Il tema della ricerca è la figura del “curatore” inteso come soggetto che opera pratiche di cura non convenzionali sulla base di doti personali e innate. Si è svolta un’indagine di tipo qualitativo su un campione di quaranta interviste in profondità e integrata in diversi casi da osservazioni etnografiche. Si è indagata la presenza nel contesto sociale di portatori di tali caratteristiche originarie rifacendosi tra l’altro al modello proposto da G.A.Gilli (1988), basato sull’analisi della struttura sociale delle polis greche, secondo cui in ogni società vi sarebbero dei soggetti “portatori di techne”, ossia di doti originarie presocietarie che trovano spesso difficoltà di inclusione societaria in quanto sono difficilmente inseribili nella struttura e controllabili. Si sono indagati i legami che questi soggetti hanno con la medicina popolare, con altri ambiti di cura quale ad esempio quello della cosiddetta medicina non convenzionale. Si sono riscontrare delle “costellazioni” di curatori che sono state mappate alla luce delle caratteristiche delle pratiche da loro utilizzate alcune più legate alla manipolazione, altre alla cura con le erbe e altre ancora all’energia, tema quest’ultimo che è stato oggetto di approfondimento. Per poter comprendere più a fondo la loro origine e come le loro doti si manifestano, vengano scoperte e sviluppate si sono esplorati i percorsi formativi intrapresi da questi soggetti; percorsi spesso sottoposti a critiche/perplessità/scetticismi e mancati riconoscimenti da parte del sistema dominante. Al tema del riconoscimento si è dato largo spazio. Si è osservato che è fondamentale l’autoriconoscimento affinché i curatori manifestino le proprie doti, mentre il riconoscimento esterno diventa rilevante in seconda battuta. Si sono esplorate varie forme di inclusione ed esclusione a cui questi soggetti sono sottoposti, e quindi come la loro pratica venga o meno considerata professionale, o in che senso, eventualmente, potrebbe esserlo. Si è anche analizzata come la questione del denaro è legata a questi soggetti che praticano cure “non convenzionali” data la non chiara esistenza di tariffari o parametri di remunerazione. Si sono esplorate, infine, le cosmogonie evocate dai soggetti intervistati, la cui rilevazione permette di meglio comprendere la loro spinta a fare ciò che fanno e il senso che essi attribuiscono a loro agire. Essi si riferiscono ad ambiti religiosi, spirituali o anche appartenenti a sistemi di senso che riconducono a parametri razionali, che aprono ad una interpretazione della realtà multidimensionale. Con la presente ricerca non si è inteso entrare nel merito dell’efficacia delle cure di questi curatori quanto mettere in evidenza la loro presenza nella società, come essi vivono il loro dono, la loro techne e quindi il loro mestiere.
I Curatori, tra Biografia, Formazione e Riconoscimento
D'AMBROS, CHIARA
2009
Abstract
Il tema della ricerca è la figura del “curatore” inteso come soggetto che opera pratiche di cura non convenzionali sulla base di doti personali e innate. Si è svolta un’indagine di tipo qualitativo su un campione di quaranta interviste in profondità e integrata in diversi casi da osservazioni etnografiche. Si è indagata la presenza nel contesto sociale di portatori di tali caratteristiche originarie rifacendosi tra l’altro al modello proposto da G.A.Gilli (1988), basato sull’analisi della struttura sociale delle polis greche, secondo cui in ogni società vi sarebbero dei soggetti “portatori di techne”, ossia di doti originarie presocietarie che trovano spesso difficoltà di inclusione societaria in quanto sono difficilmente inseribili nella struttura e controllabili. Si sono indagati i legami che questi soggetti hanno con la medicina popolare, con altri ambiti di cura quale ad esempio quello della cosiddetta medicina non convenzionale. Si sono riscontrare delle “costellazioni” di curatori che sono state mappate alla luce delle caratteristiche delle pratiche da loro utilizzate alcune più legate alla manipolazione, altre alla cura con le erbe e altre ancora all’energia, tema quest’ultimo che è stato oggetto di approfondimento. Per poter comprendere più a fondo la loro origine e come le loro doti si manifestano, vengano scoperte e sviluppate si sono esplorati i percorsi formativi intrapresi da questi soggetti; percorsi spesso sottoposti a critiche/perplessità/scetticismi e mancati riconoscimenti da parte del sistema dominante. Al tema del riconoscimento si è dato largo spazio. Si è osservato che è fondamentale l’autoriconoscimento affinché i curatori manifestino le proprie doti, mentre il riconoscimento esterno diventa rilevante in seconda battuta. Si sono esplorate varie forme di inclusione ed esclusione a cui questi soggetti sono sottoposti, e quindi come la loro pratica venga o meno considerata professionale, o in che senso, eventualmente, potrebbe esserlo. Si è anche analizzata come la questione del denaro è legata a questi soggetti che praticano cure “non convenzionali” data la non chiara esistenza di tariffari o parametri di remunerazione. Si sono esplorate, infine, le cosmogonie evocate dai soggetti intervistati, la cui rilevazione permette di meglio comprendere la loro spinta a fare ciò che fanno e il senso che essi attribuiscono a loro agire. Essi si riferiscono ad ambiti religiosi, spirituali o anche appartenenti a sistemi di senso che riconducono a parametri razionali, che aprono ad una interpretazione della realtà multidimensionale. Con la presente ricerca non si è inteso entrare nel merito dell’efficacia delle cure di questi curatori quanto mettere in evidenza la loro presenza nella società, come essi vivono il loro dono, la loro techne e quindi il loro mestiere.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/108064
URN:NBN:IT:UNIPD-108064