La presente ricerca analizza l’evoluzione sociale e giuridica dello sciopero nell’Italia liberale, concentrandosi in particolare sulla sua rilevanza penalistica e sul progressivo passaggio da una concezione repressiva a una più tollerante del conflitto come strumento di contrattazione collettiva del lavoro. Lo studio, in una prospettiva storico-giuridica, si propone di ricostruire il percorso che, dalle legislazioni preunitarie e dai modelli europei ottocenteschi, condusse all’elaborazione del Codice Zanardelli del 1889 e alle prime riflessioni che avrebbero favorito la nascita della moderna giuslavoristica. Dopo una ricostruzione delle origini storiche del fenomeno, si osserva come lo sciopero, nella sua accezione moderna, sia strettamente connesso all’affermazione del lavoro salariato e della libertà del lavoro conseguenti alla Rivoluzione francese e alla rivoluzione industriale. Nel corso dell’Ottocento, la crescita delle organizzazioni operaie e delle rivendicazioni di diritti pose gli ordinamenti europei di fronte alla necessità di disciplinare nuove forme di rapporto di lavoro, oscillando tra esigenze di ordine pubblico e riconoscimento delle libertà collettive e individuali. La parte centrale della ricerca è dedicata al dibattito politico e giuridico sviluppatosi dopo l’Unità d’Italia. Attraverso l’analisi dei lavori preparatori dei progetti di codice penale, delle discussioni parlamentari e delle inchieste governative sugli scioperi, emerge il progressivo mutamento della percezione del fenomeno operaio. Le statistiche, le indagini ministeriali e il confronto con le esperienze straniere contribuirono infatti a una maggiore consapevolezza della complessità della questione sociale, favorendo, a momenti alterni, più critiche riflessioni sugli schemi maggiormente repressivi fino ad allora adottati per contenere i fermenti della classe operaia. Particolare attenzione è riservata al percorso che condusse all’approvazione del Codice Zanardelli, nel quale la repressione dello sciopero non si fondò più sulla semplice astensione collettiva dal lavoro senza ragionevole causa, ma sull’eventuale impiego di violenza o minaccia. La ricerca approfondisce inoltre il ruolo svolto dalla giurisprudenza e dalla dottrina nella definizione dei confini tra libertà del lavoro, tutela dell’ordine pubblico e diritti dei lavoratori, evidenziando come le tensioni sociali della fine del secolo abbiano contribuito alla formazione di nuove categorie giuridiche con evidenti riflessi sulla civilistica italiana di inizio Novecento.
Lo sciopero nell’Italia liberale tra repressione e tolleranza
RUSSO, GABRIELE
2026
Abstract
La presente ricerca analizza l’evoluzione sociale e giuridica dello sciopero nell’Italia liberale, concentrandosi in particolare sulla sua rilevanza penalistica e sul progressivo passaggio da una concezione repressiva a una più tollerante del conflitto come strumento di contrattazione collettiva del lavoro. Lo studio, in una prospettiva storico-giuridica, si propone di ricostruire il percorso che, dalle legislazioni preunitarie e dai modelli europei ottocenteschi, condusse all’elaborazione del Codice Zanardelli del 1889 e alle prime riflessioni che avrebbero favorito la nascita della moderna giuslavoristica. Dopo una ricostruzione delle origini storiche del fenomeno, si osserva come lo sciopero, nella sua accezione moderna, sia strettamente connesso all’affermazione del lavoro salariato e della libertà del lavoro conseguenti alla Rivoluzione francese e alla rivoluzione industriale. Nel corso dell’Ottocento, la crescita delle organizzazioni operaie e delle rivendicazioni di diritti pose gli ordinamenti europei di fronte alla necessità di disciplinare nuove forme di rapporto di lavoro, oscillando tra esigenze di ordine pubblico e riconoscimento delle libertà collettive e individuali. La parte centrale della ricerca è dedicata al dibattito politico e giuridico sviluppatosi dopo l’Unità d’Italia. Attraverso l’analisi dei lavori preparatori dei progetti di codice penale, delle discussioni parlamentari e delle inchieste governative sugli scioperi, emerge il progressivo mutamento della percezione del fenomeno operaio. Le statistiche, le indagini ministeriali e il confronto con le esperienze straniere contribuirono infatti a una maggiore consapevolezza della complessità della questione sociale, favorendo, a momenti alterni, più critiche riflessioni sugli schemi maggiormente repressivi fino ad allora adottati per contenere i fermenti della classe operaia. Particolare attenzione è riservata al percorso che condusse all’approvazione del Codice Zanardelli, nel quale la repressione dello sciopero non si fondò più sulla semplice astensione collettiva dal lavoro senza ragionevole causa, ma sull’eventuale impiego di violenza o minaccia. La ricerca approfondisce inoltre il ruolo svolto dalla giurisprudenza e dalla dottrina nella definizione dei confini tra libertà del lavoro, tutela dell’ordine pubblico e diritti dei lavoratori, evidenziando come le tensioni sociali della fine del secolo abbiano contribuito alla formazione di nuove categorie giuridiche con evidenti riflessi sulla civilistica italiana di inizio Novecento.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Tesi Russo Gabriele.pdf
accesso aperto
Licenza:
Tutti i diritti riservati
Dimensione
1.71 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.71 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/375367
URN:NBN:IT:UNIROMA3-375367