The research investigates whether second-generation youth experience labour market outcomes comparable to those of their peers without a migratory background, or whether an ethnic penalty exist. The study focuses on two Southern European countries, Italy and Spain, which have only recently undergone a rapid transition from being countries of emigration to countries of immigration. As a consequence of this recent migration history, research on the labour market incorporation of the children of immigrants remains limited: this generation is only now entering the labour market, and empirical evidence is still scarce. To address this gap, the analysis draws on two complementary datasets: the European Labour Force Survey (EU-LFS, 2021) for the cross-country comparison between Italy and Spain, and the RFL-MFR dataset for the Italian case, which provides detailed information on parental country of birth. Combining these data with information on respondents’ own country of birth and age at arrival allows for a nuanced classification based on Rumbaut’s decimal generation framework. The study develops in two main analytical steps. The first examines labour market participation, distinguishing between non-participation due to student status (a specific and transitory form of inactivity linked to educational investment) and actual participation, measured net of students. The second step analyses employment and occupational outcomes, testing whether second generations reproduce the Southern European trade-off model observed among first-generation immigrants, characterised by relatively high employment rates combined with a strong concentration in low-skilled jobs. The findings reveal a pattern of partial but uneven integration. Country-born second generations have largely converged with the native-born population across key labour market dimensions, indicating that once socialised and educated in the host context, the penalties linked to immigrant origin are substantially reduced. However, convergence is far from complete. Foreign-born second generations occupy an intermediate position, while first-generation immigrants continue to face marked disadvantages, particularly in job quality. Education emerges as a crucial mediating factor: it enhances employment prospects but does not fully equalise outcomes, especially among women. In Italy, regional disparities remain decisive, while parental education appears more relevant in explaining educational differences than labour market inequalities.

La ricerca analizza le condizioni di inserimento lavorativo dei giovani di seconda generazione, ponendo al centro una questione ormai cruciale per le società Europee: in che misura il background migratorio continua a influenzare le opportunità occupazionali dei giovani cresciuti e formati nel paese di arrivo rispetto ai coetanei con genitori nativi? La letteratura ha delineato due scenari possibili: quello dell’integrazione economica, che conduce a una sostanziale convergenza nei risultati occupazionali tra giovani con e senza background migratorio, e quello della penalizzazione etnica, in cui permane un divario anche al netto delle caratteristiche socio-demografiche e dei fattori di contesto. L’indagine si concentra su due paesi dell’Europa meridionale, Italia e Spagna, accomunati da una storia recente di immigrazione. Entrambi, tradizionalmente paesi di emigrazione, hanno conosciuto in pochi decenni una rapida inversione dei flussi, trasformandosi in paesi di immigrazione. Per questo motivo, la ricerca sull’inserimento lavorativo dei figli degli immigrati risulta ancora incompleta: solo negli ultimi anni le seconde generazioni hanno iniziato a entrare in modo significativo nel mercato del lavoro, e le evidenze empiriche disponibili restano limitate. L’analisi quantitativa, condotta mediante modelli di regressione logistica multivariata, si basa su due fonti principali: l’European Labour Force Survey (EU-LFS, 2021-2022), impiegata per la comparazione tra Italia e Spagna, e la Rilevazione sulle Forze di Lavoro - file per la ricerca (RFL-MFR 2021-2022), riferito al caso italiano, che consente di distinguere i rispondenti in base al paese di nascita proprio e dei genitori. Questa combinazione di dati, insieme all’informazione sull’età all’arrivo nel paese, permette di adottare la classificazione proposta da Rumbaut delle cosiddette “generazioni decimali”, offrendo una visione più articolata delle generazioni migratorie. L’analisi procede in due direzioni. La prima guarda alla partecipazione al mercato del lavoro, distinguendo la non partecipazione imputabile alla condizione di studente -una forma specifica di inattività tipica della condizione giovanile- dalla partecipazione effettiva, depurata della componente studentesca. La seconda si concentra sugli esiti occupazionali, valutando se le seconde generazioni riproducano il modello mediterraneo già osservato tra gli immigrati di prima generazione, caratterizzato da elevata partecipazione ma forte concentrazione in lavori a bassa qualificazione. I risultati indicano un processo di integrazione solo parziale. Le seconde generazioni nate nel paese mostrano livelli di partecipazione e di occupazione simili a quelli dei coetanei senza background migratorio, segnalando che la socializzazione e la formazione nel contesto di arrivo riducono in modo significativo la penalizzazione legata al background migratorio. Tuttavia, l’integrazione resta incompleta: i nati all’estero e arrivati prima dell’adolescenza si collocano in posizione intermedia, mentre gli immigrati di prima generazione continuano a mostrare forti svantaggi, soprattutto in termini di qualità del lavoro. L’istruzione si conferma un canale di mobilità decisivo, ma non sufficiente a compensare del tutto le disuguaglianze di partenza, in particolare per le donne. Nel caso italiano, le differenze territoriali si rivelano un fattore determinante, e il livello di istruzione dei genitori influisce più sulle opportunità formative che sugli esiti occupazionali.

Second-Generation Youth in Southern European Labour Markets: A Comparative Study of Italy and Spain

MEGNA, FRANCESCA
2026

Abstract

The research investigates whether second-generation youth experience labour market outcomes comparable to those of their peers without a migratory background, or whether an ethnic penalty exist. The study focuses on two Southern European countries, Italy and Spain, which have only recently undergone a rapid transition from being countries of emigration to countries of immigration. As a consequence of this recent migration history, research on the labour market incorporation of the children of immigrants remains limited: this generation is only now entering the labour market, and empirical evidence is still scarce. To address this gap, the analysis draws on two complementary datasets: the European Labour Force Survey (EU-LFS, 2021) for the cross-country comparison between Italy and Spain, and the RFL-MFR dataset for the Italian case, which provides detailed information on parental country of birth. Combining these data with information on respondents’ own country of birth and age at arrival allows for a nuanced classification based on Rumbaut’s decimal generation framework. The study develops in two main analytical steps. The first examines labour market participation, distinguishing between non-participation due to student status (a specific and transitory form of inactivity linked to educational investment) and actual participation, measured net of students. The second step analyses employment and occupational outcomes, testing whether second generations reproduce the Southern European trade-off model observed among first-generation immigrants, characterised by relatively high employment rates combined with a strong concentration in low-skilled jobs. The findings reveal a pattern of partial but uneven integration. Country-born second generations have largely converged with the native-born population across key labour market dimensions, indicating that once socialised and educated in the host context, the penalties linked to immigrant origin are substantially reduced. However, convergence is far from complete. Foreign-born second generations occupy an intermediate position, while first-generation immigrants continue to face marked disadvantages, particularly in job quality. Education emerges as a crucial mediating factor: it enhances employment prospects but does not fully equalise outcomes, especially among women. In Italy, regional disparities remain decisive, while parental education appears more relevant in explaining educational differences than labour market inequalities.
11-feb-2026
Inglese
La ricerca analizza le condizioni di inserimento lavorativo dei giovani di seconda generazione, ponendo al centro una questione ormai cruciale per le società Europee: in che misura il background migratorio continua a influenzare le opportunità occupazionali dei giovani cresciuti e formati nel paese di arrivo rispetto ai coetanei con genitori nativi? La letteratura ha delineato due scenari possibili: quello dell’integrazione economica, che conduce a una sostanziale convergenza nei risultati occupazionali tra giovani con e senza background migratorio, e quello della penalizzazione etnica, in cui permane un divario anche al netto delle caratteristiche socio-demografiche e dei fattori di contesto. L’indagine si concentra su due paesi dell’Europa meridionale, Italia e Spagna, accomunati da una storia recente di immigrazione. Entrambi, tradizionalmente paesi di emigrazione, hanno conosciuto in pochi decenni una rapida inversione dei flussi, trasformandosi in paesi di immigrazione. Per questo motivo, la ricerca sull’inserimento lavorativo dei figli degli immigrati risulta ancora incompleta: solo negli ultimi anni le seconde generazioni hanno iniziato a entrare in modo significativo nel mercato del lavoro, e le evidenze empiriche disponibili restano limitate. L’analisi quantitativa, condotta mediante modelli di regressione logistica multivariata, si basa su due fonti principali: l’European Labour Force Survey (EU-LFS, 2021-2022), impiegata per la comparazione tra Italia e Spagna, e la Rilevazione sulle Forze di Lavoro - file per la ricerca (RFL-MFR 2021-2022), riferito al caso italiano, che consente di distinguere i rispondenti in base al paese di nascita proprio e dei genitori. Questa combinazione di dati, insieme all’informazione sull’età all’arrivo nel paese, permette di adottare la classificazione proposta da Rumbaut delle cosiddette “generazioni decimali”, offrendo una visione più articolata delle generazioni migratorie. L’analisi procede in due direzioni. La prima guarda alla partecipazione al mercato del lavoro, distinguendo la non partecipazione imputabile alla condizione di studente -una forma specifica di inattività tipica della condizione giovanile- dalla partecipazione effettiva, depurata della componente studentesca. La seconda si concentra sugli esiti occupazionali, valutando se le seconde generazioni riproducano il modello mediterraneo già osservato tra gli immigrati di prima generazione, caratterizzato da elevata partecipazione ma forte concentrazione in lavori a bassa qualificazione. I risultati indicano un processo di integrazione solo parziale. Le seconde generazioni nate nel paese mostrano livelli di partecipazione e di occupazione simili a quelli dei coetanei senza background migratorio, segnalando che la socializzazione e la formazione nel contesto di arrivo riducono in modo significativo la penalizzazione legata al background migratorio. Tuttavia, l’integrazione resta incompleta: i nati all’estero e arrivati prima dell’adolescenza si collocano in posizione intermedia, mentre gli immigrati di prima generazione continuano a mostrare forti svantaggi, soprattutto in termini di qualità del lavoro. L’istruzione si conferma un canale di mobilità decisivo, ma non sufficiente a compensare del tutto le disuguaglianze di partenza, in particolare per le donne. Nel caso italiano, le differenze territoriali si rivelano un fattore determinante, e il livello di istruzione dei genitori influisce più sulle opportunità formative che sugli esiti occupazionali.
seconde generazioni; mercato del lavoro; penalizzazione; giovani; Europa Meridionale
FELLINI, IVANA
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/368838
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