorizzato da Adolphe Appia. La terza parte àƒ¨ dedicata alle esperienze teatrali degli anni Dieci e Venti, dalla riflessione sulla luce e il colore di Achille Ricciardi al teatro futurista, alla sperimentazione di Anton Giulio Bragaglia. La luce elettrica diviene cosàƒ¬ il mezzo per realizzare il nuovo teatro e creare atmosfere, personaggi e scene di luce. Lࢠultimo capitolo àƒ¨ dedicato a Luigi Pirandello e nello specifico alla sua capacitàƒÂ  di agire nel teatro e per il teatro con risultati che segnano un sicuro punto di arrivo e di svolta nella drammaturgia e nella messinscena.
2018
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