Lo sforzo del presente lavoro di ricerca è quello di evidenziare il gap che si sta consumando tra le crescenti possibilità biotecnologiche a disposizione dell’uomo e modelli morali e di governance anacronistici, inadeguati. La parabola descritta all’interno del testo prende le mosse da un rapido affresco dello sviluppo della bioetica e di uno dei suoi capisaldi, ossia il principio di autonomia dell’individuo, che trova espressione nella pratica del consenso informato. I problemi globali con cui siamo costretti a misurarci, da un lato, e le possibilità offerte dalle neuroscienze (e non solo), dall’altro, hanno alimentato l’ipotesi di investire su un potenziamento di tipo morale dell’essere umano (Moral Biomedical Enhancement). La discussione sull’opportunità di ricorrere a un potenziamento sintetico delle qualità morali dell’essere umano si è, poi, spostata su un piano più ampio. Il piano in questione è quello virtualmente illimitato reso possibile dall’infiltrazione delle Information and Communications Technology e popolato da nuovi agenti artificiali (neo-alterità robotiche). La rapida penetrazione di questi agenti in tutti gli spazi sociali, dall’ambito professionale fino agli impieghi “civili”, ha suscitato numerose perplessità, per lo più legate al possibile impoverimento dell’affettività umana − ridotta a un rapporto unilaterale e mendace con una macchina − e alla difficoltà di attribuire una qualche forma di responsabilità agli agenti artificiali, in caso di nocumento provocato a danno degli esseri umani. Sono state, così, vagliate alcune delle proposte morali più recenti, nel tentativo di alimentare ulteriormente il dibattito in questa direzione, perché sia possibile offrire modelli di convivenza in grado di interpretare la Quarta rivoluzione e, dunque, di far coesistere, pacificamente, non più “soltanto” gli uomini, bensì uomini, robot e macchine in grado di apprendere.
Morale Onlife: problemi di soglia tra soggettività postumana e neo-alterità robotica
ARANEO, ALESSIA
2019
Abstract
Lo sforzo del presente lavoro di ricerca è quello di evidenziare il gap che si sta consumando tra le crescenti possibilità biotecnologiche a disposizione dell’uomo e modelli morali e di governance anacronistici, inadeguati. La parabola descritta all’interno del testo prende le mosse da un rapido affresco dello sviluppo della bioetica e di uno dei suoi capisaldi, ossia il principio di autonomia dell’individuo, che trova espressione nella pratica del consenso informato. I problemi globali con cui siamo costretti a misurarci, da un lato, e le possibilità offerte dalle neuroscienze (e non solo), dall’altro, hanno alimentato l’ipotesi di investire su un potenziamento di tipo morale dell’essere umano (Moral Biomedical Enhancement). La discussione sull’opportunità di ricorrere a un potenziamento sintetico delle qualità morali dell’essere umano si è, poi, spostata su un piano più ampio. Il piano in questione è quello virtualmente illimitato reso possibile dall’infiltrazione delle Information and Communications Technology e popolato da nuovi agenti artificiali (neo-alterità robotiche). La rapida penetrazione di questi agenti in tutti gli spazi sociali, dall’ambito professionale fino agli impieghi “civili”, ha suscitato numerose perplessità, per lo più legate al possibile impoverimento dell’affettività umana − ridotta a un rapporto unilaterale e mendace con una macchina − e alla difficoltà di attribuire una qualche forma di responsabilità agli agenti artificiali, in caso di nocumento provocato a danno degli esseri umani. Sono state, così, vagliate alcune delle proposte morali più recenti, nel tentativo di alimentare ulteriormente il dibattito in questa direzione, perché sia possibile offrire modelli di convivenza in grado di interpretare la Quarta rivoluzione e, dunque, di far coesistere, pacificamente, non più “soltanto” gli uomini, bensì uomini, robot e macchine in grado di apprendere.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/65821
URN:NBN:IT:UNIBAS-65821