Le valutazioni di pericolosità sulle frane superficiali sono in genere estese su scala di versante, le cui limitate indagini geotecniche non consentono una caratterizzazione fedele che miri ad una comprensione dettagliata dei fenomeni di innesco. Per tale motivo, i processi fisici considerati nella spiegazione del fenomeno sono spesso riduttivi e tali da consentire una modesta risoluzione sia spaziale che temporale. Tale approccio risulta utile per valutazioni legate alla previsione di innesco, e quindi, correttamente, non necessitano di un’elevata affidabilità nell’interpretazione del fenomeno idromeccanico, ma risultano compatibili con un’analisi sommaria e generalizzata. Tuttavia, un’analisi a scala locale diventa necessaria quando sia richiesta una comprensione dettagliata del fenomeno di innesco che permetta di riconoscere gli elementi, e la loro intensità, nell’innesco delle frane superficiali. Tale esigenza può essere soddisfatta solo riproducendo dati sperimentali raccolti su siti a monitoraggio elevato. Lo studio presente si occupa di un pendio artificiale per la simulazione dei fenomeni di innesco delle frane superficiali determinate da precipitazioni intense. Il modello fisico consiste di un muro di contenimento in calcestruzzo armato: l’altezza massima è di 3.5 m, la lunghezza alla base è di 6 m e la larghezza di 2 m, così da realizzare una pendenza superficiale di 2:3. Su ogni muro laterale, sono applicate 50 forature realizzate mediante tronchetti flangiati che consentono l’inserimento di 6 tensiometri e 6 sonde WCR (Water Content Reflectometer) nelle posizioni desiderate. La strumentazione è completata con 2 piezometri e due pozzetti per la misura delle portate di ruscellamento e sub-superficiale in uscita. Ogni misura viene acquisita e registrata mediante un sistema di acquisizione. Il lavoro sviluppato riguarda la progettazione e l’analisi delle prestazioni dei principali dispositivi impiegati nel modello fisico, fino alla realizzazione di due prove sperimentali su uno strato di sabbia con spessore verticale di 60 cm. Un simulatore di pioggia è stato progettato e realizzato per generare una precipitazione intensa tale da provocare l’instabilità del materiale posato nel modello fisico. Il simulatore consiste in una rete ad anello chiuso sulla quale sono distribuiti degli ugelli appositamente scelti per evitare erosione sulla superficie del terreno dovuta all’impatto delle gocce erogate. In questo modo gli effetti indotti dalla precipitazione si riconoscono nei soli fenomeni di infiltrazione, senza innesco di processi erosivi che potrebbero aggiungere fenomeni di difficile comprensione. Le configurazioni degli ugelli distribuiti sul simulatore vengono scelte per coprire i) il campo desiderato delle intensità di pioggia, variante tra 50 e 150 mm/h, e per assicurare ii) un’elevata uniformità spaziale della precipitazione prodotta. Un’attenta analisi è stata svolta per caratterizzare un singolo ugello mediante un apposito dispositivo, così da individuarne le principali variabili caratterizzanti il funzionamento e le prestazioni. Successivamente, l’indagine sperimentale è stata concentrata sulla versione finale del simulatore di pioggia, al fine di definire le modalità di gestione e di regolazione della precipitazione riprodotta. A seconda del campo di intensità desiderato, quattro differenti configurazioni di ugelli, distinte per il numero e la posizione degli ugelli attivi, sono state individuate per ricoprire l’intervallo totale di intensità da 50 a 150 mm/h. Inoltre, è stata eseguita un’analisi per valutare i diametri delle gocce erogate mediante olio ad alta viscosità versato in dischetti Petri esposti alla pioggia artificiale. La distribuzione dei diametri così ottenuta è stata successivamente impiegata in un modello numerico per stimare la distribuzione dell’energia di impatto delle gocce sul suolo. Il modello numerico proposto calcola la traiettoria delle particelle erogate dall’ugello mediante una legge costitutiva basata sull’aerodinamica di sfere nello spazio 3D. I risultati hanno posto in evidenza la limitata erosione superficiale determinata dalla precipitazione erogata. È stata poi realizzato un dispositivo per la calibrazione delle sonde WCR (Water Content Reflectometer), impiegate per la stima del contenuto volumetrico d’acqua del terreno. Il dispositivo consiste in un contenitore in Plexiglas di dimensione interne pari a 0.6 x 0.5 x 0.6 m3, contenente il suolo che risulta libero nella parte superiore e, alla base, trattenuto da una piastra forata. La procedura di calibrazione delle sonde WCR ha mirato a definire una legge per una stima accurata dei processi di infiltrazione nel suolo durante gli esperimenti di frana. Numerose prove sono state quindi condotte variando, rispettivamente, la porosità del provino di materiale posato nel contenitore; le caratteristiche del suolo erano costantemente monitorate da 3 tensiometri infissi e da altrettante sonde WCR. Il risultato finale ha restituito una legge di calibrazione dello strumento linearmente dipendente dal segnale di uscita della sonda WCR e anche dalla porosità del terreno. Due esperimenti sul modello fisico di frana sono stati quindi realizzati su uno strato di materiale con due rispettive porosità. Il materiale impiegato consiste in una sabbia fine con distribuzione granulometrica molto uniforme. In un primo caso la sabbia è stata posata senza introdurre azioni di compattazione, a meno di una leggera battitura sulla superficie per evitare eccessive deformazioni successive alla precipitazione. In un secondo esperimento, la sabbia è stata invece posata e compattata per strati successivi, così da raggiungere uno stato addensato. I due esperimenti sono stati rispettivamente eseguiti applicando un’intensità di precipitazione pari a 150 mm/h fino a collasso avvenuto. Le modalità di innesco osservate e l’analisi dei dati raccolti permettono di individuare gli elementi idrologici che determinano il collasso in entrambi i casi, mettendo anche in rilievo le diversità. Con sabbia sciolta, il collasso si verifica istantaneamente, senza segni premonitori che avvertano dell’imminente frana. All’innesco, il volume di terreno ha assunto le sembianze di un fluido ad alta viscosità, e i tensiometri installati registrano un picco istantaneo di pressione idraulica. Nel caso di sabbia addensata, il collasso avviene molto lentamente ed è preceduto da distacchi localizzati di strati sottili di terreno. Un modello per la risoluzione dell’equazione di Richards è stato impiegato per riprodurre le dinamiche idrologiche che determinano l’innesco delle frane nei due casi distinti. Si è ricorso, inoltre, ad una procedura inversa per migliorare l’affidabilità della soluzione numerica rispetto ai dati sperimentali registrati durante le prove di frana. Il confronto esprime un’elevata corrispondenza tra dati numerici e sperimentali nel caso di sabbia sciolta. Nel secondo caso con sabbia addensata, le ipotesi del modello di Richards non sono sufficienti per raggiungere una corrispondenza accettabile con i dati sperimentali. Le cause possono ritrovarsi nell’influenza che la fase gassosa contenuta nei pori può determinare, nonché le deformazioni incipienti a micro-scala che si manifestano durante l’esperimento.

Rainfall-Triggered Shallow Landslides in a Large-Scale Physical Model

LORA, MARCO
2015

Abstract

Le valutazioni di pericolosità sulle frane superficiali sono in genere estese su scala di versante, le cui limitate indagini geotecniche non consentono una caratterizzazione fedele che miri ad una comprensione dettagliata dei fenomeni di innesco. Per tale motivo, i processi fisici considerati nella spiegazione del fenomeno sono spesso riduttivi e tali da consentire una modesta risoluzione sia spaziale che temporale. Tale approccio risulta utile per valutazioni legate alla previsione di innesco, e quindi, correttamente, non necessitano di un’elevata affidabilità nell’interpretazione del fenomeno idromeccanico, ma risultano compatibili con un’analisi sommaria e generalizzata. Tuttavia, un’analisi a scala locale diventa necessaria quando sia richiesta una comprensione dettagliata del fenomeno di innesco che permetta di riconoscere gli elementi, e la loro intensità, nell’innesco delle frane superficiali. Tale esigenza può essere soddisfatta solo riproducendo dati sperimentali raccolti su siti a monitoraggio elevato. Lo studio presente si occupa di un pendio artificiale per la simulazione dei fenomeni di innesco delle frane superficiali determinate da precipitazioni intense. Il modello fisico consiste di un muro di contenimento in calcestruzzo armato: l’altezza massima è di 3.5 m, la lunghezza alla base è di 6 m e la larghezza di 2 m, così da realizzare una pendenza superficiale di 2:3. Su ogni muro laterale, sono applicate 50 forature realizzate mediante tronchetti flangiati che consentono l’inserimento di 6 tensiometri e 6 sonde WCR (Water Content Reflectometer) nelle posizioni desiderate. La strumentazione è completata con 2 piezometri e due pozzetti per la misura delle portate di ruscellamento e sub-superficiale in uscita. Ogni misura viene acquisita e registrata mediante un sistema di acquisizione. Il lavoro sviluppato riguarda la progettazione e l’analisi delle prestazioni dei principali dispositivi impiegati nel modello fisico, fino alla realizzazione di due prove sperimentali su uno strato di sabbia con spessore verticale di 60 cm. Un simulatore di pioggia è stato progettato e realizzato per generare una precipitazione intensa tale da provocare l’instabilità del materiale posato nel modello fisico. Il simulatore consiste in una rete ad anello chiuso sulla quale sono distribuiti degli ugelli appositamente scelti per evitare erosione sulla superficie del terreno dovuta all’impatto delle gocce erogate. In questo modo gli effetti indotti dalla precipitazione si riconoscono nei soli fenomeni di infiltrazione, senza innesco di processi erosivi che potrebbero aggiungere fenomeni di difficile comprensione. Le configurazioni degli ugelli distribuiti sul simulatore vengono scelte per coprire i) il campo desiderato delle intensità di pioggia, variante tra 50 e 150 mm/h, e per assicurare ii) un’elevata uniformità spaziale della precipitazione prodotta. Un’attenta analisi è stata svolta per caratterizzare un singolo ugello mediante un apposito dispositivo, così da individuarne le principali variabili caratterizzanti il funzionamento e le prestazioni. Successivamente, l’indagine sperimentale è stata concentrata sulla versione finale del simulatore di pioggia, al fine di definire le modalità di gestione e di regolazione della precipitazione riprodotta. A seconda del campo di intensità desiderato, quattro differenti configurazioni di ugelli, distinte per il numero e la posizione degli ugelli attivi, sono state individuate per ricoprire l’intervallo totale di intensità da 50 a 150 mm/h. Inoltre, è stata eseguita un’analisi per valutare i diametri delle gocce erogate mediante olio ad alta viscosità versato in dischetti Petri esposti alla pioggia artificiale. La distribuzione dei diametri così ottenuta è stata successivamente impiegata in un modello numerico per stimare la distribuzione dell’energia di impatto delle gocce sul suolo. Il modello numerico proposto calcola la traiettoria delle particelle erogate dall’ugello mediante una legge costitutiva basata sull’aerodinamica di sfere nello spazio 3D. I risultati hanno posto in evidenza la limitata erosione superficiale determinata dalla precipitazione erogata. È stata poi realizzato un dispositivo per la calibrazione delle sonde WCR (Water Content Reflectometer), impiegate per la stima del contenuto volumetrico d’acqua del terreno. Il dispositivo consiste in un contenitore in Plexiglas di dimensione interne pari a 0.6 x 0.5 x 0.6 m3, contenente il suolo che risulta libero nella parte superiore e, alla base, trattenuto da una piastra forata. La procedura di calibrazione delle sonde WCR ha mirato a definire una legge per una stima accurata dei processi di infiltrazione nel suolo durante gli esperimenti di frana. Numerose prove sono state quindi condotte variando, rispettivamente, la porosità del provino di materiale posato nel contenitore; le caratteristiche del suolo erano costantemente monitorate da 3 tensiometri infissi e da altrettante sonde WCR. Il risultato finale ha restituito una legge di calibrazione dello strumento linearmente dipendente dal segnale di uscita della sonda WCR e anche dalla porosità del terreno. Due esperimenti sul modello fisico di frana sono stati quindi realizzati su uno strato di materiale con due rispettive porosità. Il materiale impiegato consiste in una sabbia fine con distribuzione granulometrica molto uniforme. In un primo caso la sabbia è stata posata senza introdurre azioni di compattazione, a meno di una leggera battitura sulla superficie per evitare eccessive deformazioni successive alla precipitazione. In un secondo esperimento, la sabbia è stata invece posata e compattata per strati successivi, così da raggiungere uno stato addensato. I due esperimenti sono stati rispettivamente eseguiti applicando un’intensità di precipitazione pari a 150 mm/h fino a collasso avvenuto. Le modalità di innesco osservate e l’analisi dei dati raccolti permettono di individuare gli elementi idrologici che determinano il collasso in entrambi i casi, mettendo anche in rilievo le diversità. Con sabbia sciolta, il collasso si verifica istantaneamente, senza segni premonitori che avvertano dell’imminente frana. All’innesco, il volume di terreno ha assunto le sembianze di un fluido ad alta viscosità, e i tensiometri installati registrano un picco istantaneo di pressione idraulica. Nel caso di sabbia addensata, il collasso avviene molto lentamente ed è preceduto da distacchi localizzati di strati sottili di terreno. Un modello per la risoluzione dell’equazione di Richards è stato impiegato per riprodurre le dinamiche idrologiche che determinano l’innesco delle frane nei due casi distinti. Si è ricorso, inoltre, ad una procedura inversa per migliorare l’affidabilità della soluzione numerica rispetto ai dati sperimentali registrati durante le prove di frana. Il confronto esprime un’elevata corrispondenza tra dati numerici e sperimentali nel caso di sabbia sciolta. Nel secondo caso con sabbia addensata, le ipotesi del modello di Richards non sono sufficienti per raggiungere una corrispondenza accettabile con i dati sperimentali. Le cause possono ritrovarsi nell’influenza che la fase gassosa contenuta nei pori può determinare, nonché le deformazioni incipienti a micro-scala che si manifestano durante l’esperimento.
26-gen-2015
Inglese
Simulatore di pioggia / Rainfall Simulator Distribuzione diametri di gocce/ Drop size distribution Water Content Reflectometer Innesco di frane superficiali / Landslide triggering Porosità / Porosity Proprietà di ritenzione / Retention properties Modellazione equazione Richards / Richards equation modeling
Salandin, Paolo
Università degli studi di Padova
110
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-111222