Introduzione: La correlazione tra malattia trombo embolica venosa e patologia arteriosa è un dato che ormai affascina e riscuote l’interesse di molti studiosi. Già nel 2003 Prandoni et al misero in evidenza tale possibile correlazione; molti altri studi hanno successivamente consolidato tale dato dimostrando anche la condivisione di numerosi fattori di rischio (diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, fumo di sigaretta). Il complesso meccanismo coagulativo è influenzato da molteplici attori: fattori della coagulazione, cellule ematiche (leucociti, piastrine) e dall’endotelio vascolare. Molte delle indagini tuttora utilizzate per la coagulazione valutano solo una parte di questa complessa cascata coagulativa, ma il ruolo svolto dalle piastrine e dall’endotelio non è ancora chiarito. In particolare, in uno specifico sottogruppo della popolazione, i soggetti trombofilici, i quali presentano un deficit degli inibitori naturali della coagulazione (proteina C, proteina S e antitrombina) e che manifestano una maggiore incidenza della malattia tromboembolica venosa e, anche se in misura differente, dell’aterotrombosi. Lo scopo del nostro studio è stato quello di valutare la funzione endoteliale, attraverso l’utilizzo di tecnica ecografica dell’arteria brachiale della dilatazione flusso mediata (FMD) e l’aggregazione piastrinica, attraverso l’uso di aggregometro basato sull’impedenziometria con elettrodi multipli (Multiplate®), in un gruppo di soggetti con difetto degli inibitori naturali della coagulazione rispetto ad un gruppo di volontari sani. Materiali e metodi: nel gruppo dei casi sono stati arruolati, dopo consenso informato, 68 soggetti con difetto noto degli inibitori della coagulazione (deficit di Prot C, Prot S o antitrombina) e nel gruppo dei controlli 59 soggetti volontari sani confrontabili per sesso ed età ( 3 anni). Sono stati esclusi dallo studio soggetti con età inferiore ai 18 aa, che si sono rifiutati di firmare il consenso informato, che assumevano terapia anticoagulante o antiaggregante piastrinica o con piastrinopenia (conta piastrinica <150 x109/L) o piastrinosi (conta piastrinica >450 x109/L). Tutti i soggetti arruolati allo studio sono stati sottoposti a raccolta anamnestica dettagliata relativa a fattori di rischio e precedenti cardiovascolari o tromboembolici venosi; ciascuno di essi inoltre è stato sottoposto a prelievo di 18 ml di sangue venoso per esecuzione di test della coagulazione classica e studio ipercoagulabile (proteina C, proteina S, antitrombina, variante protrombinica, fattore V Leiden anticorpi antifosfolipidi). Su ogni campione di sangue veniva effettuato studio dell’ aggregazione piastrinica con aggregometro ad impedenza ad elettrodi multipli (Multiplate®), che eseguiva contemporaneamente più test (ASPItest, ADPtest e TRAPtest). Infine su ogni soggetto è stato eseguita valutazione ecografica della disfunzione endoteliale mediante valutazione della dilatazione flusso mediata (FMD) con misurazione dell’arteria brachiale prima e dopo iperemia. Risultati: i soggetti con difetto trombofilico presentavano caratteristiche demografiche sovrapponibili a quelle dei controlli sani. L’incidenza di eventi trombo embolici venosi e risultata ovviamente più elevata nel gruppo dei casi; mentre i soggetti trombofilici hanno mostrato di aver sviluppato in età più giovane eventi cardiovascolari. Nella valutazione dell’aggregazione piastrinica studiata con il Multiplate® , con differenti test di stimolazione (ASPI, ADP e TRAP) sono emerse differenze della AUC (area sotto la curva) che esprime in modo quantitativo l’aggregazione piastrinica che tuttavia non sono risultate statisticamente significative; il dato si è confermato anche nella valutazione dei casi, prendendo in considerazione singolarmente ogni difetto trombofilico. In relazione alla valutazione della disfunzione endoteliale mediante ecografia dell’arteria brachiale si è evidenziato un decremento statisticamente significativo della dilatazione flusso mediata (FMD) nei casi rispetto ai controlli (3.7±0.5% vs 5.2±0.6% , p value = 0.015), mentre sono risultati di dimensioni sovrapponibili il diametro e il flusso basale del vaso. Discussione: Per quanto riguarda la valutazione aggregometrica su sangue intero, i dati raccolti, non hanno evidenziato una differenza significativa dell’aggregazione piastrinica valutata con i test di induzione (TRAP, ADP, ASPI) nei soggetti trombofilici rispetto ai controlli. Tale dato potrebbe quindi essere interpretato come l’assenza di una “intrinseca” iperaggregabilità delle piastrine di questi soggetti che possa essere l’innesco della cascata trombotica a cui essi vanno più spesso incontro. In relazione allo studio della funzione endoteliale i dati hanno mostrato che esiste una riduzione della dilatazione dell’arteria brachiale post fase iperemica che in valore percentuale è significativamente piu bassa nei soggetti trombofilici rispetto ai controlli. Il dato quindi sembra confermare che nei soggetti con deficit degli inibitori della coagulazione, con noto incremento dell’incidenza di eventi tromboembolici, sia la disfunzione endoteliale a rappresentare il determinante capace di innescare tale processo

Studio dell'aggregazione piastrinica con aggregometro ad elettrodi multipli (multiplate) e della disfunzione endoteliale con tecnica ecocolorDoppler in soggetti trombofilici

DALLA VALLE, FABIO
2013

Abstract

Introduzione: La correlazione tra malattia trombo embolica venosa e patologia arteriosa è un dato che ormai affascina e riscuote l’interesse di molti studiosi. Già nel 2003 Prandoni et al misero in evidenza tale possibile correlazione; molti altri studi hanno successivamente consolidato tale dato dimostrando anche la condivisione di numerosi fattori di rischio (diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, fumo di sigaretta). Il complesso meccanismo coagulativo è influenzato da molteplici attori: fattori della coagulazione, cellule ematiche (leucociti, piastrine) e dall’endotelio vascolare. Molte delle indagini tuttora utilizzate per la coagulazione valutano solo una parte di questa complessa cascata coagulativa, ma il ruolo svolto dalle piastrine e dall’endotelio non è ancora chiarito. In particolare, in uno specifico sottogruppo della popolazione, i soggetti trombofilici, i quali presentano un deficit degli inibitori naturali della coagulazione (proteina C, proteina S e antitrombina) e che manifestano una maggiore incidenza della malattia tromboembolica venosa e, anche se in misura differente, dell’aterotrombosi. Lo scopo del nostro studio è stato quello di valutare la funzione endoteliale, attraverso l’utilizzo di tecnica ecografica dell’arteria brachiale della dilatazione flusso mediata (FMD) e l’aggregazione piastrinica, attraverso l’uso di aggregometro basato sull’impedenziometria con elettrodi multipli (Multiplate®), in un gruppo di soggetti con difetto degli inibitori naturali della coagulazione rispetto ad un gruppo di volontari sani. Materiali e metodi: nel gruppo dei casi sono stati arruolati, dopo consenso informato, 68 soggetti con difetto noto degli inibitori della coagulazione (deficit di Prot C, Prot S o antitrombina) e nel gruppo dei controlli 59 soggetti volontari sani confrontabili per sesso ed età ( 3 anni). Sono stati esclusi dallo studio soggetti con età inferiore ai 18 aa, che si sono rifiutati di firmare il consenso informato, che assumevano terapia anticoagulante o antiaggregante piastrinica o con piastrinopenia (conta piastrinica <150 x109/L) o piastrinosi (conta piastrinica >450 x109/L). Tutti i soggetti arruolati allo studio sono stati sottoposti a raccolta anamnestica dettagliata relativa a fattori di rischio e precedenti cardiovascolari o tromboembolici venosi; ciascuno di essi inoltre è stato sottoposto a prelievo di 18 ml di sangue venoso per esecuzione di test della coagulazione classica e studio ipercoagulabile (proteina C, proteina S, antitrombina, variante protrombinica, fattore V Leiden anticorpi antifosfolipidi). Su ogni campione di sangue veniva effettuato studio dell’ aggregazione piastrinica con aggregometro ad impedenza ad elettrodi multipli (Multiplate®), che eseguiva contemporaneamente più test (ASPItest, ADPtest e TRAPtest). Infine su ogni soggetto è stato eseguita valutazione ecografica della disfunzione endoteliale mediante valutazione della dilatazione flusso mediata (FMD) con misurazione dell’arteria brachiale prima e dopo iperemia. Risultati: i soggetti con difetto trombofilico presentavano caratteristiche demografiche sovrapponibili a quelle dei controlli sani. L’incidenza di eventi trombo embolici venosi e risultata ovviamente più elevata nel gruppo dei casi; mentre i soggetti trombofilici hanno mostrato di aver sviluppato in età più giovane eventi cardiovascolari. Nella valutazione dell’aggregazione piastrinica studiata con il Multiplate® , con differenti test di stimolazione (ASPI, ADP e TRAP) sono emerse differenze della AUC (area sotto la curva) che esprime in modo quantitativo l’aggregazione piastrinica che tuttavia non sono risultate statisticamente significative; il dato si è confermato anche nella valutazione dei casi, prendendo in considerazione singolarmente ogni difetto trombofilico. In relazione alla valutazione della disfunzione endoteliale mediante ecografia dell’arteria brachiale si è evidenziato un decremento statisticamente significativo della dilatazione flusso mediata (FMD) nei casi rispetto ai controlli (3.7±0.5% vs 5.2±0.6% , p value = 0.015), mentre sono risultati di dimensioni sovrapponibili il diametro e il flusso basale del vaso. Discussione: Per quanto riguarda la valutazione aggregometrica su sangue intero, i dati raccolti, non hanno evidenziato una differenza significativa dell’aggregazione piastrinica valutata con i test di induzione (TRAP, ADP, ASPI) nei soggetti trombofilici rispetto ai controlli. Tale dato potrebbe quindi essere interpretato come l’assenza di una “intrinseca” iperaggregabilità delle piastrine di questi soggetti che possa essere l’innesco della cascata trombotica a cui essi vanno più spesso incontro. In relazione allo studio della funzione endoteliale i dati hanno mostrato che esiste una riduzione della dilatazione dell’arteria brachiale post fase iperemica che in valore percentuale è significativamente piu bassa nei soggetti trombofilici rispetto ai controlli. Il dato quindi sembra confermare che nei soggetti con deficit degli inibitori della coagulazione, con noto incremento dell’incidenza di eventi tromboembolici, sia la disfunzione endoteliale a rappresentare il determinante capace di innescare tale processo
29-gen-2013
Inglese
disfunzione endoteliale, aggregometro
THIENE, GAETANO
Università degli studi di Padova
76
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
dalla_valle_fabio_tesi.pdf

accesso aperto

Dimensione 1.55 MB
Formato Adobe PDF
1.55 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/110071
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-110071