Nell'ultimo decennio un significativo numero di bambini e bambine con background migratorio è stato inserito nelle scuole italiane. L'inclusione di questi studenti ha portato la scuola a doversi confrontare con importanti cambiamenti, tra cui l'attivazione di corsi per l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua e la gestione di periodi di assenza da parte di quei bambini che effettuano viaggi di ritorno al paese di nascita loro o dei loro genitori durante l'anno scolastico. Questi viaggi rappresentano sia un momento rilevante per la scuola, introducendo una rottura nel sistema scolastico che lascia intravedere cambiamenti sociali di grande interesse per le scienze sociali, sia un campo di indagine per lo studio dei bambini. Il presente lavoro si propone di affrontare entrambi questi temi. Se da un lato gli studi che fanno riferimento alla più tradizionale psicologia dello sviluppo interpretano questi viaggi come svantaggiosi per il bambino e per la sua formazione identitaria, dall'altro i recenti studi sulle migrazioni tendono a evidenziare la possibilità che il viaggio darebbe a questi soggetti di sviluppare una particolare capacità di movimento tra differenti identità culturali o di farsi portatori di identità interculturali o multiculturali. In entrambi i casi tuttavia è possibile riconoscere, da un lato, una concezione ancora dominante del bambino come “soggetto in divenire”, che costruisce un'immagine di quest'ultimo come passivo di fronte ad influenze culturali e sociali e, dall'altra, un approccio essenzialista applicato ai concetti di identità e cultura. In linea con la rottura epistemologica introdotta dalla nuova sociologia dell'infanzia rispetto alla più tradizionale psicologia dello sviluppo e adottando una prospettiva non-essenzialista, il presente lavoro, basato su una ricerca di un anno condotta in due scuole italiane, intende indagare il processo attraverso cui i bambini partecipano attivamente alla generazione di significati relativi alle loro esperienze di viaggio e come le insegnanti dal canto loro diano significato alla mobilità transnazionale che coinvolge gli studenti. In particolare, la positioning theory, l'analisi delle interazioni e l'analisi delle narrazioni, applicate al materiale raccolto attraverso audio-video registrazioni di interazioni con bambini dai 7 ai 15 anni e interviste con 19 insegnanti e un focus group svolto con alcune di loro, consentiranno di osservare le narrazioni e le pratiche interazionali attraverso cui i partecipanti mostrano la loro partecipazione attiva non solo nella generazione di significati relativi al viaggio, ma, più in generale, all'interno dei processi sociali.
Bambini in viaggio nel presente. Narrazioni di mobilità transnazionale a scuola
AMADASI, SARA
2015
Abstract
Nell'ultimo decennio un significativo numero di bambini e bambine con background migratorio è stato inserito nelle scuole italiane. L'inclusione di questi studenti ha portato la scuola a doversi confrontare con importanti cambiamenti, tra cui l'attivazione di corsi per l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua e la gestione di periodi di assenza da parte di quei bambini che effettuano viaggi di ritorno al paese di nascita loro o dei loro genitori durante l'anno scolastico. Questi viaggi rappresentano sia un momento rilevante per la scuola, introducendo una rottura nel sistema scolastico che lascia intravedere cambiamenti sociali di grande interesse per le scienze sociali, sia un campo di indagine per lo studio dei bambini. Il presente lavoro si propone di affrontare entrambi questi temi. Se da un lato gli studi che fanno riferimento alla più tradizionale psicologia dello sviluppo interpretano questi viaggi come svantaggiosi per il bambino e per la sua formazione identitaria, dall'altro i recenti studi sulle migrazioni tendono a evidenziare la possibilità che il viaggio darebbe a questi soggetti di sviluppare una particolare capacità di movimento tra differenti identità culturali o di farsi portatori di identità interculturali o multiculturali. In entrambi i casi tuttavia è possibile riconoscere, da un lato, una concezione ancora dominante del bambino come “soggetto in divenire”, che costruisce un'immagine di quest'ultimo come passivo di fronte ad influenze culturali e sociali e, dall'altra, un approccio essenzialista applicato ai concetti di identità e cultura. In linea con la rottura epistemologica introdotta dalla nuova sociologia dell'infanzia rispetto alla più tradizionale psicologia dello sviluppo e adottando una prospettiva non-essenzialista, il presente lavoro, basato su una ricerca di un anno condotta in due scuole italiane, intende indagare il processo attraverso cui i bambini partecipano attivamente alla generazione di significati relativi alle loro esperienze di viaggio e come le insegnanti dal canto loro diano significato alla mobilità transnazionale che coinvolge gli studenti. In particolare, la positioning theory, l'analisi delle interazioni e l'analisi delle narrazioni, applicate al materiale raccolto attraverso audio-video registrazioni di interazioni con bambini dai 7 ai 15 anni e interviste con 19 insegnanti e un focus group svolto con alcune di loro, consentiranno di osservare le narrazioni e le pratiche interazionali attraverso cui i partecipanti mostrano la loro partecipazione attiva non solo nella generazione di significati relativi al viaggio, ma, più in generale, all'interno dei processi sociali.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/108671
URN:NBN:IT:UNIPD-108671