The study aims to investigate the link between preparedness and post-disaster recovery, addressing several key research questions. How does preparedness affect the way a community recovers from a landslide? Can landslide risk management actively involve citizens across all stages of the disaster cycle? What additional challenges does depopulation present to risk reduction-focused planning? How does climate change impact the practices, regulations, laws, and processes that shape the Italian planning system? The aim of this research is to expand the understanding of preparedness principles, policies, and strategies to be applied in disaster risk reduction and planning. The project takes place in fragile territories, rural and inland areas, due to their higher vulnerability and the more urgent need of a policy response. Particular attention is given to landslides because they affect those areas (Pagliacci, 2017) and because they are most closely linked to climate change, which increased the frequency and gravity of landslides in recent years (Coppola 2020, UNISDR 2015). Those topics are investigated through a research methodology that combines two different approaches: a theoretical and an analytical one. The theoretical approach makes use of the study of bibliographic sources and literature reviews (Snyder, 2019) to explore the connection between preparedness and post disaster recovery, the impact of depopulation in disaster risk management, the features of landslide risk. The analytical phase carries forward the ‘multiple case-study methodology’, implemented according to the model employed by Peter Hall in ‘Great Planning Disasters’ (1982). The sources used include court and case records, official documents and reports, historical/scientific reconstructions of the events, available maps, reconstructions taken from media tales, articles or monographic treatises of a scientific nature (Cascini, 2005; Teti, 2024); journalistic-biographical evidences (Annunziata, 2005; Di Vito, 2020), the analysis of general and sectoral planning instruments (where present). The cases cover three different decades (1998, 2005 and 2022) and show three different approaches to managing the disruptive event in three different historical contexts. The choice of case studies was made on the basis of their relevance to the research objectives (a study on preparedness), and also on the accessibility of information: since the methodology relies on existing information and data to arrive at specific research conclusions or findings (an approach known as “secondary research”), preference was given to cases that are well documented from available and accessible sources. Case studies are compared through an abductive procedure, i.e. based on an operation of juxtaposition of even heterogeneous case studies, aimed at bringing out not only the relationships of hidden similarity but above all to reveal in this way the specific transformative potential, the unexpected "virtuality" of change (De Bonis, Giangrande, Simoncini, 2018). The analysis is systematic, as it makes use of the same analytical categories in a comparative perspective: 1) Territorial framework and affected area 2) Map of causes 3) Recurrence of landslide phenomena 4) Impact, response, emergency phase 5) Preparedness: coordination 6) Preparedness: early warning 7) Preapredness: the emergency plan 8) Magnitude of damage and Post-Disaster Recovery 9) Acts and instruments of territorial government in a diachronic perspective 10) Scale of participation. The analysis is predominantly qualitative and uses textual or iconic data that ‘suggest the direction of the researcher's gaze without circumscribing its scope’ (Cardano, Gariglio, 2022). The reason for such a choice depends on the subject of investigation, preparedness, which numerous evidences suggest as unsuitable to be measured through the use of quantitative metrics. The case studies (1998, 2005 and 2022) show three different approaches to managing the disruptive event in three different historical contexts, showing a clear tendency in reconstruction policies to proceed on a ‘case-by-case’ basis. Still, case history shows a clear evolution in risk culture that reaches, in its most recent expressions, a more or less conscious use of preparedness techniques. The lack of a general legislative framework on post-disaster reconstruction has facilitated the emergence of numerous and significant differences in recovery that can be read, on the one hand, as proof that ‘there are alternatives’: the variety of possible approaches and the high degree of autonomy of the decision-makers shows that there are wide margins within which political transformation can take place and have an impact. Even those choices presented as inevitable were not really so, but owe much to the highly changeable historical-political context in which they were developed. On the other hand, it was seen how these margins for action were in fact precluded from participation, ruling out the possibility that community preparedness could influence the forms and modalities of post-disaster recovery.

Lo studio si propone di indagare il legame tra preparazione e recupero post-catastrofe, rispondendo a diverse domande chiave della ricerca. In che modo la preparazione influisce sul modo in cui una comunità si riprende da una frana? La gestione del rischio frane può coinvolgere attivamente i cittadini in tutte le fasi del ciclo del disastro? Quali ulteriori sfide pone lo spopolamento alla pianificazione incentrata sulla riduzione del rischio? In che modo i cambiamenti climatici influenzano le pratiche, i regolamenti, le leggi e i processi che danno forma al sistema di pianificazione italiano? L'obiettivo di questa ricerca è quello di ampliare la comprensione dei principi di preparazione, delle politiche e delle strategie da applicare nella pianificazione e nella riduzione del rischio di catastrofi. Il progetto si svolge in territori fragili, aree rurali e interne, a causa della loro maggiore vulnerabilità e della necessità più urgente di una risposta politica. Particolare attenzione viene data alle frane perché interessano queste aree (Pagliacci, 2017) e perché sono più strettamente legate ai cambiamenti climatici, che hanno aumentato la frequenza e la gravità delle frane negli ultimi anni (Coppola 2020, UNISDR 2015). Questi temi sono indagati attraverso una metodologia di ricerca che combina due approcci diversi: uno teorico e uno analitico. L'approccio teorico si avvale dello studio delle fonti bibliografiche e delle revisioni della letteratura (Snyder, 2019) per esplorare la connessione tra preparazione e recupero post-catastrofe, l'impatto dello spopolamento nella gestione del rischio disastri, le caratteristiche del rischio di frana. La fase analitica porta avanti la “metodologia dei casi multipli”, sviluppata secondo il modello impiegato da Peter Hall in “Great Planning Disasters” (1982). Le fonti utilizzate comprendono atti giudiziari e processuali, documenti e relazioni ufficiali, ricostruzioni storico-scientifiche degli eventi, mappe disponibili, ricostruzioni tratte da racconti mediatici, articoli o trattati monografici di carattere scientifico (Cascini, 2005; Teti, 2024); testimonianze giornalistico-biografiche (Annunziata, 2005; Di Vito, 2020), l'analisi degli strumenti di pianificazione generale e settoriale (ove presenti). I casi coprono tre decenni diversi (1998, 2005 e 2022) e mostrano tre diversi approcci alla gestione dell'evento dirompente in tre diversi contesti storici. La scelta dei casi di studio è stata fatta in base alla loro rilevanza per gli obiettivi della ricerca (uno studio sulla preparazione), e anche in base all'accessibilità delle informazioni: poiché la metodologia si basa su informazioni e dati esistenti per arrivare a conclusioni o risultati specifici della ricerca (un approccio noto come “secondary research”), Sono stati privilegiati i casi ben documentati da fonti disponibili e accessibili. La comparazione dei casi studio avviene attraverso una procedura abduttiva, cioè basata su un'operazione di accostamento di casi studio anche eterogenei, finalizzata a far emergere non solo le relazioni di somiglianza nascoste, ma soprattutto a rivelare in questo modo lo specifico potenziale trasformativo, l'inattesa “virtualità” del cambiamento (De Bonis, Giangrande, Simoncini, 2018). L'analisi è sistematica, in quanto si avvale delle stesse categorie analitiche in una prospettiva comparativa: 1) Quadro territoriale e area colpita 2) Mappa delle cause 3) Ricorrenza dei fenomeni franosi 4) Impatto, risposta, fase di emergenza 5) Preparedness: il coordinamento 6) Preparedness: l'allerta precoce 7) Preparedness: il piano di emergenza 8) Entità del danno e Recupero post-dissesto 9) Atti e strumenti di governo del territorio in prospettiva diacronica 10) Scala di partecipazione. L'analisi è prevalentemente qualitativa e utilizza dati testuali o iconici che “suggeriscono la direzione dello sguardo del ricercatore senza circoscriverne la portata” (Cardano, Gariglio, 2022). La ragione di tale scelta dipende dall'oggetto di indagine, la preparazione, che numerose evidenze suggeriscono come inadatta a essere misurata attraverso l'uso di metriche quantitative. I casi di studio (1998, 2005 e 2022) mostrano tre diversi approcci alla gestione dell'evento dirompente in tre diversi contesti storici, evidenziando una chiara tendenza delle politiche di ricostruzione a procedere “caso per caso”. Tuttavia, la casistica mostra una chiara evoluzione della cultura del rischio che raggiunge, nelle sue espressioni più recenti, un uso più o meno consapevole delle tecniche di preparazione. La mancanza di un quadro legislativo generale sulla ricostruzione post-catastrofe ha favorito l'emergere di numerose e significative differenze nel recupero che possono essere lette, da un lato, come la prova che “ci sono alternative”: la varietà di approcci possibili e l'alto grado di autonomia dei decisori dimostrano che ci sono ampi margini entro i quali la trasformazione politica può avvenire e avere un impatto. Anche quelle scelte presentate come inevitabili non lo erano realmente, ma devono molto al contesto storico-politico altamente mutevole in cui si sono sviluppate. D'altra parte, si è visto come questi margini di azione siano stati di fatto preclusi alla partecipazione, escludendo la possibilità che la preparazione della comunità possa influenzare le forme e le modalità della ripresa post-catastrofe.

Il legame tra preparedness e post-disaster recovery per la gestione del rischio frane nei territori fragili

PARISANI, Giovanni
2025

Abstract

The study aims to investigate the link between preparedness and post-disaster recovery, addressing several key research questions. How does preparedness affect the way a community recovers from a landslide? Can landslide risk management actively involve citizens across all stages of the disaster cycle? What additional challenges does depopulation present to risk reduction-focused planning? How does climate change impact the practices, regulations, laws, and processes that shape the Italian planning system? The aim of this research is to expand the understanding of preparedness principles, policies, and strategies to be applied in disaster risk reduction and planning. The project takes place in fragile territories, rural and inland areas, due to their higher vulnerability and the more urgent need of a policy response. Particular attention is given to landslides because they affect those areas (Pagliacci, 2017) and because they are most closely linked to climate change, which increased the frequency and gravity of landslides in recent years (Coppola 2020, UNISDR 2015). Those topics are investigated through a research methodology that combines two different approaches: a theoretical and an analytical one. The theoretical approach makes use of the study of bibliographic sources and literature reviews (Snyder, 2019) to explore the connection between preparedness and post disaster recovery, the impact of depopulation in disaster risk management, the features of landslide risk. The analytical phase carries forward the ‘multiple case-study methodology’, implemented according to the model employed by Peter Hall in ‘Great Planning Disasters’ (1982). The sources used include court and case records, official documents and reports, historical/scientific reconstructions of the events, available maps, reconstructions taken from media tales, articles or monographic treatises of a scientific nature (Cascini, 2005; Teti, 2024); journalistic-biographical evidences (Annunziata, 2005; Di Vito, 2020), the analysis of general and sectoral planning instruments (where present). The cases cover three different decades (1998, 2005 and 2022) and show three different approaches to managing the disruptive event in three different historical contexts. The choice of case studies was made on the basis of their relevance to the research objectives (a study on preparedness), and also on the accessibility of information: since the methodology relies on existing information and data to arrive at specific research conclusions or findings (an approach known as “secondary research”), preference was given to cases that are well documented from available and accessible sources. Case studies are compared through an abductive procedure, i.e. based on an operation of juxtaposition of even heterogeneous case studies, aimed at bringing out not only the relationships of hidden similarity but above all to reveal in this way the specific transformative potential, the unexpected "virtuality" of change (De Bonis, Giangrande, Simoncini, 2018). The analysis is systematic, as it makes use of the same analytical categories in a comparative perspective: 1) Territorial framework and affected area 2) Map of causes 3) Recurrence of landslide phenomena 4) Impact, response, emergency phase 5) Preparedness: coordination 6) Preparedness: early warning 7) Preapredness: the emergency plan 8) Magnitude of damage and Post-Disaster Recovery 9) Acts and instruments of territorial government in a diachronic perspective 10) Scale of participation. The analysis is predominantly qualitative and uses textual or iconic data that ‘suggest the direction of the researcher's gaze without circumscribing its scope’ (Cardano, Gariglio, 2022). The reason for such a choice depends on the subject of investigation, preparedness, which numerous evidences suggest as unsuitable to be measured through the use of quantitative metrics. The case studies (1998, 2005 and 2022) show three different approaches to managing the disruptive event in three different historical contexts, showing a clear tendency in reconstruction policies to proceed on a ‘case-by-case’ basis. Still, case history shows a clear evolution in risk culture that reaches, in its most recent expressions, a more or less conscious use of preparedness techniques. The lack of a general legislative framework on post-disaster reconstruction has facilitated the emergence of numerous and significant differences in recovery that can be read, on the one hand, as proof that ‘there are alternatives’: the variety of possible approaches and the high degree of autonomy of the decision-makers shows that there are wide margins within which political transformation can take place and have an impact. Even those choices presented as inevitable were not really so, but owe much to the highly changeable historical-political context in which they were developed. On the other hand, it was seen how these margins for action were in fact precluded from participation, ruling out the possibility that community preparedness could influence the forms and modalities of post-disaster recovery.
13-giu-2025
Italiano
Lo studio si propone di indagare il legame tra preparazione e recupero post-catastrofe, rispondendo a diverse domande chiave della ricerca. In che modo la preparazione influisce sul modo in cui una comunità si riprende da una frana? La gestione del rischio frane può coinvolgere attivamente i cittadini in tutte le fasi del ciclo del disastro? Quali ulteriori sfide pone lo spopolamento alla pianificazione incentrata sulla riduzione del rischio? In che modo i cambiamenti climatici influenzano le pratiche, i regolamenti, le leggi e i processi che danno forma al sistema di pianificazione italiano? L'obiettivo di questa ricerca è quello di ampliare la comprensione dei principi di preparazione, delle politiche e delle strategie da applicare nella pianificazione e nella riduzione del rischio di catastrofi. Il progetto si svolge in territori fragili, aree rurali e interne, a causa della loro maggiore vulnerabilità e della necessità più urgente di una risposta politica. Particolare attenzione viene data alle frane perché interessano queste aree (Pagliacci, 2017) e perché sono più strettamente legate ai cambiamenti climatici, che hanno aumentato la frequenza e la gravità delle frane negli ultimi anni (Coppola 2020, UNISDR 2015). Questi temi sono indagati attraverso una metodologia di ricerca che combina due approcci diversi: uno teorico e uno analitico. L'approccio teorico si avvale dello studio delle fonti bibliografiche e delle revisioni della letteratura (Snyder, 2019) per esplorare la connessione tra preparazione e recupero post-catastrofe, l'impatto dello spopolamento nella gestione del rischio disastri, le caratteristiche del rischio di frana. La fase analitica porta avanti la “metodologia dei casi multipli”, sviluppata secondo il modello impiegato da Peter Hall in “Great Planning Disasters” (1982). Le fonti utilizzate comprendono atti giudiziari e processuali, documenti e relazioni ufficiali, ricostruzioni storico-scientifiche degli eventi, mappe disponibili, ricostruzioni tratte da racconti mediatici, articoli o trattati monografici di carattere scientifico (Cascini, 2005; Teti, 2024); testimonianze giornalistico-biografiche (Annunziata, 2005; Di Vito, 2020), l'analisi degli strumenti di pianificazione generale e settoriale (ove presenti). I casi coprono tre decenni diversi (1998, 2005 e 2022) e mostrano tre diversi approcci alla gestione dell'evento dirompente in tre diversi contesti storici. La scelta dei casi di studio è stata fatta in base alla loro rilevanza per gli obiettivi della ricerca (uno studio sulla preparazione), e anche in base all'accessibilità delle informazioni: poiché la metodologia si basa su informazioni e dati esistenti per arrivare a conclusioni o risultati specifici della ricerca (un approccio noto come “secondary research”), Sono stati privilegiati i casi ben documentati da fonti disponibili e accessibili. La comparazione dei casi studio avviene attraverso una procedura abduttiva, cioè basata su un'operazione di accostamento di casi studio anche eterogenei, finalizzata a far emergere non solo le relazioni di somiglianza nascoste, ma soprattutto a rivelare in questo modo lo specifico potenziale trasformativo, l'inattesa “virtualità” del cambiamento (De Bonis, Giangrande, Simoncini, 2018). L'analisi è sistematica, in quanto si avvale delle stesse categorie analitiche in una prospettiva comparativa: 1) Quadro territoriale e area colpita 2) Mappa delle cause 3) Ricorrenza dei fenomeni franosi 4) Impatto, risposta, fase di emergenza 5) Preparedness: il coordinamento 6) Preparedness: l'allerta precoce 7) Preparedness: il piano di emergenza 8) Entità del danno e Recupero post-dissesto 9) Atti e strumenti di governo del territorio in prospettiva diacronica 10) Scala di partecipazione. L'analisi è prevalentemente qualitativa e utilizza dati testuali o iconici che “suggeriscono la direzione dello sguardo del ricercatore senza circoscriverne la portata” (Cardano, Gariglio, 2022). La ragione di tale scelta dipende dall'oggetto di indagine, la preparazione, che numerose evidenze suggeriscono come inadatta a essere misurata attraverso l'uso di metriche quantitative. I casi di studio (1998, 2005 e 2022) mostrano tre diversi approcci alla gestione dell'evento dirompente in tre diversi contesti storici, evidenziando una chiara tendenza delle politiche di ricostruzione a procedere “caso per caso”. Tuttavia, la casistica mostra una chiara evoluzione della cultura del rischio che raggiunge, nelle sue espressioni più recenti, un uso più o meno consapevole delle tecniche di preparazione. La mancanza di un quadro legislativo generale sulla ricostruzione post-catastrofe ha favorito l'emergere di numerose e significative differenze nel recupero che possono essere lette, da un lato, come la prova che “ci sono alternative”: la varietà di approcci possibili e l'alto grado di autonomia dei decisori dimostrano che ci sono ampi margini entro i quali la trasformazione politica può avvenire e avere un impatto. Anche quelle scelte presentate come inevitabili non lo erano realmente, ma devono molto al contesto storico-politico altamente mutevole in cui si sono sviluppate. D'altra parte, si è visto come questi margini di azione siano stati di fatto preclusi alla partecipazione, escludendo la possibilità che la preparazione della comunità possa influenzare le forme e le modalità della ripresa post-catastrofe.
DE BONIS, Luciano
LASSERRE, Bruno
Università degli studi del Molise
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_G_Parisani.pdf

accesso aperto

Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 60.99 MB
Formato Adobe PDF
60.99 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/363539
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMOL-363539