La perdita precoce di un genitore è stato da sempre considerato uno degli eventi più traumatici che possono accadere nella vita di un bambino (Coddington, 1972; Yamamoto et al., 1996). Negli Statu Uniti, il 4% dei bambini e degli adolescenti ha avuto esperienze di perdita di almeno un genitore prima dei 15 anni (Bureaus of Census, 1985). Nonostante questa relativa frequenza e l’impatto che tale evento può avere sullo sviluppo del bambino, le conseguenze cliniche e psichiatriche sono talvolta controverse (Cerel et al., 2006). Solo recentemente, studi prospettivi hanno iniziato a studiare l’outcome del bambino da un punto di vista longitudinale, prendendo in considerazione una serie di fattori di mediazione e moderazione che giocano un ruolo determinante per l’insorgenza di eventulale psicopatologia nel bambino (Dowdeny, 2000). L’interesse di studio si è quindi spostato dalla ricerca esclusiva di sintomatologia nel bambino all’indagine di una serie di fattori relativi al genitore sopravvissuto e al funzionamento familiare così come ai fattori di rischio pregressi al trauma. In ambito nazionale l’interesse per questi aspetti è ancora limitato, e nella maggior parte dei casi, il focus di indagine è l’adulto. Alla luce di quanto esposto, l’obiettivo generale di questo lavoro è stato quello di osservare l’impatto che un evento traumatico può avere sul bambino e sul genitore sopravvissuto. Per verificare tale assunto sono stati effettuati due studi: - il primo di tipo trasversale (che fa da corollario al secondo) finalizzato alla validazione su popolazione italiana di un questionario americano (Interpersonal Support Evaluation List, Cohen e Hoberman, 1984) che valuta il supporto sociale percepito (studio 1); - il secondo di tipo longitudinale il cui obiettivo é stato quello di osservare le reazioni che i bambini manifestano a seguito della perdita di una figura di attaccamento e in che modo, assieme al genitore, si (mal)adattano alla nuova condizione (studio 2). Studio 1: Validazione del questionario sul supporto sociale (Interpersonal Support Evaluation List). Introduzione. Numerosi modelli teorici (Sandler et al., 2008) si focalizzano sui fattori di protezione quali determinanti fondamentali per il processo di adattamento alla perdita: uno tra questi è il supporto sociale, variabile di mediazione, che esercita un effetto cuscinetto sulle conseguenze negative dello stress sulla salute. Per queste ragioni si è ritenuto importante introdurre all’interno del disegno di ricerca (studio 2) uno strumento che potesse considerare tali aspetti. Il self report più utilizzato in ambito internazionale e adottato negli studi che si occupano di osservare gli effetti dello stress/ eventi luttuosi sulla salute, è l’Interpersonal Support Evaluation List (Cohen e Hoberman, 1985). Il questionario, composto di 40 item e strutturato in quattro dimensioni, valuta il supporto funzionale percepito, ossia il tipo di risorse fornite dalle altre persone al soggetto in caso di necessità. Obiettivi. Gli obiettivi del lavoro sono stati quelli di verificare: 1. la struttura fattoriale dell’ISEL; 2. la consistenza interna delle dimensioni del questionario; 3. se il genere, lo stato civile, l’età e il livello di istruzione influenzano i punteggi dell’ISEL; 4. la relazione tra l’ISEL e misure di sintomatologia: livello di stress percepito e stato di salute (Cohen, 2004; Carlson et al., 2009); 5. la relazione che intercorre tra il livello di stress, di supporto sociale e lo stato di salute, attraverso la verifica del modello stress buffering (Bolger, 2007). Metodo. Il campione, composto da 308 soggetti (52% donne) appartenenti alla popolazione generale, é stato reclutato principalmente nelle regioni del nord-centro Italia, attraverso un campionamento casuale a pioggia. Oltre all’ISEL e a una scheda contenente domande di tipo demografico, i partecipanti hanno compilato una batteria di self-report contenente una serie di misure che, come riportato in letteratura sono strettamente connesse alla percezione del supporto sociale: Misura dello Stress Percepito (MSP, Di Nuovo, Rispoli e Genta, 2000) e Symptom Check List (SCL-90-R, (Derogatis et al., 1994; Conti, 2001). Risultati. I risultati emersi confermano: a) la struttura fattoriale proposta dagli autori (Cohen e Hoberman, 1985; Brookings e Bolton, 1988); b) i criteri di buona affidabilità e consistenza interna allo strumento. Relativamente alle variabili socio demografiche, il supporto sociale sembra essere associato in maniera diretta a: ) l’età, b) il livello di scolarizzazione. Non sono emersi risultati significativi per il genere, lo stato civile e la presenza di traumi pregressi. Il questionario ISEL risulta essere associato (segno negativo) alle variabili relative ai sintomi e allo stress, giocando un ruolo di mediazione fra gli effetti negativi dello stress sulla salute. Conclusioni. L’ISEL, self report dalle buone proprietà psicometriche, è uno strumento affidabile per la valutazione del supporto funzionale percepito, in termini di risorse fornite dalle altre persone al soggetto in caso di necessità. Studio 2: Studio longitudinale sulle reazioni conseguenti alla perdita di una figura di attaccamento. Obiettivi. Alla luce di quanto espresso precedentemente, gli obiettivi considerati sono su tre livelli: a) genitore: - osservare nel primo anno successivo all’evento traumatico le reazioni emotive, somatiche e cognitive in risposta alla perdita improvvisa del partner; - indagare il livello di supporto funzionale percepito in condizioni di stress acuto; b) bambino: - analizzare le manifestazioni comportamentali, intrapsichiche e somatiche reattive alla perdita, in termini di sintomatologia clinica; - studiare l’organizzazione e la qualità dell’attaccamento nel bambino a seguito della perdita di una figura di riferimento; c) genitore-bambino: verificare se determinate condizioni di vulnerabilitá pregressa nel genitore sopravvissuto possono rappresentare un fattore di rischio (o di protezione) per l’elaborazione del lutto. Metodo. Il campione é composto da 12 famiglie che hanno deciso volontariamente di partecipare al progetto longitudinale (2, 4, 6, 9, 12 mesi dopo la perdita). Gli strumenti utilizzati sono, oltre al colloquio clinico: child-report (Test Ansia e Depressione, Indicatori dell’adattamento sociale in età evolutiva), parent-report (Test Ansia e Depressione, Indicatori dell’adattamento sociale in età evolutiva, Children Behavior Check List, Hogan Grief Reaction Check List, Interpersonal Support Evaluation List), test semi-proiettivi (Separation Anxiety Test, Attachment Story Completation Task). Risultati. Le manifestazioni e le reazioni dell’adulto in risposta alla perdita improvvisa del partner sono stabili nel primi anno successivo alle perdita, così come la percezione del supporto sociale. Relativamente al bambino, è possibile osservare: a) un decremento della sintomatologia nel corso del tempo a partire dai 2-4 mesi fino ai 9-12 mesi successivi alla perdita. Valori clinici sono riportati sia in termini di ansia e depressione, sia a livello più ampio per quanto riguarda la sintomatologia esternalizzante ed internalizzante. Questi dati sono in linea con lo studio di Cerel et al. (2006) che dimostra un decremento della sintomatoligia depressiva a partire dai 6 mesi successivi alla morte e fino ai 25 mesi; b) un’attivazione del sistema di attaccamento in termini di ricerca della madre nelle situazioni di pericolo; c) un pattern di attaccamento sicuro in 3 bambini su 7 e la presenza dello stesso pattern in coppie di fratelli. Relativamente alla condizione di vulnerabilità pregressa del genitori i risultati emersi confermano quel filone della letteratura che si focalizza sugli aspetti di resilienza e sui fattori protettivi. Infatti, dallo studio, è emerso che i genitori del gruppo vulnerabile: a) mostrano una minor intensità di manifestazioni dolorose nel periodo successivo alla perdita; b) sono in grado di percepire la maggior presenza di un supporto di tipo emotivo e fisico da parte del contesto familiare e sociale; Questi dati fanno ipotizzare che il gruppo vulnerabile, avendo sperimentato in passato situazioni di stress acuto, può avere sviluppato nel tempo una risposta alle condizioni di minaccia differente che gli permette di far fronte ad un secondo evento in maniera forse più adattiva. Conclusioni. Questo studio estremamente innovativo in ambito nazionale offre numerosi riflessioni sul piano clinico e dell’intervento, sulla necessità di focalizzare l’indagine sui fattori di protezione e sulle variabile che possono moderare e/o mediare gli effetti di un evento stressante sulla salute dell’individuo e sulla crescita del bambino.

La perdita di una figura di attaccamento nell'infanzia: fattori di rischio e vulnerabilità nell'elaborazione del lutto

MORETTI, MARILENA
2011

Abstract

La perdita precoce di un genitore è stato da sempre considerato uno degli eventi più traumatici che possono accadere nella vita di un bambino (Coddington, 1972; Yamamoto et al., 1996). Negli Statu Uniti, il 4% dei bambini e degli adolescenti ha avuto esperienze di perdita di almeno un genitore prima dei 15 anni (Bureaus of Census, 1985). Nonostante questa relativa frequenza e l’impatto che tale evento può avere sullo sviluppo del bambino, le conseguenze cliniche e psichiatriche sono talvolta controverse (Cerel et al., 2006). Solo recentemente, studi prospettivi hanno iniziato a studiare l’outcome del bambino da un punto di vista longitudinale, prendendo in considerazione una serie di fattori di mediazione e moderazione che giocano un ruolo determinante per l’insorgenza di eventulale psicopatologia nel bambino (Dowdeny, 2000). L’interesse di studio si è quindi spostato dalla ricerca esclusiva di sintomatologia nel bambino all’indagine di una serie di fattori relativi al genitore sopravvissuto e al funzionamento familiare così come ai fattori di rischio pregressi al trauma. In ambito nazionale l’interesse per questi aspetti è ancora limitato, e nella maggior parte dei casi, il focus di indagine è l’adulto. Alla luce di quanto esposto, l’obiettivo generale di questo lavoro è stato quello di osservare l’impatto che un evento traumatico può avere sul bambino e sul genitore sopravvissuto. Per verificare tale assunto sono stati effettuati due studi: - il primo di tipo trasversale (che fa da corollario al secondo) finalizzato alla validazione su popolazione italiana di un questionario americano (Interpersonal Support Evaluation List, Cohen e Hoberman, 1984) che valuta il supporto sociale percepito (studio 1); - il secondo di tipo longitudinale il cui obiettivo é stato quello di osservare le reazioni che i bambini manifestano a seguito della perdita di una figura di attaccamento e in che modo, assieme al genitore, si (mal)adattano alla nuova condizione (studio 2). Studio 1: Validazione del questionario sul supporto sociale (Interpersonal Support Evaluation List). Introduzione. Numerosi modelli teorici (Sandler et al., 2008) si focalizzano sui fattori di protezione quali determinanti fondamentali per il processo di adattamento alla perdita: uno tra questi è il supporto sociale, variabile di mediazione, che esercita un effetto cuscinetto sulle conseguenze negative dello stress sulla salute. Per queste ragioni si è ritenuto importante introdurre all’interno del disegno di ricerca (studio 2) uno strumento che potesse considerare tali aspetti. Il self report più utilizzato in ambito internazionale e adottato negli studi che si occupano di osservare gli effetti dello stress/ eventi luttuosi sulla salute, è l’Interpersonal Support Evaluation List (Cohen e Hoberman, 1985). Il questionario, composto di 40 item e strutturato in quattro dimensioni, valuta il supporto funzionale percepito, ossia il tipo di risorse fornite dalle altre persone al soggetto in caso di necessità. Obiettivi. Gli obiettivi del lavoro sono stati quelli di verificare: 1. la struttura fattoriale dell’ISEL; 2. la consistenza interna delle dimensioni del questionario; 3. se il genere, lo stato civile, l’età e il livello di istruzione influenzano i punteggi dell’ISEL; 4. la relazione tra l’ISEL e misure di sintomatologia: livello di stress percepito e stato di salute (Cohen, 2004; Carlson et al., 2009); 5. la relazione che intercorre tra il livello di stress, di supporto sociale e lo stato di salute, attraverso la verifica del modello stress buffering (Bolger, 2007). Metodo. Il campione, composto da 308 soggetti (52% donne) appartenenti alla popolazione generale, é stato reclutato principalmente nelle regioni del nord-centro Italia, attraverso un campionamento casuale a pioggia. Oltre all’ISEL e a una scheda contenente domande di tipo demografico, i partecipanti hanno compilato una batteria di self-report contenente una serie di misure che, come riportato in letteratura sono strettamente connesse alla percezione del supporto sociale: Misura dello Stress Percepito (MSP, Di Nuovo, Rispoli e Genta, 2000) e Symptom Check List (SCL-90-R, (Derogatis et al., 1994; Conti, 2001). Risultati. I risultati emersi confermano: a) la struttura fattoriale proposta dagli autori (Cohen e Hoberman, 1985; Brookings e Bolton, 1988); b) i criteri di buona affidabilità e consistenza interna allo strumento. Relativamente alle variabili socio demografiche, il supporto sociale sembra essere associato in maniera diretta a: ) l’età, b) il livello di scolarizzazione. Non sono emersi risultati significativi per il genere, lo stato civile e la presenza di traumi pregressi. Il questionario ISEL risulta essere associato (segno negativo) alle variabili relative ai sintomi e allo stress, giocando un ruolo di mediazione fra gli effetti negativi dello stress sulla salute. Conclusioni. L’ISEL, self report dalle buone proprietà psicometriche, è uno strumento affidabile per la valutazione del supporto funzionale percepito, in termini di risorse fornite dalle altre persone al soggetto in caso di necessità. Studio 2: Studio longitudinale sulle reazioni conseguenti alla perdita di una figura di attaccamento. Obiettivi. Alla luce di quanto espresso precedentemente, gli obiettivi considerati sono su tre livelli: a) genitore: - osservare nel primo anno successivo all’evento traumatico le reazioni emotive, somatiche e cognitive in risposta alla perdita improvvisa del partner; - indagare il livello di supporto funzionale percepito in condizioni di stress acuto; b) bambino: - analizzare le manifestazioni comportamentali, intrapsichiche e somatiche reattive alla perdita, in termini di sintomatologia clinica; - studiare l’organizzazione e la qualità dell’attaccamento nel bambino a seguito della perdita di una figura di riferimento; c) genitore-bambino: verificare se determinate condizioni di vulnerabilitá pregressa nel genitore sopravvissuto possono rappresentare un fattore di rischio (o di protezione) per l’elaborazione del lutto. Metodo. Il campione é composto da 12 famiglie che hanno deciso volontariamente di partecipare al progetto longitudinale (2, 4, 6, 9, 12 mesi dopo la perdita). Gli strumenti utilizzati sono, oltre al colloquio clinico: child-report (Test Ansia e Depressione, Indicatori dell’adattamento sociale in età evolutiva), parent-report (Test Ansia e Depressione, Indicatori dell’adattamento sociale in età evolutiva, Children Behavior Check List, Hogan Grief Reaction Check List, Interpersonal Support Evaluation List), test semi-proiettivi (Separation Anxiety Test, Attachment Story Completation Task). Risultati. Le manifestazioni e le reazioni dell’adulto in risposta alla perdita improvvisa del partner sono stabili nel primi anno successivo alle perdita, così come la percezione del supporto sociale. Relativamente al bambino, è possibile osservare: a) un decremento della sintomatologia nel corso del tempo a partire dai 2-4 mesi fino ai 9-12 mesi successivi alla perdita. Valori clinici sono riportati sia in termini di ansia e depressione, sia a livello più ampio per quanto riguarda la sintomatologia esternalizzante ed internalizzante. Questi dati sono in linea con lo studio di Cerel et al. (2006) che dimostra un decremento della sintomatoligia depressiva a partire dai 6 mesi successivi alla morte e fino ai 25 mesi; b) un’attivazione del sistema di attaccamento in termini di ricerca della madre nelle situazioni di pericolo; c) un pattern di attaccamento sicuro in 3 bambini su 7 e la presenza dello stesso pattern in coppie di fratelli. Relativamente alla condizione di vulnerabilità pregressa del genitori i risultati emersi confermano quel filone della letteratura che si focalizza sugli aspetti di resilienza e sui fattori protettivi. Infatti, dallo studio, è emerso che i genitori del gruppo vulnerabile: a) mostrano una minor intensità di manifestazioni dolorose nel periodo successivo alla perdita; b) sono in grado di percepire la maggior presenza di un supporto di tipo emotivo e fisico da parte del contesto familiare e sociale; Questi dati fanno ipotizzare che il gruppo vulnerabile, avendo sperimentato in passato situazioni di stress acuto, può avere sviluppato nel tempo una risposta alle condizioni di minaccia differente che gli permette di far fronte ad un secondo evento in maniera forse più adattiva. Conclusioni. Questo studio estremamente innovativo in ambito nazionale offre numerosi riflessioni sul piano clinico e dell’intervento, sulla necessità di focalizzare l’indagine sui fattori di protezione e sulle variabile che possono moderare e/o mediare gli effetti di un evento stressante sulla salute dell’individuo e sulla crescita del bambino.
30-gen-2011
Italiano
lutto infanzia sintomatologia resilienza bereavement infancy symptomatology resilience
Università degli studi di Padova
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-109785