This dissertation explores the reintegration of the Jews into the Kingdom of Naples in the eighteenth century through the lens of the Sephardic diaspora. Following their expulsion in 1541, the edict issued by Charles of Bourbon in 1740 marked an unprecedented attempt at readmission, shaped by intertwined economic, diplomatic, and political motives. Set within a broader Mediterranean context, the study highlights the complex web of Jewish mobility and the commercial networks linking Livorno, Senigallia, Bordeaux, Amsterdam, Venice, and other major trading hubs. Naples emerges as both a crossroads of exchange and a testing ground for coexistence, negotiation, and conflict. The research draws on extensive unpublished archival sources from Naples, Livorno, Rome, Modena, and Senigallia, complemented by communal, notarial, and judicial records. Through a prosopographic and microhistorical approach, it reconstructs the trajectories of Sephardic mercantile families – Ergas, Galligo, Luzena, Fernández-Sarabia, Racah, Baruch Carvaglio, among others – and analyses how these actors negotiated privileges and protection, invested in Mediterranean trade, and confronted the legal restrictions and social resistance imposed by a Catholic environment under ecclesiastical surveillance. The dissertation unfolds along three main lines of inquiry: first, the negotiations between Jewish delegates and the Neapolitan court (1739-1740), revealing the influence of Livornese and Senigallian precedents; second, communal life in Naples (1740-1747), marked by the absence of a formal ghetto, the presence of a private synagogue, and the fragile coexistence among Jews from diverse origins; and third, the consequences of the 1747 expulsion, which once again dispersed families toward Livorno, Bordeaux, London, or Amsterdam, while leaving lasting imprints in memory and archival traces. By intertwining social, economic, and institutional history, the thesis highlights the interplay between diasporic mobility and local settlement, between conditional toleration and structural exclusion. It argues that the Neapolitan experience constitutes a crucial episode in the history of early modern Jewish integration and its limits. Ultimately, it contributes to the comparative study of Jewish presence in the early modern Mediterranean, presenting Naples as a revealing laboratory of failed integration and of identity redefinition.

Questa tesi esplora la reintegrazione degli ebrei nel Regno di Napoli nel XVIII secolo attraverso la lente della diaspora sefardita. Dopo la loro espulsione nel 1541, l'editto emanato da Carlo di Borbone nel 1740 segnò un tentativo di riammissione senza precedenti, plasmato da motivi economici, diplomatici e politici intrecciati. Inserito in un più ampio contesto mediterraneo, lo studio mette in luce la complessa rete della mobilità ebraica e le reti commerciali che collegano Livorno, Senigallia, Bordeaux, Amsterdam, Venezia e altri importanti snodi commerciali. Napoli emerge sia come crocevia di scambi che come banco di prova per la convivenza, la negoziazione e il conflitto. La ricerca si avvale di ampie fonti archivistiche inedite provenienti da Napoli, Livorno, Roma, Modena e Senigallia, integrate da atti comunali, notarili e giudiziari. Attraverso un approccio prosopografico e microstorico, ricostruisce le traiettorie delle famiglie mercantili sefardite – Ergas, Galligo, Luzena, Fernández-Sarabia, Racah, Baruch Carvaglio, tra le altre – e analizza come questi attori hanno negoziato privilegi e protezioni, investito nel commercio mediterraneo e affrontato le restrizioni legali e le resistenze sociali imposte da un ambiente cattolico sotto sorveglianza ecclesiastica. La dissertazione si snoda lungo tre principali linee di indagine: in primo luogo, le trattative tra i delegati ebrei e la corte napoletana (1739-1740), che rivelano l'influenza dei precedenti livornesi e senigalliani; in secondo luogo, la vita comunitaria a Napoli (1740-1747), segnata dall'assenza di un ghetto formale, dalla presenza di una sinagoga privata e dalla fragile convivenza tra ebrei di origini diverse; e in terzo luogo, le conseguenze dell'espulsione del 1747, che ancora una volta disperse le famiglie verso Livorno, Bordeaux, Londra o Amsterdam, lasciando impronte indelebili nella memoria e nelle tracce d'archivio. Intrecciando storia sociale, economica e istituzionale, la tesi evidenzia l'interazione tra mobilità diasporica e insediamento locale, tra tolleranza condizionata ed esclusione strutturale. Sostiene che l'esperienza napoletana costituisce un episodio cruciale nella storia dell'integrazione ebraica della prima età moderna e dei suoi limiti. In definitiva, contribuisce allo studio comparativo della presenza ebraica nel Mediterraneo della prima età moderna, presentando Napoli come un laboratorio rivelatore di integrazione fallita e di ridefinizione dell'identità.

La diaspora sefardita nell’Italia meridionale nel XVIII secolo : diritti, economia, istituzioni e società

ZOCCO, VINCENZO
2025

Abstract

This dissertation explores the reintegration of the Jews into the Kingdom of Naples in the eighteenth century through the lens of the Sephardic diaspora. Following their expulsion in 1541, the edict issued by Charles of Bourbon in 1740 marked an unprecedented attempt at readmission, shaped by intertwined economic, diplomatic, and political motives. Set within a broader Mediterranean context, the study highlights the complex web of Jewish mobility and the commercial networks linking Livorno, Senigallia, Bordeaux, Amsterdam, Venice, and other major trading hubs. Naples emerges as both a crossroads of exchange and a testing ground for coexistence, negotiation, and conflict. The research draws on extensive unpublished archival sources from Naples, Livorno, Rome, Modena, and Senigallia, complemented by communal, notarial, and judicial records. Through a prosopographic and microhistorical approach, it reconstructs the trajectories of Sephardic mercantile families – Ergas, Galligo, Luzena, Fernández-Sarabia, Racah, Baruch Carvaglio, among others – and analyses how these actors negotiated privileges and protection, invested in Mediterranean trade, and confronted the legal restrictions and social resistance imposed by a Catholic environment under ecclesiastical surveillance. The dissertation unfolds along three main lines of inquiry: first, the negotiations between Jewish delegates and the Neapolitan court (1739-1740), revealing the influence of Livornese and Senigallian precedents; second, communal life in Naples (1740-1747), marked by the absence of a formal ghetto, the presence of a private synagogue, and the fragile coexistence among Jews from diverse origins; and third, the consequences of the 1747 expulsion, which once again dispersed families toward Livorno, Bordeaux, London, or Amsterdam, while leaving lasting imprints in memory and archival traces. By intertwining social, economic, and institutional history, the thesis highlights the interplay between diasporic mobility and local settlement, between conditional toleration and structural exclusion. It argues that the Neapolitan experience constitutes a crucial episode in the history of early modern Jewish integration and its limits. Ultimately, it contributes to the comparative study of Jewish presence in the early modern Mediterranean, presenting Naples as a revealing laboratory of failed integration and of identity redefinition.
5-dic-2025
Italiano
Questa tesi esplora la reintegrazione degli ebrei nel Regno di Napoli nel XVIII secolo attraverso la lente della diaspora sefardita. Dopo la loro espulsione nel 1541, l'editto emanato da Carlo di Borbone nel 1740 segnò un tentativo di riammissione senza precedenti, plasmato da motivi economici, diplomatici e politici intrecciati. Inserito in un più ampio contesto mediterraneo, lo studio mette in luce la complessa rete della mobilità ebraica e le reti commerciali che collegano Livorno, Senigallia, Bordeaux, Amsterdam, Venezia e altri importanti snodi commerciali. Napoli emerge sia come crocevia di scambi che come banco di prova per la convivenza, la negoziazione e il conflitto. La ricerca si avvale di ampie fonti archivistiche inedite provenienti da Napoli, Livorno, Roma, Modena e Senigallia, integrate da atti comunali, notarili e giudiziari. Attraverso un approccio prosopografico e microstorico, ricostruisce le traiettorie delle famiglie mercantili sefardite – Ergas, Galligo, Luzena, Fernández-Sarabia, Racah, Baruch Carvaglio, tra le altre – e analizza come questi attori hanno negoziato privilegi e protezioni, investito nel commercio mediterraneo e affrontato le restrizioni legali e le resistenze sociali imposte da un ambiente cattolico sotto sorveglianza ecclesiastica. La dissertazione si snoda lungo tre principali linee di indagine: in primo luogo, le trattative tra i delegati ebrei e la corte napoletana (1739-1740), che rivelano l'influenza dei precedenti livornesi e senigalliani; in secondo luogo, la vita comunitaria a Napoli (1740-1747), segnata dall'assenza di un ghetto formale, dalla presenza di una sinagoga privata e dalla fragile convivenza tra ebrei di origini diverse; e in terzo luogo, le conseguenze dell'espulsione del 1747, che ancora una volta disperse le famiglie verso Livorno, Bordeaux, Londra o Amsterdam, lasciando impronte indelebili nella memoria e nelle tracce d'archivio. Intrecciando storia sociale, economica e istituzionale, la tesi evidenzia l'interazione tra mobilità diasporica e insediamento locale, tra tolleranza condizionata ed esclusione strutturale. Sostiene che l'esperienza napoletana costituisce un episodio cruciale nella storia dell'integrazione ebraica della prima età moderna e dei suoi limiti. In definitiva, contribuisce allo studio comparativo della presenza ebraica nel Mediterraneo della prima età moderna, presentando Napoli come un laboratorio rivelatore di integrazione fallita e di ridefinizione dell'identità.
TUFANO, Salvatore Roberto
Università degli studi di Catania
Catania
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/359863
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNICT-359863