La vicenda artistica di Ottorino Respighi (1879-1936) segna il percorso di un compositore la cui concezione artistica ha riservato una particolare attenzione ai grandi musicisti del passato, allo scopo, dichiarato e perseguito con acribia, di restituire al presente la loro musica. Il riordino e lo studio dei documenti conservati nel Fondo "Ottorino Respighi", presso la Fondazione "Giorgio Cini" di Venezia ha consentito di riconsiderare alcuni aspetti dell'opera del compositore bolognese e di studiare i suoi rapporti con la musica dell'antichità , prestando particolare attenzione alla ripresa di aspetti tipici della tradizione liturgica e devozionale. Essi vanno ricondotti da un lato alla temperie culturale dell'epoca, non nuova alla riabilitazione del passato, dall'altro alla specifica ricerca musicale di Respighi, chiaramente definita nell'individuazione degli obiettivi e dei risultati estetici effettivamente raggiunti. I carteggi con le case editrici e con alcuni esponenti del mondo culturale e istituzionale, nonchè una serie di manoscritti indirizzati al compositore da varie personalità , cui si aggiungono le lettere della moglie e gli inediti Quaderni di Claudio Guastalla, hanno offerto l'occasione per conoscere nuovi aspetti della parabola artistica di Respighi. Trattandosi di un compositore parco di notizie autoreferenziali, questo materiale d'archivio, il cui inventario è presentato in appendice alla ricerca, è stato utile per illuminare alcuni aspetti interessanti del suo metodo di comporre. Fino ad oggi, gli studi dedicati al recupero dell'antico nell'arte di Ottorino Respighi si erano soffermati in prevalenza sulle opere strumentali, lasciando quasi inesplorata la produzione di quelle vocali. Considerando invece composizioni composte nella piena maturità , quali la Lauda per la natività  del Signore (1930), Maria Egiziaca (1931), La fiamma (1933) e Lucrezia (1935), rimasta incompiuta e portata a termine dalla moglie, emerge nettamente la ricerca di una precisa identità  formale che consente a Respighi di portare a compimento il percorso iniziato con le prime trascrizioni delle opere di Claudio Monteverdi. L'analisi della Lauda per la natività  del Signore, condotta sulla base degli appunti autografi che ne testimoniano la gestazione, ha permesso di stabilire che Respighi ha fuso nella composizione elementi tratti dalla tradizione liturgica, dalla lauda medievale, dalla polifonia rinascimentale e dall'opera barocca, immergendo e rigenerando le varie sollecitazioni in una scrittura essenzialmente novecentesca. In Maria Egiziaca, invece, è evidente che Respighi è riuscito ad utilizzare l'elemento arcaizzante su due diversi livelli: uno musicale, creato con l'uso di espliciti rimandi alla tradizione pregressa, come i canti sacri provenienti dal tempio e le citazioni laudistiche; l'altro letterario, sottoponendo la fonte prescelta a una complessa rielaborazione, come testimoniano le numerose informazioni presenti nel Fondo "Ottorino Respighi". Con La fiamma, infine, Respighi è pervenuto a una sintesi degli espedienti stilistici a lui più congeniali, per descrivere e incarnare la complessità  del linguaggio musicale novecentesco. Il processo si è attuato attraverso una «programmatica e progressiva scarnificazione» dei mezzi linguistici, con l'indispensabile apporto letterario di Guastalla che ha minuziosamente registrato la fenomenologia dell'opera nei suoi Quaderni. L'unica incursione nel panorama strumentale, con Metamorphoseon. XII Modi, è servita a dimostrare che il percorso di recupero dell'antico non è stato sempre lineare e tranquillo. L'amalgama tra i diversi elementi desunti dagli stili antichi e le potenzialità timbriche e armoniche di una grande orchestra novecentesca possono anche non trovare il giusto equilibrio. I documenti d' archivio chiariscono quella irrisolta dicotomia e spiegano perchè Respighi non abbia sentito pienamente appagata la sua aspirazione di riappropriarsi dei linguaggi musicali del passato in funzione delle proprie esigenze espressive. Complessivamente, però, Respighi sembra confermarsi un autentico rappresentante della cultura del primo Novecento, protagonista attivo dell'onda rinnovatrice della musica italiana. Entrando con le sue composizioni nel dibattito estetico più vivo della sua epoca, Respighi mise a punto precisi orientamenti culturali e un metodo di lavoro con il quale contribuì alla costruzione di una disciplina storica che vedeva nel recupero dell'antico una soluzione alla crisi della cultura. Senza cedere alle lusinghe dell'apparato istituzionale, che di propria iniziativa lo promosse a pieni titoli esponente della cultura ufficiale, Respighi sviluppò un discorso musicale di straordinaria coerenza, la cui valenza estetica e musicologica supera i limiti ristretti di qualsiasi visione ideologica.

Il recupero dell'antico nell'opera di Ottorino Respighi e l'archivio documentario alla Fondazione "Giorgio Cini" di Venezia

BURAN, MARTINA
2010

Abstract

La vicenda artistica di Ottorino Respighi (1879-1936) segna il percorso di un compositore la cui concezione artistica ha riservato una particolare attenzione ai grandi musicisti del passato, allo scopo, dichiarato e perseguito con acribia, di restituire al presente la loro musica. Il riordino e lo studio dei documenti conservati nel Fondo "Ottorino Respighi", presso la Fondazione "Giorgio Cini" di Venezia ha consentito di riconsiderare alcuni aspetti dell'opera del compositore bolognese e di studiare i suoi rapporti con la musica dell'antichità , prestando particolare attenzione alla ripresa di aspetti tipici della tradizione liturgica e devozionale. Essi vanno ricondotti da un lato alla temperie culturale dell'epoca, non nuova alla riabilitazione del passato, dall'altro alla specifica ricerca musicale di Respighi, chiaramente definita nell'individuazione degli obiettivi e dei risultati estetici effettivamente raggiunti. I carteggi con le case editrici e con alcuni esponenti del mondo culturale e istituzionale, nonchè una serie di manoscritti indirizzati al compositore da varie personalità , cui si aggiungono le lettere della moglie e gli inediti Quaderni di Claudio Guastalla, hanno offerto l'occasione per conoscere nuovi aspetti della parabola artistica di Respighi. Trattandosi di un compositore parco di notizie autoreferenziali, questo materiale d'archivio, il cui inventario è presentato in appendice alla ricerca, è stato utile per illuminare alcuni aspetti interessanti del suo metodo di comporre. Fino ad oggi, gli studi dedicati al recupero dell'antico nell'arte di Ottorino Respighi si erano soffermati in prevalenza sulle opere strumentali, lasciando quasi inesplorata la produzione di quelle vocali. Considerando invece composizioni composte nella piena maturità , quali la Lauda per la natività  del Signore (1930), Maria Egiziaca (1931), La fiamma (1933) e Lucrezia (1935), rimasta incompiuta e portata a termine dalla moglie, emerge nettamente la ricerca di una precisa identità  formale che consente a Respighi di portare a compimento il percorso iniziato con le prime trascrizioni delle opere di Claudio Monteverdi. L'analisi della Lauda per la natività  del Signore, condotta sulla base degli appunti autografi che ne testimoniano la gestazione, ha permesso di stabilire che Respighi ha fuso nella composizione elementi tratti dalla tradizione liturgica, dalla lauda medievale, dalla polifonia rinascimentale e dall'opera barocca, immergendo e rigenerando le varie sollecitazioni in una scrittura essenzialmente novecentesca. In Maria Egiziaca, invece, è evidente che Respighi è riuscito ad utilizzare l'elemento arcaizzante su due diversi livelli: uno musicale, creato con l'uso di espliciti rimandi alla tradizione pregressa, come i canti sacri provenienti dal tempio e le citazioni laudistiche; l'altro letterario, sottoponendo la fonte prescelta a una complessa rielaborazione, come testimoniano le numerose informazioni presenti nel Fondo "Ottorino Respighi". Con La fiamma, infine, Respighi è pervenuto a una sintesi degli espedienti stilistici a lui più congeniali, per descrivere e incarnare la complessità  del linguaggio musicale novecentesco. Il processo si è attuato attraverso una «programmatica e progressiva scarnificazione» dei mezzi linguistici, con l'indispensabile apporto letterario di Guastalla che ha minuziosamente registrato la fenomenologia dell'opera nei suoi Quaderni. L'unica incursione nel panorama strumentale, con Metamorphoseon. XII Modi, è servita a dimostrare che il percorso di recupero dell'antico non è stato sempre lineare e tranquillo. L'amalgama tra i diversi elementi desunti dagli stili antichi e le potenzialità timbriche e armoniche di una grande orchestra novecentesca possono anche non trovare il giusto equilibrio. I documenti d' archivio chiariscono quella irrisolta dicotomia e spiegano perchè Respighi non abbia sentito pienamente appagata la sua aspirazione di riappropriarsi dei linguaggi musicali del passato in funzione delle proprie esigenze espressive. Complessivamente, però, Respighi sembra confermarsi un autentico rappresentante della cultura del primo Novecento, protagonista attivo dell'onda rinnovatrice della musica italiana. Entrando con le sue composizioni nel dibattito estetico più vivo della sua epoca, Respighi mise a punto precisi orientamenti culturali e un metodo di lavoro con il quale contribuì alla costruzione di una disciplina storica che vedeva nel recupero dell'antico una soluzione alla crisi della cultura. Senza cedere alle lusinghe dell'apparato istituzionale, che di propria iniziativa lo promosse a pieni titoli esponente della cultura ufficiale, Respighi sviluppò un discorso musicale di straordinaria coerenza, la cui valenza estetica e musicologica supera i limiti ristretti di qualsiasi visione ideologica.
30-giu-2010
Italiano
recupero antico, Respighi
Università degli studi di Padova
317
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