La tesi ha per oggetto lo studio dell'attuale configurazione della specifica contestazione, fenomeno elevato a rango di principio generale dell'ordinamento processuale ad opera della Legge n. 69/2009 mediante la modifica del primo comma dell'art. 115 del codice di procedura civile. Lo studio svolto ha preso le mosse dalle origini della contestazione quale attività processuale rilevante ai fini della decisione della lite, i cui effetti di relevatio ab onere probandi a favore della parte che aveva introdotto in giudizio un fatto non contestato dalla controparte erano stati dapprima riconosciuti ed applicati dalla giurisprudenza e, successivamente, "accennati" da timidi interventi legislativi che mai, tuttavia, fino al 2009, avevano affrontato direttamente la questione. La riforma da ultimo citata, pur enunciando expressis verbis l'esistenza nel nostro ordinamento del principio della specifica contestazione, non ha tuttavia disciplinato alcuni, rilevantissimi, aspetti idonei a condizionare la concreta operatività della regola contestativa nella pratica quotidiana. Fra i diversi aspetti esaminati, particolare rilievo è stato, pertanto, attribuito ai temi della reversibilità o irreversibilità di una iniziale non contestazione e allo spinoso interrogativo concernente l'esistenza (e l'individuazione) di un termine preclusivo per lo svolgimento di un'efficace contestazione. Lo studio si occupa, poi, della recente introduzione del meccanismo contestativo nella procedura di espropriazione presso terzi con riguardo alla cd. dichiarazione di valore richiesta al debitor debitoris ai sensi dell'art. 547 c.p.c. (nuovi artt. 548 e 549 c.p.c.). La trattazione si conclude con l'esame dei possibili risvolti dell'erronea applicazione del principio di specifica contestazione nei gradi di giudizio successivi al primo, soprattutto in considerazione delle ultimissime riforme dei processi di impugnazione, della riduzione sia dell'estensione della motivazione delle decisioni giurisdizionali, sia della sua sindacabilità dinanzi alla Corte di Cassazione e, da ultimo, delle proposte di modifiche legislative contenute nei progetti di ulteriori interventi riformatori interessanti il processo civile.

Il principio della specifica contestazione nel processo civile

TAGLIALATELA, FABIANA
2014

Abstract

La tesi ha per oggetto lo studio dell'attuale configurazione della specifica contestazione, fenomeno elevato a rango di principio generale dell'ordinamento processuale ad opera della Legge n. 69/2009 mediante la modifica del primo comma dell'art. 115 del codice di procedura civile. Lo studio svolto ha preso le mosse dalle origini della contestazione quale attività processuale rilevante ai fini della decisione della lite, i cui effetti di relevatio ab onere probandi a favore della parte che aveva introdotto in giudizio un fatto non contestato dalla controparte erano stati dapprima riconosciuti ed applicati dalla giurisprudenza e, successivamente, "accennati" da timidi interventi legislativi che mai, tuttavia, fino al 2009, avevano affrontato direttamente la questione. La riforma da ultimo citata, pur enunciando expressis verbis l'esistenza nel nostro ordinamento del principio della specifica contestazione, non ha tuttavia disciplinato alcuni, rilevantissimi, aspetti idonei a condizionare la concreta operatività della regola contestativa nella pratica quotidiana. Fra i diversi aspetti esaminati, particolare rilievo è stato, pertanto, attribuito ai temi della reversibilità o irreversibilità di una iniziale non contestazione e allo spinoso interrogativo concernente l'esistenza (e l'individuazione) di un termine preclusivo per lo svolgimento di un'efficace contestazione. Lo studio si occupa, poi, della recente introduzione del meccanismo contestativo nella procedura di espropriazione presso terzi con riguardo alla cd. dichiarazione di valore richiesta al debitor debitoris ai sensi dell'art. 547 c.p.c. (nuovi artt. 548 e 549 c.p.c.). La trattazione si conclude con l'esame dei possibili risvolti dell'erronea applicazione del principio di specifica contestazione nei gradi di giudizio successivi al primo, soprattutto in considerazione delle ultimissime riforme dei processi di impugnazione, della riduzione sia dell'estensione della motivazione delle decisioni giurisdizionali, sia della sua sindacabilità dinanzi alla Corte di Cassazione e, da ultimo, delle proposte di modifiche legislative contenute nei progetti di ulteriori interventi riformatori interessanti il processo civile.
2-lug-2014
Italiano
VANZ, MARIA CRISTINA
Università degli Studi di Milano-Bicocca
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMIB-76073