Nell’opera di Donatello l’architettura ha svolto un ruolo fondamentale, manifestandosi come cornice della scultura, nella costruzione di veri e propri oggetti architettonici o, ancora, come sfondo di rilievi figurati. La lunga esperienza padovana dello scultore, impegnato per circa dieci anni nell’esecuzione di opere di grande rilevanza in larga parte legate alla basilica di Sant’Antonio, costituisce, in questo senso, un capitolo fondamentale destinato a incidere profondamente sull’arte e sull’architettura dell’Italia settentrionale. L’attenzione dei conventuali e dei massari della Veneranda Arca si concentrò, nella metà del Quattrocento, sull’area del coro dei frati e del presbiterio con l’altare maggiore, spazio che divenne scenario dell’opera di Donatello e della sua bottega padovana per quasi un decennio. La storia di questo sistema è segnata da profondi cambiamenti, demolizioni, rifacimenti e integrazioni strettamente connessi all’uso liturgico dello spazio e alle vicende politiche e sociali di Padova. Il lungo processo di trasformazione del capocroce, che ha visto per molto tempo aperta la questione della natura e dei caratteri del coinvolgimento del maestro fiorentino in più parti, si articola in tre fasi principali: la metà del Quattrocento, con la realizzazione del tramezzo, dell’altare maggiore e del coro con il suo recinto (il tornacoro); la fine del Cinquecento, segnata dalla demolizione dell’altare donatelliano; la metà del Seicento, quando l’inversione di coro e presbiterio comportò lo smantellamento e il parziale riutilizzo delle strutture precedenti. A queste vicende si aggiunge l’intervento ottocentesco di Camillo Boito, che portò alla definizione dell’assetto attuale. Questo studio propone nuove ipotesi sull’organizzazione spaziale del cuore della basilica alla metà del XV secolo e una ricostruzione grafica del tornacoro. L’indagine, fondata sulla rilettura critica delle fonti e sull’analisi morfologica delle strutture ancora visibili – resa possibile grazie a una inedita restituzione fotogrammetrica dei paramenti lapidei del presbiterio odierno –, intende offrire un contributo utile alla comprensione di questo articolato, straordinario, episodio della storia dell’arte e dell’architettura.
Donatello e l'architettura al Santo di Padova. Committenza, fonti, ipotesi sullo spazio quattrocentesco intorno all'altare maggiore
ZIANNA, LIDIA ALESSANDRA
2026
Abstract
Nell’opera di Donatello l’architettura ha svolto un ruolo fondamentale, manifestandosi come cornice della scultura, nella costruzione di veri e propri oggetti architettonici o, ancora, come sfondo di rilievi figurati. La lunga esperienza padovana dello scultore, impegnato per circa dieci anni nell’esecuzione di opere di grande rilevanza in larga parte legate alla basilica di Sant’Antonio, costituisce, in questo senso, un capitolo fondamentale destinato a incidere profondamente sull’arte e sull’architettura dell’Italia settentrionale. L’attenzione dei conventuali e dei massari della Veneranda Arca si concentrò, nella metà del Quattrocento, sull’area del coro dei frati e del presbiterio con l’altare maggiore, spazio che divenne scenario dell’opera di Donatello e della sua bottega padovana per quasi un decennio. La storia di questo sistema è segnata da profondi cambiamenti, demolizioni, rifacimenti e integrazioni strettamente connessi all’uso liturgico dello spazio e alle vicende politiche e sociali di Padova. Il lungo processo di trasformazione del capocroce, che ha visto per molto tempo aperta la questione della natura e dei caratteri del coinvolgimento del maestro fiorentino in più parti, si articola in tre fasi principali: la metà del Quattrocento, con la realizzazione del tramezzo, dell’altare maggiore e del coro con il suo recinto (il tornacoro); la fine del Cinquecento, segnata dalla demolizione dell’altare donatelliano; la metà del Seicento, quando l’inversione di coro e presbiterio comportò lo smantellamento e il parziale riutilizzo delle strutture precedenti. A queste vicende si aggiunge l’intervento ottocentesco di Camillo Boito, che portò alla definizione dell’assetto attuale. Questo studio propone nuove ipotesi sull’organizzazione spaziale del cuore della basilica alla metà del XV secolo e una ricostruzione grafica del tornacoro. L’indagine, fondata sulla rilettura critica delle fonti e sull’analisi morfologica delle strutture ancora visibili – resa possibile grazie a una inedita restituzione fotogrammetrica dei paramenti lapidei del presbiterio odierno –, intende offrire un contributo utile alla comprensione di questo articolato, straordinario, episodio della storia dell’arte e dell’architettura.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/357906
URN:NBN:IT:IUAV-357906