Scopo del seguente lavoro è quello di riproporre una interpretazione della filosofia di Schopenhauer che vada oltre le classiche letture orientaliste, estetico-letterarie e psicanalitiche. Sulla base delle più aggiornate biografie e dei frammenti manoscritti, è stato possibile percorrere un tracciato interpretativo che ha messo in luce l’originalità contenutistica e metodologica di Schopenhauer, la quale si istituisce sul ruolo attivo e non accessorio del corpo nella metafisica. Quest’ultimo, già evidente dal periodo 1809-1811, è tuttavia anticipato da riflessioni precedenti di ordine morale sul tempo, e nella fattispecie sul contrasto tra la caducità del mondo esterno e l’eternità di quello interno. Nel Cap. 1 della tesi, pertanto, parallelamente alla formazione nelle materie scientifiche proprie della facoltà di medicina, è tracciato il passaggio da queste considerazioni a quelle di ordine più specificatamente metafisico, di cui sono particolarmente ricchi i commenti ai corsi di Schulze. Nel Cap. 2, che tratta del periodo berlinese, è prevista una disamina delle posizioni di Schopenhauer sulla soggettività, l’assoluto, la temporalità, la corporeità e il problema dello spazio e del tempo, specialmente alla luce del confronto con Kant, Schelling e Fichte. Nel Cap. 3 vi è invece una analisi della Quadruplice Radice del Principio di Ragion Sufficiente, in cui i punti centrali della filosofia di Schopenhauer vengono incasellati; scopo del capitolo è mostrare come le differenze fondamentali tra Schopenhauer e Kant siano da attribuirsi al diverso uso del corpo nell’indagine filosofica, specialmente quella legata al problema della temporalità e della successione causale. Il Cap. 4, il più corposo, è diviso in tre parti: la prima è una panoramica generale dello stato dell’ottica in Germania. Particolare attenzione è stata dedicata a sottolineare la differenza tra la ricezione dell’ottica newtoniana e l’effettivo stato della stessa, con supporto critico aggiornato, sia in rapporto ai Naturphilosophen che ad altri fisici sostenitori della teoria ondulatoria della luce, quali Young. La seconda parte, strutturata in due paragrafi, si occupa di esporre le premesse teoriche alla teoria dei colori di Goethe, e dunque il problema delle metamorfosi e della polarità, a loro volta collocati nel milieu culturale del fenomeno originario, del Typus couvierano, nonché dei problemi sollevati dalla Terza Critica di Kant: teleologia, finalità senza scopo, organizzazione interna ed esterna, organismo. A ciò si aggiunge, naturalmente, l’analisi dell’ottica goethiana così come sviluppata nella Teoria dei colori, e dunque in quanto declinati in colori soggettivi, soggettivi-oggettivi e oggettivi, e cioè fisiologici, fisici e chimici. L’ultimo paragrafo del seguente capitolo, invece, analizza i manoscritti di Schopenhauer tra la fine del periodo a Weimar e l’inizio di quello a Dresda, ritenuti fondamentali, da più interpreti, sia per lo sviluppo della sua metafisica più matura che per la teoria dei colori come esposta nel 1816. Infine, il Cap. 5 è una analisi del Trattato sulla vista e i colori, con un approfondimento, nonché un confronto, con le fonti primarie di Schopenhauer in materia ottica, quindi i Darwin, Buffon, ecc., nonché articoli di chirurghi e memorie di pratiche di dissezione per lo studio della decussazione ottica e di esperimenti fisiologici legati a discromatopsia, cataratta e strabismo. Alla luce del percorso proposto, è emerso che la filosofia di Schopenhauer non soltanto non possa essere ridotta alle sue letture tradizionali, in quanto evidentemente parziali, concretate su aspetti specifici separati dall’intero sistema, ma anzi vada rivalutata come proposta metafisica originale, che basa il suo contributo sulla centralità del corpo vivo, andando dunque ad inserirsi in un filone metodologico che si avvicina a quello delle antropologie filosofiche del Novecento
Il rapporto tra fisiologia e metafisica nel pensiero giovanile di Arthur Schopenhauer: Dai manoscritti di Gottinga al Trattato sulla vista e dei colori
VARONE, MARIA ALESSANDRA
2026
Abstract
Scopo del seguente lavoro è quello di riproporre una interpretazione della filosofia di Schopenhauer che vada oltre le classiche letture orientaliste, estetico-letterarie e psicanalitiche. Sulla base delle più aggiornate biografie e dei frammenti manoscritti, è stato possibile percorrere un tracciato interpretativo che ha messo in luce l’originalità contenutistica e metodologica di Schopenhauer, la quale si istituisce sul ruolo attivo e non accessorio del corpo nella metafisica. Quest’ultimo, già evidente dal periodo 1809-1811, è tuttavia anticipato da riflessioni precedenti di ordine morale sul tempo, e nella fattispecie sul contrasto tra la caducità del mondo esterno e l’eternità di quello interno. Nel Cap. 1 della tesi, pertanto, parallelamente alla formazione nelle materie scientifiche proprie della facoltà di medicina, è tracciato il passaggio da queste considerazioni a quelle di ordine più specificatamente metafisico, di cui sono particolarmente ricchi i commenti ai corsi di Schulze. Nel Cap. 2, che tratta del periodo berlinese, è prevista una disamina delle posizioni di Schopenhauer sulla soggettività, l’assoluto, la temporalità, la corporeità e il problema dello spazio e del tempo, specialmente alla luce del confronto con Kant, Schelling e Fichte. Nel Cap. 3 vi è invece una analisi della Quadruplice Radice del Principio di Ragion Sufficiente, in cui i punti centrali della filosofia di Schopenhauer vengono incasellati; scopo del capitolo è mostrare come le differenze fondamentali tra Schopenhauer e Kant siano da attribuirsi al diverso uso del corpo nell’indagine filosofica, specialmente quella legata al problema della temporalità e della successione causale. Il Cap. 4, il più corposo, è diviso in tre parti: la prima è una panoramica generale dello stato dell’ottica in Germania. Particolare attenzione è stata dedicata a sottolineare la differenza tra la ricezione dell’ottica newtoniana e l’effettivo stato della stessa, con supporto critico aggiornato, sia in rapporto ai Naturphilosophen che ad altri fisici sostenitori della teoria ondulatoria della luce, quali Young. La seconda parte, strutturata in due paragrafi, si occupa di esporre le premesse teoriche alla teoria dei colori di Goethe, e dunque il problema delle metamorfosi e della polarità, a loro volta collocati nel milieu culturale del fenomeno originario, del Typus couvierano, nonché dei problemi sollevati dalla Terza Critica di Kant: teleologia, finalità senza scopo, organizzazione interna ed esterna, organismo. A ciò si aggiunge, naturalmente, l’analisi dell’ottica goethiana così come sviluppata nella Teoria dei colori, e dunque in quanto declinati in colori soggettivi, soggettivi-oggettivi e oggettivi, e cioè fisiologici, fisici e chimici. L’ultimo paragrafo del seguente capitolo, invece, analizza i manoscritti di Schopenhauer tra la fine del periodo a Weimar e l’inizio di quello a Dresda, ritenuti fondamentali, da più interpreti, sia per lo sviluppo della sua metafisica più matura che per la teoria dei colori come esposta nel 1816. Infine, il Cap. 5 è una analisi del Trattato sulla vista e i colori, con un approfondimento, nonché un confronto, con le fonti primarie di Schopenhauer in materia ottica, quindi i Darwin, Buffon, ecc., nonché articoli di chirurghi e memorie di pratiche di dissezione per lo studio della decussazione ottica e di esperimenti fisiologici legati a discromatopsia, cataratta e strabismo. Alla luce del percorso proposto, è emerso che la filosofia di Schopenhauer non soltanto non possa essere ridotta alle sue letture tradizionali, in quanto evidentemente parziali, concretate su aspetti specifici separati dall’intero sistema, ma anzi vada rivalutata come proposta metafisica originale, che basa il suo contributo sulla centralità del corpo vivo, andando dunque ad inserirsi in un filone metodologico che si avvicina a quello delle antropologie filosofiche del Novecento| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/373886
URN:NBN:IT:UNIROMA3-373886