La presente ricerca si propone di prendere in esame un superbo Salterio pervenuto alla Biblioteca del Seminario vescovile di Padova (ms. 353) in età napoleonica dal monastero benedettino femminile di San Pietro dove fu conservato per circa quattro secoli. Questo codice che si mostra essere una squisita opera francese del Duecento, confezionata per una misteriosa gentildonna ritratta in una miniatura a piena pagina di fronte alla Vergine in trono con il Bambino, giunse nella Padova carrarese tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento e servì alla preghiera di una illustre figura femminile patavina quale fu la badessa del monastero di San Pietro Bartolomea da Carrara. L'appartenenza del manoscritto a questa donna, sulla cui identità la critica si è a lungo interrogata nel tentativo di dimostrare un possibile legame con la famiglia dei da Carrara, nel Trecento signora di Padova, è attestata da due note di possesso e da alcune significative annotazioni che documentano anche la data di morte di Bartolomea nel marzo del 1413 e il suo lascito del codice alla comunità di San Pietro, che lo conservò gelosamente fino all'Ottocento. Poco prima delle soppressioni napoleoniche, che determinarono la fine del monastero di San Pietro, le religiose di questa comunità dovettero affidarlo al vescovo di Padova Francesco Scipione Dondi Dall'Orologio che qualche tempo dopo lo donò alla Biblioteca del Seminario come documenta una nota apposta al principio. Questo studio è quindi inteso da un lato a indagare le origini di questo prezioso esemplare che si configura come uno dei più straordinari esiti dell'arte gotica francese e dall'altro ad esaminare l'avventurosa storia di questo manoscritto che dalla Francia di Luigi IX pervenne nella Padova di Francesco il Vecchio. L'analisi paleografica, iconografica e stilistica ha permesso di individuare il contesto di provenienza di questo codice di grandissimo pregio riconoscendone il legame con la miniatura parigina del terzo quarto del Duecento di ambiente assai vicino alla corte capetingia. Si è inoltre avanzata una nuova ipotesi identificativa della committente basata principalmente sullo studio delle ricorrenze del calendario e delle litanie. Si è poi cercato di spiegare attraverso quali vie questo manoscritto potrebbe essere giunto in città in epoca carrarese, prestando particolare attenzione alla figura di Bartolomea da Carrara che possedette il manoscritto tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento e sulla quale lo spoglio delle fonti documentarie ha permesso di trovare nuovi appigli cronologici e soprattutto degli elementi che sembrano confermare l'ipotesi del rapporto con la dinastia carrarese.
Miniatura a Parigi nel tempo di Luigi IX: il Salterio della Biblioteca del Seminario di Padova (ms. 353) e i codici del Copenhagen 'Corpus' atelier
ZONNO, SABINA
2011
Abstract
La presente ricerca si propone di prendere in esame un superbo Salterio pervenuto alla Biblioteca del Seminario vescovile di Padova (ms. 353) in età napoleonica dal monastero benedettino femminile di San Pietro dove fu conservato per circa quattro secoli. Questo codice che si mostra essere una squisita opera francese del Duecento, confezionata per una misteriosa gentildonna ritratta in una miniatura a piena pagina di fronte alla Vergine in trono con il Bambino, giunse nella Padova carrarese tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento e servì alla preghiera di una illustre figura femminile patavina quale fu la badessa del monastero di San Pietro Bartolomea da Carrara. L'appartenenza del manoscritto a questa donna, sulla cui identità la critica si è a lungo interrogata nel tentativo di dimostrare un possibile legame con la famiglia dei da Carrara, nel Trecento signora di Padova, è attestata da due note di possesso e da alcune significative annotazioni che documentano anche la data di morte di Bartolomea nel marzo del 1413 e il suo lascito del codice alla comunità di San Pietro, che lo conservò gelosamente fino all'Ottocento. Poco prima delle soppressioni napoleoniche, che determinarono la fine del monastero di San Pietro, le religiose di questa comunità dovettero affidarlo al vescovo di Padova Francesco Scipione Dondi Dall'Orologio che qualche tempo dopo lo donò alla Biblioteca del Seminario come documenta una nota apposta al principio. Questo studio è quindi inteso da un lato a indagare le origini di questo prezioso esemplare che si configura come uno dei più straordinari esiti dell'arte gotica francese e dall'altro ad esaminare l'avventurosa storia di questo manoscritto che dalla Francia di Luigi IX pervenne nella Padova di Francesco il Vecchio. L'analisi paleografica, iconografica e stilistica ha permesso di individuare il contesto di provenienza di questo codice di grandissimo pregio riconoscendone il legame con la miniatura parigina del terzo quarto del Duecento di ambiente assai vicino alla corte capetingia. Si è inoltre avanzata una nuova ipotesi identificativa della committente basata principalmente sullo studio delle ricorrenze del calendario e delle litanie. Si è poi cercato di spiegare attraverso quali vie questo manoscritto potrebbe essere giunto in città in epoca carrarese, prestando particolare attenzione alla figura di Bartolomea da Carrara che possedette il manoscritto tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento e sulla quale lo spoglio delle fonti documentarie ha permesso di trovare nuovi appigli cronologici e soprattutto degli elementi che sembrano confermare l'ipotesi del rapporto con la dinastia carrarese.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/107997
URN:NBN:IT:UNIPD-107997