La tesi analizza la figura dell’erudito calabrese Francesco Antonio Pellicano (1796–1835), numismatico, collezionista e membro dell’Accademia Ercolanese, inserendone la biografia nel più ampio contesto culturale e istituzionale del Regno di Napoli tra Sette e Ottocento. Attraverso un’approfondita ricerca archivistica – condotta principalmente presso gli Archivi di Stato di Napoli e Catanzaro, archivi locali e fondi diocesani – e l’edizione di un corpus inedito di circa quaranta fogli di appunti dell’erudito, il lavoro ricostruisce per la prima volta in modo organico il profilo intellettuale e il metodo di studio di Pellicano. Il primo capitolo esamina le politiche culturali e la gestione dei beni archeologici nel Regno di Napoli da Carlo di Borbone a Francesco I, mettendo in luce il ruolo delle Accademie, del Real Museo e delle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio. Parallelamente, si indaga la vivace attività culturale delle province calabresi, superando l’interpretazione tradizionale di una loro marginalità e mostrando l’esistenza di fitte reti di scambio tra élites locali, capitale e contesti internazionali. Il secondo capitolo è dedicato alla ricostruzione biografica di Pellicano, evidenziandone il background familiare aristocratico, l’attività amministrativa e l’impegno negli studi antiquari. L’analisi delle sue carte inedite consente di delinearne il metodo di ricerca e il ruolo nel sistema culturale dell’epoca. Il terzo capitolo presenta un catalogo sistematico dei reperti documentati nelle carte dell’erudito, in gran parte inediti, con particolare riferimento all’area della Locride (in particolare Locri Epizefiri e Marina di Gioiosa Jonica). I dati emersi contribuiscono significativamente alla ricostruzione della topografia storica del territorio, offrendo nuove evidenze su insediamenti di età romana e tardoantica e sulle prime testimonianze cristiane locali. Nel complesso, la tesi restituisce una figura esemplare di intellettuale provinciale dell’Italia meridionale, evidenziando il ruolo attivo delle élites locali nella produzione e circolazione del sapere antiquario tra XVIII e XIX secolo.
Formazione e attività culturali delle élites meridionali fra Sette e Ottocento attraverso la figura di Francesco Antonio Pellicano
MORRONE, MARILISA
2026
Abstract
La tesi analizza la figura dell’erudito calabrese Francesco Antonio Pellicano (1796–1835), numismatico, collezionista e membro dell’Accademia Ercolanese, inserendone la biografia nel più ampio contesto culturale e istituzionale del Regno di Napoli tra Sette e Ottocento. Attraverso un’approfondita ricerca archivistica – condotta principalmente presso gli Archivi di Stato di Napoli e Catanzaro, archivi locali e fondi diocesani – e l’edizione di un corpus inedito di circa quaranta fogli di appunti dell’erudito, il lavoro ricostruisce per la prima volta in modo organico il profilo intellettuale e il metodo di studio di Pellicano. Il primo capitolo esamina le politiche culturali e la gestione dei beni archeologici nel Regno di Napoli da Carlo di Borbone a Francesco I, mettendo in luce il ruolo delle Accademie, del Real Museo e delle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio. Parallelamente, si indaga la vivace attività culturale delle province calabresi, superando l’interpretazione tradizionale di una loro marginalità e mostrando l’esistenza di fitte reti di scambio tra élites locali, capitale e contesti internazionali. Il secondo capitolo è dedicato alla ricostruzione biografica di Pellicano, evidenziandone il background familiare aristocratico, l’attività amministrativa e l’impegno negli studi antiquari. L’analisi delle sue carte inedite consente di delinearne il metodo di ricerca e il ruolo nel sistema culturale dell’epoca. Il terzo capitolo presenta un catalogo sistematico dei reperti documentati nelle carte dell’erudito, in gran parte inediti, con particolare riferimento all’area della Locride (in particolare Locri Epizefiri e Marina di Gioiosa Jonica). I dati emersi contribuiscono significativamente alla ricostruzione della topografia storica del territorio, offrendo nuove evidenze su insediamenti di età romana e tardoantica e sulle prime testimonianze cristiane locali. Nel complesso, la tesi restituisce una figura esemplare di intellettuale provinciale dell’Italia meridionale, evidenziando il ruolo attivo delle élites locali nella produzione e circolazione del sapere antiquario tra XVIII e XIX secolo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/372060
URN:NBN:IT:UNICAMPANIA-372060