Questo studio si focalizza sulla caratterizzazione archeometrica di ceramiche datate dall’età del Ferro all’epoca Islamica del sito archeologico di Tayma (nord-ovest dell’Arabia Saudita), allo scopo di definirne la provenienza, le tecnologie di produzione e relativa evoluzione nel tempo. Questa ricerca è parte di un progetto congiunto coordinato dall'Istituto Archeologico Tedesco di Berlino che coinvolge il Dipartimento di Antichità Saudite e il Dipartimento di Epigrafia e Archeologia dell'Università King Saud di Rijad. Questo progetto ha come scopo lo studio della cultura materiale e dei più classici aspetti archeologici di Tayma, un sito collocato nella provincia di Tabuk (latitudine 27° 37’ N, longitudine 38° 28’ E) nel nord ovest dell’Arabia Saudita. L’importanza del sito archeologico di Tayma è da collegarsi alla sua continua occupazione attraverso molti millenni. La presenza di un’importante falda acquifera e lo sviluppo di un vasto palmeto ha determinato lo sviluppo del sito, che si colloca in una posizione strategica lungo le principali vie commerciali nella parte occidentale della penisola arabica. Numerose testimonianze indicano come Tayma fosse coinvolta in scambi commerciali e culturali con le popolazioni del Mediterraneo, della Mesopotamia, dell'Egitto e del meridione della penisola Arabica (Avanzini, 1997, Eichmann et al., 2006, Hausleiter, 2006). In questo contesto, il materiale ceramico gioca un ruolo fondamentale, dato che le sequenze stratigrafiche sia a livello locale che regionale si basano sulla continuità o discontinuità nel tempo delle sue tipologie. Pertanto l’analisi archeometrica della ceramica di Tayma può fornire importanti informazioni sia sulla tecnologia di produzione, che sulla provenienza, permettendo di identificare i casi di importazione e/o imitazione locale. Per questa ragione 238 frammenti di ceramica, di cui 100 provenienti da ricognizione superficiale e 138 da contesti stratigrafici datati tra l’età del Ferro Antico ed il Periodo Islamico, sono stati studiati e confrontati con una serie di materiali argillosi e sabbiosi campionati nei dintorni di Tayma. Tutti i campioni sono stati studiati al microscopio ottico, con lo scopo di definire gruppi petrografici omogenei per microstruttura della pasta di fondo, caratteristiche tessiturali, e composizione degli inclusi. La composizione chimica e mineralogica dei campioni ceramici provenienti da contesti stratigrafici e quella delle argille campionate sono state determinate tramite diffrattometria dei raggi X e fluorescenza dei raggi X al fine di definire le temperature di cottura e la possibile provenienza dei materiali archeologici. È stato inoltre adottato un approccio statistico multivariato per elaborare i dati analitici con lo scopo principale di distinguere tra oggetti di produzione locale e manufatti importati e definire le ricette di produzione adottate attraverso i secoli. Specifiche microstrutture formatesi durante la cottura in determinati campioni sono state inoltre analizzate al microscopio elettronico a scansione. Per questo motivo, le ceramiche provenienti da contesti stratigrafici e quelli relativi alle argille sono stati analizzati da un punto di vista petrografico, mineralogico, microstrutturale e chimico, ed i dati sono stati trattati utilizzando strumenti statistici multivariati. La maggior parte della ceramica di Tayma è stata prodotta localmente secondo diverse ricette, che mostrano una diretta correlazione con le varie epoche storiche. Ciò mostra un cambiamento sistematico nella tecnologia di produzione in un periodo di circa due millenni. Solo poche classi ceramiche, per lo più invetriate, risultano importate. Sulla base della composizione minero-petrografica degli inclusi e delle caratteristiche tessiturali degli impasti ceramici, sono stati individuati nove gruppi petrografici principali. Il gruppo 1 è caratterizzato da inclusi a grana fine costituiti prevalentemente da quarzo e, a volte, da frammenti litici di siltiti ed areniti. Lo stesso tipo di inclusi è stato identificato nel gruppo petrografico 5 che tuttavia è caratterizzato da inclusi a grana più grossolana. Il gruppo 2 mostra una matrice povera in quarzo, ha una grana fine e presenta rari inclusi prevalentemente di rocce argillose (ARF). Il gruppo 3 mostra inclusi di ARF, quarzo e rocce silicoclastiche come siltiti e areniti ricche in quarzo, di granulometria da fine a grossolana. Inclusi simili caratterizzano il gruppo 4 che però manca della frazione fine. Il gruppo 6 differisce dagli altri per la presenza di inclusi di quarzo e feldspati, mentre il gruppo 8 si caratterizza per la presenza di inclusi di rocce vulcaniche. Nonostante i campioni appartenenti al gruppo 7 mostrino al microscopio ottico la tessitura e il tipo di inclusi simili a quelli del gruppo 1, i spettri di diffrazione mostrano la presenza di fasi come la gehlenite, che suggerisce la presenza di carbonati nell'originale materiale argilloso. Infine nel gruppo 9 la pasta di fondo è assente e le inclusioni sono costituite da grani angolari di quarzo. La composizione minero-petrografica degli inclusi della maggior parte dei gruppi (1, 2, 3, 4, 5) è compatibile con la geologia dell'area circostante Tayma, che consiste in sequenze sedimentarie paleozoiche, per lo più rappresentate da argilliti, siltiti e areniti ed occasionalmente da rocce carbonatiche contenenti selce (Le Nindre et al., 2003; Hussain, 2007), associate a depositi quaternari di sabbie che spesso formano ampi sistemi di dune, e secondariamente ad argilliti ed evaporiti. I campioni che appartengono al gruppo 8 sono caratterizzati dalla presenza di inclusi di basalti e di vulcaniti acide, che affiorano solamente a una distanza di almeno cento chilometri da Tayma, così come un campione del gruppo 6, i cui inclusi derivano da rocce plutoniche alcaline. Pertanto, sulla base della corrispondenza mineralogica e litologica, la maggior parte degli impasti ceramici sono stati probabilmente prodotti localmente utilizzando varie ricette secondo le quali al materiale argilloso sono stati aggiunti smagranti disponibili localmente, prevalentemente della granulometria delle sabbie. Comparando la composizione chimica dei frammenti ceramici con quella delle argille provenienti dai dintorni di Tayma, si vede chiaramente come parte dei materiali ceramici siano stati importati. L'analisi statistica multivariata condotta secondo il metodo dell'Analisi delle Componenti Principali (PCA) ha rivelato che i campioni appartenenti ai gruppi 1, 2, 3, 4 e 5 formano un gruppo unico e omogeneo insieme alle argille campionate nella zona, mentre tutti gli altri gruppi (6, 7, 8, 9) sono chimicamente incompatibili con i materiali dell'area circostante Tayma, il che suggerisce che siano di importazione. Le ceramiche appartenenti al gruppo 9 corrispondono petrograficamente e compositivamente a delle Islamic Stonepaste e le Egyptian Faïence (Mason & Tite, 1994; Tite et al. 1983, 1988). Il trattamento statistico multivariato dei dati chimici mostra anche che le ricette per la produzione ceramica cambiò nel tempo, sia in termini di abbondanza e tipologia dello smagrante, che di composizione del materiale argilloso di partenza. La composizione chimica delle argille è risultata giacere lungo linee di mescolamento tra i probabili materiali argillosi di partenza e diversi tipi di smagranti, fornend un importante strumento per una migliore descrizione del processo di tempera. Per quanto riguarda la tecnologia di cottura, la composizione mineralogica mostra che tutti i campioni prodotti localmente contengono mullite, spinello e quarzo. Tale associazione mineralogica indica l'utilizzo di un’argilla caolinitica e temperature di cottura di circa 1000 °C (Aras, 2004). Tale risultato è in accordo con la composizione mineralogica dell'argilla campionata nei dintorni di Tayma, composta da caolinite e, in secondo luogo, smectite, quarzo e goethite. Alcuni campioni dei gruppi 1, 3, 4 e 5 contengono ARF vetrificati, caratterizzati da una struttura vescicolare prodottasi per degassamento durante la fusione. L’associazione mineralogica di tali campioni è caratterizzata dalla presenza di ercinite e dall’assenza di ematite, il che suggerisce temperature di cottura superiori ai 1000°C (Letsch & Noll, 1983). Alcuni campioni ceramici archeologici contenenti ARF sono stati sottoposti a ricottura a 1100°C e 1200°C. La struttura vescicolare degli ARF e l’associazione contenente ercinite e priva di ematite è stata riprodotta a 1200°C, suggerendo che i campioni contenenti ARF vetrificati siano stati cotti a temperature comprese tra 1100°C e 1200°C. L’associazione mineralogica delle ceramiche di importazione è molto diversa da quella delle ceramiche prodotte localmente, ed è caratterizzata da fasi come gehlenite e diopside, che indicano l'utilizzo di un’argilla calcarea e temperature di cottura superiori agli 850°C (Riccardi et al., 1999). Considerando l'evoluzione nel tempo delle ricette di produzione, si evidenziano alcuni punti importanti. Le ceramiche dell’età del Ferro Antico appartengono ai gruppi petrografici 1 e 3, mentre nel Ferro Tardo compaiono nuove ricette riconducibili ai gruppi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8. Tale varietà di materiale suggerisce sia una evoluzione della produzione locale a Tayma, sia il fiorire di commerci e scambi con altre popolazioni che hanno permesso l’arrivo a Tayma di nuovi oggetti.
Studio archeometrico dell'evoluzione tecnologica della produzione ceramica del sito di Tayma (Arabia Saudita) in quasi 2000 anni di storia
GIANNETTA, MIRKO
2010
Abstract
Questo studio si focalizza sulla caratterizzazione archeometrica di ceramiche datate dall’età del Ferro all’epoca Islamica del sito archeologico di Tayma (nord-ovest dell’Arabia Saudita), allo scopo di definirne la provenienza, le tecnologie di produzione e relativa evoluzione nel tempo. Questa ricerca è parte di un progetto congiunto coordinato dall'Istituto Archeologico Tedesco di Berlino che coinvolge il Dipartimento di Antichità Saudite e il Dipartimento di Epigrafia e Archeologia dell'Università King Saud di Rijad. Questo progetto ha come scopo lo studio della cultura materiale e dei più classici aspetti archeologici di Tayma, un sito collocato nella provincia di Tabuk (latitudine 27° 37’ N, longitudine 38° 28’ E) nel nord ovest dell’Arabia Saudita. L’importanza del sito archeologico di Tayma è da collegarsi alla sua continua occupazione attraverso molti millenni. La presenza di un’importante falda acquifera e lo sviluppo di un vasto palmeto ha determinato lo sviluppo del sito, che si colloca in una posizione strategica lungo le principali vie commerciali nella parte occidentale della penisola arabica. Numerose testimonianze indicano come Tayma fosse coinvolta in scambi commerciali e culturali con le popolazioni del Mediterraneo, della Mesopotamia, dell'Egitto e del meridione della penisola Arabica (Avanzini, 1997, Eichmann et al., 2006, Hausleiter, 2006). In questo contesto, il materiale ceramico gioca un ruolo fondamentale, dato che le sequenze stratigrafiche sia a livello locale che regionale si basano sulla continuità o discontinuità nel tempo delle sue tipologie. Pertanto l’analisi archeometrica della ceramica di Tayma può fornire importanti informazioni sia sulla tecnologia di produzione, che sulla provenienza, permettendo di identificare i casi di importazione e/o imitazione locale. Per questa ragione 238 frammenti di ceramica, di cui 100 provenienti da ricognizione superficiale e 138 da contesti stratigrafici datati tra l’età del Ferro Antico ed il Periodo Islamico, sono stati studiati e confrontati con una serie di materiali argillosi e sabbiosi campionati nei dintorni di Tayma. Tutti i campioni sono stati studiati al microscopio ottico, con lo scopo di definire gruppi petrografici omogenei per microstruttura della pasta di fondo, caratteristiche tessiturali, e composizione degli inclusi. La composizione chimica e mineralogica dei campioni ceramici provenienti da contesti stratigrafici e quella delle argille campionate sono state determinate tramite diffrattometria dei raggi X e fluorescenza dei raggi X al fine di definire le temperature di cottura e la possibile provenienza dei materiali archeologici. È stato inoltre adottato un approccio statistico multivariato per elaborare i dati analitici con lo scopo principale di distinguere tra oggetti di produzione locale e manufatti importati e definire le ricette di produzione adottate attraverso i secoli. Specifiche microstrutture formatesi durante la cottura in determinati campioni sono state inoltre analizzate al microscopio elettronico a scansione. Per questo motivo, le ceramiche provenienti da contesti stratigrafici e quelli relativi alle argille sono stati analizzati da un punto di vista petrografico, mineralogico, microstrutturale e chimico, ed i dati sono stati trattati utilizzando strumenti statistici multivariati. La maggior parte della ceramica di Tayma è stata prodotta localmente secondo diverse ricette, che mostrano una diretta correlazione con le varie epoche storiche. Ciò mostra un cambiamento sistematico nella tecnologia di produzione in un periodo di circa due millenni. Solo poche classi ceramiche, per lo più invetriate, risultano importate. Sulla base della composizione minero-petrografica degli inclusi e delle caratteristiche tessiturali degli impasti ceramici, sono stati individuati nove gruppi petrografici principali. Il gruppo 1 è caratterizzato da inclusi a grana fine costituiti prevalentemente da quarzo e, a volte, da frammenti litici di siltiti ed areniti. Lo stesso tipo di inclusi è stato identificato nel gruppo petrografico 5 che tuttavia è caratterizzato da inclusi a grana più grossolana. Il gruppo 2 mostra una matrice povera in quarzo, ha una grana fine e presenta rari inclusi prevalentemente di rocce argillose (ARF). Il gruppo 3 mostra inclusi di ARF, quarzo e rocce silicoclastiche come siltiti e areniti ricche in quarzo, di granulometria da fine a grossolana. Inclusi simili caratterizzano il gruppo 4 che però manca della frazione fine. Il gruppo 6 differisce dagli altri per la presenza di inclusi di quarzo e feldspati, mentre il gruppo 8 si caratterizza per la presenza di inclusi di rocce vulcaniche. Nonostante i campioni appartenenti al gruppo 7 mostrino al microscopio ottico la tessitura e il tipo di inclusi simili a quelli del gruppo 1, i spettri di diffrazione mostrano la presenza di fasi come la gehlenite, che suggerisce la presenza di carbonati nell'originale materiale argilloso. Infine nel gruppo 9 la pasta di fondo è assente e le inclusioni sono costituite da grani angolari di quarzo. La composizione minero-petrografica degli inclusi della maggior parte dei gruppi (1, 2, 3, 4, 5) è compatibile con la geologia dell'area circostante Tayma, che consiste in sequenze sedimentarie paleozoiche, per lo più rappresentate da argilliti, siltiti e areniti ed occasionalmente da rocce carbonatiche contenenti selce (Le Nindre et al., 2003; Hussain, 2007), associate a depositi quaternari di sabbie che spesso formano ampi sistemi di dune, e secondariamente ad argilliti ed evaporiti. I campioni che appartengono al gruppo 8 sono caratterizzati dalla presenza di inclusi di basalti e di vulcaniti acide, che affiorano solamente a una distanza di almeno cento chilometri da Tayma, così come un campione del gruppo 6, i cui inclusi derivano da rocce plutoniche alcaline. Pertanto, sulla base della corrispondenza mineralogica e litologica, la maggior parte degli impasti ceramici sono stati probabilmente prodotti localmente utilizzando varie ricette secondo le quali al materiale argilloso sono stati aggiunti smagranti disponibili localmente, prevalentemente della granulometria delle sabbie. Comparando la composizione chimica dei frammenti ceramici con quella delle argille provenienti dai dintorni di Tayma, si vede chiaramente come parte dei materiali ceramici siano stati importati. L'analisi statistica multivariata condotta secondo il metodo dell'Analisi delle Componenti Principali (PCA) ha rivelato che i campioni appartenenti ai gruppi 1, 2, 3, 4 e 5 formano un gruppo unico e omogeneo insieme alle argille campionate nella zona, mentre tutti gli altri gruppi (6, 7, 8, 9) sono chimicamente incompatibili con i materiali dell'area circostante Tayma, il che suggerisce che siano di importazione. Le ceramiche appartenenti al gruppo 9 corrispondono petrograficamente e compositivamente a delle Islamic Stonepaste e le Egyptian Faïence (Mason & Tite, 1994; Tite et al. 1983, 1988). Il trattamento statistico multivariato dei dati chimici mostra anche che le ricette per la produzione ceramica cambiò nel tempo, sia in termini di abbondanza e tipologia dello smagrante, che di composizione del materiale argilloso di partenza. La composizione chimica delle argille è risultata giacere lungo linee di mescolamento tra i probabili materiali argillosi di partenza e diversi tipi di smagranti, fornend un importante strumento per una migliore descrizione del processo di tempera. Per quanto riguarda la tecnologia di cottura, la composizione mineralogica mostra che tutti i campioni prodotti localmente contengono mullite, spinello e quarzo. Tale associazione mineralogica indica l'utilizzo di un’argilla caolinitica e temperature di cottura di circa 1000 °C (Aras, 2004). Tale risultato è in accordo con la composizione mineralogica dell'argilla campionata nei dintorni di Tayma, composta da caolinite e, in secondo luogo, smectite, quarzo e goethite. Alcuni campioni dei gruppi 1, 3, 4 e 5 contengono ARF vetrificati, caratterizzati da una struttura vescicolare prodottasi per degassamento durante la fusione. L’associazione mineralogica di tali campioni è caratterizzata dalla presenza di ercinite e dall’assenza di ematite, il che suggerisce temperature di cottura superiori ai 1000°C (Letsch & Noll, 1983). Alcuni campioni ceramici archeologici contenenti ARF sono stati sottoposti a ricottura a 1100°C e 1200°C. La struttura vescicolare degli ARF e l’associazione contenente ercinite e priva di ematite è stata riprodotta a 1200°C, suggerendo che i campioni contenenti ARF vetrificati siano stati cotti a temperature comprese tra 1100°C e 1200°C. L’associazione mineralogica delle ceramiche di importazione è molto diversa da quella delle ceramiche prodotte localmente, ed è caratterizzata da fasi come gehlenite e diopside, che indicano l'utilizzo di un’argilla calcarea e temperature di cottura superiori agli 850°C (Riccardi et al., 1999). Considerando l'evoluzione nel tempo delle ricette di produzione, si evidenziano alcuni punti importanti. Le ceramiche dell’età del Ferro Antico appartengono ai gruppi petrografici 1 e 3, mentre nel Ferro Tardo compaiono nuove ricette riconducibili ai gruppi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8. Tale varietà di materiale suggerisce sia una evoluzione della produzione locale a Tayma, sia il fiorire di commerci e scambi con altre popolazioni che hanno permesso l’arrivo a Tayma di nuovi oggetti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/107862
URN:NBN:IT:UNIPD-107862