I familiari delle persone detenute esperiscono la prigione simultaneamente ai propri parenti reclusi. Vivono all’ombra della prigione senza essere considerati dalle ricerche, dai controlli ministeriali e dalle statistiche. Infatti, sembra quasi che rimangano compressi dall’invisibilità degli effetti che la prigione sparge nei suoi dintorni. In generale, diversi studi si focalizzano su un tema ritenuto “preoccupante”, ossia i vissuti dei figli e delle figlie delle persone detenute, senza però considerare come questi esperiscano la prigione dei propri genitori e senza mettere in questione le forme in cui la prigione diviene, per settori della popolazione piuttosto estesi, un agente di socializzazione. Spesso l’interesse verte più sulla possibilità che vi sia una deriva delinquenziale nei figli dei detenuti. La ricerca di dottorato si focalizza su due questioni rilevanti. La prima riguarda i familiari delle persone detenute, mantenendo uno sguardo verso l’ “esterno” e non solo centrato sulle strutture penitenziarie che questi familiari visitano settimanalmente; la seconda questione si concentra sulla situazione e i vissuti dei detenuti, i quali in molti casi ricevono dai propri familiari supporto economico e affettivo. Nell’affrontare questi due aspetti mi muovo dalla “penombra periferica” (Adler e Longhurst, 1994), in cui queste persone si trovano, verso quei canali di comunicazione –i quali sono fluidi, costanti ed intensi– che i diversi gruppi familiari stabiliscono con le istituzioni penitenziarie. Quindi, in questo studio le famiglie non sono state concepite come appendici o satelliti della vita “dentro” le prigioni, al contrario si è cercato di capire e approfondire quello che alcuni familiari hanno definito “la stessa aria” che mette in rapporto coloro che sono reclusi e coloro “al di fuori”– rendendo mediante questa accezione l’idea di spazi le cui frontiere sembrano sempre più diluite. In questa tesi, un tema centrale riguarda le forme in cui si sviluppa e si promuove la logica retribuzionistica che domina le relazioni tra i detenuti all’interno della prigione; di fatto, questa logica si estende andando a colonizzare i rapporti di questi ultimi con i loro parenti, i quali a loro volta si troveranno in egual modo coinvolti con l’istituzione. In questo modo, i familiari si appropriano delle “lenti carcerarie” allo scopo di interpretare/significare le proprie pratiche. Se la prigione è, come affermano diversi autori (Chauvenet, 2006; Chantraine, 2006), un regime dispotico che si regge per principio sulla paura (Montesquieu, 1748), l’etnografia condotta a Santa Fe (Argentina) nelle prigioni –durante i giorni di visita, nelle case dei familiari, all’interno degli istituti penitenziari con i detenuti– ha dimostrato l’impossibilità di vedere in questi familiari dei destinatari passivi degli effetti nocivi della prigione. Piuttosto, questi familiari ri-approppriandosi delle lenti carcerarie, ossia della logica retribuzionistica nelle sue diverse versioni, ed essendo anche governati dalla paura, partecipano con i propri familiari detenuti alla costruzione dell’ordine della prigione

La larga sombra de la prision. Etnografia de los efectos extendidos del encarcelamiento en Santa Fe, Argentina

FERRECCIO, NORMA VANINA GISELA
2014

Abstract

I familiari delle persone detenute esperiscono la prigione simultaneamente ai propri parenti reclusi. Vivono all’ombra della prigione senza essere considerati dalle ricerche, dai controlli ministeriali e dalle statistiche. Infatti, sembra quasi che rimangano compressi dall’invisibilità degli effetti che la prigione sparge nei suoi dintorni. In generale, diversi studi si focalizzano su un tema ritenuto “preoccupante”, ossia i vissuti dei figli e delle figlie delle persone detenute, senza però considerare come questi esperiscano la prigione dei propri genitori e senza mettere in questione le forme in cui la prigione diviene, per settori della popolazione piuttosto estesi, un agente di socializzazione. Spesso l’interesse verte più sulla possibilità che vi sia una deriva delinquenziale nei figli dei detenuti. La ricerca di dottorato si focalizza su due questioni rilevanti. La prima riguarda i familiari delle persone detenute, mantenendo uno sguardo verso l’ “esterno” e non solo centrato sulle strutture penitenziarie che questi familiari visitano settimanalmente; la seconda questione si concentra sulla situazione e i vissuti dei detenuti, i quali in molti casi ricevono dai propri familiari supporto economico e affettivo. Nell’affrontare questi due aspetti mi muovo dalla “penombra periferica” (Adler e Longhurst, 1994), in cui queste persone si trovano, verso quei canali di comunicazione –i quali sono fluidi, costanti ed intensi– che i diversi gruppi familiari stabiliscono con le istituzioni penitenziarie. Quindi, in questo studio le famiglie non sono state concepite come appendici o satelliti della vita “dentro” le prigioni, al contrario si è cercato di capire e approfondire quello che alcuni familiari hanno definito “la stessa aria” che mette in rapporto coloro che sono reclusi e coloro “al di fuori”– rendendo mediante questa accezione l’idea di spazi le cui frontiere sembrano sempre più diluite. In questa tesi, un tema centrale riguarda le forme in cui si sviluppa e si promuove la logica retribuzionistica che domina le relazioni tra i detenuti all’interno della prigione; di fatto, questa logica si estende andando a colonizzare i rapporti di questi ultimi con i loro parenti, i quali a loro volta si troveranno in egual modo coinvolti con l’istituzione. In questo modo, i familiari si appropriano delle “lenti carcerarie” allo scopo di interpretare/significare le proprie pratiche. Se la prigione è, come affermano diversi autori (Chauvenet, 2006; Chantraine, 2006), un regime dispotico che si regge per principio sulla paura (Montesquieu, 1748), l’etnografia condotta a Santa Fe (Argentina) nelle prigioni –durante i giorni di visita, nelle case dei familiari, all’interno degli istituti penitenziari con i detenuti– ha dimostrato l’impossibilità di vedere in questi familiari dei destinatari passivi degli effetti nocivi della prigione. Piuttosto, questi familiari ri-approppriandosi delle lenti carcerarie, ossia della logica retribuzionistica nelle sue diverse versioni, ed essendo anche governati dalla paura, partecipano con i propri familiari detenuti alla costruzione dell’ordine della prigione
28-lug-2014
carcere, effetti dell'incarcerazione, familiari di detenuti, ordine negoziato, prison, effects of imprisonment, inmates parents
VIANELLO, FRANCESCA
SAMBIN, MARCO
Università degli studi di Padova
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-118068