Over the past two decades, Open Innovation (OI) has become a dominant paradigm for firms seeking to sustain competitiveness in increasingly distributed technological and market landscapes. While the discourse on OI has gained momentum both in academia and managerial practice, its long-term sustainability inside large organizations remains elusive. Many firms experiment with external collaborations, corporate accelerators, or digital platforms, yet struggle to embed these practices in their organizational fabric. Some companies achieve full institutionalization, integrating OI into strategy and identity, while others witness Selective Embedding or even abandonment of openness after initial enthusiasm. This divergence raises a fundamental question: how does openness endure over time, and through which mechanisms do firms stabilize, adapt, or reverse their innovation trajectories? Addressing this question is not only critical for the scholarly understanding of OI but also for organizations grappling with the tension between symbolic adoption and structural integration. This dissertation takes such variability as its starting point, aiming to develop a processual, microfoundational account of how OI becomes sustained, contested, or undone in complex corporate environments. To make sense of this empirical puzzle, the dissertation adopts an integrative theoretical lens that combines institutional theory, framing perspectives, and microfoundational insights. It builds on Selznick’s conception of institutionalization as the infusion of value and meaning, while drawing from contemporary work on institutional work, interpretive divergence, and organizational culture. By blending these approaches, the thesis shifts the focus from static models and maturity stages to dynamic processes where managers continuously negotiate meaning, legitimacy, and alignment. Methodologically, the research follows a qualitative, multi-paper design, combining longitudinal case studies, embedded single-case analysis, and an integrative literature review. Data were collected across diverse industries through more than sixty interviews with innovation leaders, complemented by archival material, internal reports, and participant observation. This multi-method approach allows the dissertation to capture not only structural features of OI implementation but also the interpretive struggles and symbolic practices through which openness is enacted, reframed, or resisted within organizations. The dissertation is composed of three interrelated studies, each addressing a different facet of the institutionalization of openness. The first paper develops a seven-stage process model of OI trajectories in large firms, identifying key bifurcations that lead to Institutional Consolidation, Selective Embedding, or rollback. It highlights the role of innovation managers as institutional actors who reconfigure roles, stabilize routines, and align competing logics. The second paper examines cross-unit divergences in a legacy industrial firm, showing how middle managers across functions frame OI differently and how such framing generates latent tensions that accumulate into organizational drift. By surfacing diagnostic, prognostic, and motivational frames, the study advances a framing-based account of internal openness. The third paper offers a microfoundational perspective on OI-oriented culture, synthesizing individual, group, and organizational factors that enable or constrain cultural alignment with openness. Together, these studies illuminate the recursive interplay of structural arrangements and interpretive dynamics, demonstrating how the endurance of openness hinges not only on formal mechanisms but also on symbolic anchoring, shared narratives, and everyday managerial work. his dissertation contributes to theory by reconceptualizing the institutionalization of OI as a contingent, actor-driven process rather than a linear progression toward maturity. It advances institutional theory by showing how organizational trajectories are shaped by the recursive interaction of routines, narratives, and symbolic commitments, and enriches microfoundational research by highlighting the interpretive agency of middle managers and the cultural conditions that support openness. From a managerial standpoint, the findings underscore that sustaining OI requires more than structural reforms: it demands skills of framing and reframing, continuous investment in cultural coherence, and attentiveness to the historical and identity-based commitments that define organizational character. Leaders must therefore recognize OI as a meaning-making challenge as much as a governance one, building alignment across diverse subcultures while preserving the integrity of the firm’s purpose. By unpacking how openness is enacted, contested, and sustained over time, this dissertation not only deepens academic understanding but also offers actionable insights for practitioners navigating the complex realities of collaborative innovation.

Negli ultimi due decenni, l’Open Innovation (OI) si è affermata come paradigma dominante per le imprese che mirano a sostenere la propria competitività in contesti tecnologici e di mercato sempre più distribuiti. Sebbene il dibattito sull’OI abbia acquisito slancio sia in ambito accademico sia nella pratica manageriale, la sua sostenibilità di lungo periodo all’interno delle grandi organizzazioni resta sfuggente. Molte imprese sperimentano collaborazioni esterne, acceleratori corporate o piattaforme digitali, ma incontrano difficoltà nell’incorporare tali pratiche nel proprio tessuto organizzativo. Alcune aziende riescono a istituzionalizzare pienamente l’OI, integrandola nella strategia e nell’identità; altre, invece, registrano forme di radicamento selettivo o addirittura l’abbandono dell’apertura dopo un iniziale entusiasmo. Tale divergenza solleva una domanda fondamentale: come si mantiene l’apertura nel tempo e attraverso quali meccanismi le imprese stabilizzano, adattano o invertono le proprie traiettorie di innovazione? Affrontare questa domanda è cruciale non solo per la comprensione scientifica dell’OI, ma anche per le organizzazioni chiamate a misurarsi con la tensione tra adozione simbolica e integrazione strutturale. Questa tesi prende le mosse proprio da tale variabilità empirica e mira a sviluppare una spiegazione processuale e microfondazionale di come l’OI venga sostenuta, contestata o disarticolata in contesti aziendali complessi. Per dare senso a questo enigma empirico, la tesi adotta una lente teorica integrativa che combina teoria istituzionale, prospettive di framing e intuizioni microfondazionali. Essa si fonda sulla concezione selznickiana dell’istituzionalizzazione come infusione di valore e significato, attingendo al contempo ai contributi contemporanei sull’institutional work, sulla divergenza interpretativa e sulla cultura organizzativa. Integrando questi approcci, la tesi sposta l’attenzione dai modelli statici e dalle logiche di maturità a processi dinamici, nei quali i manager negoziano continuamente significati, legittimità e allineamento. Sul piano metodologico, la ricerca segue un disegno qualitativo multi-paper, combinando studi di caso longitudinali, analisi embedded di caso singolo e una literature review integrativa. I dati sono stati raccolti in diversi settori industriali attraverso oltre sessanta interviste a innovation leader, integrate da materiale d’archivio, report interni e osservazione partecipante. Questo approccio multimethod consente di cogliere non solo gli aspetti strutturali dell’implementazione dell’OI, ma anche le tensioni interpretative e le pratiche simboliche attraverso cui l’apertura viene messa in atto, riframedata o contrastata all’interno delle organizzazioni. La tesi si articola in tre studi interrelati, ciascuno dedicato a una diversa dimensione dell’istituzionalizzazione dell’apertura. Il primo paper sviluppa un modello processuale a sette stadi delle traiettorie dell’OI nelle grandi imprese, identificando le principali biforcazioni che conducono al consolidamento istituzionale, al radicamento selettivo o al rollback. Esso mette in luce il ruolo degli innovation manager come attori istituzionali capaci di riconfigurare ruoli, stabilizzare routine e allineare logiche concorrenti. Il secondo paper esamina le divergenze inter-unità in un’impresa industriale matura, mostrando come i middle manager delle diverse funzioni interpretino l’OI in modo differente e come tali framing generino tensioni latenti che si accumulano fino a produrre deriva organizzativa. Portando alla luce frame diagnostici, prognostici e motivazionali, lo studio sviluppa una spiegazione dell’apertura interna fondata sul framing. Il terzo paper offre una prospettiva microfondazionale sulla cultura orientata all’OI, sintetizzando i fattori individuali, di gruppo e organizzativi che favoriscono o ostacolano l’allineamento culturale con l’apertura. Nel loro insieme, questi studi mettono in evidenza l’interazione ricorsiva tra assetti strutturali e dinamiche interpretative, mostrando come la tenuta dell’apertura dipenda non solo da meccanismi formali, ma anche da ancoraggi simbolici, narrazioni condivise e lavoro manageriale quotidiano. Questa tesi contribuisce alla teoria riconcettualizzando l’istituzionalizzazione dell’OI come processo contingente e guidato dagli attori, anziché come progressione lineare verso la maturità. Essa arricchisce la teoria istituzionale mostrando come le traiettorie organizzative siano plasmate dall’interazione ricorsiva tra routine, narrazioni e impegni simbolici, e approfondisce la ricerca microfondazionale mettendo in risalto l’agency interpretativa dei middle manager e le condizioni culturali che sostengono l’apertura. Dal punto di vista manageriale, i risultati evidenziano che sostenere l’OI richiede più di semplici riforme strutturali: richiede capacità di framing e reframing, investimento continuo nella coerenza culturale e attenzione ai vincoli storici e identitari che definiscono il carattere organizzativo. I leader devono pertanto riconoscere che l’OI costituisce una sfida di costruzione di significato tanto quanto di governance, costruendo allineamento tra sottoculture differenti senza compromettere l’integrità della finalità dell’impresa. Analizzando come l’apertura venga enacta, contestata e sostenuta nel tempo, questa tesi non solo approfondisce la comprensione accademica del fenomeno, ma offre anche indicazioni operative per i practitioner chiamati a confrontarsi con le complesse realtà dell’innovazione collaborativa.

How openness endures: internal actors and the institutionalization of open innovation

ALESSANDRO, CATERINA
2026

Abstract

Over the past two decades, Open Innovation (OI) has become a dominant paradigm for firms seeking to sustain competitiveness in increasingly distributed technological and market landscapes. While the discourse on OI has gained momentum both in academia and managerial practice, its long-term sustainability inside large organizations remains elusive. Many firms experiment with external collaborations, corporate accelerators, or digital platforms, yet struggle to embed these practices in their organizational fabric. Some companies achieve full institutionalization, integrating OI into strategy and identity, while others witness Selective Embedding or even abandonment of openness after initial enthusiasm. This divergence raises a fundamental question: how does openness endure over time, and through which mechanisms do firms stabilize, adapt, or reverse their innovation trajectories? Addressing this question is not only critical for the scholarly understanding of OI but also for organizations grappling with the tension between symbolic adoption and structural integration. This dissertation takes such variability as its starting point, aiming to develop a processual, microfoundational account of how OI becomes sustained, contested, or undone in complex corporate environments. To make sense of this empirical puzzle, the dissertation adopts an integrative theoretical lens that combines institutional theory, framing perspectives, and microfoundational insights. It builds on Selznick’s conception of institutionalization as the infusion of value and meaning, while drawing from contemporary work on institutional work, interpretive divergence, and organizational culture. By blending these approaches, the thesis shifts the focus from static models and maturity stages to dynamic processes where managers continuously negotiate meaning, legitimacy, and alignment. Methodologically, the research follows a qualitative, multi-paper design, combining longitudinal case studies, embedded single-case analysis, and an integrative literature review. Data were collected across diverse industries through more than sixty interviews with innovation leaders, complemented by archival material, internal reports, and participant observation. This multi-method approach allows the dissertation to capture not only structural features of OI implementation but also the interpretive struggles and symbolic practices through which openness is enacted, reframed, or resisted within organizations. The dissertation is composed of three interrelated studies, each addressing a different facet of the institutionalization of openness. The first paper develops a seven-stage process model of OI trajectories in large firms, identifying key bifurcations that lead to Institutional Consolidation, Selective Embedding, or rollback. It highlights the role of innovation managers as institutional actors who reconfigure roles, stabilize routines, and align competing logics. The second paper examines cross-unit divergences in a legacy industrial firm, showing how middle managers across functions frame OI differently and how such framing generates latent tensions that accumulate into organizational drift. By surfacing diagnostic, prognostic, and motivational frames, the study advances a framing-based account of internal openness. The third paper offers a microfoundational perspective on OI-oriented culture, synthesizing individual, group, and organizational factors that enable or constrain cultural alignment with openness. Together, these studies illuminate the recursive interplay of structural arrangements and interpretive dynamics, demonstrating how the endurance of openness hinges not only on formal mechanisms but also on symbolic anchoring, shared narratives, and everyday managerial work. his dissertation contributes to theory by reconceptualizing the institutionalization of OI as a contingent, actor-driven process rather than a linear progression toward maturity. It advances institutional theory by showing how organizational trajectories are shaped by the recursive interaction of routines, narratives, and symbolic commitments, and enriches microfoundational research by highlighting the interpretive agency of middle managers and the cultural conditions that support openness. From a managerial standpoint, the findings underscore that sustaining OI requires more than structural reforms: it demands skills of framing and reframing, continuous investment in cultural coherence, and attentiveness to the historical and identity-based commitments that define organizational character. Leaders must therefore recognize OI as a meaning-making challenge as much as a governance one, building alignment across diverse subcultures while preserving the integrity of the firm’s purpose. By unpacking how openness is enacted, contested, and sustained over time, this dissertation not only deepens academic understanding but also offers actionable insights for practitioners navigating the complex realities of collaborative innovation.
24-mar-2026
Inglese
Negli ultimi due decenni, l’Open Innovation (OI) si è affermata come paradigma dominante per le imprese che mirano a sostenere la propria competitività in contesti tecnologici e di mercato sempre più distribuiti. Sebbene il dibattito sull’OI abbia acquisito slancio sia in ambito accademico sia nella pratica manageriale, la sua sostenibilità di lungo periodo all’interno delle grandi organizzazioni resta sfuggente. Molte imprese sperimentano collaborazioni esterne, acceleratori corporate o piattaforme digitali, ma incontrano difficoltà nell’incorporare tali pratiche nel proprio tessuto organizzativo. Alcune aziende riescono a istituzionalizzare pienamente l’OI, integrandola nella strategia e nell’identità; altre, invece, registrano forme di radicamento selettivo o addirittura l’abbandono dell’apertura dopo un iniziale entusiasmo. Tale divergenza solleva una domanda fondamentale: come si mantiene l’apertura nel tempo e attraverso quali meccanismi le imprese stabilizzano, adattano o invertono le proprie traiettorie di innovazione? Affrontare questa domanda è cruciale non solo per la comprensione scientifica dell’OI, ma anche per le organizzazioni chiamate a misurarsi con la tensione tra adozione simbolica e integrazione strutturale. Questa tesi prende le mosse proprio da tale variabilità empirica e mira a sviluppare una spiegazione processuale e microfondazionale di come l’OI venga sostenuta, contestata o disarticolata in contesti aziendali complessi. Per dare senso a questo enigma empirico, la tesi adotta una lente teorica integrativa che combina teoria istituzionale, prospettive di framing e intuizioni microfondazionali. Essa si fonda sulla concezione selznickiana dell’istituzionalizzazione come infusione di valore e significato, attingendo al contempo ai contributi contemporanei sull’institutional work, sulla divergenza interpretativa e sulla cultura organizzativa. Integrando questi approcci, la tesi sposta l’attenzione dai modelli statici e dalle logiche di maturità a processi dinamici, nei quali i manager negoziano continuamente significati, legittimità e allineamento. Sul piano metodologico, la ricerca segue un disegno qualitativo multi-paper, combinando studi di caso longitudinali, analisi embedded di caso singolo e una literature review integrativa. I dati sono stati raccolti in diversi settori industriali attraverso oltre sessanta interviste a innovation leader, integrate da materiale d’archivio, report interni e osservazione partecipante. Questo approccio multimethod consente di cogliere non solo gli aspetti strutturali dell’implementazione dell’OI, ma anche le tensioni interpretative e le pratiche simboliche attraverso cui l’apertura viene messa in atto, riframedata o contrastata all’interno delle organizzazioni. La tesi si articola in tre studi interrelati, ciascuno dedicato a una diversa dimensione dell’istituzionalizzazione dell’apertura. Il primo paper sviluppa un modello processuale a sette stadi delle traiettorie dell’OI nelle grandi imprese, identificando le principali biforcazioni che conducono al consolidamento istituzionale, al radicamento selettivo o al rollback. Esso mette in luce il ruolo degli innovation manager come attori istituzionali capaci di riconfigurare ruoli, stabilizzare routine e allineare logiche concorrenti. Il secondo paper esamina le divergenze inter-unità in un’impresa industriale matura, mostrando come i middle manager delle diverse funzioni interpretino l’OI in modo differente e come tali framing generino tensioni latenti che si accumulano fino a produrre deriva organizzativa. Portando alla luce frame diagnostici, prognostici e motivazionali, lo studio sviluppa una spiegazione dell’apertura interna fondata sul framing. Il terzo paper offre una prospettiva microfondazionale sulla cultura orientata all’OI, sintetizzando i fattori individuali, di gruppo e organizzativi che favoriscono o ostacolano l’allineamento culturale con l’apertura. Nel loro insieme, questi studi mettono in evidenza l’interazione ricorsiva tra assetti strutturali e dinamiche interpretative, mostrando come la tenuta dell’apertura dipenda non solo da meccanismi formali, ma anche da ancoraggi simbolici, narrazioni condivise e lavoro manageriale quotidiano. Questa tesi contribuisce alla teoria riconcettualizzando l’istituzionalizzazione dell’OI come processo contingente e guidato dagli attori, anziché come progressione lineare verso la maturità. Essa arricchisce la teoria istituzionale mostrando come le traiettorie organizzative siano plasmate dall’interazione ricorsiva tra routine, narrazioni e impegni simbolici, e approfondisce la ricerca microfondazionale mettendo in risalto l’agency interpretativa dei middle manager e le condizioni culturali che sostengono l’apertura. Dal punto di vista manageriale, i risultati evidenziano che sostenere l’OI richiede più di semplici riforme strutturali: richiede capacità di framing e reframing, investimento continuo nella coerenza culturale e attenzione ai vincoli storici e identitari che definiscono il carattere organizzativo. I leader devono pertanto riconoscere che l’OI costituisce una sfida di costruzione di significato tanto quanto di governance, costruendo allineamento tra sottoculture differenti senza compromettere l’integrità della finalità dell’impresa. Analizzando come l’apertura venga enacta, contestata e sostenuta nel tempo, questa tesi non solo approfondisce la comprensione accademica del fenomeno, ma offre anche indicazioni operative per i practitioner chiamati a confrontarsi con le complesse realtà dell’innovazione collaborativa.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/362368
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:POLIMI-362368